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DEDICAZIONE DEL NUOVO ALTARE NELLA CHIESA DEI SANTI MICHELE E MAGNO
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 12 novembre 1995
1. “I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità” (Gv
4, 23).
Le parole del Vangelo di san Giovanni, che oggi abbiamo ascoltato nella
splendida cornice di questo tempio frequentato dalla Comunità olandese in Roma –
l’antica “chiesa dei Frisoni” –, costituiscono il vertice della stupenda
teologia dell’altare e del tempio, che ci viene presentata dall’odierna Liturgia
della Parola.
La prima Lettura, tratta dal Libro della Genesi, in qualche modo ci introduce
alla comprensione della solenne liturgia di consacrazione dell’altare, che
stiamo celebrando. La seconda Lettura, presa dagli Atti degli Apostoli, mostra
il valore del tempio per la prima generazione dei cristiani.
2. Iniziamo dal Libro della Genesi. Giacobbe, figlio di Isacco, nipote di
Abramo, vede in sogno una meravigliosa scala che è poggiata per terra, ma con la
cima raggiunge il cielo. Il santo patriarca contempla gli angeli di Dio mentre
scendono e salgono sulla scala e ode nel sogno le parole con le quali il Dio dei
suoi padri, Abramo ed Isacco, rinnova e conferma l’alleanza stretta con il
capostipite del popolo eletto: “Per te e per la tua discendenza” (Gen 28,
14). Attraverso queste parole Dio rinnova il dono della terra promessa a
Giacobbe e alla sua progenie, annunziando che questa sarà numerosa come la
polvere della terra ed estenderà a tutte le genti la benedizione divina.
3. Viene l’alba e Giacobbe si sveglia dal sonno, consapevole dell’accaduto:
“Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo” (Gen 28, 16); e,
preso dalla paura, aggiunge: “Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio
la casa di Dio, questa è la porta del cielo” (Gen 28, 17). Come memoriale
della rivelazione ricevuta, Giacobbe erige la pietra dove aveva posato il capo
durante la notte e vi versa sopra dell’olio.
Si può dire, carissimi Fratelli e Sorelle, che in tal modo egli compie
l’unzione di una pietra d’altare, come oggi il Vescovo di Roma unge l’altare
della vostra chiesa. L’unzione rimanda alla presenza e all’azione dello Spirito
Santo: è, infatti, in virtù di tale azione liturgica che si attua il
“meraviglioso scambio” tra cielo e terra. Quello stesso scambio che viene
rappresentato nel sogno di Giacobbe dagli angeli di Dio che scendono e salgono
lungo la scala posta tra cielo e terra.
Admirabile commercium, “meraviglioso scambio”: scambio di preghiera, di
attesa, di promessa e di compimento. Questo compimento è Cristo. In Lui,
infatti, si realizza perfettamente e totalmente quell’admirabile commercium che
viene annunziato dall’antifona della Liturgia delle Ore nel primo giorno
dell’anno: “O admirabile commercium, Creator generis humani, animatum corpus
sumens, ex Virgine nasci dignatus est”.
Il sogno di Giacobbe è profetico, poiché egli vede in esso il compimento
della promessa fatta da Dio ad Abramo; e il centro di tale promessa è Cristo,
sacerdote e vittima sacrificale. Per mezzo di Lui, infatti, i veri adoratori di
Dio adorano il Padre “in spirito e verità” (Gv 4, 23). Del resto, Gesù
non aveva forse parlato di sé come di un tempio? Non aveva Egli detto:
“Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”? (Gv 2,
19). Cristo crocifisso e risorto è perciò il definitivo compimento della
profezia rivelata a Giacobbe. Egli non è soltanto il sacerdote e la vittima; è
contemporaneamente il tempio e l’altare. Possano tutti coloro che celebreranno
il santissimo Sacrificio sull’altare di questa bella chiesa avere una profonda
consapevolezza della presenza di Cristo.
4. A questa viva coscienza di fede ci richiama anche il colloquio tra Cristo
e la Samaritana, descritto nel racconto evangelico. La donna, dopo aver
ascoltato dalla bocca di Gesù la verità circa la propria vita, esclama:
“Signore, vedo che tu sei un profeta”. Ed aggiunge: “I nostri padri hanno
adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui
bisogna adorare”. Gesù le risponde: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui
né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre... Ma è giunto il
momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e
verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo
adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Gv 4, 19-24).
Queste parole di Gesù, rivolte alla Samaritana, costituiscono un’ulteriore
rivelazione riguardante la teologia del tempio. Il mistero del tempio e
dell’altare si compie in Cristo, al di là del culto dell’Antica Alleanza, perché
Cristo è “tempio dello Spirito e della verità”, tempio che egli stesso ha
costruito mediante l’incarnazione, il mistero pasquale e il dono dello Spirito
Santo.
In un certo senso, si può dire che ogni battezzato è questo tempio. San
Paolo, consapevole di tale fondamentale verità, scrive: “Non sapete che siete
tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Cor 3, 16).
Ma tempio, per opera di Cristo, è ormai tutta la terra. Lo Spirito, infatti,
soffia dove vuole e da tutto il creato fa salire un incessante inno di lode a
Dio, Creatore e Padre.
5. Come evidenzia il testo degli Atti degli Apostoli oggi proclamato, questa
stessa consapevolezza l’ebbero i primi cristiani. La prima comunità apostolica
rimase nell’ambito del magnifico tempio di Gerusalemme, pur separandosi da
questo per quanto riguarda l’Eucaristia, poiché il tempio dell’Antica Alleanza
non era più un luogo adeguato alla celebrazione di così grande mistero. I
discepoli di Cristo cominciarono a radunarsi nelle loro case, e queste
costituirono l’inizio dei templi e delle chiese cristiane, che gradatamente si
diffusero in tutto il mondo come luoghi propri dell’assemblea eucaristica.
Anche questo vostro tempio è frutto dell’originale tradizione di Gerusalemme.
I più antichi templi romani ricordano le chiese domestiche, dove i credenti si
riunivano per celebrare l’Eucaristia e perseverare nell’insegnamento degli
Apostoli. Oggi questi luoghi sono dappertutto. Accanto a magnifiche basiliche,
cattedrali e collegiate, continuano a sorgere nuovi luoghi di preghiera. Comune
denominatore di tutti questi luoghi è il “culto in Spirito e verità”, la cui
pietra angolare è Cristo crocifisso e risorto.
In occasione dell’odierna visita alla bella e famosa “chiesa dei Frisoni”,
strettamente collegata con la Basilica Vaticana a cui appartiene, auguro alla
vostra illustre comunità neerlandese che questo altare restaurato possa
costituire per le future generazioni degli Olandesi, presenti in Roma, il luogo
prediletto dove si adora Dio in Spirito e verità.
6. Ed in tale contesto spirituale, sono particolarmente lieto di concelebrare
questa santa Messa con numerosi Fratelli nell’episcopato, che saluto tutti con
affetto. Saluto in modo speciale i Signori Cardinali e i Vescovi di origine
olandese e fiamminga: il Cardinale Willebrands, il Cardinale Simonis, che
ringrazio per le parole rivoltemi all’inizio della celebrazione, il Cardinale
Schotte. Sono altresì riconoscente ai Cardinali Noè, Ruini e Cassidy, per la
loro presenza.
Saluto, inoltre, il nuovo Rettore del Pontificio Collegio Olandese in Roma e
le autorità intervenute, il Signor Ministro degli Affari Esteri del Regno dei
Paesi Bassi, il Signor Ambasciatore presso la Santa Sede, il Sindaco di
Maastricht, città di san Servazio, il Sindaco dell’Aia e le altre illustri
personalità provenienti dall’Olanda, membri del Comitato Ausiliare “Amici della
Chiesa dei Frisoni”, come pure il Consiglio direttivo del Centro di san
Willibrord.
7. Carissimi Fratelli e Sorelle! Chiediamo al Signore che si compia in questo
luogo ciò che abbiamo proclamato nel Salmo responsoriale: “Quanto sono amabili
le tue dimore, Signore degli eserciti!... Beato chi abita la tua casa: sempre
canta le tue lodi! Per me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove” (Sal
84, 2. 5. 11). Perché tu, Dio, guardi il volto del tuo Consacrato. Qui tu
ascolti l’anima che brama Dio, il cuore e la vita che invocano con fede il Dio
vivente (cf. Sal 84, 10. 3).
Una chiesa è, infatti, come un “nido spirituale”, dove nascono le nuove
generazioni dei figli di Dio. È la soglia della casa di Dio stesso, nella quale
l’uomo desidera abitare nei secoli. Davvero “per me un giorno nei tuoi atri (o
Dio) è più che mille altrove” (Sal 84, 11).
Così sia per tutti coloro che verranno a sostare in preghiera in questa
chiesa e presso questo altare!
Amen!
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
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