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VIAGGIO APOSTOLICO OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Piazza «José Martí» di La Habana
1. «Questo giorno è consacrato al Signore vostro Dio; non fate
lutto e non piangete!» (Ne 8, 9). Con grande gioia presiedo la
Santa Messa su questa Piazza «José Martí», la domenica,
giorno del Signore, che deve essere dedicato al riposo, alla preghiera e alla
convivenza familiare. La Parola di Dio ci esorta a crescere nella fede e a
celebrare la presenza del Risorto in mezzo a noi, poiché «noi tutti
siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo» (1
Cor 12, 13), il Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa. Gesù
Cristo unisce tutti i battezzati. Da Lui fluisce l'amore fraterno sia tra i
cattolici cubani, sia tra coloro che vivono in qualunque altro luogo, poiché
sono «corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte» (1 Cor
12, 27). La Chiesa a Cuba, quindi, non è né sola né
isolata, al contrario fa parte della Chiesa universale diffusa nel mondo intero.
2. Saluto con affetto il Card. Jaime Ortega, Pastore di questa Arcidiocesi e
lo ringrazio per le amabili parole con le quali, all'inizio di questa
celebrazione, mi ha presentato le realtà e le aspirazioni che
caratterizzano la vita di questa comunità ecclesiale. Saluto parimenti i
Signori Cardinali qui presenti, provenienti da diversi luoghi, così come
tutti i miei fratelli Vescovi di Cuba e di altri Paesi che hanno voluto
partecipare a questa solenne celebrazione. Saluto cordialmente i sacerdoti, i
religiosi e le religiose e i fedeli riuniti in così gran numero. Assicuro
ognuno del mio affetto e della vicinanza nel Signore. Saluto con deferenza il
signor Presidente, dottor Fidel Castro Ruz, che ha voluto partecipare a questa
Santa Messa. Ringrazio pure per la loro presenza le Autorità civili che hanno
voluto essere qui oggi e sono loro riconoscente per la cooperazione offerta. 3. «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha
consacrato con l'unzione e mi ha mandato per annunziare un lieto messaggio»
(Lc 4, 18). Ogni ministro di Dio deve far sue nella propria vita queste
parole pronunciate da Gesù di Nazareth. Per questo, trovandomi qui tra
voi, voglio recarvi la buona notizia della speranza in Dio. Come servitore del
Vangelo, vi porto questo messaggio d'amore e di solidarietà che Gesù
Cristo, con la sua venuta, offre agli uomini di ogni tempo. Non si tratta né
di un'ideologia né di un sistema economico o politico nuovo, bensì
di un cammino di pace, giustizia e libertà autentiche. 4. I sistemi ideologici ed economici succedutisi negli ultimi secoli hanno
spesso enfatizzato lo scontro come metodo, poiché contenevano nei propri
programmi i germi dell'opposizione e della disunione. Questo ha condizionato
profondamente la concezione dell'uomo e i rapporti con gli altri. Alcuni di
questi sistemi hanno preteso anche di ridurre la religione alla sfera meramente
individuale, spogliandola di ogni influsso o rilevanza sociale. In tal senso, è
bene ricordare che uno Stato moderno non può fare dell'ateismo o della
religione uno dei propri ordinamenti politici. Lo Stato, lontano da ogni
fanatismo o secolarismo estremo, deve promuovere un clima sociale sereno e una
legislazione adeguata, che permetta ad ogni persona e ad ogni confessione
religiosa di vivere liberamente la propria fede, esprimerla negli ambiti della
vita pubblica e poter contare su mezzi e spazi sufficienti per offrire alla vita
della Nazione le proprie ricchezze spirituali, morali e civiche. D'altro canto, in vari luoghi si sviluppa una forma di neoliberalismo
capitalista che subordina la persona umana e condiziona lo sviluppo dei popoli
alle forze cieche del mercato, gravando dai propri centri di potere sui popoli
meno favoriti con pesi insopportabili. Avviene così che, spesso, vengono
imposti alle Nazioni, come condizione per ricevere nuovi aiuti, programmi
economici insostenibili. In tal modo si assiste, nel concerto delle Nazioni,
all'arricchimento esagerato di pochi al prezzo dell'impoverimento crescente di
molti, cosicché i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre
più poveri. 5. Carissimi fratelli: la Chiesa è maestra in umanità. Perciò,
di fronte a questi sistemi, essa propone la cultura dell'amore e della vita,
restituendo all'umanità la speranza e il potere trasformante dell'amore,
vissuto nell'unità voluta da Cristo. Per questo è necessario
percorrere un cammino di riconciliazione, di dialogo e di accoglienza fraterna
del prossimo, chiunque esso sia. Questo si può dire il Vangelo sociale
della Chiesa. La Chiesa, nel portare a termine la propria missione, propone al mondo una
giustizia nuova, la giustizia del Regno di Dio (cfr Mt 6, 33). In
diverse occasioni ho fatto riferimento ai temi sociali. È necessario
continuarne a parlare fino a quando nel mondo ci sarà un'ingiustizia, per
piccola che sia, dato che in caso contrario la Chiesa non si dimostrerebbe
fedele alla missione affidatale da Gesù Cristo. La posta in gioco è
l'uomo, la persona in carne ed ossa. Anche se i tempi e le circostanze cambiano,
ci sono sempre persone che hanno bisogno della voce della Chiesa perché
vengano riconosciute le loro angosce, i loro dolori e le loro miserie. Coloro
che si trovano in simili situazioni possono essere sicuri che non verranno
defraudati, poiché la Chiesa è con loro e il Papa abbraccia, con
il cuore e con la sua parola di incoraggiamento, tutti coloro che subiscono
l'ingiustizia. (Giovanni Paolo II, dopo essere stato a lungo applaudito, ha aggiunto:) Io non sono contrario agli applausi, perché quando applaudite il Papa
può riposarsi un po'. Gli insegnamenti di Gesù conservano integro il loro vigore alle
soglie dell'anno 2000. Sono validi per tutti voi, miei cari fratelli. Nella
ricerca della giustizia del Regno, non possiamo fermarci di fronte a difficoltà
e incomprensioni. Se l'invito del Maestro alla giustizia, al servizio e
all'amore viene accolto come Buona Novella, allora il cuore si allarga, si
trasformano i criteri e nasce la cultura dell'amore e della vita. Questo è
il grande cambiamento che la società attende e di cui ha bisogno; lo si
potrà raggiungere solo se prima avrà luogo la conversione del
cuore di ognuno come condizione per i necessari mutamenti nelle strutture della
società. 6. «Lo Spirito del Signore mi ha mandato per proclamare ai prigionieri
la liberazione (...) per rimettere in libertà gli oppressi» (Lc
4, 18). La buona novella di Gesù deve essere accompagnata da un annuncio
di libertà, basato sul solido fondamento della verità: «Se
rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la
verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,
31-32). La verità a cui si riferisce Gesù non è solo la
comprensione intellettuale della realtà, bensì la verità
sull'uomo e la sua condizione trascendente, sui suoi diritti e doveri, sulla sua
grandezza e i suoi limiti. È la stessa verità che Gesù
proclamò con la sua vita, riaffermò di fronte a Pilato e, con il
suo silenzio, di fronte ad Erode; è la stessa che lo portò alla
croce salvifica e alla risurrezione gloriosa. La libertà che non è fondata sulla verità condiziona
l'uomo a tal punto che a volte lo rende oggetto anziché soggetto del
contesto sociale, culturale, economico e politico, lasciandolo quasi totalmente
privo d'iniziativa riguardo allo sviluppo personale. Altre volte, questa libertà
è di tipo individualistico e, non tenendo conto della libertà
degli altri, chiude l'uomo nel proprio egoismo. La conquista della libertà
nella responsabilità rappresenta un compito imprescindibile per ogni
persona. Per i cristiani, la libertà dei figli di Dio non è
soltanto un dono e un compito; il suo conseguimento implica pure un'inestimabile
testimonianza e un genuino contributo nel cammino di liberazione di tutto il
genere umano. Questa liberazione non si riduce agli aspetti sociali e politici,
ma raggiunge la sua pienezza nell'esercizio della libertà di coscienza,
base e fondamento degli altri diritti umani. (Rispondendo all'invocazione elevata dalla folla: «Il Papa vive e
ci vuole tutti liberi!», Giovanni Paolo II ha aggiunto:) Sì, vive con quella libertà alla quale Cristo vi ha liberato. Per molti dei sistemi politici ed economici vigenti oggi, la sfida più
grande continua ad essere rappresentata dal coniugare libertà e giustizia
sociale, libertà e solidarietà, senza che nessuna di esse venga
relegata ad un livello inferiore. In tal senso, la Dottrina sociale della Chiesa
costituisce uno sforzo di riflessione e una proposta che cerca di illuminare e
di conciliare i rapporti tra i diritti inalienabili di ogni uomo e le esigenze
sociali, in modo che la persona porti a compimento le sue aspirazioni più
profonde e la propria realizzazione integrale secondo la sua condizione di
figlio di Dio e di cittadino. Di conseguenza, il laicato cattolico deve
contribuire a questa realizzazione mediante l'applicazione degli insegnamenti
sociali della Chiesa nei diversi ambienti, aperti a tutti gli uomini di buona
volontà. 7. Nel Vangelo proclamato oggi la giustizia appare intimamente legata alla
verità. È quello che si osserva anche nel pensiero lucido dei
padri della Patria. Il Servo di Dio Padre Félix Varela, animato dalla
fede cristiana e dalla fedeltà al ministero sacerdotale, pose nel cuore
del popolo cubano i semi della giustizia e della libertà che egli sognava
di veder germogliare in una Cuba libera e indipendente. La dottrina di José Martí sull'amore tra tutti gli uomini ha
radici profondamente evangeliche, superando così il falso conflitto tra
la fede in Dio e l'amore e il servizio alla Patria. Scrive Martí: «Pura,
disinteressata, perseguitata, martirizzata, poetica e semplice, la religione del
Nazareno ha sedotto tutti gli uomini onesti... Ogni popolo ha bisogno di essere
religioso. Lo deve essere non solo nella sua essenza, ma anche per sua utilità...
Un popolo non religioso è destinato a morire, poiché in esso
nulla alimenta la virtù. Le ingiustizie umane la disprezzano; è
necessario che la giustizia celeste la garantisca». Come sapete, Cuba possiede un'anima cristiana, e questo l'ha portata ad
avere una vocazione universale. Chiamata a vincere l'isolamento, deve
aprirsi al mondo e il mondo deve avvicinarsi a Cuba, al suo popolo, ai suoi
figli, che ne rappresentano senza dubbio la maggiore ricchezza. È giunta
l'ora di intraprendere i nuovi cammini che i tempi di rinnovamento in cui
viviamo esigono, all'approssimarsi del Terzo millennio dell'era cristiana!
8. Carissimi fratelli: Dio ha benedetto questo popolo con autentici
formatori della coscienza nazionale, chiari e fermi esponenti della fede
cristiana, che è il più valido sostegno della virtù e
dell'amore. Oggi i Vescovi, insieme ai sacerdoti, ai consacrati, alle consacrate
e ai fedeli laici, si sforzano di costruire ponti per avvicinare le menti e i
cuori, propiziando e consolidando la pace, preparando la civiltà
dell'amore e della giustizia. Sono qui fra voi come messaggero della verità
e della speranza. Per questo desidero ripetere il mio appello a lasciarvi
illuminare da Gesù Cristo, ad accettare senza riserve lo
splendore della sua verità, affinché tutti possano seguire il
cammino dell'unità attraverso l'amore e la solidarietà, evitando
l'esclusione, l'isolamento e lo scontro, che sono contrari alla volontà
del Dio-Amore. Che lo Spirito Santo illumini con i suoi doni quanti hanno responsabilità
diverse nei confronti di questo popolo, che ho nel cuore. Che la «Virgen de
la Caridad de El Cobre», Regina di Cuba, ottenga per i suoi figli i doni
della pace, del progresso e della felicità. Questo vento di oggi è molto significativo, perché il vento
simboleggia lo Spirito Santo. «Spiritus spirat ubi vult, Spiritus vult
spirare in Cuba». Le ultime parole sono in lingua latina perché Cuba
appartiene anche alla tradizione latina. America latina, Cuba latina, lingua
latina! «Spiritus spirat ubi vult et vult Cubam». Arrivederci. © Copyright 1998 - Libreria Editrice Vaticana
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