(Gv 20, 19).
Il brano evangelico di oggi, "Domenica in albis", racconta la
duplice apparizione del Risorto agli Apostoli il giorno stesso di Pasqua e
otto giorni dopo. La sera del primo giorno dopo il sabato, mentre gli Apostoli
si trovano riuniti in un unico luogo a porte chiuse per paura dei Giudei, viene
Gesù e dice loro: "Pace a voi!" (cfr Gv 20, 19). Con tale saluto egli in
realtà offre loro il dono dell'autentica pace, frutto della sua morte e
risurrezione. Nel Mistero pasquale, infatti, si è compiuta quella definitiva
riconciliazione dell'umanità con Dio che è la fonte di ogni vero progresso verso
la piena pacificazione degli uomini e dei popoli fra di loro e con Dio.
Gesù trasmette poi agli Apostoli l'impegno di proseguire la sua
missione salvifica, affinché attraverso il loro ministero la salvezza raggiunga
tutti i luoghi e tutti i tempi della storia umana: "Come il Padre ha mandato me,
anch'io mando voi" (Gv 20, 21). All'affidamento della missione
evangelizzatrice e del potere di rimettere i peccati è intimamente legato anche
il dono dello Spirito, come indicano le successive parole di Gesù: "Ricevete lo
Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi" (Gv 21,
22-23).
Con queste parole è il ministero della misericordia che Gesù
affida ai suoi discepoli. In effetti nel Mistero pasquale si manifesta
pienamente l'amore salvifico di Dio, ricco di misericordia - "dives in
misericordia" (cfr Ef 2, 4). In questa seconda domenica di Pasqua siamo
invitati dalla Liturgia a riflettere in modo particolare sulla misericordia
divina, che supera ogni umano limite e risplende sull'oscurità del male e del
peccato. La Chiesa ci spinge ad accostarci con fiducia a Cristo, che con la sua
morte e risurrezione rivela pienamente e definitivamente le straordinarie
ricchezze dell'amore misericordioso di Dio.
2. All'apparizione del Risorto, avvenuta la sera di Pasqua, non
era presente l'apostolo Tommaso. Informato di questo straordinario avvenimento,
egli, incredulo dinanzi alla testimonianza degli altri Apostoli, pretende di
verificare di persona la veridicità di quanto essi asseriscono.
Otto giorni dopo - cioè nell'ottava di Pasqua, proprio come oggi
- si ripete l'apparizione: Gesù stesso viene incontro all'incredulità di
Tommaso, offrendogli la possibilità di toccare con mano i segni della
passione e invitandolo a passare dall'incredulità alla pienezza della fede
pasquale.
Di fronte alla professione di fede di Tommaso: "Mio Signore e
mio Dio!" (Gv 20, 28), Gesù pronuncia una beatitudine che allarga
l'orizzonte verso la moltitudine dei futuri credenti: "Perché mi hai veduto,
hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno" (Gv 20,
29). L'esperienza pasquale dell'apostolo Tommaso è stata più grande della sua
stessa richiesta. Egli, infatti, non solo ha potuto costatare la veridicità
dei segni della passione e della risurrezione ma, attraverso il contatto
personale col Risorto, ha compreso il significato profondo della risurrezione di
Gesù e, intimamente trasformato, ha dichiarato apertamente la sua piena e totale
fede nel suo Signore risorto e presente in mezzo ai discepoli. Egli, dunque, ha
potuto in un certo senso "vedere" la divina realtà del Signore Gesù, morto e
risorto per noi. E il Risorto stesso è argomento definitivo della sua divinità e
umanità insieme.
3. Anche tutti noi siamo invitati a vedere con gli occhi della
fede Cristo vivo e presente nella Comunità cristiana. Carissimi Fratelli e
Sorelle della Parrocchia di San Giuda Taddeo! Sono molto lieto di poter essere
finalmente in mezzo a voi in questa vostra bella Parrocchia. Vi saluto tutti con
grande affetto! Questa visita è stata un po' ritardata a causa di una malattia,
ma alla fine è arrivata ed è arrrivata nel giorno più solenne possibile. Rivolgo
un cordiale pensiero al Cardinale Vicario, a Mons. Vicegerente, al vostro
zelante Parroco, Don Gabriele Zuccarini ed ai Sacerdoti che collaborano con lui
nella cura pastorale della vostra Comunità.
Saluto, altresì, le Suore dell'Istituto Sorelle Misericordiose e
le Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue. Estendo il mio pensiero agli
abitanti del quartiere, specialmente a quanti per qualche impedimento non
possono essere qui presenti. Penso in particolare agli ammalati, agli anziani ed
a coloro che, per vari motivi, si trovano in difficoltà.
Carissimi Fratelli e Sorelle, nella vostra Parrocchia, dove è
aumentato negli ultimi anni il numero delle persone anziane o sole ed è iniziato
l'insediamento di una seconda giovane generazione di famiglie, è quanto
mai necessaria un'opera capillare di nuova evangelizzazione. La sfida pastorale
è, infatti, quella di aiutare tutte le famiglie, e soprattutto le più giovani, a
scoprire la ricchezza del Vangelo ed a perseverare negli impegni della fede
cristiana.
Affido in particolare a voi, cari fedeli aderenti ai tanti
gruppi parrocchiali, il compito di essere veicoli di speranza, recando il
Vangelo ai vostri fratelli che vivono nel quartiere. Non aspettate che essi
vengano a voi, ma siate voi ad andare da loro, fidandovi della potenza della
Parola che portate. La missione cittadina, infatti, con le sue molteplici
iniziative attualmente in corso, chiama ogni cristiano di Roma a riscoprire il
mandato missionario affidato da Gesù risorto a tutti i battezzati attraverso il
ministero degli Apostoli. Secondo le notizie che ricevo dal Cardinale Vicario e
dai Vescovi Ausiliari dei settori, sono molte le persone disposte a prendere
parte alla missione cittadina. Sono persone che si presentano per partecipare
attivamente alla nuova evangelizzazione di Roma.
4. L'evangelizzazione proposta dalla missione cittadina
sarà, tuttavia, tanto più efficace quanto più l'opera dei missionari sarà
sostenuta ed accompagnata dalla preghiera. Mi congratulo, pertanto, con voi per
le numerose iniziative di preghiera e di adorazione eucaristica settimanale -
anche notturna - che svolgete in questa bella Comunità. La preghiera è
l'anima della missione. Perseverate, carissimi Fratelli e Sorelle, nel
pregare, perché il contatto con Dio assicura autenticità all'attività
apostolica.
Nei Vangeli leggiamo che Gesù stesso, pur prodigandosi a favore
di tanti uomini e donne, si ritirava per lunghi periodi nella solitudine e
pregava (cfr Mt 14, 23; Mc 1, 35; Lc 6, 12; 9, 18; 11, 1;
Gv 6, 15; ecc.). Dobbiamo imitarlo ed incontrarlo nei momenti di
solitudine e di silenzio dedicati alla preghiera. Queste provvidenziali soste
spirituali aiuteranno tutti voi ad essere autentici missionari del Vangelo in
questa nostra grande Città.
5. "La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva
un cuor solo ed un'anima sola" (At 4, 32).
La Comunità apostolica di Gerusalemme, descritta negli Atti
degli Apostoli, è modello di ogni comunità cristiana. Anche noi che viviamo
ormai alle soglie del Terzo Millennio cristiano dobbiamo diventare sempre più un
cuor solo ed un'anima sola nell'azione liturgica, come nell'attività apostolica
e nella testimonianza della carità. Dobbiamo impegnarci a testimoniare con
grande forza (cfr At 4, 33), in comunione con i successori degli
Apostoli, la risurrezione di Gesù.
"Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra
fede", ci ha ricordato poc'anzi la prima Lettera di Giovanni (1 Gv 5, 4). Mediante la
fede, che si realizza nell'osservanza dei comandamenti, anche noi siamo chiamati
a sconfiggere le forze del male, per preparare fin d'ora col nostro apostolato
la piena manifestazione del Regno di Dio.
Con le parole del Salmo responsoriale, vogliamo esprimere
l'esultanza per le meraviglie che Dio continua a compiere anche nel nostro
tempo. Nella Pasqua del suo Figlio, morto e risorto, Egli infatti viene incontro
ad ogni uomo, manifestandogli le infinite ricchezze della sua misericordia senza
limiti.
"Questo è il giorno fatto dal Signore; rallegriamoci ed
esultiamo in esso" (Sal 117, 24).
Amen. Alleluia!