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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AL CARDINALE CARLO MARIA MARTINI, ARCIVESCOVO DI MILANO, IN OCCASIONE DELL’ASSEMBLEA ECUMENICA DI BASILEA

 

Al signor Cardinale Carlo Marla Martini Arcivescovo di Milano
Presidente del consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa

Il consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) e la Conferenza delle Chiese Europee (CEC), riuniti a Basilea in una grande assemblea ecumenica, hanno intenzione di dedicare la loro riflessione al tema della pace e della giustizia e alla loro promozione, attraverso un impegno specificamente cristiano.

I vostri lavori hanno luogo provvidenzialmente nella settimana di Pentecoste, che evoca la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa nascente, la costituisce come Chiesa e la invia in missione. Vedo qui un primo segno dell’importanza di questa assemblea. Essa riunisce per la prima volta cristiani provenienti da tutti i punti d’Europa, da Est e da Ovest, dal Nord e dal Sud, sotto l’impulso ci colui che ci è stato mandato per “introdurci nella verità tutta intera”, (cf. Gv 16, 13) e per rivelarci “le profondità di Dio” (cf. 1 Cor 2, 10). Lui solo, in realtà, può essere l’origine di una simile iniziativa; lui solo può essere insieme la sorgente e la garanzia del suo successo.

Volgendosi così allo Spirito Santo e, tramite lui, alla Santissima indivisibile Trinità, le Chiese d’Europa vogliono mostrare, a se stesse e al mondo, da dove proviene la concezione di pace per la quale hanno intenzione di lavorare, e della giustizia che ne è condizione necessaria.

Certamente non può trattarsi di una qualsiasi pace o una qualsiasi giustizia. Al contrario, come dice il titolo così significativo della vostra assemblea, si tratta della “pace di Dio che sorpassa ogni intelligenza” (Fil 4, 7) e della “giustizia di Dio” che ci è stata rivelata nel Vangelo (cf. Rm 1, 17). Più ancora, la pace e la giustizia si identificano con il Cristo, Verbo di Dio fatto uomo, che ne porta il nome: Cristo “nostra pace; (Ef 2, 14); lui che Dio ha reso “nostra giustizia”, (cf. 1 Cor 1, 30).

Per questo l’assemblea di Basilea deve far maturare nella preghiera gli impegni comuni che verranno assunti. Come non ricordare, a questo punto, le ore indimenticabili vissute ad Assisi, la comune supplica dei cristiani e la meditazione degli altri credenti? Sono lieto dell’importanza che verrà data alla preghiera nell’assemblea di Basilea e desidero assicurarvi che sarò a voi tutti unito durante questa settimana di grazia.

Il momento scelto per questa assemblea della “pace nella giustizia”, è particolarmente favorevole. Degli sviluppi positivi determinatisi in alcuni paesi consentono di guardare con maggior fiducia al futuro di questa Europa, così provata dalle guerre e dalle divisioni. Non si tratta forse di una risposta di Dio alla preghiera degli uomini di buona volontà?

È forse giunta l’ora di una testimonianza solenne di tutti i cristiani riuniti a favore di una autentica pace, che solo Dio e il suo Cristo “possono dare” (cf. Gv 14, 27), perché implica anzitutto il disarmo dei cuori e degli spiriti, e l’impegno per una “giustizia superiore” (cf. Mt 5, 20).

A questo punto è decisiva la responsabilità dei cristiani e delle Chiese in Europa. In effetti esiste un contributo specificamente cristiano alla “pace nella giustizia” che siamo sempre tenuti a dare, ma più ancora in un’occasione come questa. Un contributo che sia, certamente, conforme alle radici cristiane di questo continente e alla sua autentica vocazione. I patti e i negoziati sono strumenti necessari per arrivare alla pace e grande è la nostra riconoscenza verso coloro che vi si dedicano con convinzione, perseveranza e generosità. Ma, perché i frutti siano duraturi, c’è bisogno di un’anima. Per noi, è l’ispirazione cristiana che può dargliela attraverso un riferimento intrinseco a Dio, creatore, salvatore e santificatore, e alla dignità di ciascun uomo e ciascuna donna, creati a sua immagine.

Come discepoli di Cristo, noi siamo persuasi che solo a questo livello le ferite ancora aperte nella nostra Europa, a Est come a Ovest, al Nord come al Sud, troveranno la vera medicina e la definitiva guarigione. Penso alle diverse forme di discriminazione, alla mancanza di ospitalità, alla miseria davanti alle nostre porte, al disprezzo della vita umana, dal primo momento fino agli ultimi istanti.

Penso anche alla distruzione della natura, allo sfruttamento incontrollato delle risorse, alle città che rischiano di diventare inabitabili.

In realtà, tutti questi aspetti della vita e dell’ambiente della società umana sono una cosa sola: l’uomo e il suo mondo, davanti a Dio che gliene ha data la responsabilità. Solo Dio può renderlo adeguato ad affrontare questo compito. Solo Dio può ispirargli i passi coerenti e necessari per svolgerlo.

Proprio questo cerca di mettere in chiaro la vostra assemblea di Basilea. A questo livello è la sua responsabilità.

Lo Spirito Santo vi darà la grazia e la forza. Prego con voi perché vi sia data la sua presenza e il suo aiuto. E su tutti i partecipanti invoco la benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo.

Dal Vaticano, 11 maggio 1989.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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