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  VISITA PASTORALE IN SLOVENIA

SANTA MESSA PER I FEDELI DELLA DIOCESI DI MARIBOR

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Spianata dell’aeroporto di Maribor - Domenica, 19 maggio 1996

 

1. "Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo" (Gv 17, 1).

Così pregò Gesù nel Cenacolo, il giorno precedente la sua passione e morte in Croce, mentre andava incontro non alla gloria, ma all’ignominia. Egli, però, sapeva che l’infamia della Croce era la via verso la vera gloria.

Le parole della "preghiera sacerdotale", da Lui pronunciate nel Cenacolo, manifestano questa consapevolezza. Esse contengono una mirabile teologia della gloria di Dio: di quella gloria che il Padre riceve dal Figlio incarnato; di quella gloria che riempie l’universo e che la Chiesa esprime ogni giorno con la ben nota dossologia: "Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, come era in principio e ora e sempre nei secoli dei secoli".

L’odierna Liturgia della Parola presenta un ricco commento a questa tradizionale invocazione cristiana.

2. "Gloria... com’era in principio... ". A tale principio assoluto si riferisce Gesù nella "preghiera sacerdotale", quando dice: "Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse" (Gv 17, 5). Il Padre rende gloria al Figlio, e il Figlio glorifica il Padre "nello Spirito della gloria" (cf. Gv 7, 39; 2 Cor 3, 8). La gloria appartiene, perciò, all’intimo mistero della vita trinitaria. Essa è il riflesso dell’infinita perfezione di Dio, della sua infinita santità, come la stessa Liturgia mette in evidenza attraverso le parole del Gloria e del Sanctus.

La gloria di Dio manifesta la verità dell’Essere divino, che è per natura l’eterna pienezza della Verità. L’uomo è chiamato a partecipare alla vita divina, che abbraccia l’eternità: "Questa è la vita eterna - dice Gesù -, che conoscano te, l’unico vero Dio, e Colui che hai mandato, Gesù Cristo" (Gv 17, 3).

"Sia, dunque, lodato Gesù Cristo", che ci offre la possibilità di partecipare alla stessa gloria di Dio: "Gloria Dei vivens homo", "l’uomo che vive è gloria di Dio" - afferma sant’Ireneo - il quale aggiunge immediatamente: "vita autem hominis visio Dei", "la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio" (Adv. Haer., IV, 20,7: SCh 1002, 648-649).

3. Carissimi Fratelli e Sorelle! L’uomo è chiamato alla santità, ad essere artefice di un’umanità rinnovata dalla gloria divina. Ed il credente, mediante il Battesimo, viene costituito testimone di quella speranza soprannaturale che sostiene il pellegrinaggio dell’uomo sulla terra, spesso segnato da prove e sofferenze. Nel Concilio Vaticano Secondo la Chiesa ha ribadito che "tutti i fedeli, di qualsiasi stato o grado, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità" (Lumen gentium, 40). Con la propria vita santa i cristiani sono invitati a diventare luce per gli altri sui sentieri del mondo.

La nostra epoca appare più un tempo di sorprendenti scoperte scientifiche e tecnologiche, che non un’epoca di santi. Ma se l’uomo non realizza spiritualmente se stesso mediante l’interiore conformazione a Cristo, tutte le sue conquiste rimangono in definitiva insignificanti e potrebbero diventare perfino pericolose. Proprio perché oggi si cerca la piena realizzazione personale, vi è maggior bisogno di santi. Il nostro tempo reclama persone mature che, avendo compreso il valore della santità, cercano di realizzarla nell’esistenza quotidiana.

A ben guardare, la società attuale manifesta un profondo bisogno di santi, di persone cioè che, per il loro più stretto contatto con Dio, possono in qualche modo farne percepire la presenza e mediarne le risposte. Non mancano, purtroppo, giovani e adulti che, mal interpretando questo bisogno, s’abbandonano al fascino dell’occulto o cercano negli astri del firmamento i segni del proprio destino. Superstizione e magia attraggono non poche persone in cerca di risposte immediate e semplici ai problemi complessi dell’esistenza.

È un rischio da cui occorre guardarsi. I santi, per queste anime in ricerca, costituiscono un punto di riferimento accessibile e sicuro. Essi sanno indicare, con la forza trascinatrice dell’esempio, la strada da seguire per progredire nella direzione giusta.

Non parlo solo dei Santi canonizzati. Penso anche a discepoli di Cristo come il venerabile Servo di Dio Anton Martin Slomšek, del quale ho avuto la gioia di riconoscere le virtù eroiche, aprendo così la strada alla Beatificazione che s’annuncia ormai prossima. Penso inoltre a Friderik Baraga, Janez Gnidovec, Vendelin Vosnjak, Lojze Grozde, per non nominarne che alcuni, persone cioè al cui contatto la gente percepiva con immediatezza la vicinanza di Dio.

Come è avvenuto in passato, la santità deve incarnarsi in modo vivo e gioioso anche oggi: molte madri e molti padri sloveni hanno guadagnato una menzione particolare nella storia nazionale offrendo un significativo modello di coerenza cristiana. La santità è la vera forza capace di trasformare il mondo.

4. In Slovenia, come in ogni altra parte del mondo, è in corso un duro scontro tra "la cultura della morte" e "la cultura della vita". È questo un terreno delicato e difficile, nel quale i cristiani sono chiamati a far sentire la loro presenza con l’efficacia incisiva di una fede viva ed operosa.

È necessario che la vita dei cristiani offra sempre più una testimonianza credibile di Cristo e del suo Vangelo: e questo nelle associazioni e nei movimenti di apostolato, nelle parrocchie e in ogni contesto sociale. Cercate la santità nell’esistenza quotidiana. Anche a questo proposito vi è di esempio l’intuizione del Venerabile Anton Martin Slomšek, egli lavorò instancabilmente perché i fedeli, operando uniti in diverse confraternite ed associazioni, potessero servire attivamente la causa del Vangelo.

Una fonte permanente e inesauribile di santità, che può aiutare a superare l’indifferentismo religioso, si trova nella partecipazione alla Liturgia e nella celebrazione dei Sacramenti, nei quali Dio agisce con la potenza della sua grazia.

L’Eucaristia sia sempre "il vertice e la fonte" del vostro impegno nel quotidiano. Rispettate la frequenza domenicale alla santa Messa: è questa davvero una sacra eredità che vi hanno lasciato i vostri padri nella fede.

Nel sacramento della Penitenza l’uomo è raggiunto in modo visibile dalla misericordia di Dio: accostatevi frequentemente a questo Sacramento del perdono e della riconciliazione.

Voi, giovani che avete ricevuto il sacramento della Cresima o che vi state preparando a riceverlo, lasciatevi affascinare da Cristo ed accogliete la grazia dello Spirito Santo, che, proprio attraverso di voi, vuole dare nuovo slancio vitale alla Chiesa locale.

Quando poi deciderete di formarvi una famiglia, fondatela sulla salda roccia del sacramento del Matrimonio, affinché il vostro reciproco donarvi per tutta la vita sia da Dio benedetto e diventi nuova fonte di vita e di grazia. E voi coniugi, che da tempo vivete questa fondamentale esperienza di comunione nell’amore, ravvivate la grazia del sacramento, attingendo a tale fonte l’aiuto spirituale necessario per realizzare appieno il disegno di Dio su di voi e sulla vostra famiglia.

5. Carissimi Fratelli e Sorelle! Con grande gioia mi trovo oggi tra voi per presiedere questa solenne Liturgia. Saluto con affetto il Pastore della vostra Diocesi, Mons. Franc Kramberger, il suo Ausiliare, Mons. Joef Smej, come pure l’Ausiliare emerito, Mons. Vekoslav Grmič. Auguro loro di seguire fedelmente le orme di quel grande Vescovo che fu il Venerabile Slomšek, che ottenne il trasferimento della sede della Diocesi da St. Andras, nella Carinzia, proprio qui a Maribor.

Saluto i Pastori delle Diocesi confinanti e i Vescovi che, con la loro presenza, testimoniano l’unità e la comunione tra le varie Chiese locali.

Saluto in modo particolare il Cardinale Segretario di Stato, il Cardinale di Cracovia, il Cardinale di Zagabria, i Vescovi della vicina Croazia qui presenti. Porgo un cordiale benvenuto anche ai Vescovi dell’Austria, dell’Ungheria e della Jugoslavia. Un saluto particolare anche all’Arcivescovo Mons. Ambroiè

Il mio cordiale pensiero va, poi, al clero, ai religiosi, alle religiose e a tutti i fedeli qui convenuti dalle varie parti del Paese e dalle Nazioni vicine. Saluto, inoltre, le Autorità civili, i rappresentanti della Città e dell’Università, e quanti hanno generosamente collaborato alla realizzazione di questa visita.

Desidero, altresì, rivolgere uno speciale pensiero a quanti appartengono alle minoranze etniche, ai rappresentanti di altre nazioni, ai profughi ed a coloro che, per diversi motivi, sono costretti a vivere in condizioni disagiate. A voi, carissimi, va il mio cordiale incoraggiamento a non perdere la fiducia in Dio e a continuare instancabilmente nell’impegno della costruzione di un futuro più umano per tutti.

Grazie, infine, a ciascuno di voi per l’attiva partecipazione a questa solenne Eucaristia. Il venerabile Servo di Dio Anton Martin Slomšek aiuti ciascuno di voi a mettere in pratica nella propria vita la volontà del Signore.

6. Nella preghiera del Cenacolo Gesù dice al Padre: "Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare... Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo... ed essi hanno osservato la tua parola... Le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato" (Gv 17, 4.6.8).

Gesù pronunciò queste parole il giorno prima della sua passione. Per noi, che le ricordiamo dopo aver celebrato da alcuni giorni la sua Ascensione al cielo, esse acquistano un’attualità ancora maggiore, manifestando il loro permanente carattere di preghiera d’intercessione per la Chiesa, fondata sugli Apostoli: "Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi... Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te" (Gv 17, 9-11).

Cristo prega per la Chiesa di tutte le epoche e di tutto il mondo. Egli prega anche per la Chiesa che è qui nella vostra amata Patria. La prima Lettura, tratta dal Libro degli Atti, ci riporta di nuovo al cenacolo dove, dopo l’Ascensione di Gesù al cielo, gli Apostoli rimangono, insieme con Maria, in orante attesa della venuta dello Spirito Santo. Oggi questo cenacolo si rinnova qui, in Slovenia. Anche noi siamo chiamati a perseverare con Maria nella preghiera.

Dopo le tristi e difficili esperienze del passato, ricordiamo in questa Celebrazione tutti coloro che hanno partecipato alle sofferenze di Cristo e sono stati "insultati per il nome di Cristo" (1 Pt 4, 14).

Allo stesso tempo ripetiamo col Salmista: "Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? ... Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita" (Sal 26, 1.4).

Tutti i giorni della vita e per l’eternità. Amen!

Al termine della Santa Messa, prima di guidare la recita del "Regina Caeli", il Papa ha salutato i presenti con le seguenti parole:

Alla fine vorrei ringraziare insieme a voi la divina Provvidenza per il bel tempo di questi giorni. Dio è con noi. Devo confidarvi che ho spesso sentito delle parole di lode della Slovenia. In questi giorni invece ho potuto sentire personalmente l’affetto di questo popolo, la sua profonda fede, la sua incrollabile fedeltà alla Chiesa. Ho potuto ammirare anche la bellezza del vostro paese, le sue montagne, le sue colline, i prati verdi. Dio benedica questo paese. Abbiamo celebrato delle liturgie meravigliose, accompagnate dal canto armonico di molti cori, da molti chierichetti, da molti religiosi e molti sacerdoti. Ringrazio tutti di cuore. Dio benedica la cara Slovenia.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

 

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