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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AL CARDINALE OPILIO ROSSI IN OCCASIONE DEL CONGRESSO EUCARISTICO INTERNAZIONALE CHE SI TERRÀ A NAIROBI (KENIA)

Mercoledì, 15 agosto 1984

 

Al signor cardinale Opilio Rossi,
presidente del Comitato permanente
per i Congressi eucaristici internazionali.

Il Congresso eucaristico internazionale, che si terrà a Nairobi, in Kenya, nell’agosto 1985, costituisce un avvenimento di grande importanza per la Chiesa sia per le grandiose manifestazioni di devozione eucaristica che colà avverranno, sia per il profitto spirituale che si spera ne trarranno i fedeli che vi converranno dalle varie parti del mondo e soprattutto dai Paesi dell’Africa a me tanto cara.

Il tema del Congresso: “L’Eucaristia e la famiglia cristiana”, è assai significativo non solo per la nazione e il continente ospitanti, ma anche per tutte le componenti della Chiesa in ogni Paese del mondo. È opportuno quindi che ciascuno si prepari all’importante evento con la preghiera e con la riflessione, predisponendo mente e cuore ad accogliere quei doni di grazia che lo Spirito Santo, da noi tutti implorato, effonderà copiosamente in tale circostanza. Con questo messaggio intendo contribuire a tale preparazione, offrendo alcune riflessioni, sulle quali i singoli e le comunità potranno utilmente soffermarsi.

L’Eucaristia, Cena pasquale

1. Ciò che subito colpisce al considerare il mistero eucaristico è che, fin dalle origini della Chiesa, esso è vissuto in una dimensione comunitaria come ben rivelano le realtà evocate da termini quali casa, famiglia, cena. Si affaccia immediatamente alla memoria il ricordo di quella “casa” nella quale i discepoli “prepararono” una “sala al piano superiore, grande e addobbata”, perché il Maestro divino potesse mangiarvi, insieme con loro, la cena pasquale (cf. Lc 22, 7-22). E il pensiero va pure alle testimonianze che il libro degli Atti degli apostoli (At 2, 46) ci ha conservato circa la comunità primitiva, i cui membri “tutti i giorni insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore”. In particolare “nel primo giorno della settimana” essi si “riunivano” per “spezzare il pane” dopo aver ascoltato la parola dell’apostolo (cf. At 10, 7-11), ripetendo così il gesto del Signore nella cena pasquale, in adempimento dell’espresso suo comando (cf. Lc 22, 19). Tutto ciò avviene in un clima che si direbbe di famiglia, e quasi domestico, perché coloro che partecipano al mistero sanno di essere diventati, per la fede in Cristo, quasi dei “familiari di Dio”, come ci ricorda san Paolo (Ef 2, 11).

La celebrazione dell’Eucaristia si rivela così, fin dall’inizio, come il sacramento dell’amore fraterno, nel quale Cristo Gesù si rende realmente e sostanzialmente presente, in corpo, sangue, anima e divinità, per unirsi più intimamente a chi crede in lui e degnamente lo riceve. È una presenza che viene da lontano e si proietta lontano: dal seno dell’eterno Padre al traguardo finale, dall’incarnazione a quella consumazione escatologica verso cui cammina la storia. Ci ricorda infatti san Paolo: “Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunciate la morte del Signore finché egli venga” (1 Cor 11, 26). Nell’Eucaristia, dunque, a noi pellegrini è dato di pregustare, nell’attesa che la fede illumina e la speranza alimenta, qualcosa della gioia che sarà propria del banchetto escatologico. A questo banchetto allude Cristo stesso nell’ultima Cena (cf. Lc 22, 15-16); ad esso è giusto quindi che guardi il cristiano, mentre si nutre del cibo divino, che lo sfama ravvivando in lui il desiderio di una comunione sempre più piena col suo Signore, fino a fargli ritenere “cosa assai migliore essere sciolto dal corpo per ritrovarsi con lui” (cf. Fil 1, 23). L’incontro eucaristico preannuncia e anticipa, così, l’esperienza beatificante dell’incontro finale nella casa del Padre.

L’Eucaristia, sacramento della famiglia

2. L’essenziale dimensione comunitaria dell’Eucaristia trova una sua manifestazione privilegiata nell’ambito della comunità familiare. Se alle origini del cristianesimo, e anche nei primi secoli, spesso, per necessità di cose, l’Eucaristia si celebrava nelle case private, anche in seguito non è venuto meno il collegamento, allora forse più facile e spontaneo, tra il mistero eucaristico e quel santuario dell’amore che, nel piano di Dio creatore e redentore, deve essere la comunità familiare. Anche se con lo sviluppo della Chiesa nei secoli successivi è giustamente prevalsa e prescritta la celebrazione eucaristica nei templi consacrati al culto dell’intera comunità ecclesiale, immagine più adeguata del corpo mistico di Cristo e della “famiglia di Dio”, non è venuto meno il senso sacro che la Chiesa attribuisce alla famiglia, cellula della comunità ecclesiale, proprio in ordine all’Eucaristia. Dobbiamo al Concilio Ecumenico Vaticano II l’aver posto in più chiara luce questa realtà “sacra” della famiglia in tutta la sua freschezza evangelica. La costituzione Lumen Gentium ha indicato nella famiglia una sorta di “chiesa domestica” (Lumen Gentium, n. 11) e il decreto Apostolicam Actuositatem (Apostolicam Actuositatem, n. 11) ne ha parlato come del “santuario domestico della Chiesa”.

Il fatto che oggi opportunamente l’Eucaristia si celebri nel tempio, ove si raccoglie la più vasta “famiglia” della comunità cristiana, specialmente a livello parrocchiale, non deve dunque impedire di vedere il profondissimo legame che intercorre tra il sacramento del corpo e sangue del Signore e quella “prima e vitale cellula della società” (Ivi) che è la famiglia. Se infatti l’Eucaristia è il sacramento mediante il quale Cristo dà la vita ai fedeli (cf. Gv 6, 53s.), non è meno vero che la famiglia è il “luogo” divinamente predisposto, in cui “nascono i nuovi cittadini della società umana, i quali per grazia dello Spirito Santo diventano col Battesimo figli di Dio e perpetuano attraverso i secoli il suo popolo” (Lumen Gentium, 11). Il sacrificio eucaristico, inoltre, “rappresenta l’alleanza d’amore tra Cristo e la Chiesa, in quanto sigillata col sangue della sua croce” (Ioannis Pauli PP. II, Familiaris Consortio, 57), a sua volta il matrimonio dei battezzati, nel quale la famiglia cristiana ha la sua origine e il suo fondamento, è di tale alleanza un simbolo singolarmente vivo ed eloquente. Nell’Eucaristia, pertanto, nell’ambito della quale è normalmente celebrato lo stesso matrimonio, “i coniugi cristiani trovano la radice dalla quale scaturisce, è interiormente plasmata e continuamente vivificata la loro alleanza coniugale” (Ivi).

L’Eucaristia, sorgente dell’apostolato della famiglia

3. Per queste superiori ragioni di fede e di vita ecclesiale, la famiglia cristiana ha una speciale vocazione ad essere testimone del Vangelo nel mondo contemporaneo. Dall’Eucaristia essa trarrà la forza che l’adempimento di tale compito richiede. “La partecipazione al corpo "dato" e al sangue "versato" di Cristo diventa inesauribile sorgente del dinamismo missionario e apostolico della famiglia cristiana” (Ioannis Pauli PP. II, Familiaris Consortio, 57), la quale, così corroborata, può proclamare “ad alta voce e le virtù presenti del regno di Dio e la speranza della vita beata” (Lumen Gentium, 35).

La famiglia si ritrova, pertanto, inserita nella più grande comunità della Chiesa con un suo ruolo specifico: quello di essere “un segno luminoso della presenza di Cristo e del suo amore anche per i "lontani", per le famiglie che non credono ancora e per le stesse famiglie cristiane che non vivono più in coerenza con la fede ricevuta” (Familiaris Consortio, 54).

Veramente fondamentale è, dunque, il tema che il prossimo Congresso eucaristico internazionale si propone di approfondire! Auspico di cuore che questo possa rappresentare un momento forte nella vita della Chiesa, così che la famiglia cristiana possa trarre quei lumi e quegli aiuti di cui oggi particolarmente abbisogna.

Mentre rivolgo il mio affettuoso saluto a tutti i popoli dell’Africa, con uno speciale pensiero per la diletta nazione del Kenya, desidero incoraggiare i lavori sia del comitato internazionale sia della Chiesa locale, invitando al tempo stesso l’intera Chiesa cattolica alla preghiera per la buona riuscita del Congresso. La Vergine santissima ispiri e illumini gli organizzatori e tutti i fedeli, affinché, grazie anche all’atteso evento ecclesiale, sempre meglio si comprenda il valore essenziale dell’Eucaristia per la salvezza e la santificazione della famiglia e il ruolo indispensabile della famiglia per l’evangelizzazione e l’avvento del regno di Dio, che ha il suo anticipo e il suo centro nell’Eucaristia.

A lei, signor cardinale, e a tutti i responsabili della preparazione del Congresso, impartisco di cuore la propiziatrice benedizione apostolica.

Da Castel Gandolfo, 15 agosto 1984.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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