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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA
DI NOSTRA SIGNORA DI VALME, A VILLA BONELLI
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 15 dicembre 1996
1. "Gaudete in Domino semper. Iterum dico: Gaudete! ( . . .) Dominus prope”.
“Rallegratevi sempre nel Signore; ve lo ripeto ancora, rallegratevi... Il
Signore è vicino” (Fil 4, 4-5).
Da queste parole, tolte dalla Lettera di san Paolo ai Filippesi, l’odierna
domenica prende il nome liturgico “Gaudete”. Oggi, la liturgia ci esorta ad
essere lieti perché si avvicina il Natale del Signore: da esso ci separano
infatti soltanto dieci giorni.
L’Apostolo, nella Lettera ai Tessalonicesi, così esorta: “State sempre lieti,
pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie. Il Dio della pace vi
santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e
corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo”
(1 Ts 5, 16-18.23).
È dunque una tipica esortazione d’Avvento. L’Avvento è il tempo liturgico
che ci prepara al Natale del Signore, ma è anche il tempo dell’attesa del
ritorno definitivo di Cristo per il giudizio finale e san Paolo si
riferisce, in primo luogo, a questa seconda venuta. Il fatto stesso che la
conclusione dell’anno liturgico combaci con l’inizio dell’Avvento suggerisce che
“l’inizio del tempo della salvezza” è in qualche modo legato alla “fine dei
tempi”. Sempre vale questa esortazione propria dell’Avvento: “Il Signore è
vicino!”.
2. Nella liturgia odierna sembra prevalere la prospettiva della venuta di Cristo
nel Natale, ormai vicino. L’eco della gioia per la nascita del Messia risuona
nel Magnificat, cantico che sgorga in Maria durante la sua visita
all’anziana sposa di Zaccaria. Elisabetta saluta Maria con le parole: “A che
debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo
saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo.
E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc
1, 43-45). Avanzata in età, e ormai fuori dalla prospettiva di una possibile
maternità, Elisabetta si era resa conto che la grazia straordinaria a Lei
concessa era strettamente unita al piano divino di salvezza. Il figlio che
doveva nascere da lei, era stato previsto da Dio come il Precursore chiamato a
preparare la strada a Cristo (cf. Lc 1, 76). E Maria risponde con le parole del
Magnificat, riprese oggi nel Salmo Responsoriale: “L’anima mia magnifica
il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato
l’umiltà della sua serva (. . .) Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo
è il suo nome (. . .)” (Lc 1, 46-49).
3. Giovanni Battista è una delle significative figure bibliche che incontriamo
in questo tempo forte dell’Anno Liturgico. Nel quarto Vangelo leggiamo: “Venne
un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone
perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render
testimonianza alla luce” (Gv 1, 6-8). Alla domanda “Chi sei tu?”, Giovanni
Battista risponde: “Io non sono il Cristo”, né Elia, né un altro dei profeti
(cf. Gv 1, 19-20). E dinanzi all’insistenza degli inviati da Gerusalemme
dichiara: “Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del
Signore” (Gv 1, 23).
Mediante questa citazione di Isaia, egli, in un certo senso, rivela la propria
identità, precisando con chiarezza il suo peculiare ruolo nella storia della
salvezza. E quando i rappresentanti del Sinedrio gli domandano perché battezzi,
pur non essendo né il Messia, né Elia o un altro dei Profeti, egli risponde: “Io
battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che
viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del
sandalo” (Gv 1, 26-27).
La testimonianza di Giovanni Battista riecheggia nel versetto dell’Avvento: “Il
Signore è vicino!”. Le differenti prospettive della notte di Betlemme e del
battesimo al Giordano s’incontrano nella medesima verità: occorre scuotersi dal
torpore e preparare la via al Signore che viene.
4. Carissimi Fratelli e Sorelle della Parrocchia di Nostra Signora di Valme!
Sono lieto di celebrare l’Eucaristia insieme con voi in questa Terza Domenica di
Avvento! Saluto con affetto il Cardinale Vicario, il nuovo Vescovo Ausiliare del
Settore Ovest, Monsignor Vincenzo Apicella, il vostro Parroco e i suoi
collaboratori, sacerdoti e laici, dell’Opera della Chiesa. Fin dall’inizio la
vostra Parrocchia è stata affidata a questa Famiglia religiosa, della quale
saluto la fondatrice, Madre Trinidad Sánchez Moreno, che quest’anno, il 7
dicembre, ha ricordato il cinquantesimo di vita consacrata.
Questo giorno di festa permette a tutti noi di rendere grazie a Dio per questa
bella chiesa, recentemente inaugurata e dedicata a Nostra Signora di Valme.
“Valme”, come è noto, è un’invocazione in lingua spagnola che risale al
tredicesimo secolo, quando il Re san Fernando, in difficoltà nel suo tentativo
di riconquistare Siviglia, chiese aiuto alla Madre celeste: “Valimi Signora”,
“Aiutami Signora”! Da allora tanti fedeli in Spagna e in altre parti del mondo
continuano a ripetere “Valimi”, aiutami Maria, e sii il nostro sostegno.
Anche noi ci rivolgiamo questa mattina con fiducia alla Vergine Santa, affidando
a Lei i progetti e le speranze della vostra Comunità parrocchiale. Conosco il
vostro impegno nel mettere al centro di tutta la vita parrocchiale la Santa
Messa e l’adorazione dell’Eucaristia, come pure la cura che avete per le
celebrazioni liturgiche e la devozione a Maria, Madre di Dio e Madre della
Chiesa, che vi anima. So con quanta fede voi coltivate l’adesione cordiale al
Successore di Pietro, ai vostri Pastori sforzandovi di crescere nella carità
fraterna e, nel desiderio ardente di portare a tutti il Vangelo di Cristo, unico
salvatore dell’umanità.
Vi incoraggio a proseguire nel cammino intrapreso congratulandomi, tra l’altro,
per l’iniziativa denominata “Collegamenti di palazzina”, valida forma di
apostolato per far sentire agli abitanti del quartiere la vicinanza di Gesù e
della Comunità ecclesiale.
5. Questa attività apostolica, come pure ogni altro vostro sforzo pastorale,
bene si inserisce nella Missione cittadina, che interessa l’intera Città. Nel
quadro del suo progressivo sviluppo, è previsto che dopo il Natale ad ogni
famiglia della Città venga consegnato il Vangelo di Marco, che riporta
l’insegnamento dell’apostolo Pietro, di cui l’Evangelista fu discepolo fedele ed
interprete proprio qui a Roma. Ho voluto accompagnare questo dono con una mia
lettera con la quale consegno quasi personalmente il testo evangelico a tutti i
Romani.
L’augurio è che la buona Novella di Cristo possa entrare in ogni casa ed aiutare
le famiglie a riscoprire che solo in Cristo c’è salvezza per l’uomo. In Lui è
possibile trovare la pace interiore, la speranza e la forza necessarie per
affrontare ogni giorno le diverse situazioni della vita, anche quelle più
pesanti e difficili. Nella lettera che accompagnerà il Vangelo, ho ricordato che
Gesù non è un personaggio del passato. Egli è la Parola di Dio che ancora oggi
continua ad illuminare il cammino dell’uomo; i suoi gesti sono la manifestazione
dell’amore del Padre verso ogni essere umano.
6. “Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con
l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le
piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la
scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore”
(Is 61, 1-2).
Queste parole del profeta Isaia Cristo applicherà a sé nella sinagoga di Nazaret
al momento di iniziare la sua missione pubblica. Oggi le ripete per noi in
questa assemblea liturgica, e le ripete invitandoci alla gioia ancora con le
parole di Isaia: “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio
Dio, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il manto
della giustizia” (Is 61, 10).
L’annuncio gioioso del Profeta trova eco in quanto scrive san Paolo nel brano
della Lettera ai Tessalonicesi proclamato poc’anzi. Isaia afferma: “Io gioisco
pienamente nel Signore” (Is 61, 10), e Paolo esorta: “Rallegratevi! Il Signore è
vicino!” (cf. Fil 4, 4-5; 1 Ts 5, 16.23). Vicino è il Signore Gesù in ogni momento
della nostra esistenza. È vicino se lo consideriamo nella prospettiva del
Natale, ma vicino è anche se lo guardiamo sulle sponde del Giordano, quando
riceve ufficialmente dal Padre l’investitura messianica; e vicino è, infine,
nella prospettiva del suo ritorno alla fine dei tempi.
Cristo è vicino! Egli viene in virtù dello Spirito Santo per annunziare la buona
Novella; viene per curare e per liberare, per proclamare un tempo di grazia e di
salvezza, per iniziare, già nella notte di Betlemme, l’opera della redenzione
del mondo.
Rallegriamoci, dunque, ed esultiamo! Il Signore è vicino; Egli viene a salvarci.
Amen!
© Copyright 1996 - Libreria
Editrice Vaticana
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