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  VISITA PASTORALE NELLA DIOCESI DI COMO (4-5 MAGGIO 1996)

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Piana di Lazzago, Como - Domenica, 5 maggio 1996

 

1. "Signore . . . dove vai? Io sono la via" (Gv 14, 5-6).

Questa domanda, che riguarda la via, costituisce il centro del discorso di addio rivolto da Gesù agli Apostoli nel Cenacolo. Cristo li prepara alla sua partenza per la casa del Padre, dove va a predisporre un posto per loro, affinché anch’essi rimangano per sempre dove abita Lui: cioè nella casa del Padre.

Sembrerebbe tutto chiaro, ma gli Apostoli continuano a fare domande. Tommaso chiede: "Non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?". Risponde Gesù: "Io sono la Via, la Verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Gv 14, 5-6).

Gli Apostoli lo avevano sentito parlare molte volte del Padre. Adesso Gesù afferma: "Fin da ora lo conoscete e lo avete veduto". E tuttavia essi non hanno coscienza di aver avuto un contatto diretto con lui. Dice dunque Filippo: "Mostraci il Padre... Mostraci il Padre e ci basta" (Gv 14,7-9).

È vero. Avevano sentito parlare tanto del Padre, ma non lo avevano ancora visto faccia a faccia. Ora desidererebbero incontrarlo e la loro domanda arriva al cuore stesso della rivelazione di Cristo, là dove si trova il punto d’unione tra la fede e la visione.

2. Gesù risponde accostando la fede alla visione: "Chi ha visto me ha visto il Padre" (Gv 14,9). Ha visto: facendosi uomo, il Figlio consostanziale al Padre lo ha mostrato a tutti mediante se stesso. Egli infatti è nel Padre come il Padre è in lui: "Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?" (Gv 14, 9-10).

È proprio il Padre a compiere in Gesù le opere che colpiscono i discepoli; è dal Padre che provengono i "segni" divini operati dal Figlio: "Il Padre che è in me compie le sue opere" (Gv 14, 10). Alla vigilia degli eventi pasquali, Cristo ci introduce nel Mistero trinitario. Egli si è fatto uomo come inviato del Padre per salvare l’umanità e l’intera creazione: "Io sono la Via, la Verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Gv 14, 6).

3. Durante i quaranta giorni che separano la Risurrezione di Gesù dalla sua Ascensione al cielo, la Chiesa, sotto la guida dei testi del Nuovo Testamento e in particolare dell’evangelista Giovanni, rimedita nella liturgia i punti salienti della Rivelazione, prendendo sempre più coscienza di se stessa e del mistero che le è proprio. Essa è "popolo adunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", come ricorda il Vaticano II nella Costituzione Lumen gentium (n. 4).

Non è il tempo pasquale il gioioso periodo nel quale si sviluppa appieno l’autocoscienza della Chiesa? Questo va di pari passo con la crescita della missione e del servizio, come testimoniano le Letture di questi giorni, tratte dagli Atti degli Apostoli e, in particolare, quella di oggi sulla vocazione dei primi diaconi: "La parola si diffondeva, e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli a Gerusalemme" (At 6, 7). Lo Spirito Santo guidava lo sviluppo della comunità; lo Spirito che è fonte invisibile dei carismi e dei ministeri, sorti al suo interno.

4. Carissimi Fratelli e Sorelle! Quanta gioia provo oggi nel presiedere questa Celebrazione eucaristica nella suggestiva cornice della Piana di Lazzago! Vi saluto tutti con affetto, rivolgendo un particolare pensiero al Pastore della vostra Diocesi, il dinamico e zelante Mons. Alessandro Maggiolini, al Cardinale di Milano, Carlo Maria Martini, ed a tutti i Vescovi che partecipano a questa solenne Liturgia. Mediante loro estendo il mio cordiale saluto all’intera popolazione della Lombardia. Il mio deferente saluto va, poi, alle Autorità civili e militari presenti. Ringrazio, inoltre, quanti hanno offerto la loro generosa collaborazione per la realizzazione di questa Visita pastorale.

Saluto i sacerdoti, i religiosi e le religiose, incoraggiando tutti a proseguire con fedeltà e fiducia il loro servizio al Vangelo ed ai fratelli. Saluto i laici, specialmente i giovani, impegnati nelle varie attività apostoliche, e non vorrei dimenticare gli ammalati, che con l’offerta delle loro sofferenze si rendono preziosi collaboratori della nuova evangelizzazione.

5. Da due anni il Piano pastorale della vostra Diocesi vi guida nell’approfondimento delle ricchezze di grazia del Battesimo e della Confermazione. Oggi, in concomitanza con la mia Visita, festeggiate i seicento anni della vostra splendida Cattedrale ed aprite l’Anno eucaristico, che vi condurrà, nel settembre del 1997, alle giornate conclusive del Congresso diocesano e nazionale. Avete scelto come motto del vostro itinerario pastorale la frase evangelica: "Pro mundi vita" - "Per la vita del mondo" (Gv 6, 51).

Come si inseriscono bene questi elementi nel contesto liturgico che stiamo vivendo! Battesimo, Cresima, Eucaristia: è proprio di questi sacramenti che vive la Comunità cristiana degli inizi. A quell’esperienza originaria fate bene a guardare per trarne indicazioni per il vostro presente.

La vostra è una Diocesi dalle profonde radici cristiane, che vanno ben al di là delle tradizioni religiose esteriori. Purtroppo, però, anche tra voi si allunga l’ombra di una scristianizzazione strisciante, le cui conseguenze si rivelano nella disumanizzazione della persona e della società. È nei sacramenti dell’iniziazione cristiana e, in particolare, nell’Eucaristia che potete trovare la luce e la forza per rinnovare, nella fedeltà, il vostro patrimonio di fede.

L’Eucaristia è l’icona, la "forma", la sorgente e il fine dell’esistenza dinamica di tutta la Chiesa e di ogni credente. La Comunione eucaristica - preceduta dal sacramento della Penitenza, quando si rende necessario od opportuno - non ci unisce soltanto individualmente con Cristo morto e risorto, ma ci unisce anche tra noi, così da formare un unico Corpo, con diverse membra e varie funzioni (cf. 1 Cor 12, 12).

Carissimi, siate sempre più entusiasti di appartenere non solo "con il corpo", ma anche "con il cuore" (cf. Lumen gentium, n. 14) alla Chiesa! Questa esperienza di comunione non può ridursi ai criteri minimi dell’unica fede e degli stessi Sacramenti, ma deve includere la corresponsabilità e la fedeltà agli orientamenti pastorali dati dai Successori degli Apostoli uniti al Successore di Pietro (cf. Lumen gentium, nn. 25-27).

6. "Pro mundi vita". La Chiesa radunata dall’Eucaristia si apre al mondo, per attirare tutti al Padre per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo.

Come potranno gli uomini di oggi intravvedere il volto e la figura di Gesù morto e risorto? Non certo soltanto attraverso le raffigurazioni artistiche o il ricorso alle suggestioni di un’emotività incontrollata. Per un incontro vero non basterà neppure l’esercizio di una razionalità fredda e distaccata. Il volto di Cristo, umiliato e glorioso, assumerà concretezza di lineamenti attraverso la testimonianza di fede delle nostre comunità. È proprio mediante l’impatto con uno stile di vita autenticamente evangelico - se tale sarà di fatto - che i nostri contemporanei potranno riconoscere la presenza viva e l’azione redentrice del Signore Gesù.

Nasce da qui l’impresa umile e gigantesca della nuova evangelizzazione. "Non possiamo tacere", protestarono un tempo gli Apostoli (At 4, 20). "Non possiamo tenere dentro il cuore la verità e la grazia che Cristo ci ha donato", devono ripetere oggi i cristiani! In una società talora smarrita, dove c’è chi vorrebbe cancellare Dio dal cuore dell’uomo finendo per svuotarne di senso la vita, i credenti sono chiamati a farsi carico della speranza e della gioia del mondo. Essi sanno che, in Cristo, Dio ha dato all’umanità la risposta da sempre attesa: nella sua morte e nella sua risurrezione s’è aperta davanti al mondo la speranza della salvezza.

7. Consapevoli di questa "lieta notizia" voi, cristiani della Diocesi di Como, avete sentito il bisogno di spingere la vostra sollecitudine missionaria verso terre lontane. Alludo alle missioni che la Diocesi ha aperto in Cameroun e in Argentina. Non posso che lodarvi per questo vostro slancio, che ha dimensioni veramente cattoliche.

Non dimenticate tuttavia che le famiglie, le Comunità parrocchiali e gli Oratori della vostra Diocesi sono i primi luoghi della missione. Per voi, genitori, la prima missione è costituita dai figli che Dio vi ha affidato: ad essi dovete trasmettere la fede all’interno della famiglia mediante la parola e l’esempio della vita. Per voi, cristiani, l’altro ambito fondamentale è la parrocchia: in essa siete chiamati a recare il contributo della vostra testimonianza e della vostra collaborazione. Per il cristiano adulto poi un campo di doverosa testimonianza è costituito dall’ambiente di lavoro, nel quale il credente, non tanto con la parola quanto col proprio comportamento, è chiamato a rendere ragione della speranza che porta in sé (cf. 1 Pt 3, 15).

8. Carissimi, il Signore molto s’attende da voi. Confidate nella costante protezione della Vergine Santissima Assunta, a cui è dedicata la vostra bella Cattedrale. Rivolgetevi a Maria, venerata in tanti Santuari sparsi nella Diocesi.

Intercedano per voi i Protomartiri della Chiesa di Como: il Beato Innocenzo XI, vostro concittadino, ed i santi vostri Vescovi, iniziando da Abbondio e Felice, per giungere fino al Beato Andrea Carlo Ferrari. Vi sostenga l’esempio degli illustri vostri concittadini, testimoni della carità: Don Luigi Guanella e Suor Chiara Bosatta.

Cristiani di Como, voi siete depositari di una grande tradizione di fede e di umanesimo. Essa deve divenire in voi testimonianza di una Comunità ecclesiale piena di gioia, amante della preghiera e generosamente apostolica.

9. Chiesa di Como, sii te stessa, edificio vivo e santo, come ricorda l’apostolo Pietro: "Stringendovi a Cristo, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo" (1 Pt 2, 4-5).

Cristo è dunque la pietra angolare del sacro edificio che, in virtù del suo sacrificio, viene edificato sui fondamenti dell’antico Israele, nel cuore della storia umana.

Quel Pietro, a cui Cristo disse: "Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo" - "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò" (Mt 16, 18), mostra la struttura spirituale di questa costruzione sacra. È importante che sia proprio Pietro a cogliere con perspicacia questa verità sul nuovo Popolo di Dio, raccolto dall’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Egli scrive ancora: "Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce" (1 Pt 2, 9). Ogni parola è qui impregnata di una profonda visione teologica. La Chiesa, il nuovo Popolo di Dio, nasce dal Sacrificio redentore di Cristo, che in lui prende immediatamente la forma di una chiamata e di una missione.

La Chiesa uscita dal Cenacolo, Chiesa apostolica e missionaria, ha cominciato il suo cammino dalla comunità di Gerusalemme e costantemente si è sviluppata. Essa continua ad estendersi in tutto l’orbe terrestre. Dalla comunità di Gerusalemme alla comunità di Como c’è, dunque, una strada diretta, indicata da Cristo stesso quando disse: "Io sono la Via, la Verità e la Vita".

Su questa strada, Chiesa di Como, prosegui il tuo cammino incontro al Signore.

Cammina in comunione con la Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi.

Il Successore di Pietro ti incoraggia e ti accompagna.

Cammina con Cristo Via, Verità e Vita! Amen!

Al termine della Concelebrazione Eucaristica, il Papa ha salutato i numerosi fedeli presenti con queste parole:

Chiesa di Como, Città di Como, grazie per questa stupenda accoglienza che avete preparato al Papa dopo novecento anni! Grazie alla Valtellina! Si vede che bisognava aspettare novecento anni per avere un incontro così stupendo!

Sia lodato Gesù Cristo!

E arrivederci!

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

    

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