1. "Questo è il mio corpo, che è per voi . . . questo calice
è la nuova alleanza nel mio sangue . . . fate questo in memoria di me" (1
Cor 11, 24-25).
L'odierna Liturgia commemora il grande mistero dell'Eucaristia
con un chiaro riferimento al Giovedì Santo. Lo scorso Giovedì Santo eravamo qui,
nella Basilica lateranense, come ogni anno, per fare memoria della Cena del
Signore. Al termine della Santa Messa in "Caena Domini" si è snodata la breve
processione che accompagna il Santissimo Sacramento nella Cappella della
riposizione, dove è rimasto sino alla solenne Veglia pasquale. Oggi ci
apprestiamo ad una processione ben più solenne, che ci porterà per le vie della
Città.
Nella festa di oggi, ci aiutano a rivivere gli stessi sentimenti
del Giovedì Santo le parole di Gesù pronunciate nel Cenacolo: "Prendete, questo
è il mio Corpo", "Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza, versato per
molti" (Mc 14, 22.24). Queste parole, poc'anzi proclamate, ci fanno
entrare ancor più nel mistero del Verbo di Dio incarnato che, sotto le specie
del pane e del vino, si dona ad ogni uomo, come cibo e bevanda di salvezza.
2. Giovanni, nel canto al Vangelo, offre una significativa
chiave di lettura delle parole del divin Maestro, riferendo quanto Egli stesso
ebbe a dire di sé nei pressi di Cafarnao: "Io sono il pane vivo disceso dal
cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno" (Gv 6, 51).
Troviamo così nelle Letture di oggi il senso pieno del mistero
della salvezza. Se la prima, tratta dall'Esodo (cfr Es 24, 3-8), ci
rimanda all'Antica Alleanza stipulata tra Dio e Mosè, mediante il sangue di
animali sacrificati, nella Lettera agli Ebrei viene ricordato che Cristo "non
con sangue di capri e di vitelli, ma col proprio sangue entrò una volta per
sempre nel santuario" (Eb 9, 11-15).
La solennità di oggi ci aiuta, pertanto, a dare a Cristo la
centralità che gli spetta nel disegno divino per l'umanità, e ci sprona a
configurare sempre più la nostra vita a Lui, Sommo ed Eterno Sacerdote.
3. Mistero della fede! L'odierna solennità è stata, nei
secoli, oggetto di attenzione particolare nelle diverse tradizioni del popolo
cristiano. Quante manifestazioni religiose sono sorte attorno al culto
eucaristico! Teologi e pastori si sono sforzati di far comprendere con la lingua
degli uomini il mistero ineffabile dell'Amore divino.
Tra queste autorevoli voci, un posto speciale occupa il grande
Dottore della Chiesa, san Tommaso d'Aquino, che, nelle composizioni poetiche,
canta con ispirato trasporto i sentimenti di adorazione e di amore del credente
di fronte al mistero del Corpo e Sangue del Signore. Basti pensare al noto "Pange,
lingua", che costituisce una profonda meditazione sul mistero eucaristico,
mistero del corpo e del sangue del Signore - "gloriosi
Corporis misterium, Sanguinisque pretiosi".
Ed ancora, il cantico "Adoro te, devote", che è invito ad
adorare il Dio nascosto sotto le specie eucaristiche: Latens Deitas, quae sub
his figuris vere latitas: Tibi se cor meum totum subjicit! Sì, tutto il
nostro cuore si abbandona a Te, o Cristo, perché chi accoglie la tua parola,
scopre il senso pieno della vita e trova la vera pace - . . . quia te
contemplans totum deficit.
4. Sgorga spontaneo dal cuore il ringraziamento per così
straordinario dono. "Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Quid
retribuam Domino pro omnibus, quae retribuit mihi?" (Sal 115[116],
12). Le parole del salmista possono essere pronunciate da ciascuno di noi, nella
consapevolezza dell'inestimabile dono che il Signore ci ha fatto con il
Sacramento eucaristico.
"Alziamo il calice della salvezza ed invochiamo il nome del
Signore": questo atteggiamento di lode e di adorazione risuona, oggi, nelle
preghiere e nei canti della Chiesa in ogni angolo della terra.
Risuona questa sera qui a Roma, dove è viva l'eredità spirituale
degli Apostoli Pietro e Paolo. Intoneremo ancora una volta, tra poco, l'antico
cantico di adorazione e di lode, camminando per le vie della Città, dirigendoci
da questa Basilica verso quella di Santa Maria Maggiore. Ripeteremo con
devozione:
Pange, lingua, gloriosi . . .
Genti tutte, proclamate
il mistero del Signore!
Ed ancora:
Nobis datus, nobis natus
Ex
intacta Virgine...
Dato a noi da madre pura
per noi tutti si incarnò .
. .
In supremae nocte coenae
Recumbens cum fratribus . . .
Nella notte della cena
coi fratelli si trovò . . .
Cibum turbae duodenae
Se dat suis manibus.
agli Apostoli ammirati
come cibo di donò.
5. Sacramento del dono, sacramento dell'amore di Cristo spinto
fino all'estremo: "in finem dilexit" (Gv 13, 1). Il Figlio di Dio dona se
stesso. Sotto le specie del pane e del vino, dona il Corpo e il Sangue, assunti
da Maria, Madre verginale. Dona la sua divinità e la sua umanità, per
arricchirci in modo inesprimibile.
Tantum ergo Sacramentum
Veneremur cernui . . .
Adoriamo il Sacramento
che Dio Padre ci donò.
Amen.