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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
AL CARDINALE FRANJO KUHARI
Ć, ARCIVESCOVO
DI ZAGABRIA E AI VESCOVI DELLA CROAZIA

 

Eminenza,
Cari fratelli nell’Episcopato
della diletta Chiesa che è in Croazia.

Una tragica guerra, con un crescendo continuo, insanguina ormai da alcuni mesi buona parte della vostra Patria. Voi, con le vostre lettere, mi fate partecipe della vostra ansia di Pastori preoccupati della sorte dei vostri fedeli e vi fate interpreti delle sofferenze del vostro popolo. Mi parlate dei numerosi morti, dei feriti e di tanti profughi che abbandonano le loro case in preda alla paura. Mi riferite circa la distruzione di abitazioni civili, di ospedali, di scuole, di impianti industriali e di tante chiese, alcune delle quali sono anche tesori di inestimabile valore artistico per tutta l’umanità.

Queste notizie sono per me fonte di profonda tristezza e mi fanno sentire ancora più vicino a ciascuno di voi e alle vostre amate popolazioni. Voglio dire a voi e per mezzo vostro a ciascuno dei vostri fedeli che siete tutti presenti nella mia preghiera, ogni giorno. Come vorrei che questa mia parola potesse alleviare, anche se solo un poco, tante sofferenze!

Di fronte a tanto dolore e a tanti disastri, nella mia responsabilità di Pastore della Chiesa universale, ho sentito il dovere di ripetere, in numerosi appelli pubblici, che questa guerra non può risolvere alcun problema, producendo solo distruzioni e morte, alimentando odio e spirito di vendetta! Essa lascerà, poi, ferite profonde nel cuore di tante famiglie e nel cuore delle vostre città e dei vostri villaggi!

Nella mia preghiera non mi stanco di implorare da Dio il dono della pace per il popolo croato, per il popolo serbo, per tutti i popoli delle terre jugoslave, che sono chiamati a vivere fianco a fianco su di un medesimo, piccolo lembo d’Europa. Prego, con la ferma speranza che, alla fine, il buon senso, il diritto e la giustizia prevarranno sulla forza delle armi.

L’anelito degli uomini oggi, in Europa e nel mondo intero, è che sia possibile organizzare la convivenza dei popoli nel rispetto dei loro diritti e delle loro legittime aspirazioni. Oggi non si può più tollerare la supremazia di un popolo su di un altro, né di un popolo su una minoranza di altra nazionalità. Oggi vanno riconosciuti, rispettati e garantiti i diritti dei popoli e i diritti delle minoranze. Oggi non si possono modificare le frontiere di uno Stato con l’uso della forza.

Questi principi, profondamente umani e cristiani, sono stati codificati anche in solenni Documenti internazionali, che devono costituire una norma di condotta per tutti i Governanti.

L’attuale difficile situazione sembra esigere da voi, Pastori della Chiesa di Cristo, che avete un compito eminentemente spirituale, la promozione di tali principi di convivenza sociale nelle vostre diocesi. Voi, lo so bene, anelate la pace per le vostre popolazioni. Per contribuire efficacemente a costruire una pace duratura, anche in un momento così difficile, fatevi artefici instancabili di perdono e di riconciliazione. Sappiate educare i vostri fedeli all’Amore donato e voluto da Cristo, a quella Carità che “è paziente, è benigna . . . tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13, 4-8).

Ho vivamente apprezzato gli incontri che avete avuto con il Patriarca e i Rappresentanti della Gerarchia della Chiesa ortodossa serba e la comune presa di posizione in favore della pace e contro la guerra. Anche in questi momenti drammatici, sappiate proseguire instancabilmente tale dialogo con i vostri fratelli Ortodossi, in uno spirito di perdono reciproco, sforzandovi di superare le conseguenze del passato e di porre le basi di un futuro migliore per le vostre popolazioni, nel rispetto dei principi della giustizia, della libertà e della dignità di ogni popolo. Intensificate, pertanto, la collaborazione con i Pastori della Chiesa ortodossa nell’assistenza alle vittime del conflitto e ai profughi. La vostra carità non conosca confini e distrugga fra i credenti ogni traccia di risentimento e di diffidenza. Solo così si potrà sperare in un futuro veramente pacifico per la vostra Patria, dove ogni persona si sentirà rispettata e protetta, sia essa croata, serba o di altra nazionalità.

Da parte sua, questa Sede apostolica continua a sostenere, nei modi e con i mezzi suoi propri, tutti gli sforzi miranti a stabilire un effettivo cessate-il-fuoco, in vista delle altre iniziative di soluzione della crisi jugoslava. In particolare, Essa appoggia la Conferenza di Pace dell’Aia e si sta adoperando perché nasca un consenso internazionale in favore del riconoscimento dell’indipendenza della Slovenia, della Croazia e di altre Repubbliche che ne facessero richiesta, in conformità con i principi dell’Atto Finale di Helsinki, sottoscritti dagli Stati membri della Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.

Cari fratelli nell’Episcopato, in questa tragica ora vi esorto a rimanere saldi nella vostra fede e a perseverare con fiducia nella preghiera. La Chiesa tutta prega con voi e per voi. Tutti uniti ci rivolgiamo a Maria, Regina della Pace, perché ottenga la pace a tutti i popoli della Jugoslavia e aiuti tutti a saper vivere nel mutuo rispetto, gli uni degli altri.

Con questi sentimenti imploro su di voi e sui vostri fedeli la benedizione di Dio Onnipotente.

Dal Vaticano, il 10 ottobre dell’anno 1991.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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