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DIVINA LITURGIA IN RITO BIZANTINO-RUTENO IN OCCASIONE
DEL 350° ANNIVERSARIO DELL'UNIONE DI UZHOROD

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 27 ottobre 1996

 

Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!” (Sal 132, 1).

1. Carissimi Fratelli e Sorelle in Cristo!

È veramente buono e soave per tutti noi celebrare oggi questa Divina Liturgia presso la Tomba dell’apostolo Pietro, in ricordo dei 350 anni trascorsi dall’Unione di Uzhorod. Lodiamo e ringraziamo insieme il Signore per quell’importante evento, che portò al ristabilimento della piena comunione della Chiesa di rito bizantino-ruteno con la Sede Apostolica di Roma. Allo stesso tempo, vogliamo invocare ancora una volta lo Spirito Santo, perché con la sua luce e la sua forza illumini e sostenga il cammino di tutti i cristiani verso la piena unità per la quale pregò Gesù nel Cenacolo (cf. Gv 17, 20-21).

Il vincolo di amore fraterno, che ha “come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù” (cf. Ef 2, 20), viene pienamente e perfettamente espresso nella nostra odierna partecipazione all’unica Eucaristia, che è “banchetto di comunione fraterna e pregustazione del convito del cielo” (Gaudium et Spes, 38). Ci rallegriamo di essere “concordi” (At 1, 14) in forza dell’effusione dello Spirito Santo, che nell’Eucaristia, mediante la grazia divina, approfondisce la comunione tra noi e con la Santissima Trinità (cf. Unitatis Redintegratio, 15).

Quindi il Santo Padre ha proseguito la sua omelia in lingua inglese. Ne diamo qui di seguito la nostra traduzione italiana:

2. È con immensa gioia che vi do il benvenuto, Vescovi, sacerdoti, religiose e religiosi, fedeli laici della Chiesa cattolica bizantina-rutena. Siete gli eredi dell’opera evangelizzatrice dei santi Cirillo e Metodio, gli Apostoli degli Slavi e allo stesso tempo siete anche gli eredi dell’atto di unione ecclesiastica celebrato trecentocinquanta anni fa nella cappella del Castello di Uzhorod, nell’Ucraina transcarpatica, che allora apparteneva al Regno d’Ungheria. Fu un atto di fede e fiducia profonde. Fu un inizio pieno di promesse. Fu un gesto di coraggio spirituale che portò, dietro l’impulso dello Spirito Divino, a nuove alte testimonianze di fedeltà a Cristo e a nuovi sforzi nell’edificazione del suo Corpo, che è la Chiesa (cf. Col 1, 24).

Rendo dunque grazie a Dio che ci offre la grazia di questo incontro e di questa celebrazione presso la tomba dell’umile e glorioso Apostolo Pietro, Principe degli Apostoli e primo servo dell’unità di tutti i Cristiani (cf. Giovanni Paolo II, Ut unum sint, 94). Siete giunti in pellegrinaggio da diversi Paesi e da vari continenti per testimoniare la vostra gratitudine a Cristo, il “Pastore Supremo” (1 Pt 5, 4), per il dono di piena comunione fra la vostra Chiesa e la Chiesa cattolica: “Guardate che cosa buona e piacevole è che i fratelli dimorino insieme!”.

3. Il 24 aprile 1646, sessantatré sacerdoti dell’Eparchia di Mukacevo, riuniti nel Castello di Uzhorod, fecero professione di fede e vennero accolti in piena comunione con la Chiesa cattolica da Giorgio Jakusic, Vescovo di Eger. Questo passo compiuto dai vostri antenati era stato preparato da lungo tempo ed era parte di quel processo di riunificazione fra le Chiese proposto dal Concilio di Firenze (1439) che trovò un’espressione particolarmente significativa nell’Unione di Brest (1595), per mezzo della quale i Vescovi della Sede Metropolitana di Kiev avevano ristabilito la comunione con la Sede di Roma. Il clero ruteno di Uzhorod era spinto da numerosi motivi, alcuni dei quali legati ai diritti civili e alla libertà di pensiero. Tuttavia ciò che molti sacerdoti speravano dall’unione con Roma, era la confermazione nella fede e nella dottrina in un periodo di rivalità e di conflitti confessionali. Come condizione indispensabile essi insistevano giustamente sul rispetto per il proprio rito bizantino e sulla sua pratica sotto la guida di un proprio Vescovo.

Voi avete pagato questa unione a caro prezzo. Infatti, non avete mai smesso di sperimentare la Croce. Tuttavia, come fu per San Paolo le cui parole abbiamo appena ascoltato, questo è il vostro vanto: “quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo” (Gal 6, 14). Dal modo in cui i fedeli ruteni sono rimasti saldi di fronte ai successivi conflitti e afflizioni, è chiaro che la luce di Cristo ha brillato ancora più luminosa sul vostro popolo, sulle vostre famiglie e sulle vostre comunità nell’Europa Orientale e nel Nuovo Mondo. Sono profondamente commosso nel pensare che siete qui oggi con il Vescovo di Roma, in comunione di spirito con i vostri martiri per rendere grazie per le nuove opportunità che vi vengono offerte. La vostra Chiesa esulta oggi mentre preparate una nuova fase del vostro cammino di fede. Anche per voi l’approssimarsi del Giubileo dell’anno 2000 deve indicare l’alba di una nuova era di evangelizzazione e di crescita.

4. Cari Fratelli e care Sorelle, la vostra identità spirituale è intimamente connessa con la ricerca dell’unità di tutti i cristiani. La vostra speciale vocazione consiste nell’operare mediante l’amore per il compimento delle ardenti preghiere che il Signore Gesù Cristo stesso elevò alla vigilia della sua Pasqua di sofferenza e di gloria: “perché tutti siamo una cosa sola; come tu, Padre, sei in me e io in te... perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21). Fate questo soprattutto nei vostri rapporti con i fratelli orientali, “in primo luogo con la preghiera, l’esempio della vita, la scrupolosa fedeltà alle antiche tradizioni orientali, la mutua e più profonda conoscenza, la collaborazione e la fraterna stima delle cose e degli animi” (Orientalium ecclesiarum, 24). In questa ricerca, la vostra guida e il vostro conforto sarà il Santissimo Theotokos che venerate con tenera devozione nella liturgia e che onorate quest’anno in modo particolare nel Santuario di Mariapocs, in Ungheria, in occasione del terzo centenario delle lacrime miracolose dell’icona ivi conservata.

Come indicato chiaramente dal brano del Vangelo che abbiamo letto oggi, agli occhi di Dio il povero e umile Lazzaro deve ricevere conforto mentre l’uomo ricco secondo i modelli del mondo deve rimanere in mezzo ai tormenti (cf. Lc 16, 19-24). Che voi, che avete molto sofferto per la fede possiate confidare totalmente nella Divina Provvidenza che ha sempre guidato i vostri passi e non vi abbandonerà mentre affronterete le grandi sfide che avete di fronte. Pace e misericordia su tutti voi (cf. Gal 6, 16). Amen.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

 

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