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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
AL SENATORE NICOLA SIGNORELLO, SINDACO DI ROMA

 

Al Senatore Nicola Signorello
Sindaco di Roma
 

Tra le iniziative nel mondo per celebrare l’anno delle Nazioni Unite per la Pace, il Convegno al quale Roma ha invitato così numerosi ed eminenti rappresentanti del mondo politico e culturale internazionale, riveste di certo un grande significato.

Proprio come Vescovo di Roma vorrei rivolgere, Signor Sindaco, un saluto rispettoso e cordiale alle Autorità, alle personalità ed agli studiosi convenuti ed esprimere loro simpatia ed apprezzamento per aver accettato di offrire dall’Urbe al mondo una riflessione sul tema del “Dialogo come fondamento universale della pace”.

Venendo dal Colle capitolino, la gloriosa arce della Città che un giorno - fatto singolare nella storia - estese i diritti della propria cittadinanza a tutti gli abitanti del suo vasto impero multinazionale e multirazziale, un messaggio di universalità e di dialogo non può che essere carico di simboli suggestivi. A ciò si aggiunge l’identificazione bimillenaria di Roma con questa Sede di Pietro, cuore della Chiesa cattolica, alla quale è affidato il messaggio di Cristo, che chiama ad unità il genere umano nella fratellanza di tutti sotto l’universale paternità di Dio. Particolarmente a questo titolo il mio saluto non può che contenere un vivo incoraggiamento affinché si approfondiscano quei fermenti di unità e di pacifica convivenza, che la nostra ricca eredità spirituale e culturale ispira e suscita.

Da quando le nazioni si sono associate col patto di risolvere le loro controversie per vie pacifiche, da quando le società hanno preso a costruirsi sulla base del diritto, del rispetto della persona, della partecipazione sempre più larga dei cittadini, il dialogo è divenuto il criterio imprescindibile delle loro relazioni. La storia ci mostra che il dialogo è l’unica, vera alternativa alle opzioni distruttrici della violenza e della guerra; ma esso a sua volta richiede, da parte dei singoli come dei popoli, uno sforzo sempre continuo e un costante, generoso apprendistato.

Nel dialogo è implicita la volontà di procedere insieme, nel rispetto delle diversità, verso una mèta comune. Persone, gruppi e popoli possono avere valutazioni o approcci differenti ed interessi anche conflittuali: con il dialogo non si negano le tensioni ed i contrasti dei rapporti umani, ma li si affronta lealmente, scommettendo sulla possibilità di pervenire a punti di convergenza che compongono a giustizia ed equità i diritti degli uni e degli altri. In tale ricerca, è palese che il dialogo non è una contesa in cui i forti impongono il loro punto di vista ai deboli, ma uno sforzo umano e volenteroso per avvicinarsi insieme alla verità obiettiva, unico saldo criterio del bene comune che si vuole raggiungere.

Il dialogo mette in luce alcuni elementi fondamentali dell’uomo come essere sociale: il necessario riconoscimento dell’interlocutore come altro da se stessi, l’interdipendenza delle persone e dei popoli, il sacro dovere di rispettare le coscienze, l’esigenza di salvaguardare le libertà e i diritti di tutti, l’impegno morale di contribuire alla costruzione di spazi di libertà e di tolleranza nella società e tra i diversi sistemi.

Nessun ambito può esserne escluso: da quello familiare alle relazioni internazionali, il dialogo si estende con vantaggio ai rapporti economici e commerciali, alla comparazione dei programmi politici, al pacifico confronto delle idee e delle convinzioni, non mai a scapito ma sempre a vantaggio della verità.

Nel tema della pace, che il vostro Convegno ha opportunamente proposto come il frutto di un dialogo universale ormai irrinunciabile, confluiscono tutte queste diverse dimensioni del dialogo umano ed internazionale.

La pace tra le persone ed i popoli non è certo frutto di un ordine importo dalla forza, ma piuttosto di un consenso attorno a valori comuni, che si collocano al di fuori di possibili manipolazioni e sono basati su un fondamento che sfugge a qualsiasi arbitrio. La tradizione culturale e giuridica che ha radici nella civiltà romano-cristiana ha felicemente riscoperto questo nucleo trascendente, quando ha riaffermato la dignità inalienabile della persona umana come fondamento e fine di tutto l’ordine sociale.

Sia nei complessi problemi che contrappongono l’Est e l’Ovest - tra i quali è preminente ed urgente arrestare l’irrazionale corsa agli armamenti - sia nei rapporti di relazione e scambio tra Nord e Sud, solo il dialogo appare oggi atto a far emergere quel terreno di convergenza sul quale si possa progredire verso una maggiore comprensione mutua dei punti di vista e dei condizionamenti che pesano sugli uni e sugli altri, un più giusto apprezzamento dei veri e durevoli interessi dei popoli piccoli e grandi, ormai sempre più strettamente legati ad una sorte comune.

La trascendenza dei valori fondamentali, la tolleranza e la fiducia reciproca, il comune desiderio di progredire in un cammino di verità, sono linee direttrici che daranno al dialogo orientamento sicuro e promettente.

E’ con questi sentimenti, Signor Sindaco, che mi associo di cuore alle vostre sollecite ricerche ed invoco sui lavori del Convegno di Roma, larga e propiziatrice, la benedizione di Dio, perché - come insegna la scrittura - “è il Signore che dona la sapienza”.

Dal Vaticano, il 29 giugno 1986, nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.  

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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