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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI SCIENZIATI RIUNITI IN CONVEGNO AD ERICE


Al professor Antonino Zichichi,
Direttore del Centro Internazionale per la Cultura Scientifica.

È stato gentile da parte sua informarmi della Seconda Sessione del Seminario Internazionale sulle Conseguenze Mondiali di un possibile Conflitto Nucleare, che si terrà dal 20 al 23 agosto presso il Centro Internazionale per la Cultura Scientifica di Erice, del quale lei è Direttore.

Mentre la ringrazio per questo gesto così sollecito, desidero estendere il mio saluto deferente a tutti gli illustri scienziati e agli altri esperti che si raduneranno là per studiare uno dei problemi più cruciali ed inquietanti per gli uomini di oggi ed esprimere i miei auguri migliori affinché i loro generosi sforzi siano coronati da risultati consolanti.

Non spetta a me addentrarmi negli aspetti tecnici dei temi che saranno trattati nel vostro Seminario.

Un aspetto è comunque strettamente legato alla mia missione pastorale ed è oggetto di profonda preoccupazione. Riflettere sulla possibilità e le conseguenze di una guerra nucleare significa considerare la sopravvivenza stessa della umanità e il destino dell’eredità accumulata lungo i secoli della civiltà umana.

Si tratta di un problema inquietantemente radicale, a proposito del quale più volte mi sono sentito in dovere di parlare con forza in difesa dell’uomo e della civiltà. L’ho fatto di fronte ad istituzioni internazionali come l’Organizzazione delle Nazioni Unite (2 dicembre 1979) e l’UNESCO (2 giugno 1980), durante i miei pellegrinaggi apostolici, specialmente ad Hiroshima (25 febbraio 1981) e Coventry (30 maggio 1982), e in varie allocuzioni ad autorità di nazioni e a coloro che svolgono ruoli di responsabilità nella comunità scientifica. Ho anche inviato delegazioni composte da membri della Pontificia Accademia delle Scienze nelle capitali di alcuni paesi in possesso di armi nucleari, per rendere noti i risultati di uno studio sugli effetti catastrofici di un conflitto nucleare.

In tutte queste occasioni ho parlato a nome della coscienza di milioni di persone, e in accordo al mio ministero ho lanciato un appello per un arresto della corsa agli armamenti, specialmente per quanto concerne le armi nucleari, in modo da porre le basi per un reale progresso volto al disarmo e alla pace.

Gli scienziati e coloro che si occupano della applicazione tecnologica delle scoperte scientifiche hanno un ruolo particolare da svolgere in questo campo. In vista della loro particolare responsabilità mi prendo la libertà di rivolgere questo messaggio a tutte le illustri personalità che parteciperanno al Seminario.

Voi partecipanti vi trovate in una posizione privilegiata rispetto ad altri nel valutare gli effetti apocalittici di una guerra nucleare: in particolare, le inaudite sofferenze e la tremenda distruzione di vite umane e di opere che sono frutto della civilizzazione. Voi potete più facilmente costatare che la logica della dissuasione nucleare non può essere considerata un traguardo finale o un mezzo appropriato e sicuro per salvaguardare la pace internazionale.

L’equilibrio delle armi nucleari è un equilibrio del terrore. Ha già inghiottito troppe risorse dell’umanità per opere e strumenti di morte. E sta continuando ad assorbire immense energie intellettuali e fisiche, allontanando la ricerca scientifica dalla promozione dei valori umani più autentici e indirizzandola alla produzione di dispositivi distruttivi.

In questo modo la scienza stessa è degradata ed è in un certo senso svuotata del suo significato più profondo: la scoperta delle leggi universali e immutabili che governano la natura, in modo da offrire all’uomo un dominio (cf. Gen 1,28) consistente in una adesione docile e consapevole al fine d’amore che il Creatore ha affidato alla natura fin dall’inizio.

Scienza e religione non sono affatto in contrasto tra loro. Sono entrambe impegnate nella realizzazione dei piani di Dio per l’uomo. Da parte sua, l’uomo ha la terribile responsabilità di prendere decisioni o in armonia o in contrasto con quei piani, creando così una cultura o d’amore o di odio.

Per questa ragione, la Chiesa, conscia delle tentazioni al male che possono allettare il cuore umano, proclama la verità di Cristo, il Redentore dell’uomo, che ha seminato il seme di un’autentica civiltà dell’amore, dando a coloro che credono in lui il coraggio di essere fratelli e sorelle di tutti coloro che sono figli dello stesso Padre del cielo, e concedendo la grazia che trasforma il cuore umano, rendendolo docile all’insegnamento di Dio (cf. Gv 6,45).

Desidero lanciare un accorato appello a voi scienziati, al vostro impegno, al vostro prestigio, alla vostra coscienza, affinché facendo luce sugli effetti insensati e catastrofici della guerra, voi possiate promuovere una cultura – la sola cultura degna dell’uomo – basata sui valori perenni della verità e dell’amore.

Sui lavori del vostro Seminario invoco la luce e l’incoraggiamento dell’Altissimo.

Castel Gandolfo, 14 agosto 1982.

GIOVANNI PAOLO II

  

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

  

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