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VISITA PASTORALE IN TUNISIA (14 APRILE 1996)

SANTA MESSA PER I FEDELI DELL'ARCIDIOCESI DI TUNISI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Cattedrale dedicata a San Vincenzo de Paoli e a Sant'Oliva (Tunisi)
 Domenica, 14 aprile 1996

 

1. Il Signore è veramente risorto!

In questa liturgia pasquale proclamiamo la fede ricevuta dagli Apostoli che, la sera del giorno della Risurrezione hanno incontrato il Signore. Poi, otto giorni dopo, il Signore si è unito a loro per convincere Tommaso, assente la settimana precedente.

Cari Fratelli e Sorelle, sono felice di celebrare il Signore con voi a Tunisi, nella vostra cattedrale, nella luce di Pasqua. Ringrazio Monsignor Fouad Twal, Vescovo della Chiesa in Tunisia, per il messaggio di accoglienza che mi ha rivolto a nome vostro. Vi saluto tutti, sacerdoti, religiosi, religiose e laici.

Rivolgo un saluto particolare ai miei Fratelli nell’Episcopato giunti dall’Algeria, dal Marocco e dalla Libia, accompagnati da delegazioni delle loro diocesi. Tengo a dire loro che il Successore di Pietro è vicino ad essi ogni giorno. Li incarico di esprimere ai fedeli delle loro comunità il mio affetto e di assicurarli della mia preghiera.

Oggi i nostri fratelli delle Chiese d’Oriente celebrano la Pasqua del Signore. Il Vescovo di Roma è particolarmente vicino a loro, con sentimenti di viva carità fraterna.

Desidero salutare anche il Signor Ministro degli Affari Religiosi e le alte personalità civili che, con la loro presenza a questa celebrazione festiva, manifestano la loro amicizia alla comunità cristiana.

2. Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci mostra Gesù che ritrova i suoi discepoli la sera di Pasqua. È colui con il quale sono stati per tanto tempo, è lo stesso, eppure c’è qualcosa di nuovo. Entra attraverso la porta chiusa. Il suo corpo è diverso da quello che era prima. Della sua Passione ha conservato le tracce dei chiodi nelle mani e nei piedi e la ferita del costato trafitto dalla lancia del centurione. Dopo essere entrato nel Cenacolo dalla porta chiusa, saluta gli Apostoli con queste parole: "Pace a voi!" (Gv 20, 19). Quindi, Colui che il Padre ha mandato nel mondo, manda i suoi discepoli comunicando loro la potenza dello Spirito Santo.

3. Gli Apostoli riuniti nel Cenacolo sono testimoni della Risurrezione di Cristo. Tommaso, proprio perché inizialmente non ha creduto, diventa un testimone eccezionale. È lui che esprime nella maniera più completa il mistero di cui la Risurrezione di Cristo ci apre le porte: "Mio Signore e mio Dio" (Gv 20,28). Già una volta Simon Pietro aveva professato questa fede rispondendo ad una domanda di Gesù: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!" (Mt 16,16). Ora, dopo la Risurrezione, questa verità si impone con una forza ancora più grande: Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo.

Gli Apostoli ne sono i testimoni. Dei testimoni oculari. I primi testimoni. In virtù di questa testimonianza, sono anche inviati: "Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi" (Gv 20, 21). Sono i primi ad essere inviati. Dopo di loro ne verranno altri e di essi Cristo dirà: "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!" (Gv 20, 29). Diventeranno, a loro volta, testimoni perché hanno creduto ai testimoni oculari. E sarà così di generazione in generazione.

Tutti costoro formano la Chiesa di Cristo.

4. Fratelli e Sorelle della Tunisia e dell’Africa del Nord, voi costituite qui la Chiesa di Cristo. Siete testimoni della Buona Novella, nella sequela dei grandi santi che hanno contrassegnato questa terra nel corso dei primi secoli del cristianesimo. Siate i fedeli eredi di quei testimoni supremi che sono state le martiri Felicita e Perpetua. Riprendete gli insegnamenti dei Padri e dei Pastori del passato, come San Fulgenzio. Seguite le orme di san Cipriano da Cartagine che è stato uno dei più grandi Vescovi dei primi secoli; ricordatevi del suo amore per la Chiesa e della sua infaticabile ricerca dell’unità. Sant’Agostino, che ha vissuto qui, fu Pastore di Ippona, ma allo stesso tempo servitore di tutta la Chiesa, il Corpo di Cristo diffuso nel mondo; la sua vita consacrata alla ricerca di Dio, la sua lettura approfondita delle Scritture, il suo spiccato senso del dono della grazia continuano ad essere fonte di ispirazione per il mondo cristiano. E la cattedrale dove siamo riuniti, che state accuratamente restaurando, evoca altri santi legati a questo paese, San Vincenzo de’ Paoli e Sant’Oliva: anch’essi sono per voi degli intercessori.

Piccolo gregge, è vero, ma di lingua, di cultura e di origini diverse, siete un’immagine eloquente della Chiesa universale. Per i vostri vincoli con il Nord e il Sud, con l’Oriente e l’Occidente, siate qui fermenti di unità e di solidarietà. Attraverso il vostro radicamento in questo accogliente Paese, grazie alla vostra amicizia fraterna con i vostri compagni di lavoro e i vostri vicini di quartiere, mediante i vostri scambi nella vita di tutti i giorni e nella riflessione sul senso della vita e sulla situazione del mondo, lasciate trasparire la grazia che avete ricevuto di essere discepoli di Gesù Cristo!

5. Gli Atti degli Apostoli descrivono gli inizi della Chiesa, comunità di fede e di preghiera, comunità della Parola e dell’Eucaristia: "Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere" (At 2, 42). Ancora oggi, dopo venti secoli, la Chiesa è sempre questa stessa comunità. Voi trovate in queste parole apostoliche i fondamenti della vita di una comunità cristiana. Leggiamo ancora che essi lodavano Dio e godevano della stima di tutto il popolo (cf. At 2, 47). Questa frase ricorda, in qualche modo, il duplice comandamento fondamentale dell’amore verso Dio e verso il prossimo. Dio viene infatti onorato degnamente quando coloro che lo adorano rispettano l’uomo, sua creatura.

Mettete in atto ogni giorno questo programma di vita cristiana, nella preghiera e nell’azione. Penso alle opere di educazione e di formazione professionale che portate avanti. E so che molti di voi dispensano generosamente cure agli ammalati, ai disabili e ai vostri fratelli più bisognosi, senza discriminazione e disinteressatamente, in collaborazione con i vostri amici musulmani. Proseguite questi servizi fraterni, queste opere di misericordia che danno una consistenza concreta all’amore per il prossimo. A volte dovete superare incomprensioni che possono derivare dalla storia: possa il Signore Gesù, il cui amore abbatte tutte le barriere, darvi coraggio e conservarvi nella pace!

6. Le parole rivolte dall’Apostolo Pietro alla prima generazione di cristiani riguardano anche noi. Egli scrive: "Voi (Cristo) lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui" e "della potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi tempi" (1 Pt 1, 8.5).

Questa fede e questa speranza della salvezza ci uniscono strettamente a Cristo risorto. L’Apostolo Pietro lo testimonia con queste parole: "Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi" (1 Pt 1, 3-4).

Fratelli e Sorelle della Tunisia e dell’Africa del Nord, rendo grazie per i doni che avete ricevuto, per la fede e per la speranza che mantenete vive malgrado il vostro esiguo numero, attraverso le prove che dovete affrontare. Ringrazio il Signore per i vostri vincoli di amicizia, per il vostro amore verso i poveri, per la vostra apertura verso i fratelli di questa terra.

Che questa Eucaristia sia per tutti voi, che avete il cuore colmo della gioia e della speranza della Pasqua, un segno profondo di comunione con Cristo vivo e con tutti gli uomini che Egli ama!

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

    

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