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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA (5-17 GIUGNO 1999)

CELEBRAZIONE DELLA PAROLA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Piazza intitolata al Cardinale Stefan Wyszyński (Zamość)
 Sabato, 12 giugno 1999

   

1. «E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore» (Lc 1, 45).

Lungo il percorso del nostro pellegrinaggio attraverso la terra polacca, ci incontriamo nuovamente con Maria. È un dono speciale della grazia divina il fatto che proprio a Zamosc, in cui da generazioni Maria viene venerata come Madre della Divina Protezione nel santuario Cattedrale, dobbiamo celebrare quasi una seconda tappa della solennità del suo Cuore Immacolato. Nell'odierna liturgia incontriamo Maria della Visitazione. È ben conosciuto il suo cammino dopo l'Annunciazione: da Nazaret verso il circondario montuoso della Giudea, dove abitava la sua parente Elisabetta. Maria va per aiutarla nei giorni di preparazione alla maternità. Cammina sulle strade della sua terra portando in sé il sommo mistero.

Leggiamo nel Vangelo che la rivelazione di questo mistero è avvenuta in un modo insolito. «Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo» (Lc 1, 42): con queste parole Elisabetta saluta Maria. «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1, 43). Elisabetta ormai conosce il progetto di Dio e ciò che, in questo istante, è un mistero suo e di Maria. Sa che suo figlio, Giovanni Battista, dovrà preparare la via del Signore. Dovrà diventare il messaggero del Messia, di colui che la Vergine di Nazaret ha concepito per opera dello Spirito Santo. L'incontro delle due madri, Elisabetta e Maria, precede gli eventi che dovranno compiersi e, in un certo senso, prepara ad essi. Beata sei tu che hai creduto alla parola di Dio che ti annuncia la nascita del Redentore del mondo, dice Elisabetta. E Maria risponde con le parole del Magnificat: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore» (Lc 1, 46-47). Veramente le grandi opere di Dio, i grandi misteri di Dio si compiono nel nascondimento, nella casa di Zaccaria. Tutta la Chiesa si riferirà continuamente ad essi, ripeterà insieme con Elisabetta: «Beata colei che ha creduto» e, insieme con Maria, canterà il Magnificat.

Infatti, l'evento compiutosi in terra di Giuda racchiude in sé un contenuto ineffabile. Ecco, è venuto al mondo Dio. Si è fatto uomo. Per opera dello Spirito Santo è stato concepito nel grembo della Vergine di Nazaret per nascere nella stalla di Betlemme. Prima però che tutto questo accada, Maria porta Gesù, come ogni madre porta in sé il figlio del suo grembo. Porta non soltanto la sua esistenza umana, ma tutto il suo mistero, il mistero del Figlio di Dio, Redentore del mondo. Perciò anche la visita di Maria nella casa di Elisabetta è, in un certo senso, un evento comune e, allo stesso tempo, un evento unico, straordinario e irripetibile.

Ecco, insieme con Maria viene il Verbo eterno, il Figlio di Dio. Viene per essere in mezzo a noi. Come allora, il tempo precedente alla nascita l'aveva legato a Nazaret, e poi alla Giudea, dove dimorava Elisabetta, e definitivamente alla piccola città di Betlemme, dove doveva venire al mondo, così ora ogni sua visita lo lega sempre ad un altro luogo sulla terra, dove la celebriamo nella liturgia.

2. Oggi leggiamo il Vangelo della Visitazione in terra di Zamosc. Il mistero della venuta di Maria e del Figlio, diventa in un certo senso anche nostro. Come mi rallegra il fatto di poter vivere questo mistero insieme con voi, nella comunità della diocesi Zamosc-Lubaczów! È una diocesi giovane, ma con una tradizione religiosa e culturale tanto ricca, che risale al XVI secolo. In essa, sin dagli inizi, si iscrivono vivi contatti con la Sede Apostolica: speciale frutto è la famosa Accademia di Zamosc - terza, dopo Kraków e Wilno -, un'istituzione accademica nella Repubblica di Polonia, fondata con l'appoggio del Papa Clemente VIII. La Collegiata di Zamosc, che ho avuto l'onore di elevare alla dignità di Cattedrale, è testimone silenziosa ma quanto mai eloquente del retaggio dei secoli. Nasconde in sé non soltanto i magnifici monumenti dell'architettura e dell'arte religiosa, ma anche le ceneri di coloro che formavano questa grande tradizione. Visitando questa bella città e la terra di Zamosc, oggi sono lieto di poter tornare a questo tesoro plurisecolare della nostra fede e della nostra cultura.

Saluto cordialmente tutti i fedeli qui riuniti e coloro che si sono uniti a noi spiritualmente. Saluto il Pastore di questa comunità, il Vescovo Jan con l'Ausiliare Mariusz e tutti i presbiteri e le persone consacrate. Rivolgo parole di saluto anche ai rappresentanti delle Autorità dello Stato e di quelle territoriali. Voglio esprimere particolare gratitudine a coloro che accompagnano il mio pellegrinaggio con la preghiera e con l'offerta della loro sofferenza. Prego Dio affinché essi partecipino alle grazie di questa visita.

3. La collocazione provvidenziale della scena della Visitazione di Maria nell'eccezionale cornice della bellezza di questa città e di questa terra, mi fa tornare in mente il racconto biblico della creazione, che riceve la sua spiegazione e il suo complemento nel mistero dell'Incarnazione. Dio nei giorni della creazione guardava l'opera del suo disegno e vedeva che quanto aveva fatto era cosa buona. Non poteva essere diversamente. L'armonia della creazione rispecchiava l'intima perfezione del Creatore. Alla fine, Dio creò l'uomo. Lo creò a propria immagine e somiglianza. Affidò a lui tutta la magnificenza del mondo perché, godendo di esso e usando i suoi beni in modo libero e razionale, collaborasse attivamente al perfezionamento dell'opera di Dio. E la Scrittura dice che allora «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Gn 1, 31). Dopo la caduta originale dell'uomo, tuttavia, il mondo, come sua particolare proprietà, in un certo senso condivise la sua sorte. Il peccato non solo spezzò il legame d'amore tra l'uomo e Dio e distrusse l'unità tra gli uomini, ma sconvolse anche l'armonia di tutta la creazione. L'ombra della morte si posò non soltanto sul genere umano, ma anche su tutto ciò che per volontà di Dio doveva esistere per l'uomo.

Se, tuttavia, parliamo della partecipazione del mondo agli effetti del peccato dell'uomo, ci rendiamo conto che anch'esso non poteva essere privato della partecipazione alla promessa divina della Redenzione. Il tempo del compimento di questa promessa per l'uomo e per l'intera creazione giunse quando Maria, per opera dello Spirito Santo, divenne Madre del Figlio di Dio. Lui è il primogenito della creazione (cfr Col 1, 15). Tutto ciò che è creato, da sempre era in Lui. Se viene al mondo, viene nella sua proprietà, come dice San Giovanni (cfr Gv 1, 11). Viene per riabbracciare la creazione, per iniziare l'opera della redenzione del mondo, per restituire alla creazione la sua originale santità e dignità. Viene per farci vedere, con la sua stessa venuta, questa particolare dignità della natura creata.

Mentre percorro la terra polacca - dal Baltico, attraverso la Wielkopolska, la Masovia, la Warmia e la Masuria - e poi le sue regioni orientali - da quella di Bialystok fino a quella di Zamosc - e contemplo la bellezza di questa terra patria, mi si fa presente tale particolare dimensione della missione salvifica del Figlio di Dio. Qui sembrano parlare, con una potenza eccezionale, l'azzurro del cielo, il verde dei boschi e dei campi, l'argento dei laghi e dei fiumi. Qui suona in modo particolarmente familiare, polacco, il canto degli uccelli. E tutto ciò testimonia l'amore del Creatore, la potenza vivificante del suo Spirito e la redenzione operata dal Figlio per l'uomo e per il mondo. Tutte queste creature parlano della loro santità e della loro dignità, riacquistate quando colui che fu «generato prima di ogni creatura» assunse il corpo da Maria Vergine.

Se oggi parlo di tale santità e di tale dignità, lo faccio in spirito di rendimento di grazie a Dio, che ha compiuto opere così grandi per noi; allo stesso tempo, lo faccio in spirito di sollecitudine per la conservazione del bene e della bellezza elargita dal Creatore. Esiste, infatti, il pericolo che ciò che fa così gioire l'occhio ed esultare lo spirito, possa subire la distruzione. So che i Vescovi polacchi hanno espresso tale preoccupazione già dieci anni or sono, rivolgendosi a tutti gli uomini di buona volontà, in una Lettera Pastorale sul tema della tutela dell'ambiente. Scrissero giustamente che «ogni attività dell'uomo, come di un essere responsabile, ha una sua dimensione morale. Il degrado dell'ambiente colpisce il bene della creazione offerto all'uomo da Dio Creatore come indispensabile per la sua vita e per il suo sviluppo. Esiste l'obbligo di fare buon uso di tale dono in spirito di gratitudine e di rispetto. D'altra parte la consapevolezza che questo dono è destinato a tutti gli uomini, costituisce un bene comune, genera un opportuno obbligo nei riguardi dell'altro. Perciò bisogna riconoscere che ogni azione che non considera il diritto di Dio sulla sua opera, come pure il diritto dell'uomo, oggetto di elargizione da parte del Creatore, è in contrasto con il comandamento dell'amore (...) Bisogna dunque rendersi conto che esiste un peccato grave contro l'ambiente naturale che grava sulle nostre coscienze, che genera una seria responsabilità nei riguardi di Dio Creatore» (2.5.1989).

Se stiamo parlando della responsabilità davanti a Dio, siamo consapevoli che qui non si tratta soltanto di ciò che, nel linguaggio di oggi, si è soliti chiamare ecologia. Non basta cercare la causa della distruzione del mondo soltanto in un'eccessiva industrializzazione, in un'acritica applicazione nell'industria e nell'agricoltura di conquiste scientifiche e tecnologiche, o in una affannosa ricerca della ricchezza senza tenere conto dei futuri effetti di tali azioni. Benché non si possa negare che tali azioni arrechino grandi danni, è facile osservare che la loro fonte si trova più in profondità: nell'atteggiamento stesso dell'uomo. Sembra che ciò che risulta più pericoloso per la creazione e per l'uomo sia la mancanza di rispetto per le leggi della natura e la scomparsa del senso del valore della vita.

La legge iscritta da Dio nella natura e che può essere letta per mezzo della ragione, induce al rispetto del disegno del Creatore - di un disegno che mira al bene dell'uomo. Tale legge stabilisce un certo ordine interiore che l'uomo trova e che dovrebbe conservare. Ogni attività che si oppone a quest'ordine colpisce inevitabilmente l'uomo stesso.

Così accade quando scompare il senso del valore della vita come tale, e specialmente della vita umana. Com'è possibile difendere efficacemente la natura, se vengono giustificate le iniziative che colpiscono il cuore stesso della creazione, che è l'esistenza dell'uomo? È possibile opporsi alla distruzione del mondo, se nel nome del benessere e della comodità si ammettono lo sterminio dei nascituri, la morte provocata degli anziani e degli infermi e, nel nome del progresso, vengono condotti inammissibili interventi e manipolazioni già agli inizi della vita umana? Quando il bene della scienza o gli interessi economici prevalgono sul bene della persona, e perfino di intere società, le distruzioni provocate nell'ambiente sono segno di autentico disprezzo dell'uomo. Occorre che tutti coloro ai quali sta a cuore il bene dell'uomo in questo mondo diano una costante testimonianza che «È il rispetto per la vita, e in primo luogo, per la dignità della persona umana la fondamentale norma ispiratrice di un sano progresso economico, industriale e scientifico» (Messaggio per la XXIII Giornata Mondiale della Pace, 1.1.1990, n. 7).

4. «Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. (. . .) Perché piacque a Dio di far abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli» (Col 1, 16-17. 19-20). Queste parole di san Paolo sembrano tracciare la via cristiana di difesa di quel bene che è tutto il mondo creato. È la via della riconciliazione in Cristo. Mediante il sangue della croce e la resurrezione egli ha restituito alla creazione l'ordine originario. D'ora in poi il mondo intero, e al suo centro l'uomo, è stato strappato dalla schiavitù della morte e della corruzione (cfr Rm 8, 21), in un certo senso è stato nuovamente creato (cfr Ap 21, 5) ed esiste non più per la morte, ma per la vita, per la nuova vita in Cristo. Grazie all'unione con Cristo l'uomo riscopre il proprio posto nel mondo. In Cristo nuovamente sperimenta quell'armonia originale, che esisteva tra il Creatore, la creazione e l'uomo prima di soccombere sotto gli effetti del peccato. In Lui rilegge la chiamata originaria di soggiogare la terra, che è la continuazione dell'opera divina della creazione, e non l'incontrollato sfruttamento.

La bellezza di questa terra mi induce ad invocare la sua conservazione per le generazioni future. Se amate questa terra patria, non rimanga senza risposta questa invocazione! In modo speciale, mi rivolgo a quanti è stata affidata la responsabilità di questo Paese e del suo sviluppo, esortandoli a non dimenticare il dovere di proteggerlo contro la distruzione ecologica! Preparino programmi per la tutela dell'ambiente e vigilino sulla loro efficace realizzazione! Soprattutto formino atteggiamenti di rispetto per il bene comune, per le leggi della natura e della vita! Siano sostenuti dalle organizzazioni, che si pongono come fine la difesa dei beni naturali! Nella famiglia e nella scuola non può mancare l'educazione al rispetto per la vita, per il bene e per la bellezza. Tutti gli uomini di buona volontà dovrebbero cooperare a questa grande opera. Ogni discepolo di Cristo verifichi lo stile della propria vita, affinché la giusta aspirazione al benessere non offuschi la voce della coscienza, che pondera ciò che è giusto e ciò che è autenticamente buono.

5. Se parlo del rispetto per la terra, non posso dimenticare coloro che sono più fortemente ad essa legati e ne conoscono il valore e la dignità. Penso agli agricoltori, che non soltanto in terra di Zamosc, ma in tutta la Polonia affrontano la dura fatica dei campi, attingendo da essi i prodotti indispensabili alla vita degli abitanti delle città e dei villaggi. Nessuno come chi coltiva la terra può testimoniare come essa se è sterile non dà frutti, mentre invece curata con amore è una generosa nutrice. Con gratitudine e con rispetto chino il capo davanti a coloro che per secoli hanno fertilizzato questa terra con il sudore della fronte, e quando occorreva prenderne le difese non hanno risparmiato neppure il sangue. Con la stessa riconoscenza e con lo stesso rispetto mi rivolgo a coloro che anche oggi intraprendono il duro lavoro di coltivare la terra. Che Dio benedica il lavoro delle vostre mani!

So che in un tempo di trasformazioni sociali ed economiche non mancano problemi che spesso dolorosamente tormentano la campagna polacca. Occorre che nel processo delle riforme vengano riconosciuti i problemi degli agricoltori e risolti nello spirito della giustizia sociale.

Parlo di questo in terra di Zamosc, dove la questione contadina viene trattata da secoli. Basti ricordare le opere di Szymon Szymonowic, oppure l'attività della Società Rurale fondata a Hrubieszów duecento anni fa. Anche il Cardinale Stefan Wyszynski, come Vescovo del luogo e poi Primate di Polonia, spesso ricordava l'importanza dell'agricoltura per la Nazione e lo Stato, la necessità della solidarietà con la popolazione rurale da parte di tutti i gruppi sociali. Non posso far a meno oggi di inserirmi in questa tradizione. Lo faccio ripetendo con il Profeta queste parole colme di speranza: «Come la terra produce la vegetazione e come un giardino fa germogliare i semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia» (Is 61, 11).

6. Volgiamo il nostro sguardo a Maria ed invochiamola con le parole di Elisabetta: «E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore» (Lc 1, 45).

Beata te, Maria, Madre del Redentore. Ti affidiamo oggi le sorti della terra di Zamosc e della terra polacca e tutti coloro che vivono e lavorano su di essa, realizzando la chiamata del Creatore a soggiogarla. Guidaci con la tua fede in questo tempo nuovo, che si schiude dinanzi a noi. Sii con noi assieme al tuo Figlio, Gesù Cristo, che vuole essere per noi la Via, la Verità e la Vita.

 

Copyright 1999 - Libreria Editrice Vaticana

  

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