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SANTA MESSA IN ONORE DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO
XXIX GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Lunedì, 1° gennaio 1996  

 

1. “Gli fu messo nome Gesù” (Lc 2, 21).

Il Vangelo che poc’anzi è stato proclamato ricorda che al figlio di Maria, nato a Betlemme, al compiersi degli otto giorni prescritti, fu messo nome Gesù, nome con cui Egli era stato chiamato dall’angelo, prima di essere concepito nel grembo della Madre (cf. Lc 2, 21). Era dunque il nome datogli dal Padre celeste.

Gesù significa: “Dio salva”. Con questo nome iniziamo il Nuovo Anno: il 1996 dalla nascita di Cristo. Il fatto che si computino gli anni della nostra era dalla nascita di Cristo è molto eloquente. Indica che Gesù è il centro della storia. In Cristo il Figlio di Dio ha assunto la natura umana. Ed è proprio il mistero dell’Incarnazione che spiega pienamente il significato del nome Gesù: “Egli (Dio) viene a salvarvi” (Is 35,4). Il tempo umano è interamente pervaso dal mistero salvifico di Dio. La storia dell’umanità è diventata storia della salvezza.

Il primo giorno del Nuovo Anno, unito al ricordo del nome di Gesù, rivela dunque tale profondo significato. È il giorno dell’Ottava del Natale del Signore, in cui la Chiesa venera in modo particolare la divina maternità della Madre di Dio. Il primo giorno del Nuovo Anno è la sua festa, la festa della Madre del Dio-Uomo, della Theotokos.

2. Il brano della Lettera di san Paolo ai Galati proposto dalla liturgia odierna è, in un certo senso, il commento al nome Gesù. L’apostolo rivela in modo lapidario tutto ciò che è racchiuso nel significato di questo nome, mostrando in quale modo Dio salva. Leggiamo dunque: “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna..., perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4, 4-5). La salvezza dunque si compie nell’adozione a figli: in Cristo, unigenito Figlio di Dio, gli uomini sono diventati figli adottivi di Dio.

Comprendiamo perciò come il nome “Gesù” abbia in sé un particolare dinamismo. Dio non soltanto ordina di chiamare con il nome Gesù il suo Figlio, ma al tempo stesso manifesta in tale appellativo la profondità e l’estensione del mistero della salvezza. Il nome Gesù rivela il mistero dell’adozione a figli di Dio. San Paolo aggiunge quasi in prospettiva profetica: “E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: “Abbà, Padre!” (Gal 4, 6). Gesù ci ha insegnato a rivolgerci a Dio dicendo: “Padre nostro”! Ma queste parole umane attingono dallo Spirito Santo, che è lo Spirito del Figlio, la potenza loro propria. Quando preghiamo: “Abbà, Padre nostro”, queste nostre parole umane sono prima di tutto un modo per partecipare alla vita del Verbo eterno, Figlio consustanziale al Padre. Mediante questa “partecipazione”, l’invocazione “Abbà, Padre nostro!” diviene espressione della salvezza.

Cristo è il Salvatore del mondo, perché mediante Lui e in Lui tutti gli uomini possono pronunciare questa parola, parola che spetta pienamente solo a Lui, l’eterno Figlio. In Lui la divina figliolanza è diventata la nostra eredità. Per volontà di Dio, come figli adottivi, siamo coeredi dell’eterno Figlio, chiamati a partecipare alla vita di Dio, all’eterna felicità in Lui.

3. Il nome Gesù, “Dio salva”, attesta che Egli è il nostro Salvatore. Le letture dell’odierna liturgia ci presentano ancora una volta la dimensione universale della salvezza, alla quale tutti gli uomini e tutti i popoli sono chiamati, per il mistero dell’Incarnazione. Ben lo pone in evidenza il Salmo responsoriale: “Esultino le genti e si rallegrino, perché giudichi i popoli con giustizia, governi le nazioni sulla terra” (Sal 66[67], 5). Ciò che la prima lettura riferisce ai figli di Israele, il Salmo lo estende ai popoli e alle nazioni della terra. La salvezza è destinata all’intera umanità. Non rimane il privilegio segreto di una persona o di un popolo, ma viene partecipata a tutti gli uomini.

È una partecipazione che passa attraverso il santo timore di Dio, inizio della sapienza (cf. Sal 110[111], 10). La venuta del Redentore del mondo, per chi l’accoglie con timore riverenziale e grato, segna l’inizio di un nuovo ordine, l’ordine divino. Con la nascita del Figlio di Dio nella natura umana si esprime la volontà salvifica di Dio; si manifesta la Provvidenza divina che guida le sorti del mondo; è annunciata la definitiva giustizia della storia, giustizia unita a misericordia. Perciò il Salmista proclama: “Dio abbia pietà di noi e ci benedica, / su di noi faccia splendere il suo volto; / perché si conosca sulla terra la tua via, / fra tutte le genti la tua salvezza” (Sal 66[67], 2-3). Il mistero del Natale e il nome stesso “Gesù” rappresentano così per l’umanità il segno dell’ordine divino, in cui si racchiude la storia del creato e di ogni popolo e nazione.

Giustamente, pertanto, la Chiesa celebra in questo primo giorno del Nuovo Anno la Giornata Mondiale della Pace, che quest’anno ha come tema l’impegnativo invito: “Diamo ai bambini un futuro di Pace”. “Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace” (Nm 6, 26), annunzia l’odierna prima Lettura. La pace, segno fondamentale della presenza divina, deve irradiarsi anche nell’ordine politico e nella vita delle comunità e delle nazioni. La nota espressione di Paolo VI: “Lo sviluppo è il nuovo nome della pace” (Populorum Progressio, 87), potrebbe essere capovolta ed essere formulata così: la pace è il nuovo nome dello sviluppo e dell’ordine sociale.

Pace nel linguaggio biblico indica partecipazione alla salvezza che viene da Dio. La pace è già contenuta nel nome dato al Figlio di Dio otto giorni dopo la nascita. Quel nome significa salvezza da ogni male, in particolare dall’odio, dalla guerra e dalla distruzione. Perciò l’Apostolo Paolo dirà di Cristo: “Egli infatti è la nostra pace” (Ef 2, 14).

4. “Molte volte e in diversi modi Dio ha parlato ai nostri padri per mezzo dei profeti; oggi, invece, parla a noi per mezzo del Figlio” (Canto al Vangelo: cf. Eb 1, 1-2). In queste espressioni troviamo il passaggio dall’Antica alla Nuova Alleanza. Dio ci ha parlato per mezzo del Figlio, attraverso la sua vita e il suo Vangelo. Ci ha parlato mediante la sua morte e risurrezione e, in modo particolare, mediante il suo nome: Gesù, “Dio salva”. In esso tutto è racchiuso: la vita, la passione, la morte e la risurrezione, la croce e la gloria. Tutta la Buona Novella.

L’Autore della Lettera agli Ebrei riferisce che questo nome è stato conservato per gli “ultimi tempi”. All’inizio del Nuovo Anno abbiamo la consapevolezza che, nel nome Gesù, l’ultimo tempo, il tempo del compimento di ogni cosa in Dio, si è fatto vicino all’umanità in modo decisivo. E in virtù di tale nome andiamo incontro alla meta definitiva dell’uomo, alla definitiva “pienezza del tempo” (cf. Gal 4, 4), alla quale ci conduce Cristo per mezzo dello Spirito Santo.

Guidati da tale forza ripetiamo: “Abbà, Padre!” già qui, sulla terra, per prepararci al compimento che, proprio nel nome di Gesù, deve manifestarsi al termine del tempo per ogni uomo e per l’intera famiglia umana.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

     

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