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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA
DI SAN VINCENZO PALLOTTI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 18 febbraio 1996

 

1. "Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo" (Lv 19, 2).

Con queste parole Dio, parlando a Mosè nel contesto dell’Antica Alleanza, chiama Israele ad una vita di comunione con Lui. La santità di Dio è costantemente al centro della liturgia della Chiesa. Celebrando l’Eucaristia, infatti, l’assemblea proclama questa santità che è Dio stesso: "Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo", e voi l’avete fatto con grande entusiasmo.

La santità di Dio ci viene comunicata in Cristo. Da questa santità ha origine l’Eucaristia, il grande "mistero della fede". Quando la celebriamo o, meglio, quando Cristo la celebra mediante il sacerdote, abbiamo la consapevolezza di attingere la santità per la nostra vita da Colui che è "fonte di ogni santità".

Da questa certezza di fede scaturisce nell’animo dei credenti l’inno di lode e di ringraziamento suggerito dal Salmo responsoriale: "Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome" (Sal 102, 1). Poiché "buono e pietoso è il Signore... Egli perdona tutte le tue colpe" (Sal 102, 8.3). Egli, che è per se stesso Santo, santifica ogni essere, comunicando alle creature spirituali, mediante la grazia, la santità che gli è propria.

2. La santità di Dio consiste nella sua perfezione e, allo stesso tempo, diventa una chiamata per l’uomo. L’esortazione, che nell’Antico Testamento fu indirizzata a Mosè, viene ripresa da Cristo nel cosiddetto "Discorso della Montagna": "Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5, 48).

Questa perfezione, cioè la santità di Dio, coincide con la pienezza dell’amore. Nell’odierno brano evangelico Cristo propone a coloro che lo ascoltano le grandi esigenze dell’amore, giungendo fino a proclamare il dovere di amare i nemici. "Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste" (Mt 5, 43-45).

Cristo offre la motivazione più profonda di un amore tanto esigente: amate i nemici, amate i persecutori, perché Dio ama tutti. Egli, infatti, "fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti" (Mt 5, 45). Per questo anche voi dovete cercare di amare tutti, senza nessuna esclusione! Certo, si tratta di un’esigenza difficile, ma "l’amore di Dio è veramente perfetto" soltanto in colui che "osserva la sua parola" (cf. 1 Gv 2, 5). In tale impegnativo compito di conformarci alla santità di Dio, amando come Lui ama, ci conforta la presenza dello Spirito Santo, Spirito di amore: "Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?" (1 Cor 3, 16).

3. "Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo" (Lv 19, 2).

È con queste parole che vi saluto tutti con affetto, carissimi Fratelli e Sorelle della Parrocchia di san Vincenzo Pallotti. Anche per voi risulta attuale l’invito del Libro del Levitico ad essere santi perché Dio è santo. Parlando di santità, ricordiamo chi l’ha pienamente vissuta ed è diventato per noi un modello di risposta a tale universale vocazione dei battezzati. Desidero indicare, quest’oggi, a ciascuno di voi il luminoso esempio del sacerdote romano Vincenzo Pallotti, vostro santo Patrono, di cui si celebra proprio quest’anno il secondo centenario della nascita. È un Santo molto attuale, che ha preso sul serio l’esortazione del Libro del Levitico ed ha percorso personalmente la strada ardua della perfezione evangelica. Con altrettanto vigore spirituale ha proposto a tutti di assumersi un particolare tipo di apostolato nella Chiesa e nel mondo, ciascuno secondo il proprio stato di vita e la propria condizione sociale.

Essere santi, essere apostoli, essere evangelizzatori: ecco, cari fedeli della Parrocchia di san Vincenzo Pallotti, sia questo anche il vostro costante desiderio e la vostra aspirazione. Lasciatevi animare da intimo slancio missionario, per proclamare il Vangelo in ogni ambiente. Questo è un compito di ogni credente e coinvolge anche voi come tutti i cristiani di Roma, che si preparano a celebrare la grande missione cittadina in vista del Giubileo del Duemila. Questa missione sarà un tempo di grazia singolare, che richiede il coinvolgimento di tutti. Dall’impegno per la missione al popolo di Dio occorre in effetti passare alla coscienza di essere popolo di Dio in missione.

4. Carissimi! Voi vivete in un quartiere popolare che, come l’intera città di Roma, ha bisogno di riscoprire e approfondire il messaggio cristiano. Già state facendo molto per questo, diffondendo il Vangelo tra gli abitanti della zona. Proseguite con coraggio e costanza in tale impegno apostolico, proponendo Gesù Cristo come unico Signore e Salvatore e stimolando ciascuno a profonde risposte di fede, accompagnate da generosa adesione personale. Vivete in comunione tra di voi: è infatti dalla testimonianza della carità che scaturisce il più efficace invito a credere in Dio che è Amore.

In tale spirito di comunione ecclesiale, saluto il Cardinale Vicario, il Vescovo Ausiliare del Settore, il vostro parroco, Don Renato Pucci, ed i Sacerdoti Pallottini che collaborano con lui nella guida della Comunità. Rivolgo un riconoscente pensiero agli Istituti religiosi presenti nell’ambito della Parrocchia: le Suore Pallottine, le Sacramentine e le Adoratrici di Rivolta d’Adda, testimoni dei vari carismi della vita consacrata. Insieme ai laici dediti all’apostolato, esse si prodigano attivamente perché il Vangelo sia conosciuto ed accolto da quanti abitano nel quartiere di Pietralata.

Saluto, inoltre, gli aderenti ai vari gruppi parrocchiali impegnati nella catechesi, nell’evangelizzazione e nella carità ed ai cammini del Rinnovamento nello Spirito e Neocatecumenale. Rivolgo uno speciale pensiero ai Membri dell’Associazione "Arcobaleno", che si dedicano al recupero di giovani tossicodipendenti e costituiscono un punto di riferimento per tanti giovani emarginati.

5. Carissimi Fratelli e Sorelle, sin dalle sue origini apostoliche la Chiesa ha scritto e continua a scrivere una storia di santità. Essa mostra come l’esortazione dell’Antico e del Nuovo Testamento ad essere santi, come lo è Dio stesso, non cessi di portare abbondanti frutti umani e spirituali. Ne sono eloquente testimonianza i Santi, sempre presenti in ogni secolo.

Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, ha dedicato un intero capitolo al tema dell’universale vocazione alla santità. "Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado - sottolinea il Concilio - sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità: da questa santità è promosso, anche nella società terrena, un tenore di vita più umano" (n. 40). Coloro che seguono fedelmente la chiamata alla santità scrivono la storia della Chiesa nella sua dimensione più essenziale, quella cioè dell’intimità con Dio. Sono Vescovi e sacerdoti, religiosi e religiose, persone consacrate; sono laici di varia età e di diversa professione. Quelli che la Chiesa ha elevato alla gloria degli altari possiamo trovarli nel calendario e, in particolare, nel martirologio, cioè nel libro che raccoglie i nomi dei "testimoni" di Cristo. Nella Lettera apostolica Tertio Millennio adveniente ho ricordato come il nostro secolo abbia accresciuto il martirologio in misura straordinaria: "Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi militi ignoti" della grande causa di Dio" (n. 37).

Mentre entrava a Gerusalemme, prima della Pasqua, Cristo fu acclamato dalla folla con le parole: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore" (Gv 12, 13). Egli sta ora per entrare nel terzo millennio circondato da fedeli che, diventati nel corso dei secoli suoi imitatori, cantano all’unisono: "Santo, santo, santo il Signore..., Colui che era, che è e che viene" (Ap 4, 8). "Osanna nell’alto dei cieli. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria" (cf. Te Deum).

Anche noi, nell’odierna Celebrazione eucaristica, ci uniamo al coro dei "testimoni" di Cristo, per proclamare la gloria di Dio e fare nostra l’universale vocazione alla santità. Egli, che è il tre volte santo, ci conceda di partecipare pienamente alla sua stessa santità.

Beato Colui che viene nel nome del Signore.

Amen!

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

  

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