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VIAGGIO APOSTOLICO A SARAJEVO
(12-13 APRILE 1997)

CELEBRAZIONE DEI VESPRI CON I SACERDOTI,
I RELIGIOSI, LE RELIGIOSE E I SEMINARISTI

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Cattedrale di Sarajevo
Sabato, 12 aprile 1997

 

Signor Cardinale,
Venerati Vescovi della Bosnia ed Erzegovina,
Venerati Fratelli nell'Episcopato qui convenuti,
Carissimi Sacerdoti, Religiosi, Religiose e Seminaristi!

1. "Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa" (1 Pt 2, 9). Con queste parole dell'apostolo Pietro ai cristiani mi rivolgo a voi per porgervi il mio saluto cordiale: a voi che Dio "ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce", a voi cui spetta il compito di proclamare davanti al mondo le "opere meravigliose di lui" (Ibid.).

Quali "opere meravigliose"? Innumerevoli sono le "meraviglie" che Dio ha compiuto nella storia degli uomini! Ma "opera meravigliosa" fra tutte è sicuramente la risurrezione di Gesù Cristo, da cui ha tratto inizio quel Popolo nuovo a cui noi apparteniamo.

Nel mistero pasquale sono state superate le antiche inimicizie: quanti prima erano "non popolo", perché "esclusi dalla misericordia", sono ora diventati o chiamati ad essere l'unico "popolo di Dio", che nel sangue di Cristo ha "ottenuto misericordia" (1 Pt 2, 10).

E' questo il gioioso messaggio che la Chiesa rivive ed annuncia in questo tempo pasquale, elevando il canto della lode e della gratitudine a Cristo Gesù "messo a morte per i nostri peccati e risuscitato per la nostra giustificazione" (Rm 4, 25).

2. Carissimi Fratelli e Sorelle, ringrazio dal profondo dell'animo il Signore che ha permesso la realizzazione di questo pellegrinaggio, da me a lungo desiderato ed atteso. Sono lieto di essere qui, in questa cattedrale, insieme a voi, per unirmi alla vostra preghiera a Colui che "è la nostra pace" (Ef 2, 14).

Saluto con affetto tutti voi e, in particolare, il Signor Cardinale Vinko Puljic, a cui esprimo la mia gratitudine per i sentimenti espressi a nome di tutti i presenti. Il mio pensiero va in questo momento ai sacerdoti ed alle persone consacrate, che più hanno sofferto in questi anni difficili. Non dimentico coloro che sono scomparsi, come i sacerdoti Grgic e Matanovic, circa la cui sorte chiedo che sia fatta luce. Ricordo in special modo quanti hanno pagato col sangue la loro testimonianza di amore a Cristo ed ai fratelli. Possa il sangue da loro versato infondere rinnovato vigore alla Chiesa, che null'altro chiede se non di poter predicare liberamente in Bosnia ed Erzegovina il Vangelo dell'eterna salvezza, nel rispetto di ogni essere umano, di ogni cultura e di ogni religione.

Sono venuto a Sarajevo per ripetere in questa terra martoriata il messaggio dell'apostolo Paolo: "Cristo è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia" (Ef 2, 14). Nell'alto "muro di separazione", davanti al quale il mondo si sentiva quasi impotente, si è finalmente aperta "la breccia della pace".

E' stata esaudita l'insistente ed accorata preghiera, di cui era simbolo la lampada accesa nella Basilica di san Pietro durante i giorni terribili della guerra. Essa viene ora consegnata a voi, perché continui ad alimentare da questa cattedrale la fiducia nel materno soccorso della Vergine Santissima, ricordando a ciascuno il dovere di operare instancabilmente a servizio della pace.

3. Qui, in questa "città martire", ed in tutta la Bosnia ed Erzegovina, segnate dall'accanimento di una folle "logica" di morte, di divisione e di annientamento, c'erano persone che lottavano per "abbattere il muro di separazione". C'eravate voi che, tra sofferenze e rischi di ogni genere, avete agito alacremente per aprire la via alla pace. Penso in modo speciale a voi, sacerdoti, che durante il triste periodo della guerra siete rimasti accanto ai vostri fedeli e avete sofferto con loro, continuando ad esercitare con coraggio e fedeltà il vostro ministero. Grazie per questo segno di amore a Cristo e alla sua Chiesa! Voi avete scritto in questi anni pagine di autentico eroismo, che non potranno essere dimenticate.

Oggi sono venuto per dirvi: coraggio, non stancatevi di far progredire la pace tanto a lungo sospirata! L'alba di Dio è già presente in mezzo a voi, la luce del nuovo giorno rischiara già il vostro cammino.

Carissimi, vi raccomando di rimanere, anche se a prezzo di gravi sacrifici, tra le pecorelle del gregge che vi è stato affidato, come portatori di speranza e limpidi testimoni della pace di Cristo. Nella vostra missione mantenete fermamente il senso della vostra vocazione e della vostra identità di sacerdoti di Cristo. Sia per voi motivo di fierezza poter ripetere con san Paolo: "In ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle tribolazioni... con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero" (2 Cor 6, 4-6).

4. Anche a voi, cari Religiosi e Religiose, voglio esprimere la gratitudine della Chiesa per l'opera preziosa che avete svolto e svolgete a servizio del popolo di Dio, rendendo testimonianza al Vangelo nella professione dei consigli evangelici e in molteplici forme di apostolato.

Sappiate ravvivare il genuino carisma affidatovi dai Fondatori e dalle Fondatrici, riscoprendone continuamente la ricchezza e vivendolo con sempre maggiore convinzione ed intensità.

Come non ricordare in questa cattedrale Mons. Josip Stadler, primo Arcivescovo della sede rinnovata dell'antica Vrhbosna, l'odierna Sarajevo, e fondatore della Congregazione delle Ancelle del Bambin Gesù, unica Congregazione sorta in Bosnia ed Erzegovina? Possa la viva memoria di questo grande Presule, fedelissimo alla Sede Apostolica e sempre pronto a servire i fratelli, incoraggiare e sostenere l'impegno missionario di tutte le persone consacrate operanti in questa regione a me tanto cara!

Una speciale parola voglio riservare a voi, cari Frati Minori, che saluto insieme col vostro Ministro Generale, presente stasera con noi. Lungo il corso dei secoli voi avete molto faticato per diffondere e preservare la fede cristiana in Bosnia ed Erzegovina, contribuendo efficacemente alla predicazione del Vangelo tra queste popolazioni. Il vostro glorioso passato vi impegna ad una generosità a tutta prova nel momento presente, sulle orme di san Francesco che, secondo il primo biografo, era tutto ripieno - "nel cuore, sulla labbra, nelle orecchie, negli occhi, nelle mani, in tutte le altre membra" - del ricordo appassionato di Gesù crocifisso (I Cel. 115), portandone le stigmate nel cuore prima ancora che nelle membra (II Cel. 11). Estremamente attuale è l'invito che egli rivolgeva ai suoi frati: "Consiglio, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo, che, quando vanno per il mondo, non litighino, ed evitino le dispute di parole, né giudichino gli altri; ma siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, così come conviene" (Regola bollata, cap.III). Quale vantaggio trarranno l'unità della Chiesa, l'azione apostolica e la causa della pace da una simile testimonianza di francescana mitezza !

5. Una parola anche per voi, cari seminaristi, speranza della Chiesa in questa terra. Seguendo l'esempio del Servo di Dio Petar Barbaric, lasciatevi affascinare da Cristo! Scoprite la bellezza di donare a Lui la vostra vita, per portare ai fratelli il suo Vangelo di salvezza. La vocazione è un'avventura che vale la pena di vivere fino in fondo! Nella risposta generosa e perseverante alla chiamata del Signore sta il segreto di una vita pienamente realizzata.

A voi tutti, sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi, vorrei lasciare una duplice raccomandazione: Vivete tra voi quella solidarietà e "perfetta unione di pensiero e di intenti" (1 Cor 1, 10) che è un segno inequivocabile della presenza operante di Cristo.

Coltivate con spirito di umiltà e di obbedienza la comunione e la fattiva collaborazione pastorale con i vostri Vescovi, secondo l'esortazione di sant'Ignazio di Antiochia: "Vi scongiuro, abbiate cura di fare ogni cosa nella concordia di Dio, sotto la guida del Vescovo" (Sant'Ignazio di Antiochia, Ad Magnesios,  6,1). E' questo, del resto, l'insegnamento che riecheggia il Concilio Vaticano II, il quale ammonisce: "I Vescovi reggono le Chiese particolari a loro affidate come vicari e legati di Cristo" (Lumen gentium, 27). In conseguenza di tale compito, precisa il Concilio, "i Vescovi hanno il sacro diritto e davanti al Signore il dovere di dare leggi ai loro sudditi, di giudicare e di regolare tutto quanto appartiene al culto e all'apostolato" (Ibid.). I fedeli, perciò, conclude il Concilio, "devono aderire al Vescovo come la Chiesa a Gesù Cristo e come Gesù Cristo al Padre, affinché tutte le cose siano d'accordo nell'unità e crescano per la gloria di Dio" (Ibid.).

6. Carissimi, è venuto per tutti il tempo di un profondo esame di coscienza: è venuto il tempo di un deciso impegno per la riconciliazione e per la pace.

Come ministri dell'amore di Dio, voi siete inviati ad asciugare le lacrime di tante persone che piangono i propri congiunti assassinati, ad ascoltare il grido impotente di chi ha visto calpestati i propri diritti e distrutti i propri affetti. Come fratelli e sorelle di tutti, siate vicini ai profughi e agli sfollati, a chi è stato cacciato dalla sua casa e si è visto privato di ciò su cui intendeva costruire il suo domani. Sorreggete gli anziani, gli orfani, le vedove. Fate coraggio ai giovani, costretti spesso a rinunciare ad un sereno inserimento nella vita e obbligati dalle asprezze del conflitto a diventare adulti precocemente.

Occorre dire alto e forte: Mai più la guerra! Occorre rinnovare ogni giorno la fatica dell'incontro, interrogando la propria coscienza non solo sulle colpe, ma sulle energie che si è disposti ad investire per edificare la pace. Occorre riconoscere il primato dei valori etici, morali e spirituali, difendendo il diritto di ogni uomo a vivere nella serenità e nella concordia, condannando ogni forma di intolleranza e di persecuzione, radicata in ideologie che calpestano la persona nella sua inviolabile dignità.

7. Carissimi Fratelli e Sorelle! Il Successore di Pietro è qui tra voi come pellegrino di pace, di riconciliazione e di comunione. Egli è qui per ricordare a tutti che Dio perdona solo a chi ha il coraggio, a sua volta, di perdonare. E' necessario aprire la propria mente alla logica di Dio per entrare a far parte del suo popolo e poter proclamare "le opere meravigliose del suo amore" (cfr 1 Pt 2, 9). La forza del vostro esempio e della vostra preghiera otterrà dal Signore, per coloro che ancora non l'hanno trovato, il coraggio di chiedere e di donare il perdono.

Domandiamo a Maria, qui venerata in tanti santuari, di prenderci per mano e di insegnarci che è proprio il coraggio di chiedere e donare il perdono l'inizio della via verso la vera pace. Affidiamo a Lei l'impegno faticoso ma necessario per costruire con tenacia la "civiltà dell'amore".

Maria, Regina della pace, prega per noi!

 

Copyright 1997 - Libreria Editrice Vaticana

 

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