The Holy See
back up
Search
riga

MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AL CAPITOLO GENERALE DELL'ORDINE DEI FRATI MINORI

 

Carissimi padri capitolari dell’Ordine dei Frati minori.

1. In vista del capitolo generale che sta per incominciare, il ministro generale uscente, padre John Vaughn, conformemente alle costituzioni dell’Ordine, mi ha rivolto richiesta di voler designare un mio delegato incaricato di presiedere, a nome e per conto della Sede apostolica, all’elezione del ministro generale, la quale è tra i principali compiti del capitolo stesso.

Desidero ringraziare sentitamente dell’atto tanto cortese, che mi ha recato conferma della devozione dell’Ordine verso la Sede di Pietro e dell’attesa che esso nutre di essere da questa illuminato e sostenuto in una circostanza tanto importante per la sua vita interna e per il suo servizio alla Chiesa. Sono infatti ben consapevole - come ebbe a dire il mio venerato predecessore Paolo VI ai partecipanti al capitolo generale del 1967 - che tutta la Chiesa di Dio si onora della vostra mondiale diffusione, del vostro evangelico esempio, del vostro generoso apostolato (cf. Insegnamenti di Paolo VI, V [1967] 296), da cui tanto e tanti meravigliosi frutti sono derivati nel corso dei secoli.

2. È costante sollecitudine dei romani pontefici venire in aiuto con autorità vigile e premurosa agli istituti di vita consacrata, specialmente in occasione dei rispettivi capitoli generali, perché essi possano crescere e fiorire secondo lo spirito del fondatore (cf. Lumen gentium, 45).

Il capitolo generale, infatti, è momento particolarmente appropriato per favorire tale crescita, essendo suo compito precipuo “tutelare il patrimonio dell’istituto”, al fine di custodire fedelmente l’intendimento e i progetti del fondatore, sanciti dalla competente autorità della Chiesa, relativamente alla natura, al fine, allo spirito, all’indole e alle sane tradizioni dell’istituto stesso (cf. Codex Iuris Canonici, can. 578 e 631 § 1).

3. La premura dei romani pontefici nel custodire i genuini valori dell’immenso patrimonio spirituale di tante generazioni di religiosi ha avuto accentuate espressioni nei confronti dell’Ordine dei Frati minori, in risposta all’originario impegno di stretta connessione con la Sede apostolica, sancito nel capitolo I della regola approvata da papa Onorio III, la quale è e rimane la carta costituzionale per i francescani di tutti i tempi. In essa frate Francesco promette “obbedienza e riverenza al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana”. Egli conferisce in tal modo peculiare orientamento e misura anche all’obbedienza da lui comandata ai frati verso se stesso e i suoi successori (cf. “Sources Chrétiennes”, 285, pp. 180 s.)

Dal canto suo, la Sede apostolica ha voluto essere particolarmente vicina all’Ordine vostro in tutti i momenti salienti della sua storia. Basti ricordare, limitatamente all’epoca posteriore al Concilio Vaticano II, l’udienza ai partecipanti al capitolo del 1967 e l’importante lettera al ministro generale in occasione del capitolo del 1973 (cf. Insegnamenti di Paolo VI, V [1967] 296-301 e XI [1973] 572-576) del mio predecessore Paolo VI. Personalmente conservo sempre viva nell’animo la gioia che suscitò in me l’incontro che ebbi con i membri del capitolo celebrato nel 1979, nel quale esortai l’Ordine alla fedeltà alle proprie origini e al superamento delle difficoltà in atto (cf. Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II/1 [1979] 1597-1600). Mi è in pari tempo gradito ravvivare la memoria della visita da me compiuta, il 16 gennaio 1982, al Pontificio ateneo “Antonianum”, che mi offrì l’opportunità di invitare l’Ordine intero a contribuire, in particolar modo mediante quella sua benemerita istituzione accademica, a colmare il bisogno di speranza degli uomini del nostro tempo con l’apporto originario che scaturisce dall’esperienza caratteristica del vostro fondatore (cf. Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V/1 [1982] 139).

4. In una circostanza altrettanto importante qual è la presente, io vi invito insistentemente a riconsiderare con ogni attenzione i vari incontri con il successore di Pietro ora ricordati, per attingere da essi chiare persuasioni circa le attese che la comunità cristiana e il mondo oggi alimentano nei confronti dell’Ordine dei frati minori. I cristiani attendono che voi amiate la Chiesa come San Francesco l’ha amata (cf. Ivi, II [1979] 1599); gli uomini chiedono a voi una chiara testimonianza evangelica e desiderano che mostriate a tutti le altezze della vostra vocazione (cf. Insegnamenti di Paolo VI, XI [1973] p. 575).

5. Con pari insistenza vi esorto, dunque, ad operare un’attenta revisione delle teorie e delle prassi che si sono rivelate di impedimento a rispondere a tali attese, e di mettere in atto tutto ciò che può essere di aiuto al pieno adempimento dei doveri inerenti alla vostra particolare forma di vita.

A tal fine si dovrà innanzitutto mettere ogni impegno perché l’Ordine realizzi e consolidi la specificità anche giuridica di ogni istituto di vita consacrata, che è quella di essere “una forma stabile di vita” (Codex Iuris Canonici, can. 573 § 1), e non quindi un “movimento” aperto a opzioni nuove continuamente sostitutive di altre, nell’incessante ricerca di una propria identità, quasi che essa ancora non fosse stata trovata. Al riguardo non posso tralasciare di notare che anche la moltiplicazione di “letture” della regola porta con sé il rischio di sostituire al testo della regola stessa una sua interpretazione o, almeno, di oscurare la semplicità e purezza con le quali da San Francesco essa fu scritta (cf. Testamento, 39: “Sources Chrétiennes”, 285, p. 210).

Si dovrà inoltre evitare che la stessa parola “fraternità”, pur tanto bella e significativa sulle labbra di San Francesco per designare il suo Ordine (cf. Regola, VIII, 1; IX, 2; XII, 3; Testamento, 33: “Sources Chrétiennes”, 285, pp. 192. 194. 198. 210) venga ad assumere significati ambigui che, mentre favoriscono l’indipendenza, non proteggono la giustizia, dando così adito all’instaurazione di una crisi funesta di autorità, mai disgiunta dalla crisi anche di obbedienza.

Sarà poi quanto mai salutare l’incremento del servizio al Signore in quella povertà che San Francesco volle quale caratteristica nativa del suo Ordine (cf. Regola, VI, 2: “Sources Chrétiennes”, 285, p. 190), raccomandandola come la virtù dai frutti innumerevoli anche se nascosti (cf. S. Bonaventura, Legenda Maior, VII, 1: “Analecta Franciscana”, X, Ad Claras Aquas, 1941, p. 587). Questa “povertà altissima” non può esaurirsi in proclami a difesa dei poveri, anche se evangelicamente e socialmente giusti e doverosi. Essa riceve pienezza di significato religioso solo se è anche povertà realmente vissuta. D’altra parte, quando è effettivamente praticata, la povertà esige che i frutti da essa prodotti rimangano almeno in parte nascosti, divenendo in tal modo insieme umiltà e saggezza, e inducendo a vivere più di silenzio che di propaganda, e a evitare di raccomandarsi da sé o di paragonarsi soltanto con se stessi (cf. 2 Cor 10,12).

Vorrei infine esortarvi a non abbandonare, ma anzi a rivitalizzare, in ordine all’apostolato missionario e alla retta educazione alla fede e alla pietà del popolo cristiano, le vostre sane tradizioni tra le quali mi piace sottolineare la peculiare venerazione ai misteri di Cristo Verbo incarnato e della santissima Eucaristia, il filiale amore alla Madonna, Madre immacolata del Redentore, la fedele comunione ecclesiale con i pastori posti da Dio a guida del suo popolo.

6. Sono queste, carissimi fratelli, le considerazioni ed esortazioni che desidero farvi pervenire con questo speciale messaggio, nell’intento di accrescere in voi, adunati in capitolo generale, la consapevolezza della gravissima responsabilità che avete dinanzi all’Ordine e a tutta la Chiesa, nel momento in cui vi apprestate a rinnovare il governo centrale dell’Ordine stesso, e a definire gli orientamenti che impegneranno i religiosi e le istituzioni che rappresentate.

Sono considerazioni ed esortazioni che confluiscono nel desiderio, insieme mio e vostro, che sia in tutto osservata la Regola di San Francesco, così com’essa è stata approvata e interpretata dalla Chiesa. Sopra tali considerazioni ed esortazioni invoco perciò, con accresciuto affetto, il conforto divino, prendendo a prestito le stesse parole con le quali San Francesco conclude la sua lettera a tutto l’Ordine: “Benedicti vos a Domino, qui feceritis ista, et in aeternum Dominus sit vobiscum. Amen” (“Sources Chrétiennes”, 285, pp. 254,49).

7. Nel desiderio di fare quanto è possibile affinché dette considerazioni trovino adeguata espressione sia nelle persone che dovranno guidare l’Ordine nel prossimo sessennio, sia nella rinnovata legislazione e nelle opzioni prioritarie di competenza del presente capitolo generale, vengo incontro volentieri alla richiesta che mi è stata rivolta e dispongo che prenda parte al capitolo come mio delegato speciale sua eminenza monsignor Vincenzo Fagiolo, segretario della Congregazione per i religiosi e gli istituti secolari, del quale conoscete i sentimenti di fraterna simpatia verso il vostro Ordine e le doti di competenza e di prudenza, tanto necessarie per l’espletamento di un compito così delicato.

Con questo gesto di affettuosa attenzione verso l’Ordine, so di ricongiungermi idealmente con quella intuizione ecclesiale, consegnata da San Francesco nel capitolo conclusivo della Regola, dove, ingiungendo per obbedienza ai ministri di chiedere “al signor Papa un cardinale della santa romana Chiesa come governatore, protettore e correttore dell’Ordine” il Poverello indicava la motivazione profonda di tale richiesta: “affinché sempre sudditi e soggetti ai piedi della stessa santa Chiesa, saldi nella fede cattolica, osserviamo la povertà e l’umiltà e il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, come abbiamo fermamente promesso” (Ivi, 285, p. 198, 3-4).

8. Io affido pertanto i vostri lavori all’amore del Padre, alla grazia del Figlio e all’assistenza dello Spirito Santo. E la mia preghiera si unisce alla vostra nell’invocazione all’Immacolata Vergine Maria che voi amate venerare come Madre e Regina dell’Ordine. Con l’auspicio che San Francesco sia sempre con voi e voi sempre a lui guardiate, secondo la vostra espressione liturgica domestica, come a “forma minorum, virtutis speculum, recti via, regula morum”, invio a tutti e a ciascuno, con sincera benevolenza, la mia benedizione apostolica.

Dal Vaticano, 8 maggio 1985.

GIOVANNI PAOLO II

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

 

top