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PROCLAMAZIONE SOLENNE DI TRE NUOVI BEATI : OTTO NEURURER, JAKOB GAPP E
CATHERINE JARRIGE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Solennità di Cristo Re - Domenica, 24
novembre 1996
1. Oggi, ultima domenica dell’Anno Liturgico, la Chiesa celebra la solennità
di Cristo Re e fissa lo sguardo sulla figura del Buon Pastore. Cristo, Buon
Pastore, conduce il suo gregge, lo custodisce dagli assalti del nemico, procura
il nutrimento per le pecore (cf. Ez 34, 11ss.) e, soprattutto, cerca di
condurle nella casa del Padre, in quel regno, cioè, che il Padre gli ha
affidato, perché ne renda partecipi gli uomini.
Cristo, Buon Pastore, è colui che “offre la vita per le pecore” (Gv
10, 11). Cristo crocifisso e risorto: come crocifisso dà la sua vita, come
risorto dona la vita.
L’apostolo Paolo scrive: “Se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un
uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così
tutti riceveranno la vita in Cristo” (1Cor 15, 21-22). E aggiunge: “Poi
sarà la fine, quando egli consegnerà il Regno a Dio Padre . . . Bisogna,
infatti, che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi
piedi. L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte” (1 Cor 15,
24-26).
Così, dunque, Cristo riceve il Regno e, allo stesso tempo, Gli viene dato il
compito di offrirlo a noi: Regno di grazia e di verità, regno di giustizia, di
amore, di pace.
2. In questo Regno il Figlio esercita il potere. Non soltanto il potere del
pastore, ma anche quello del giudice, come indica l’odierno Vangelo. Cristo è Re
poiché a lui appartiene il giudizio sulle nazioni, il giudizio su ogni uomo.
San Matteo ha delineato in modo impressionante lo svolgimento di questo
giudizio. Il giudice dice: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità
il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto
fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero
forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete
visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25, 34-36). I giusti
domanderanno: quando mai abbiamo fatto tutto questo? Ed Egli risponderà: “In
verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei
fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).
Cristo è Re d’amore e perciò il giudizio finale sull’uomo e sul mondo sarà un
giudizio sull’amore. Dall’aver amato o dal non aver amato dipenderà la
nostra collocazione dall’una o dall’altra parte. Il Regno offertoci da
Cristo è, allo stesso tempo, un compito dato a ciascuno di noi. Sta a noi
attuarlo mediante quegli atti d’amore descritti con grande realismo dal Vangelo.
3. Oggi la Chiesa ci pone dinanzi come modelli due uomini ed una donna che,
proprio mediante le opere di una generosa dedizione a Dio e ai fratelli, hanno
realizzato, ognuno nel proprio ambito, il Regno di Dio e ne sono diventati
eredi. Nell’ora del giudizio, essi si sono sentiti dire: “Venite, benedetti del
Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione
del mondo” (Mt 25, 34). Con l’odierno rito di beatificazione vogliamo
confessare il mistero del Regno di Dio ed onorare Cristo Re, Pastore pieno
d’amore per il suo gregge.
Pubblichiamo una nostra traduzione in italiano delle parole pronunciate in
tedesco e in francese dal Papa durante l’omelia della Santa Messa di
Beatificazione:
4. Gesù, che è venuto per testimoniare la verità, non è solo l’oggetto di una
disquisizione filosofica, ma la verità vivente del Dio che si rivela. Si tratta
della verità che porta la salvezza e trasforma la vita. Per questa verità il
Signore ha recato la propria testimonianza. E per questa verità che sta a
fondamento del suo Regno è morto.
I due martiri del Tirolo, il presbitero e parroco Otto Neururer e il
sacerdote dell’Ordine dei Marianisti Jakob Gapp stanno, per così dire, con la
loro testimonianza di vita accanto a quel Cristo incatenato, che era stato
consegnato al potere di Pilato.
Padre Jakob Gapp recò la propria testimonianza con la forza della Parola
coraggiosa e della profonda convinzione come fra l’ideologia pagana del
nazionalsocialismo e il cristianesimo non si potesse giungere ad alcun
compromesso. In questa contrapposizione vide, a ragione, una lotta apocalittica.
Sapeva da che parte stare e per questo venne condannato a morte.
5. Il semplice parroco Otto Neururer recò la propria testimonianza della
verità di Cristo, difendendo nelle circostanze più difficili e più pericolose la
santità del matrimonio cristiano e venendo per questo imprigionato dalla Gestapo.
Nel campo di concentramento fu il suo senso del dovere sacerdotale a spingerlo a
impartire lezioni di fede, nonostante il severo divieto della direzione del
campo.
Per punizione fu appeso a testa in giù fino a quando morì. Entrambi i
sacerdoti hanno difeso la verità, hanno recato la loro testimonianza, lasciati a
se stessi, abbandonati, derisi, inermi, ma fedeli fino alla morte. Oggi, in
occasione della beatificazione, un raggio dell’eterno Regno di Dio si proietta
su questi due testimoni martiri.
Appartengono alla schiera di coloro che siedono con Lui sul trono, poiché,
come afferma l’Apocalisse “non avevano adorato la bestia e la sua statua” (Ap
20, 4).
I due Martiri Otto Neururer e Jakob Gapp offrono a tutti noi, in un periodo
che vorrebbe relegare il cristianesimo alle scelte personali e relativizzare
tutti gli obblighi, la testimonianza di una lealtà alla verità di Cristo che non
accetta compromessi, laddove essa sempre risplende. In tal modo essi possono
essere nostri intercessori celesti in quanto Patroni del coraggio nell’annuncio
e della santità del matrimonio e del servizio sacerdotale.
6. “Il Signore è il mio Pastore: non manco di nulla” (Sal 22, 1). Animata da
questa certezza, Catherine Jarrige donò tutta la sua vita al servizio di Dio e
del prossimo. Quando percorreva di notte le vallate del Cantal, quando
attraversava la “valle oscura” (Sal 22, 4) per soccorrere i sacerdoti
perseguitati, quando passava per le case a mendicare per i poveri nei quali
aveva riconosciuto il volto di Cristo sofferente, ella continuava a portare nel
suo cuore la presenza del Signore, suo baluardo e suo scudo (cf. Sal 84,
12). Terziaria domenicana, figlia spirituale di santa Caterina da Siena ella
predicava Cristo e il Vangelo mediante le sue azioni. Il suo messaggio è un
messaggio di gioia, di amore e di speranza.
Messaggio di gioia: Cristo, Re dell’universo, può impossessarsi completamente
di un’anima per farne un’immagine vivente della sua carità. Come ha fatto per
Catherine, Egli non cessa di attirarci a lui. Messaggio d’amore: di fronte ai
suoi persecutori, Catinon-Menette trovava la pronta risposta, quella punta
d’umorismo che disarmava l’avversario che dentro di sé continuava ad amare.
Messaggio di speranza: la pecora smarrita (cf. Ez 34, 16) viene
trasportata sulle spalle dal Pastore e da quanti l’accompagnano. Catherine è
vissuta accanto a numerose povertà materiali e spirituali e le ha soccorse.
Tutto ciò che ha fatto a un fratello più piccolo, l’ha fatto a Cristo (cf. Mt
25, 40).E Cristo stesso l’ha accolta presso di Lui facendola partecipe della sua
Resurrezione beata.
7. “Venite, benedetti del Padre mio” (Mt 25, 34): questo dolce invito
hanno udito i tre Beati che oggi ho avuto la gioia di elevare agli onori degli
altari. La Chiesa li propone alla venerazione di tutti i battezzati.
Carissimi Fratelli e Sorelle, imitiamo la loro fede, imitiamo la loro carità,
perché la nostra speranza si rivesta di immortalità. Non lasciamoci distrarre da
altri interessi terreni e passeggeri. I beati Otto Neururer, Jakob Gapp e
Catherine Jarrige ci indicano la strada: seguiamone le orme!
Ci guidi nel cammino verso il Regno dei Cieli, Maria, Regina di tutti i
Santi, così che anche a noi sia dato, un giorno, di ascoltare le parole di
Cristo: “Venite, benedetti del Padre mio”. Amen.
© Copyright 1996 - Libreria
Editrice Vaticana
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