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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
A MONSIGNOR FERDINANDO MAGGIONI,
VESCOVO DI ALESSANDRIA

Solennità di San Giuseppe
Sabato, 19 marzo 1988

 

Venerato fratello,
Monsignor Ferdinando Maggioni, Vescovo di Alessandria,
carissimi sacerdoti, religiosi, religiose e laici della diocesi!

1. Porgo a ognuno di voi il mio cordiale saluto, e mi compiaccio con voi perché siete venuti in pellegrinaggio a Roma in occasione dell’anno mariano, con una iniziativa che coinvolge tutta la comunità diocesana; e sono assai lieto di accogliervi in questa udienza a voi riservata.

L’anno mariano, infatti, deve in qualche modo incidere nella pastorale delle singole parrocchie e diocesi, come nella vita spirituale dei fedeli, nell’ambito di una più approfondita conoscenza della dottrina cristiana e di una più convinta e coerente testimonianza. E perciò quanto si è fatto e si farà ancora in questo periodo per rendere più concreti e attuali gli insegnamenti di Maria santissima e più sentita e fervorosa la devozione alla nostra Madre celeste, porterà certamente un prezioso vantaggio morale alle singole persone, alle famiglie, ai movimenti laicali, alle parrocchie, in preparazione al nuovo secolo e al nuovo millennio, per il quale ognuno invoca ansiosamente il Padre: “Sia santificato il tuo nome! Venga il tuo Regno!”.

Pertanto, questo “pellegrinaggio mariano” non può essere che un “cammino di fede”, in nome di Maria e con Maria. Auspico di cuore che sia per voi tutti ricco di grazie e stimolo a santi propositi, e per l’intera diocesi faro di luce e punto di riferimento!

2. In modo particolare vorrei ora sottolineare quanto Maria santissima ci insegna in merito alle caratteristiche fondamentali del vero cristiano. Sappiamo infatti che Gesù, volendo e fondando la sua Chiesa, che è infallibile circa la verità ed indefettibile circa il tempo, ha posto dei criteri obiettivi in base ai quali potersi qualificare veri cristiani.

Il primo criterio è la vita di grazia: Dio si è incarnato per redimere l’umanità dal peccato e ridare la vita divina alle singole anime mediante il Battesimo, che elimina il “peccato originale”: “Propter nos homines et propter nostram salutem descendit de coelis et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine”. Queste parole del “Credo” sono scolpite nella nostra mente e ci ricordano la nostra suprema grandezza e dignità, e nello stesso tempo ci richiamano anche la missione mirabile di Maria, scelta da Dio per essere Madre del Redentore, e perciò “capolavoro della sua grazia”, esente dal male fin dalla concezione.

Maria, Madre della Grazia, perché Madre di Cristo e della Chiesa, vi faccia sempre più sentire quanto grande, importante, indispensabile sia vivere in grazia, partecipando della stessa vita trinitaria, ora nell’oscurità meritoria e trepidante della fede, poi nella luce gloriosa e gaudiosa del cielo! Solo tale vita soprannaturale, intensamente compresa e realizzata, può dare luce e forza per superare le difficoltà, anche grandi, opposte dalla mentalità e dai costumi secolarizzati del mondo moderno.

La seconda caratteristica del vero cristiano è la professione di fede ed anche a questo riguardo Maria è nostro modello e nostra maestra. Ella infatti, chiamata da Dio per l’unica e sublime missione della divina maternità, sa di dover tutto a Dio, accetta la singolare missione e rimane fedele alla parola data, dal momento dell’annunciazione fino alla passione e risurrezione di Gesù, all’attesa della Pentecoste con gli apostoli e i discepoli nel cenacolo, e poi fino al termine della sua esistenza. Così deve essere anche per il cristiano autentico: “Voi mi sarete testimoni!” (At 1, 8): il comando che Gesù diede agli apostoli prima di ascendere al cielo vale per tutti. “Avrete forza dallo Spirito Santo, che scenderà su di voi!” (At 1, 8). Questo è l’impegno dei seguaci di Cristo, che perdura ormai da venti secoli e che rimarrà fino al termine della storia: “Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli” (Mt 10, 32). La “professione di fede”, sia nella vita individuale e familiare sia nella vita sociale e politica, è diventata oggi più difficile e più impegnativa a motivo della cosiddetta “secolarizzazione”, che è penetrata ormai ampiamente nella società e che, insieme all’agnosticismo e all’indifferentismo, ha portato ad un crollo dei principii morali, umani e cristiani.

È questo un motivo per sentirsi ancora più decisi e coraggiosi nel testimoniare la propria fede cristiana, che non solo è causa della eterna salvezza, ma è fonte anche di pace sulla terra, di concordia e di serenità.

Infine, la pratica della carità è la terza caratteristica che distingue il vero cristiano secondo l’espressa volontà di Cristo. Egli infatti parla ripetutamente di amore reciproco, di carità verso il prossimo, di donazione totale: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amati, così amatevi anche voi” (Gv 13, 34). Gesù non si accontenta di parole o di devozioni: la fede deve tradursi in opere, e la prima opera è la carità verso il prossimo! Siamo stati inseriti dalla provvidenza nella comunità dei fratelli che dobbiamo amare, mediante la carità materiale e spirituale, pur condannando gli errori e combattendo il male. Maria santissima, che è “Consolatrice degli afflitti”, “Madre dei poveri”, “Rifugio dei peccatori”, vi insegni e vi aiuti ad amare sempre, con coraggio e dedizione, senza polemiche e senza amarezze, con animo semplice e generoso.

3. Cari fedeli di Alessandria!

Desidero terminare queste mie parole di incoraggiamento e di esortazione con il ricordo di san Pio V, il grande Pontefice che ebbe origine nelle vostre terre, a Bosco Marengo nel 1504, da povera famiglia, e che, entrato nell’Ordine Domenicano, per la sua intelligenza e per la sua austerità divenne Vescovo, Cardinale ed infine fu elevato al Pontificato il 7 gennaio 1566. Caratteristica della sua vita fu la strenua lotta contro gli errori e le eresie, accompagnata da profonda pietà e da severa austerità di vita. Il suo nome rimane scolpito a caratteri d’oro nella storia della Chiesa, oltre che per il costante assillo per l’esecuzione del Concilio Tridentino in un’ansia di riforma spirituale che ha trasformato la società cristiana, anche per l’istituzione della festa della Vergine del Rosario, dopo la battaglia di Lepanto.

San Pio V, da voi venerato e pregato, sepolto qui a Roma nella Basilica mariana per eccellenza, Santa Maria Maggiore, difenda la vostra fede! E voi imitatelo nella sua devozione alla Madonna, recitando il rosario, personalmente, nelle parrocchie e nelle famiglie. L’anno mariano - che voi solennizzate in modo così significativo con questo pellegrinaggio romano - spinga ognuno di voi e tutta la diocesi alla recita quotidiana del rosario, per le necessità della Chiesa, per le vocazioni sacerdotali e religiose, per la conversione dei lontani, per la pace del mondo.

E vi accompagni anche la mia benedizione, che di gran cuore ora vi imparto e che estendo volentieri all’intera comunità diocesana!

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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