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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA (5-17 GIUGNO 1999)

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA IN OCCASIONE
DEL MILLENARIO DELL'ARCIDIOCESI
DI KRAKÓW

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Spianata di Błonie (Kraków) - Martedě, 15 giugno 1999

    

1. Te Deum laudamus: te Dominum confitemur.
Te aeternum Patrem, omnis terra veneratur.

“Noi ti lodiamo, Dio, ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, tutta la terra ti adora”.

Quanto grande è il dono della Divina Provvidenza di poter oggi, insieme alla Chiesa che è a Kraków, inserirmi in questo inno, che il cielo e la terra innalzano da secoli per la gloria del loro Creatore, Signore e Padre!

Te per orbem terrarum sancta confitetur Ecclesia,
Patrem immensae maiestatis;

“La santa Chiesa proclama la tua gloria,
Padre di immensa maestà”.

E’ un grande dono il fatto che, mentre la Chiesa in tutta la terra rende grazie a Dio per i duemila anni della sua esistenza, nello stesso tempo questa Chiesa di Kraków ringrazia per il proprio millennio! Come non cantare il solenne Te Deum, che oggi acquista un particolare contenuto - esprime la gratitudine di intere generazioni di abitanti per tutto ciò che la comunità dei credenti ha portato nella vita della terra di Kraków. Come non ringraziare per quel soffio dello Spirito di Cristo che dal cenacolo si diffuse su tutta la terra e raggiunse le sponde della Vistola, e continuamente rinnova il volto della terra - di questa terra di Kraków! Noi ti lodiamo, Dio!

Saluto cordialmente tutti gli abitanti. Saluto il caro Cardinale Franciszek, i Vescovi Ausiliari Jan e Kazimierz, come anche i Vescovi emeriti Stanislaw e Albin. Abbraccio col cuore tutti i sacerdoti, le persone consacrate, gli studenti dei Seminari maggiori, i catechisti e le catechiste laici. Rivolgo il mio saluto anche alle autorità provinciali e a quelle cittadine. Vi saluto cordialmente, sorelle e fratelli, che vi siete riuniti nel Blonia Krakowskie, per celebrare con il Papa questa Eucaristia del millennio. Saluto tutti coloro che si uniscono a noi tramite la radio e la televisione. Parole di particolare gratitudine rivolgo ai malati. L’offerta della vostra sofferenza, che in unione con Cristo presentate ogni giorno per tutti gli uomini, per la Chiesa e per il Papa, possiede un grande valore agli occhi di Dio. Alla soglia del terzo millennio sia il completamento della nostra lode, della richiesta di perdono e di impetrazione.

2. Te gloriosus Apostolorum chorus,
te prophetarum laudabilis numerus,
te martyrum candidatus laudat exercitus
.
“Ti acclama il coro degli apostoli
e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode”.

Gli apostoli, i profeti e i martiri rendono oggi lode a Dio. Al tramonto del primo millennio giunsero sulle rive della Vistola e sparsero il seme del Vangelo. In seguito al battesimo di Mieszko nel 966, vennero nella terra dei Piast numerosi testimoni, tra i quali grandissima fama si conquistò Adalberto, Vescovo di Praga. Secondo la tradizione, prima di arrivare sul Baltico, per subire lì la morte per martirio, si fermò a Kraków e qui annunziò la Buona Novella. Sembra che predicasse sul posto dove, dopo la sua morte, fu costruito un tempio a lui intitolato, che esiste fino ad oggi. L’attività apostolica e la morte per martirio di Adalberto è legata agli inizi della Chiesa di Kraków ancora in un’altra dimensione. Presso la sua tomba, infatti, nacque la Metropoli di Gniezno, comprendente le sedi episcopali di Kolobrzeg, di Wroclaw e di Kraków. Se a Gdansk abbiamo reso grazie a Dio in modo particolare per la vita e per l’opera di questo grande patrono della Polonia, è giusto che anche a Kraków riandiamo con grata memoria alla millenaria irradiazione della sua testimonianza e del suo martirio.

Infine, agli albori della storia di questa Chiesa si accende la fiamma del ministero pastorale e dell’eroica morte di Santo Stanislao. Mentre nell’odierna liturgia udiamo le parole di Cristo: “Io sono il buon pastore” (Gv 10, 11), sappiamo che per opera di questo Santo esse si legarono molto strettamente con la storia della Chiesa di Kraków. La sua eroica sollecitudine per il gregge del Signore, per le pecore smarrite in cerca di aiuto, divenne il modello a cui la Chiesa di questa città per secoli si è fedelmente ispirata. Di generazione in generazione è stata trasmessa la tradizione di irremovibile perseveranza nel rispetto della legge divina e, allo stesso tempo, di grande amore per l’uomo - questa tradizione nacque presso la tomba di Santo Stanislao Vescovo, di Szczepanowo.

Se oggi torniamo agli inizi e a queste figure lo facciamo per rinnovare in noi la consapevolezza che le radici della Chiesa in terra di Kraków sono fissate profondamente nella tradizione apostolica, nella missione profetica e nella testimonianza del martirio. A questa tradizione, alla missione e al martirio si richiamarono intere generazioni e su essi edificarono la loro fede nel corso di un millennio. Grazie ad un tale riferimento la Chiesa di Kraków è rimasta sempre in stretta unità con la Chiesa universale, e contemporaneamente s'è formata una sua propria personalità storica, ha scritto la propria storia come un’unica ed irripetibile comunità di uomini che partecipano alla missione salvifica di Cristo.

3. Rimanendo nella corrente della Chiesa universale, e al contempo conservando la propria irripetibilità, questa comunità conferì una forma alla storia e alla cultura della città di Kraków, della regione e, è lecito dire, di tutta la Polonia. Che cosa potrebbe testimoniarlo in modo più eloquente della Cattedrale di Wawel? Oggi, mentre la voce della campana di Zygmunt sembra rivolgerci l’invito a visitare questa madre dei templi di Kraków, questo tesoro della storia della Chiesa e della Nazione, rechiamoci là in pellegrinaggio spirituale. Presentiamoci in mezzo ai suoi costruttori e domandiamo loro quale è stato il fondamento da essi posto sotto questa costruzione, grazie al quale essa è riuscita a sopravvivere ai tempi buoni e a quelli cattivi, offrendo asilo a santi e ad eroi, a pastori e a sovrani, a uomini di Stato, a creatori della cultura e a intere generazioni di abitanti di questa città. Cristo morto e risorto, non è lui quella pietra angolare? Inginocchiamoci davanti al tabernacolo nella cappella di Batory, davanti al Crocifisso nero di Edvige, presso la confessione di Santo Stanislao, scendiamo nella cripta di San Leonardo e riscopriamo l’irripetibile storia della Chiesa di Cracovia, che si è congiunta con quella della città e di questo paese. E ogni chiesa, ogni cappella religiosa sembra fare il medesimo discorso: è grazie alla presenza millenaria della Chiesa che il seme del Vangelo qui sparso ha dato frutti abbondanti nella storia di questa città, ai piedi di Wawel.

Non lo ribadisce forse l’Alma Mater di Kraków? Non fu forse per amore di Cristo e per obbedienza alla sua chiamata ad annunziare il Vangelo alle nazioni che nel cuore di Santa Edvige Regina nacque il desiderio di fondare la Facoltà di Teologia e di elevare l’Accademia di Kraków al rango di università? La fama di questa Università fu per secoli un motivo di vanto della Chiesa di Kraków. Da qui uscirono studiosi del calibro di San Jan Kanty, Piotr Wysz, Pawel Wlodkowic ed altri, che esercitarono non poca influenza sullo sviluppo del pensiero teologico nella Chiesa universale. Come non menzionare poi Nicolò Copernico, Stanislao di Skalbmierz, Jan Kochanowski e tutte le schiere di coloro che crebbero nella sapienza, e avendo amato la verità, il bene e la bellezza, in vari modi testimoniarono di aver trovato in Dio il loro compimento definitivo? Cosa sarebbe Kraków senza questo frutto della fede e della sapienza di santa Edvige?

L’innesto della Chiesa nella storia di questa città si operò non soltanto nei templi, nei palazzi reali e nelle aule universitarie, ma dovunque la fedeltà al Vangelo richiedeva la testimonianza del servizio ai bisognosi. Gli antichi annali e le cronache moderne parlano molto delle scuole parrocchiali e religiose, degli ospedali, degli orfanotrofi; parlano molto delle piccole e grandi opere di misericordia, che gli abitanti di Kraków realizzavano, trascinati dallo slancio della predicazione di Don Piotr Skarga, dall’umile esempio di San Fra’ Alberto, o di tanti altri testimoni dell’amore concreto; parlano molto della grande sollecitudine della Chiesa per la vita, per la libertà, per la dignità di ogni uomo, che occorreva dimostrare, senza risparmiare sacrifici, nella storia lontana ma anche nei tempi vicini alla nostra generazione, nei tempi della guerra, del tormento postbellico e nell’epoca delle trasformazioni.

Se oggi elenchiamo i frutti di dieci secoli dell’esistenza della Chiesa di Kraków, lo facciamo per infiammare i nostri cuori di gratitudine verso Dio, che nel corso di questa storia ha riversato sul suo popolo molteplici grazie. Bisogna che ci ricordiamo di questo bene e che esclamiamo con uno slancio tanto maggiore: “Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome da’ gloria, per la tua fedeltà, per la tua grazia” (Sal 115[113 B], 1), che hai manifestato per opera della Chiesa in questa terra.

4. Tu rex gloriae, Christe.
Tu Patris sempiternus es Filius.

“O Cristo, re della gloria,
eterno Figlio del Padre”.

Rendiamo oggi gloria a Cristo. E’ a Lui dovuto il nostro canto di lode. Quale valore infatti avrebbero i frutti dell’esistenza della Chiesa se non fossero la rivelazione dell’opera salvifica del Figlio di Dio? Quando abbiamo udito proclamare nell’odierna liturgia della parola: “Io sono il buon pastore” (Gv 10, 11), in un certo senso abbiamo scoperto il più essenziale motivo del nostro rendimento di grazie.

“Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore” (Gv 10, 14-15). Cristo parla così di se stesso. Questo buon pastore è proprio lui. San Paolo, nella Lettera agli Efesini ci aiuta in un certo senso ad approfondire il contenuto di questa descrizione. L’Apostolo scrive che Dio nel suo Figlio “ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia” (1, 4-7).

Se Cristo è il Buon Pastore,l’unico Buon Pastore, e come tale il Re di tutti i pastori nella Chiesa, ciò avviene perché in Lui dimora l’amore che lo unisce al Padre. Tramite quest’amore si realizza l’elezione divina, attuata dal Padre nei riguardi dell’uomo prima della creazione del mondo. L’eterno ed unigenito Figlio di Dio, facendosi uomo proprio nel nome di questo amore, si preoccupa di una cosa sola: di moltiplicare tra gli uomini i figli adottivi, che rispondano all’eterna elezione da parte del Padre. Proprio per questo è il Buon Pastore. Offre la propria vita per difendere gli uomini dalla morte, per moltiplicare in essi la vita. Questa vita è in Lui. Facendosi Uomo l’ha portata con sé al mondo, come dono del Padre. Il desiderio di Cristo come Buon Pastore è di condividere questa vita, di elargirla all’uomo, perché soltanto in questo modo - partecipando alla vita di Dio - l’uomo, essere mortale, può liberarsi dalla morte spirituale. La liturgia dell’odierna celebrazione ci mostra in un certo senso le profondissime radici di ciò che da mille anni la Chiesa di Kraków è in terra polacca. E’ l’unica ed irripetibile realizzazione dell’eterno disegno del Padre, il quale per mezzo di Gesù Cristo in virtù dello Spirito Santo ha colmato questa comunità del Popolo di Dio con una molteplice benedizione spirituale.

Perciò, mentre udiamo oggi la parabola di Cristo, del Buon Pastore, ci rendiamo conto che queste parole costituiscono una misura che va applicata alla storia della Chiesa. Cristo è il Re dei pastori, e nel corso dei secoli, vari pastori da Lui chiamati hanno lavorato alla realizzazione del suo regno. Così dunque attraverso la parabola del Buon Pastore si svela a noi la storia millenaria della Chiesa di Kraków. Vediamo tutti coloro che mediante questa Chiesa parteciparono alla missione profetica, sacerdotale e regale di Cristo - tutto il Popolo di Dio, che durante questo millennio costituiva la Chiesa di Kraków.

Prima vediamo coloro che, in forza di uno speciale mandato di Cristo, furono pastori di questo Popolo: i Vescovi e i sacerdoti. Si presentano dinanzi a noi Santo Stanislao, il beato Wincenty Kadlubek, Iwo Odrowaz, Piotr Wysz, Zbigniew Olesnicki, Bernard Maciejowski e Adam Stefan Sapieha; si presentano tra noi Jan Dlugosz, San Jan Kanty e il beato Piotr Dankowski, e tanti altri vescovi e presbiteri, rimasti non solo nella memoria della Chiesa, ma iscritti anche in tutta la storia della nazione e nella cultura. Come non nominare qui anche gli Ordini religiosi! Già ai tempi di Santo Stanislao si stabilirono qui i benedettini, un po’ più tardi i cistercensi, e dopo di essi vennero altri ordini e altre congregazioni, che diedero apostoli e pastori come Piotr Skarga, San Girolamo Odrowaz, il beato Stanislao Kazimierczyk, San Massimiliano, San Raffaele Kalinowski.

Se oggi abbracciamo col pensiero e col cuore tutti coloro che come pastori hanno attuato in questa Chiesa per il regno di Cristo, nella prospettiva storica vediamo non solo i sacerdoti, ma anche innumerevoli schiere di laici. Davanti ai nostri occhi si presentano i sovrani e gli uomini di Stato, guidati da Santa Edvige e da San Casimiro, ed insieme a loro una semplice domestica - la beata Aniela Salawa e il docente del Politecnico - il Servo di Dio Jerzy Ciesielski, ed anche intere generazioni di genitori, di educatori, di professori e di studenti, di medici e di infermiere, di commercianti e di impiegati, di artigiani e di agricoltori - uomini di vari stati e di varie professioni. Vediamo anche uomini e donne, che negli Ordini religiosi offrirono la vita a Dio e agli uomini. Mentre oggi guardiamo le immagini di San Fra’ Alberto e della beata Suor Faustina, sappiamo che, in un certo senso, essi rappresentano tutti coloro che in qualche modo riflettevano la parabola del Buon Pastore.

Tutti questi uomini di Chiesa, conosciuti per nome o anonimi, con la loro vita, con la loro santità, con il lavoro ordinario e con la sofferenza testimoniavano a questa terra che Dio è amore, che con questo amore egli abbraccia ciascuno e lo conduce sulle strade di questo mondo verso una nuova vita. Non esiste una ragione maggiore di questa per rendere grazie della storia millenaria della Chiesa in terra di Kraków. Non c’è un bene maggiore della santificazione, che questa terra riceve da dieci secoli dalle mani della Chiesa. “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo” (Ef 1, 3).

Oggi mi sento chiamato in modo particolare a ringraziare questa comunità millenaria di pastori di Cristo, chierici e laici, perché grazie alla testimonianza della loro santità, grazie a questo ambiente di fede, che per dieci secoli essi formarono e formano a Kraków, è diventato possibile che al termine di questo millennio, proprio sulle rive della Vistola, ai piedi della Cattedrale di Wawel cadesse l’esortazione di Cristo: "Pietro, pasci i miei agnelli” (Gv 21, 15). E' diventato possibile che la debolezza dell’uomo si poggiasse sulla potenza dell’eterna fede, speranza e carità di questa terra, e desse la risposta: “Nell’obbedienza della fede davanti a Cristo mio Signore, affidandomi alla Madre di Cristo e della Chiesa - consapevole della grandi difficoltà - accetto”.

5. Salvum fac populum tuum, Domine, et benedic hereditati tuae.
Et rege eos, et extolle illos usque in aeternum.

“Salva il tuo popolo, Signore, e benedici la tua eredità,
guida e sostieni i tuoi figli fino all'eternità".

Nella sua storia la Chiesa di Kraków è sopravvissuta a molte tempeste e a molte prove. Per soffermarci soltanto al nostro secolo, sappiamo, che prima ha resistito alla forza distruttiva della guerra e dell’occupazione, e nonostante le dolorose perdite ha conservato la propria dignità, soprattutto grazie all’inflessibile atteggiamento del principe Cardinale Adam Sapieha. Nel mezzo secolo del dopoguerra la Chiesa ha accolto le nuove sfide, che aveva portato con sé il totalitarismo comunista insieme all’ideologia atea. Ha superato il periodo delle persecuzioni senza mai perdere la forza della testimonianza. La profonda unità delle parrocchie, dei pastori e dei fedeli, la grande opera dell’educazione religiosa dei giovani e il servizio della misericordia si dimostrarono allora potenti pilastri, poggiati sul fondamento di una fede profonda. Non è possibile non ricordare qui il mio predecessore sulla sede di Santo Stanislao, l’arcivescovo Eugeniusz Baziak.

Un fattore particolare nel rinnovamento della Chiesa di Kraków furono i lavori del Sinodo Pastorale dell’Arcidiocesi negli anni 1972-1979. Ricordo quell’inaudito impegno da parte dei fedeli nei gruppi sinodali, nei lavori delle singole commissioni e quella profonda riflessione su se stessa da parte della Chiesa di Kraków. Fu una grande diagnosi del passato e del presente, ma con un simultaneo sguardo verso il futuro.

Ora, mentre rendiamo grazie per il passato splendore di questa Chiesa, nello stesso spirito dovremmo guardare all’oggi e al domani. Dobbiamo porci la domanda: Che cosa ha fatto la nostra generazione con questa grande eredità? Il Popolo di Dio di questa Chiesa continua a vivere della tradizione degli apostoli, della missione dei profeti e del sangue dei martiri?

Dobbiamo dare la risposta a questi interrogativi. Secondo questa risposta bisogna impostare il futuro, perché si dimostri che il tesoro della fede, della speranza e della carità, che i nostri padri custodirono nelle lotte e trasmisero a noi, non venga perduto da questa generazione addormentata, ormai non come nell’opera di Wyspianski: “Le nozze”, dal sogno della libertà, ma dalla libertà stessa. Grava su di noi una grande responsabilità per lo sviluppo della fede, per la salvezza dell’uomo di oggi e per le sorti della Chiesa nel nuovo millennio.

Perciò, con San Paolo vi prego, fratelli e sorelle: prendete come modello i sani principi, nella fede e nell’amore in Cristo Gesù. Custodite il buon deposito con l’aiuto dello Spirito Santo che abita in voi (cfr 2 Tm 1, 13-14). Portatelo nel terzo millennio del cristianesimo con la fierezza e con l’umiltà dei testimoni. Trasmettete alle future generazioni il messaggio della divina Misericordia, che si compiacque di scegliere questa città per manifestarsi al mondo. Al termine del ventesimo secolo il mondo sembra più che mai aver bisogno di tale messaggio. Portatelo nei tempi nuovi come germoglio di speranza e pegno di salvezza.

Dio misericordioso, sostieni con la tua grazia il popolo di questa terra. Rendi i figli di questa Chiesa una generazione di testimoni per i secoli futuri. Fa sì che in virtù dello Spirito Santo la Chiesa in Kraków e in tutta la Patria continui l’opera di santificazione, che le hai affidato mille anni fa.

Fiat misericordia tua, Domine, super nos,
quemadmodum speravimus in te.
In te, Domine, speravi: non confundar in aeternum.

“Sia sempre con noi la tua misericordia: in te abbiamo sperato.
Tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno”.
Non saremo confusi. Amen.

 

© Copyright 1999 - Libreria Editrice Vaticana

  

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