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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
IN OCCASIONE DEI CINQUANT'ANNI DI SACERDOZIO
DEL CARDINALE TOMMASO COORAY

 

Al Nostro Venerabile fratello
Cardinale Tommaso Cooray
già Arcivescovo di Columbia 

Venerabile Nostro Fratello, il 23 giugno tu canterai di nuovo con tutto il cuore queste parole del salmista: “Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?” (Sal 116, 12), parole già mille volte cantate da te, quasi come un inno in cui riassumerai tutti i doni che Dio ti ha concesso. Sono passati cinquant’anni dal giorno della tua ordinazione sacerdotale, anni nei quali Dio ti ha continuamente colmato di benefici, che si possono ricondurre a questo solo: ti ha concesso di consistere in Cristo, vera vite, e di perseverare nel suo amore cosicché tu fossi un tralcio che porta molto frutto (cf. Gv 15, 1-9), proprio secondo la natura del sacerdozio.

Consapevole infatti della tua dignità e del tuo compito, hai tenuto una condotta santa nella tua vita, per essere una immagine non indegna di Cristo, Sommo Sacerdote. Ti sei fatto docile ai suoi insegnamenti; fermo assertore della sua verità; custode della fede in tutte le circostanze della vita; costante e attivo; esempio di virtù; testimonianza di un modo di vivere e di intendere la vita diverso in questa età minata dallo smodato desiderio di piaceri e incline a una nuova paganità; infine testimone di Cristo tale da avvicinare a Cristo in questi cinquant’anni moltissime persone, o almeno turbare con il nome di Cristo, porre loro delle domande e proporre Cristo come oggetto di ricerca per le menti e i cuori di molti. Questa è una messe copiosa. Tuttavia il giorno in cui celebrai solennemente questo così lungo periodo della tua attività, sarà senza dubbio occasione per aggiungere ancora qualcosa a questo ricco patrimonio di opere. Infatti non celebrerai te stesso, ma Colui che si è servito di te come di uno strumento per consegnare la sua vita agli uomini; e avrai di te la coscienza di Giovanni Battista quando dice: “Bisogna che egli cresca ed io diminuisca” (Gv 3, 30). E questa sarà la tua più grande gioia; infatti la gioia più grande di un vero sacerdote – che fa le veci di Cristo – è questa: aver lasciato crescere in sé e oltre sé Cristo, perché apparisse solo Cristo; e comprendendo chiaramente che tutto quello che hai fatto è solo opera di Dio, lo rimetterai semplicemente e umilmente nelle mani del Padre misericordioso. 

Mentre, Nostro Venerabile Fratello, parliamo a te sacerdote, elevato anche alla dignità episcopale, ti apriamo anche il nostro animo memore, perché, come sei stato validissimo collaboratore dei nostri Predecessori, così continui ad esserlo per noi, in quel grande compito che è spiegato nelle parole della preghiera del Signore: “Venga il tuo regno”. Considera che questi cinquant’anni non sono un periodo passato e concluso, ma piuttosto un tempo vivo e destinato a perdurare nella Chiesa, in quanto hai contribuito ad estendere il regno di Dio e ad aprire la porta dell’immortalità. Questa fede edifichi la solennità che stai per celebrare; infatti celebrerai un giorno di festa nella tua vita, un “è”, non un “fu”. 

Confermiamo questo augurio con la preghiera e con la Benedizione Apostolica, che impartiamo con tutto il cuore a te e a coloro che intorno a te per le celebrazioni saranno come la voce di Dio: voce di lode, voce di ringraziamento, voce di affetto. 

IOANNES PAULUS PP. II

 

    © Copyright 1979 - Libreria Editrice Vaticana

        

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