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VISITA PASTORALE IN SLOVENIA

SANTA MESSA PER I FEDELI DELLA DIOCESI DI LJUBLJANA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Ippodromo di Stoice, Ljubljana - Sabato, 18 maggio 1996

 

1. "Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre" (Gv 16, 28). Queste parole fanno parte del discorso di addio pronunciato nel cenacolo da Cristo, la vigilia della sua passione e morte sulla Croce.

Ora, dopo la risurrezione, è venuto il momento del loro compimento: ne abbiamo fatto memoria giovedì scorso, quaranta giorni dopo la Pasqua, celebrando l’Ascensione di Cristo al cielo. Adesso, ad Ascensione avvenuta, la Chiesa attende, insieme con gli Apostoli, il Consolatore, lo Spirito Santo. È questo un tempo di singolare ed intensa preghiera.

Alla preghiera si riferiscono anche le parole di Cristo che abbiamo ascoltato nell’odierna pericope evangelica: "Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà... Chiedete ed otterrete, perché la vostra gioia sia piena... Non vi dico che pregherò per voi: il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio" (Gv 16, 23-24.26-27).

Questo Padre, che ama, "darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono" (Lc 11, 13). Riuniti nel cenacolo, gli Apostoli chiedono proprio il dono dello Spirito Santo. Ed anche la Chiesa, preparandosi alla Pentecoste, lo domanda con intensa fede.

2. La Chiesa chiede il dono dello Spirito Santo per poter essere in grado di assumere la missione affidatale da Cristo. Egli aveva detto agli Apostoli: "Andate... e ammaestrate tutte le nazioni" (Mt 28, 19).

Nel giorno di Pentecoste persone provenienti da varie parti del mondo si trovano coinvolte nelle conseguenze dell’effusione dello Spirito Santo sugli Apostoli. Il libro degli Atti elenca le nazioni, rappresentate a Gerusalemme in quel giorno. Quanto tempo è passato da allora! L’annuncio del Vangelo ha percorso le strade del mondo. Oggi la lista riferita nel Libro degli Atti potrebbe essere di molto ampliata, essa comprenderebbe anche i popoli di lingua slava; comprenderebbe, in particolare, il Popolo sloveno. Col passare dei secoli, infatti, i missionari del Vangelo giunsero fino alla vostra Terra per annunciare al vostro Popolo nella vostra lingua la buona novella della salvezza. S’aprì allora nuovamente il cenacolo di Gerusalemme ed a meravigliarsi non furono più soltanto i popoli della Mesopotamia o della Giudea, dell’Egitto o dell’Asia, della Grecia o di Roma, ma i popoli slavi e gli altri popoli che abitavano questa parte dell’Europa. Anch’essi udirono gli apostoli di Gesù Cristo parlare la loro lingua e raccontare nel gergo a loro familiare "le grandi opere di Dio" (cf. Omelia presso la Cattedrale di Gniezno, 3 giugno 1979. Insegnamenti di Giovanni Paolo II, 1979 p. 1400).

3. Il cristianesimo è stato portato a voi da missionari provenienti da centri vicini: da Salisburgo, da Aquileia e dalla Pannonia. Sono stati Vescovi quali san Vigilio, san Modesto, san Paolino, e i discepoli dei santi Cirillo e Metodio a recarvi la fede cristiana.

I primi documenti scritti nella vostra lingua, risalenti a mille anni fa, racchiudono preghiere e testi catechetici e liturgici. Risalgono poi all’epoca della Riforma e del Rinnovamento cattolico le prime versioni della Bibbia in lingua slovena.

Il vostro Popolo, riconoscente per il dono della fede, ha offerto, per parte sua, alla Chiesa universale numerosi missionari. Tra essi, il vescovo Friderick Baraga, missionario presso gli Indiani d’America, e Padre Ignazio Knoblehar, in Africa. Seguendo il loro esempio, altri sono andati in tutto il mondo. Desidero qui ricordare, in particolare, suor Ksaverija Pirc e il medico Janez Jane. La loro testimonianza costituisce una manifestazione eloquente della vitalità spirituale e della fecondità delle vostre diocesi.

Il Vangelo, tuttavia, finché la Chiesa è pellegrina quaggiù, non viene mai annunziato una volta per sempre. In ogni epoca esso richiede nuovi annunciatori e testimoni. Non basta richiamarsi all’eredità del passato, poiché ogni generazione deve ripetere la propria scelta cristiana. Di fronte al rischio della separazione tra fede e cultura, tra fede e vita, si presenta a voi oggi l’esaltante compito di accogliere nuovamente e portare agli altri l’annunzio del Vangelo. La crescita di associazioni e movimenti d’apostolato, le molteplici forme di carità e di aiuto ai bisognosi, la cooperazione dei laici nella vita della Chiesa, particolarmente nella catechesi, sono frutti preziosi della nuova evangelizzazione. Ma, più ancora, è necessario, carissimi Fratelli e Sorelle, l’esempio della vostra vita cristiana: il Vangelo, diventato vostra vita, brillerà come luce del mondo.

4. Nel corso della storia la vostra comunità cristiana ha conosciuto gravi prove, e recentemente gli orrori di due guerre mondiali. Come dimenticare poi la violenta rivoluzione comunista? Alla sofferenza causata dalla occupazione straniera si è aggiunto il flagello della guerra civile, in cui il fratello ha alzato la mano contro il fratello.

Il servo di Dio Lojze Grozde è solo una delle innumerevoli vittime innocenti, che levano in alto la palma del loro martirio quale incancellabile ricordo ed ammonimento. Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici hanno subito, durante e dopo la guerra, prigionia, torture, deportazioni e morte violenta. Essi ora implorano da Dio la riconciliazione, la pace e la concordia per tutte le componenti della Nazione.

5. Era necessario questo sguardo al passato per poter progettare con realismo l’avvenire. Carissimi Fratelli e Sorelle, alle soglie ormai del terzo Millennio cristiano, anche alla Chiesa, che è in questa vostra Terra, si pone con urgenza il compito di un ritorno alle sorgenti in vista della nuova evangelizzazione. Sono venuto tra voi per confermarvi in questo impegno di conversione al Vangelo e di autentico rinnovamento spirituale.

Sono qui, oggi, tra il Popolo sloveno, a Ljubljana, "la Bianca Ljubljana", come pellegrino e messaggero del Vangelo. "Padre, confermaci nella fede" è il motto che avete scelto per questa visita. E questo desidero compiere: confermarvi nella fede dei vostri padri e incoraggiarvi nell’adesione al Vangelo nel cammino verso il terzo Millennio.

Vi esprimo la mia gioia di trovarmi in una Slovenia indipendente, all’alba di un nuovo e promettente periodo della sua storia. Con affetto tutti vi saluto. Saluto, in particolare, il pastore di questa diocesi, Mons. Alojzij uÃtar, e lo ringrazio per le parole che ha voluto rivolgermi all’inizio della celebrazione. Saluto i Cardinali, gli altri Presuli presenti, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, come pure i laici attivamente impegnati nelle varie associazioni e movimenti d’apostolato. Saluto i giovani, gli ammalati e quanti sono venuti da lontano per unirsi a questa nostra solenne celebrazione. Saluto le Autorità qui convenute, in primo luogo il Presidente della Repubblica, il Presidente e i membri del Governo e poi quanti hanno cooperato alla preparazione di questo incontro liturgico. A tutti il mio più cordiale ringraziamento.

6. "Conferma i tuoi fratelli" (Lc 22, 32). Così ha ordinato Gesù a Pietro e ai suoi Successori. In adempimento di questo specifico compito del ministero petrino, desidero confermarvi nella verità del Vangelo. "In verità, in verità vi dico...": così Gesù annunzia il Vangelo. La sua parola è verità (cf. Gv 17, 17). Con l’apostolo Paolo vi ripeto: "Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta" (1 Tm 1, 15). Il Vangelo che la Chiesa vi annunzia "non è modellato sull’uomo" (Gal 1, 11), ma è "il Vangelo di Dio" (Rm 1, 1), "potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede" (Rm 1, 16).

Il Signore ha promesso che edificherà la sua Chiesa su Pietro, ossia sulla "roccia", che trae la sua solidità da Gesù Cristo, poiché "Nessuno può porre un fondamento diverso" (1 Cor 3, 11). È Lui la pietra angolare, che i costruttori hanno scartato (cf. Mt 21, 42). Il nostro secolo ha fatto l’esperienza di che cosa significhi costruire sulla sabbia delle ideologie che disprezzano Dio. E non è forse il nostro secolo, proprio per questa ragione, bagnato dal sangue degli innocenti e dei martiri? Coloro che costruiscono il mondo senza Dio, lo possono edificare unicamente contro l’uomo, contro la sua vera realizzazione e felicità (cf. Reconciliatio et paenitentia, 18).

7. Nel Salmo responsoriale abbiamo proclamato: "Applaudite, popoli tutti, acclamate Dio con voci di gioia". E nel ritornello abbiamo ripetuto: "Ti lodino, o Dio, tutti i popoli della terra" (Sal 47(46), 2).

Popolo cristiano di Slovenia, canta con gioia a Dio! La visita del Vescovo di Roma, successore di Pietro, ti ricordi il tuo posto nella grande comunità della Chiesa universale.

Con l’apostolo Pietro anch’io vi dico: "Credo giusto... di tenervi desti con le mie esortazioni... E procurerò che anche dopo la mia partenza voi abbiate a ricordarvi di queste cose" (2 Pt 1, 13.15). Non dimenticate le grandi opere di Dio, che ha manifestato la sua gloria nel vostro Popolo attraverso la testimonianza di cristiani generosi, vere icone della sua presenza che tutto trasfigura e santifica.

Con l’apostolo Pietro aggiungo: "Fratelli cercate di render sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione" (2 Pt 1, 10). La visita del Papa deve servire proprio a questo. Certamente tanta sollecitudine e tanto lavoro avete messo nel prepararla. Che questo lavoro porti ora i suoi frutti!

Traduzione italiana delle parole pronunciate in lingua serba:

Sono lieto di poter salutare, inoltre, i rappresentanti della Chiesa Ortodossa Serba, che ringrazio vivamente per la presenza fraterna a questa Celebrazione Eucaristica. Auguro loro ed a tutti i fedeli di quella Chiesa la pace del Signore risorto.

Traduzione italiana delle parole pronunciate in lingua tedesca:

Il mio cordiale saluto va ai fedeli di lingua tedesca, che sono venuti a questa celebrazione eucaristica a Ljubljana. Insieme dobbiamo renderci conto che il Vangelo ha bisogno in ogni tempo di nuovi annunciatori e testimoni. Non basta rifarsi all’eredità del passato: ogni generazione deve fare la propria scelta per il cristianesimo. La nuova evangelizzazione dei popoli in Europa è un compito che ci impegna tutti; a tal fine un presupposto essenziale è l’esempio della vostra vita cristiana, che deve risplendere nel mondo. Con questa testimonianza dovete anche voi avvicinarvi al grande Giubileo del 2000, rafforzati da Colui che è la nostra speranza: Cristo Signore.

Traduzione italiana delle parole pronunciate in lingua slovena:

8. Ripeto oggi quanto ebbi a dire all’inizio del mio ministero sulla Cattedra di Pietro: "Non abbiate paura!". Non abbiate paura di Cristo; abbiate fede in lui e nel suo amore. Spalancate le porte al Redentore! Non abbiate paura della Chiesa, poiché essa desidera che ogni persona s’incontri con Cristo e in Lui trovi la salvezza.

Cristo, nostra speranza, è risorto!

Carissimi Fratelli e Sorelle, la speranza pasquale vi accompagni in questo e negli anni a venire e vi conduca verso il Grande Giubileo del Duemila. Varcate anche voi, insieme con me e con i vostri Vescovi e sacerdoti, insieme con tutta la Chiesa, la soglia della speranza!

La nostra speranza è Cristo. Cristo risorto dai morti! Amen!

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

     

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