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VIAGGIO APOSTOLICO NEGLI STATI UNITI

CELEBRAZIONE EUCARISTICA ALL’«ORIOLE PARK AT CAMDEN YARDS»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Baltimora (USA) - Domenica, 8 ottobre 1995

 

“Ascoltate oggi la sua voce: non indurite il cuore” (Sal 95, 7-8)

Cari Fratelli e Sorelle in Cristo,

1. Ogni giorno la Chiesa inizia la Liturgia delle Ore con il Salmo che abbiamo appena recitato insieme: “Venite, applaudiamo al Signore” (Sal 95, 1). In quell’appello, che risuona nel corso dei secoli e che riecheggia su tutta la terra, il Salmista chiama a raccolta il Popolo di Dio per cantare le lodi del Signore e rendere grande testimonianza alle cose meravigliose che Dio ha fatto per noi. Sacerdoti, Religiosi e Religiose, e un numero sempre maggiore di laici recitano ogni giorno la Liturgia delle Ore, dando origine a una grande mobilitazione di lode a Dio – officium laudis – a Dio che, attraverso la sua Parola, ha creato il mondo e tutto quanto vi esiste: “Nella sua mano sono gli abissi della terra, sono sue le vette dei monti. Suo è il mare, egli lo ha fatto, le sue mani hanno plasmato la terra” (Sal 95, 4-5).

Non siamo soltanto creature di Dio. Nella sua infinita misericordia, Dio ci ha scelti come suo popolo diletto: “Egli è il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce” (Sal 95, 7). Egli ci ha scelti in Cristo, il Buon Pastore, che ha dato la vita per le sue pecore e che ci chiama al banchetto del suo Corpo e del suo Sangue, la Santa Eucaristia che stiamo celebrando insieme questa mattina.

2. L’appello del Salmista ad ascoltare la voce del Signore ha un significato particolare per noi che celebriamo questa Messa a Baltimore. Il Maryland è stato il luogo d’origine nascita della Chiesa nell’America coloniale. Oltre trecentosessanta anni fa, un piccolo gruppo di cattolici vennero nel Nuovo Mondo per costruire una casa in cui poter applaudire al Signore (cf. Sal 95, 1) in libertà. Fondarono una colonia caratterizzata dalla tolleranza religiosa, che più tardi sarebbe diventata una delle pietre angolari culturali della democrazia americana. Baltimore è la più antica Sede Metropolitana degli Stati Uniti. Il suo primo Vescovo, John Carroll, si distingue come un modello ancora in grado di ispirare la Chiesa di oggi in America. Qui sono stati tenuti i grandi Concilii Provinciali e Plenari che hanno guidato l’espansione della Chiesa quando ondate di immigranti giungevano su queste sponde alla ricerca di una vita migliore. Qui a Baltimore, nel 1884, i Vescovi degli Stati Uniti autorizzarono il “Catechismo di Baltimore”, che per decenni formò la fede di decine di milioni di cattolici. A Baltimore, il sistema scolastico cattolico statale è stato avviato sotto la guida di Santa Elisabetta Ann Seton. Il primo Seminario degli Stati Uniti fu fondato qui, sotto la protezione della Vergine Madre di Dio, così come il primo Collegio cattolico femminile d’America. A partire da quegli eroici inizi, uomini e donne di ogni razza e classe sociale hanno costruito la comunità cattolica che vediamo oggi in America, un grande movimento spirituale di testimonianza, di apostolato, di buone opere, di istituzioni e organizzazioni cattoliche.

Saluto quindi con grande affetto il vostro Arcivescovo, il Cardinale Keeler, e lo ringrazio per la sua guida sensibile in questa Chiesa locale e per la sua opera a favore della Conferenza Episcopale. Saluto con stima gli altri Cardinali e Vescovi qui presenti in gran numero, i sacerdoti, i diaconi e i seminaristi, i Religiosi e le Religiose, e tutto il popolo di Dio, le “pietre vive” (1 Pt 2, 5) di cui si serve lo Spirito per edificare il Corpo di Cristo. Saluto con gioia i membri delle varie Chiese e Comunità Ecclesiali cristiane. Assicuro loro che la Chiesa cattolica desidera ardentemente celebrare il Giubileo dell’anno 2000 quale grande occasione per cercare di superare le divisioni del Secondo Millennio (cf. Tertio Millennio Adveniente, 34). Ringrazio le autorità civili che hanno desiderato condividere con noi questo sacro momento.

Ringrazio i fedeli di lingua spagnola qui presenti e tutti coloro che seguono questa Messa attraverso la radio o la televisione. La Chiesa è la loro casa spirituale. Le sue parrocchie, associazioni, scuole e programmi educativi religiosi hanno bisogno della loro cooperazione e dell’entusiasmo della loro fede. Con affetto speciale li esorto a trasmettere le proprie tradizioni cattoliche alle giovani generazioni.

3. La nostra celebrazione odierna non ci parla soltanto del passato. L’Eucaristia rende sempre nuovamente presente il mistero salvifico della Morte e della Risurrezione di Cristo ed è volta al definitivo compimento futuro del piano salvifico di Dio. Due anni fa, a Denver, sono rimasto profondamente colpito dalla vitalità dei giovani d’America mentre rendevano una testimonianza entusiastica del loro amore per Cristo e mostravano di non aver paura di fronte alle richieste del Vangelo. Oggi offro questa Messa per un rafforzamento di quella vitalità e di quel coraggio cristiano a ogni livello della Chiesa negli Stati Uniti: tra i laici, tra i sacerdoti e i religiosi, tra i miei Fratelli Vescovi. Tutta la Chiesa si sta preparando al Terzo millennio cristiano. La sfida del grande Giubileo dell’anno 2000 è la nuova evangelizzazione: un approfondimento della fede e una vigorosa risposta alla vocazione cristiana alla santità e al servizio. Il Successore di Pietro è venuto a Baltimore per esortare ciascuno di voi proprio a questo: il coraggio di rendere testimonianza al Vangelo della nostra Redenzione.

Nella lettura odierna del Vangelo, gli Apostoli chiedono a Gesù: “Aumenta la nostra fede” (Lc 17, 5). Questa deve essere la nostra costante preghiera. La fede è sempre esigente, poiché ci porta al di là di noi stessi. Ci porta direttamente a Dio. La fede inoltre conferisce una visione dello scopo della vita e ci esorta all’azione. Il Vangelo di Cristo non è un’opinione privata, un ideale spirituale remoto o un semplice programma di crescita personale. Il Vangelo è la forza che può trasformare il mondo! Il Vangelo non è un’astrazione: è la persona viva di Gesù Cristo, la Parola di Dio, il riflesso della gloria del Padre (cf. Eb 1, 2), il Figlio Incarnato che rivela il significato più profondo della nostra umanità e il nobile destino a cui tutta la famiglia umana è chiamata (cf. Gaudium et Spes, 22). Cristo ci ha ordinato di far risplendere la luce del Vangelo nel nostro servizio alla società. Come possiamo professare la fede nella parola di Dio, e poi impedirle di ispirare e orientare il nostro pensiero, la nostra attività, le nostre decisioni e le nostre responsabilità reciproche?

4. In America, la fede cristiana ha trovato espressione in un incredibile insieme di testimonianze e di conquiste. Dobbiamo ricordare con gratitudine l’edificante opera educatrice svolta in innumerevoli famiglie, scuole e università, e tutta la sollecitudine e il conforto profusi negli ospedali, negli ospizi e negli asili. Dobbiamo rendere grazie per quanti hanno vissuto concretamente la chiamata di Dio nel devoto servizio agli altri, nell’impegno per la giustizia sociale, nella responsabile partecipazione alla vita politica, in un’ampia gamma di organizzazioni caritative e sociali, e nella crescita dell’intesa e della cooperazione ecumenica e interreligiosa. In un contesto più generale, dobbiamo ringraziare Dio per la grande generosità dei cattolici americani, il cui sostegno alle missioni estere ha contribuito grandemente al benessere spirituale e materiale dei loro fratelli e delle loro sorelle in altri Paesi. La Chiesa negli Stati Uniti ha inviato missionari coraggiosi, uomini e donne, in altre Nazioni, e non pochi di essi hanno reso la testimonianza ultima dell’antica verità che il sangue dei martiri è il seme del cristianesimo. Nelle mie visite alle comunità cattoliche di tutto il mondo ho spesso incontrato missionari, laici, religiosi e sacerdoti americani. Desidero lanciare un appello ai giovani cattolici affinché prendano in considerazione la vocazione missionaria. So che lo “spirito di Denver” è vivo in molti giovani cuori. Cristo ha bisogno di una numero maggiore di uomini e donne impegnati che portino quello “spirito” ai quattro angoli della terra.

5. Oggi tuttavia alcuni cattolici sono tentati dallo scoraggiamento e dalla disillusione, come il Profeta Abacuc nella Prima Lettura. Sono tentati di gridare al Signore in modo diverso: perché Dio non interviene quando la violenza minaccia il suo popolo; perché Dio ci fa assistere alla rovina e alla miseria; perché Dio permette il male? Come il Profeta Abacuc, e come gli Israeliti assetati nel deserto a Meriba e Massa, la nostra fiducia può vacillare; possiamo perdere la pazienza con Dio. Nel dramma della storia, possiamo trovare gravosa piuttosto che liberatrice, la nostra dipendenza da Dio. Anche noi possiamo “indurire i nostri cuori”.

Eppure il Profeta dà una risposta alla nostra impazienza: Se Dio indugia, attendilo, perché certo verrà e non tarderà (cf. Ab 2, 3). Un proverbio polacco esprime la medesima convinzione in altro modo: “Dio prende il suo tempo, ma è giusto”. La nostra attesa di Dio non è mai vana. Ogni momento rappresenta un’opportunità di conformarci a Gesù Cristo, di permettere alla forza del Vangelo di trasformare le nostre vite personali e il nostro servizio agli altri, secondo lo spirito delle Beatitudini. “Soffri anche tu insieme con me per il Vangelo”, scrive San Paolo a Timoteo nella Seconda Lettura di oggi (2 Tm 1, 8). Questa non è una vana esortazione alla sopportazione. No, è un invito ad approfondire maggiormente la vocazione cristiana che appartiene a noi tutti grazie al Battesimo. Non esiste male da affrontare che Cristo non affronti con noi. Non esiste nemico che Cristo non abbia già sconfitto. Non esiste croce da portare che Cristo non abbia già portato per noi, e che non porti con noi. E all’estremità di ogni croce noi troviamo la novità della vita nello Spirito Santo, quella nuova vita che raggiungerà la sua pienezza nella risurrezione. Questa è la nostra fede. Questa è la nostra testimonianza dinanzi al mondo.

6. Cari Fratelli e Sorelle in Cristo: l’apertura al Signore, una disponibilità a lasciare che il Signore trasformi la nostra vita, dovrebbe produrre una rinnovata vitalità spirituale e missionaria tra i cattolici americani. Gesù Cristo è la risposta alla domanda posta da ogni vita umana, e l’amore di Cristo ci spinge a condividere con tutti questa grande Buona Novella. Crediamo che la Morte e la Risurrezione di Cristo rivelino l’autentico significato dell’esistenza umana; perciò nulla che sia autenticamente umano può non trovare un’eco nei nostri cuori. Cristo è morto per tutti, dobbiamo quindi essere al servizio di tutti. “Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza... Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro” (2 Tm 1, 7-8). Così scrisse San Paolo a Timoteo quasi duemila anni fa; così la Chiesa parla oggi ai cattolici americani.

La testimonianza cristiana assume forme diverse nei diversi momenti della vita di una Nazione. Qualche volta rendere testimonianza a Cristo significa trarre da una cultura il pieno significato delle sue intenzioni più nobili, una pienezza che è rivelata in Cristo. Altre volte rendere testimonianza a Cristo significa sfidare quella cultura, soprattutto quando la verità sulla persona umana è minacciata. L’America ha sempre desiderato essere il Paese della libertà. Oggi la sfida che l’America deve affrontare è quella di trovare la pienezza della libertà nella verità: la verità che è intrinseca nella vita umana creata a immagine e somiglianza di Dio, la verità che è inscritta nel cuore umano, la verità che può essere conosciuta dalla ragione e che può quindi formare la base di un dialogo profondo e universale tra i popoli sull’orientamento che essi devono dare alla propria vita e alle proprie attività.

7. Centotrenta anni fa, il Presidente Abramo Lincoln si chiese se una nazione “concepita nella libertà e fedele all’asserzione che tutti gli uomini sono uguali” potesse “durare a lungo”. L’interrogativo del Presidente Lincoln non è altro che l’interrogativo dell’attuale generazione di americani. La democrazia non può esistere senza un impegno condiviso verso certe verità morali sulla persona umana e la comunità umana. La questione fondamentale che una società democratica si pone è: “Come dovremmo vivere insieme?”. Nel cercare una risposta a questa domanda, può la società escludere la verità e il ragionamento morali? La sapienza biblica, che ha svolto un ruolo così formativo nella stessa fondazione del vostro Paese, può forse essere esclusa da questo dibattito? E se ciò accadesse, non significherebbe che i documenti costitutivi dell’America non hanno più un carattere distintivo, ma rappresentano semplicemente la veste formale di un’opinione mutevole? Se accadesse, non significherebbe forse che decine di milioni di americani non potrebbero più offrire il contributo delle proprie convinzioni più profonde alla formazione della politica pubblica? È certamente importante per l’America che le verità morali che consentono la libertà vengano trasmesse ad ogni nuova generazione. Occorre che ogni generazione di americani sappia che la libertà non consiste nel fare ciò che piace, ma nell’avere il diritto di fare ciò che si deve.

8. Com’è opportuno il compito che San Paolo affida a Timoteo! “Custodisci il buon deposito con l’aiuto dello Spirito Santo che abita in noi” (2 Tm 1, 14). Quel compito parla ai genitori e agli insegnanti; parla in modo particolare e urgente a voi, miei Fratelli nell’Episcopato, Successori degli Apostoli. Cristo ci chiede di custodire la verità perché come ci ha promesso: “Conoscerete la verità e la verità di farà liberi” (Gv 8, 32). Depositum custodi! Dobbiamo custodire la verità che è la condizione dell’autentica libertà, la verità che consente alla libertà di realizzarsi nella bontà. Dobbiamo custodire il deposito della verità divina che ci è stato trasmesso nella Chiesa, soprattutto alla luce delle sfide poste da una cultura materialistica e da una mentalità permissiva che riduce la libertà a licenza. Ma noi Vescovi dobbiamo fare ben più che custodire tale verità. Dobbiamo proclamarla, nei momenti opportuni e non opportuni; dobbiamo celebrarla con il popolo di Dio, nei sacramenti; dobbiamo viverla nella carità e nel servizio; dobbiamo rendere pubblica testimonianza alla verità che è Gesù Cristo.

9. Cattolici d’America! Fatevi sempre guidare dalla verità – dalla verità di Dio che ci ha creati e redenti, e dalla verità sulla persona umana, fatta a immagine e somiglianza di Dio e destinata a una gloriosa pienezza nel Regno che verrà. Siate sempre testimoni convincenti della verità. “Infiammate il dono di Dio” che vi è stato offerto nel Battesimo. Illuminate la vostra nazione, illuminate il mondo, con la luce di quella fiamma! Amen.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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