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LETTERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
A MONSIGNOR FRANE FRANIC, ARCIVESCOVO DI SPLIT

 

Ho accolto con vivo apprezzamento le fervide espressioni di profonda comunione ecclesiale, con le quali ella, venerato fratello nell’episcopato, ha voluto darmi l’annuncio del Secondo simposio internazionale di storia ecclesiastica, che per sua iniziativa si terrà in codesta sua sede metropolitana dal 30 settembre al 5 ottobre prossimo, sul tema generale: “Le origini della vita cristiana e sociale dei croati fino al IX secolo”.

Il simposio si colloca tra le manifestazioni culturali di alto livello scientifico, che la Sede apostolica favorisce, consapevole di rendere un servizio anche alla scienza storica e alla società civile. Com’è noto, il mio predecessore Pio XII istituì a tale scopo, nel 1954, un Comitato di scienze storiche e una Commissione di storia ecclesiastica con il fine di collaborare allo sviluppo delle scienze storiche mediante la cooperazione internazionale. Lo stesso Pio XII volle indicare a coloro che si dedicano a queste discipline quale sia la coscienza che la Chiesa stessa ha “di essere entrata nell’umanità come un fatto storico” (Pio XII, Allocutio iis qui interfuerunt Conventui Internationali de Scientiis Historicis Romae habita, 7 settembre 1955: AAS 47 [1955] 672-682).

Mi rallegro pertanto nel vedere che il simposio di Spalato s’ispira a questo insegnamento pontificio e rappresenta una felice collaborazione tra l’Ordinariato arcivescovile e il menzionato Comitato di scienze storiche, insieme con la facoltà di teologia di Zagabria e la Scuola superiore teologica interdiocesana di Spalato, ad essa affiliata. Il simposio si avvale della preziosa esperienza di quello precedente del 1978, al quale il mio amato e compianto predecessore Giovanni Paolo I volle dare il suo augusto incoraggiamento. La nuova convocazione a Spalato di studiosi qualificati di diverse nazioni tratterà un tema di grande attualità, specie dopo la mia enciclica Slavorum Apostoli, che ha ricordato alla Chiesa e all’Europa l’evangelizzazione dei popoli slavi compiuta da due santi fratelli di Salonicco, Cirillo e Metodio. Il loro apostolato, come è detto nella medesima enciclica, “consolidò nella Croazia il nome cristiano, che già prima vi aveva messo le radici” (Giovanni Paolo II, Slavorum Apostoli, 24). Proprio queste radici cristiane del popolo croato formano l’interessante oggetto del secondo simposio internazionale di storia ecclesiastica di Spalato: si tratta infatti del battesimo e dell’evangelizzazione della prima nazione slava, i croati, che si compì lentamente, ma con un cammino sicuro dal VII al IX secolo, grazie alla collaborazione e all’opera missionaria delle Chiese vicine. I documenti letterari e liturgici e i monumenti archeologici, oggetto di singole relazioni al simposio, contribuiranno a gettare nuova luce su questa storia di pacifica conquista di un popolo alla fede cristiana, e faranno meglio conoscere quale contributo il popolo croato abbia portato all’incremento dell’evangelizzazione dell’Europa e alla comunione delle Chiese nel vincolo con la Chiesa di Roma.

Auspico pertanto di gran cuore che le relazioni e le discussioni degli studiosi che converranno a Spalato per il secondo simposio internazionale di storia ecclesiastica sia fecondo di ricche acquisizioni scientifiche; e, più ancora, che il simposio rechi frutti copiosi anche alla vita religiosa non solo di codesta città e sede metropolitana, ma anche di tutta la Croazia e dei popoli della Jugoslavia. L’interesse rivolto alla vostra storia, e precisamente alle vostre origini cristiane, sarà uno stimolo potente perché tutti i croati amino sempre maggiormente le loro origini e riconoscano in esse la propria identità come popolo chiamato a far parte della comunità dei popoli dell’Europa. In quelle origini si sono radicati e si sono sviluppati la vostra cultura e il vostro genio nazionale. È un patrimonio al quale la Croazia può e deve attingere, come a sorgente sempre fresca e benefica. Nell’invocazione finale dell’enciclica Slavorum Apostoli ha chiesto a Dio Padre: “O Dio grande, uno nella Trinità, io ti affido il retaggio della fede delle nazioni slave: conserva e benedici questa tua opera!” (Giovanni Paolo II, Slavorum Apostoli, 30). E ho aggiunto: “È indispensabile risalire al passato per comprendere, alla sua luce, la realtà attuale e presagire il domani. La missione della Chiesa, infatti, è sempre orientata e protesa con indefettibile speranza verso il futuro” (Ivi, 31).

Rinnovando ora quegli ardenti voti, elevo una preghiera al Signore per il buon esito del simposio invocando su quanti interverranno a vari titoli i lumi dello Spirito Santo, mentre imparto la propiziatrice benedizione apostolica.

Dal Vaticano, 15 settembre 1985

GIOVANNI PAOLO II

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

 

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