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MESSAGGIO DI GIOVANNI
PAOLO II AL VESCOVO E AI FEDELI DI MASSA MARITTIMA PER IL RITORNO DEL
CORPO SANTO DI S. BERNARDINO DA SIENA
Venerato fratello e carissimi figli!
1. Nel mio recente pellegrinaggio in terra d’Abruzzo ho avuto
la gioia di inginocchiarmi davanti all’urna che, a L’Aquila, conserva il
corpo incorrotto di san Bernardino da Siena, il francescano a cui la vostra
città si gloria di aver dato i natali, esattamente sei secoli or sono, ed ho
rievocato la figura e l’opera apostolica del vostro grande Concittadino.
Nella presente circostanza vorrei riprendere con voi il discorso
allora avviato, nel desiderio di meglio sviluppare la riflessione sulla
testimonianza di fedeltà al Vangelo, che questo insigne Santo ci ha lasciato.
In Bernardino ci sta dinanzi un modello riuscito di uomo, di religioso, di
apostolo, a cui anche il nostro tempo può guardare per trarre l’indicazione
delle opportune soluzioni ai tanti problemi che lo travagliano.
2. Innanzitutto l’uomo. Di mente aperta al fascino del vero e
del bene, vivamente sensibile alle suggestioni del bello, Bernardino diede prova
di una singolare ricchezza di qualità umane, fuse tra loro in un equilibrio
così perfetto da suscitare la concorde ammirazione dei contemporanei. Tale
armoniosa personalità, per altro, non fu il frutto soltanto di un fortunato
concorso di circostanze casuali. V’era alla base un impegno ascetico, a cui
faceva da sostegno una chiara visione antropologica.
L’uomo è immagine di Dio, proclama Bernardino sulla scorta
della Bibbia. Come tale, egli deve a Lui conformarsi in ogni sua azione, ma
soprattutto nelle intenzioni profonde del suo cuore (cf. S. Bernardino da Siena,
Opera Omnia, Quaracchi 1950-1959, vol. II, p. 300) “Dio ha creato tutte le
creature per l’uomo, e l’uomo per sé” ripete il nostro Santo con
Agostino. (cf. Ivi, p. 161) Tuttavia, pur essendo il più nobile degli animali,
egli è anche il più ingrato: “Grande è l’ingratitudine e l’ignoranza
cieca degli uomini! Gli altri animali vengono addomesticati dai benefici;
soltanto i cuori degli uomini sono induriti e accecati dai benefici di Dio”. (Ivi, vol. III, p. 347)
L’uomo è perciò una creatura che più delle altre ha bisogno
di disciplina: “Gli uomini sono incomparabilmente più nobili e più preziosi
degli altri animali, ma sono anche più inclini al male e più nocivi per le
cattive abitudini e maggiormente perturbano la pace civile; quindi con maggiore
disciplina debbono essere custoditi, curati e frenati dalla giustizia”. (Ivi,
p. 300.) Ogni sforzo umano, tuttavia, risulterebbe inutile senza il continuo
soccorso della grazia di Dio, “che senza il suo aiuto non si può fare alcuna
resistenza alla battaglia del demonio, del mondo e della carne”. (cf. S.
Bernardino da Siena, Prediche volgari, ed. dal P. Ciro Cannarozzi OFM, Firenze
1940, vol. III, p. 224)
Per sua fortuna l’uomo, in questa lotta non è solo: accanto a
lui v’è Dio, che non si stanca di offrirgli il sostegno della sua mano
salvatrice: una mano che, se a volte percuote, è tuttavia mossa sempre e
soltanto dall’amore. (cf. Ivi, pp. 242-257)
Questo, nella sostanza, il messaggio che Bernardino propone ai
suoi uditori, articolandone il contenuto secondo le esigenze specifiche delle
diverse categorie. Egli si rivolge ai coniugati, ai giovani, agli adolescenti ed
ai bambini, ai mercanti, agli studenti, ai governanti, ai sudditi, ai laici ed
al clero. Parla attingendo alla Sacra Scrittura, agli esempi dei Santi, ai detti
dei poeti: teologi e giuristi, filosofi ed artisti sono sempre sulle sue labbra,
a testimonianza del lungo tirocinio culturale da lui sostenuto in preparazione
al ministero della predicazione.
3. Di non minore interesse è la testimonianza che Bernardino ci
offre come religioso. A ventidue anni, dopo un’esperienza di impegno sociale e
caritativo con pochi altri giovani senesi, durante la peste che stava spopolando
la città, egli fece domanda di entrare fra i Frati Minori. Scelse il gruppo che
stava ormai rinnovando l’Ordine nel ritorno all’osservanza rigida ed
austera, rifiorita a Brogliano con frate Pauluccio Trinci da Foligno e poi con
frate Giovanni da Stroncone. La sua esperienza eroica di carità fra gli
appestati e l’istintiva carica di “operatore di pace” e di esemplare
custode della castità tra i giovani di Siena, nello Studio della città e nella
Compagnia di S. Maria della Scala, furono il migliore biglietto di presentazione
per ottenergli l’accettazione tra i Francescani.
Dai biografi sappiamo che quasi subito iniziò a dirigere i suoi
confratelli come Superiore locale e provinciale, in Toscana ed in Umbria,
finché coronò il suo “servizio ai fratelli” come Vicario generale dell’Osservanza.
Furono circa trecento i conventi da lui rinnovati o accettati fra gli
Osservanti, qua e là per l’Italia.
Come da laico aveva stimolato gli amici alle opere di carità e
di eroica assistenza sociale, così da religioso seppe infondere nei Confratelli
l’ardore del suo zelo nel seguire le orme del “Poverello” sulla strada del
radicalismo evangelico. Il fascino della sua personalità conquistava quanti lo
avvicinavano. Quanto più chiara era la presentazione che egli faceva delle
esigenze austere della Regola, tanto maggiore era il fervore con cui essi
correvano dietro il maestro, nel desiderio di emularne le virtù. (cf. Holzapfel
H. Manuale historiae OFM, Friburgi Brisgoviae, 1909, pp. 81-85)
In tal modo il movimento dell’Osservanza, iniziato con i fratelli laici,
diventa con San Bernardino una nuova forza di spiritualità e di cultura, che
stimola tutto il francescanesimo a vincere le debolezze umane, le stanchezze
dell’assuefazione, e ne favorisce il rifiorire con un folto numero di giovani
studenti universitari, impegnati nello studio della teologia, della morale, del
diritto, e nell’apostolato popolare in tutta Italia. Tra questi spiccano gli
amici intimi di Bernardino: san Giovanni da Capestrano, san Giacomo della Marca,
il beato Alberto da Sarteano ed altri molti, in Umbria, in Toscana, nelle
Marche, in Italia e fuori Italia. E “bernardini” si chiameranno gli
Osservanti di alcune regioni d’Europa, come ad esempio nella mia patria, la
Polonia.
4. Bernardino, uomo riuscito e religioso esemplare, resta nella
storia della cristianità soprattutto come apostolo. Predicatore itinerante come
Cristo, come gli apostoli, egli fece del pulpito la sua cattedra. Egli fu il
più grande predicatore popolare dell’epoca, tanto che il Quattrocento fu
definito “il secolo di San Bernardino”. In molte parti dell’Italia
centrale e settentrionale sorgono altari, oratori, templi, eretti in memoria
delle sue predicazioni e dei suoi miracoli. Ammirato dai semplici come dai
dotti, dai magistrati come dagli uomini di Chiesa, Bernardino fu richiesto come
vescovo a Siena, a Ferrara, ad Urbino. Egli rifiutò sempre, per mantenere la
libertà di portare la sua parola ovunque ne fosse richiesto, essendo
intimamente convinto di aver ricevuto da Dio la chiamata a questo ministero, e
non ad altro.
Dal suo esempio e dalla sua parola detta o scritta fu rinnovata
la predicazione italiana. Ne restano documenti nei volumi delle sue “Prediche
volgari”, tenute a Firenze e a Siena, negli schemi di sermoni latini, che egli
stesso o i suoi discepoli raccolsero a servizio degli altri predicatori, nelle
opere di teologia morale o ascetica, stese per la scuola e per la vita dei suoi
Confratelli.
5. Bernardino da Siena resta nella storia della predicazione,
della teologia e dell’ascetica soprattutto come apostolo del Nome di Gesù.
Colpito dall’ammonimento di Cristo: “Qualunque cosa chiederete nel mio nome,
la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio” (Mt 14,13), egli non si
stanca di farsene eco: chiedere al Padre nel nome del Figlio è riconoscere il
piano di Dio, che ha voluto servirsi del Verbo incarnato per salvarci. Noi
possiamo e dobbiamo santificarci attraverso l’invocazione del Figlio, la cui
mediazione ci apre la via di accesso al Padre. Il nome di Cristo, dunque,
significa misericordia verso i peccatori, forza per vincere nella lotta, salute
per gli infermi, letizia ed esultanza per chi con devozione l’invoca nelle
varie circostanze della vita, gloria ed onore per quanti in esso hanno fede,
conversione dalla tiepidezza al fervore della carità, certezza di esaudimento
per chi lo invoca, dolcezza per chi devotamente lo medita, soavità inebriante
per chi ne penetra nella contemplazione il mistero, fecondità di meriti per chi
ancora è pellegrino, glorificazione e beatitudine per chi ormai è giunto alla
meta. Il nome di Gesù fu la bandiera, impugnando la quale san Bernardino
affrontò le situazioni più difficili, riuscendo a trionfarne: fu in quel Nome
che egli ottenne la pacificazione delle fazioni rivali, il miglioramento dei
costumi, il ravvivamento della fede, l’incremento della pratica cristiana.
6. Tema fondamentale della predicazione del nostro Santo fu
anche quello della devozione alla Vergine Maria, considerata soprattutto come
Madre di Dio e Mediatrice di perdono e di grazia.
San Bernardino medita, assaporandole, le pagine del Vangelo che
parlano della Madonna, ne commemora le feste, ne commenta i titoli, ne illustra
i misteri, a cominciare da quello della sua Concezione immacolata fino a quello
della sua gloriosa Assunzione al Cielo.
Gli esempi della sua vita gli offrono lo spunto per sempre nuove
applicazioni morali, che egli propone alle varie categorie di persone, ma in
particolare ai giovani ed alle fanciulle, con tale fervore di sentimento e
freschezza di parole e di immagini da suscitare l’adesione entusiasta dell’uditorio.
A tutti egli chiede con insistenza di ricorrere fiduciosamente alla materna
intercessione di Maria, la cui parola tanto può sul cuore di Dio: “Dunque
pregheremo lei che preghi il suo dolce Figliolo Gesù che, per i suoi meriti, ci
dia grazia in questo mondo, perché poi nell’altro ci dia la gloria infinita”.
(S. Bernardino da Siena, Prediche volgari, ed. dal P. Ciro Cannarozzi OFM,
Firenze 1940, vol. II, p. 420)
Questa esortazione mi piace porre a conclusione del presente
Messaggio, giacché nell’assidua invocazione della Vergine Santa e nella
generosa imitazione delle sue virtù risiede il segreto di quel profondo
rinnovamento di mentalità e di vita, che fu l’ideale perseguito con zelo
infaticabile dal vostro santo Concittadino.
Nel rinnovare l’espressione dei sentimenti di paterno affetto
che provo per codesta Comunità, nella quale s’accese sei secoli fa la stella
che doveva brillare imperitura nel cielo della Chiesa, concedo volentieri ad
ogni suo membro ed al venerato suo Pastore la mia Apostolica Benedizione,
propiziatrice di ogni desiderato dono divino.
Dal Vaticano, il 6 Settembre dell’anno 1980, secondo di
Pontificato.
IOANNES PAULUS PP. II
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Copyright 1980 - Libreria Editrice Vaticana
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