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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
A MONSIGNOR TADEUSZ RAKOCZY,
VESCOVO DI BILEKO-ZYWIEC, PER IL 50° ANNIVERSARIO
DEL PRIMO TRASPORTO DEGLI ZINGARI AD AUSCHWITZ-BIRKENAU

 

Cara Eccellenza,

Nei giorni 24-25 aprile, c. a., si svolgeranno – per iniziativa dell’Associazione dei Rom in Polonia – le celebrazioni del 50 anniversario dell’arrivo del primo trasporto di zingari nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, avvenuto nel febbraio 1943. Fu l’inizio di una fase decisiva dello sterminio della popolazione zingara, pianificato dai nazisti.

Ecco, dopo 50 anni da quella tragica data, gli zingari si raduneranno nel campo di Auschwitz, su quel “Golgota dei nostri tempi”, per venerare la memoria dei loro fratelli e sorelle uccisi lì e in molti altri luoghi di sterminio, in nome di una folle ideologia dell’odio e del disprezzo dell’uomo.

Auschwitz costituisce per noi, uomini del XX secolo, un ammonimento sempre attuale, è un grido drammatico per il rispetto della dignità e degli irrinunciabili diritti sia dei singoli esseri umani che delle intere nazioni. Questo bisogna ricordare, soprattutto oggi, quando nel cuore stesso dell’Europa, esplodono di nuovo focolai di discriminazione e di odio su base etnica, che generano prepotenza, violenza e spargimento di sangue innocente.

Insieme con tutti i partecipanti alle celebrazioni di Oswiecim, con profonda commozione e venerazione, mi inginocchio su quella terra che nasconde in sé le ceneri delle vittime del genocidio nazista, ricordando in maniera particolare la tragica sorte di Fratelli e Sorelle Zingari, prigionieri del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. L’ho fatto diverse volte quale Metropolita di Cracovia, oggi lo faccio come Papa.

In questa occasione desidero pronunciare le parole di solidarietà cristiana verso tutto il popolo dei Rom – così dolorosamente provato durante la seconda guerra mondiale – popolo che, purtroppo, anche oggi, in vari paesi, diventa oggetto di pregiudizi, di atti di intolleranza, nonché, addirittura, di palese discriminazione, pur possedendo un innegabile diritto ad un posto degno nella vita sociale e alla sua identità socio-culturale.

Innanzitutto, però, mi unisco spiritualmente alla preghiera comune, che avrà luogo a Oswiecim, nella chiesa di San Massimiliano Maria Kolbe. Sarà quella la preghiera per le vittime del genocidio. Desidero che, in questa occasione, non vengano dimenticate anche le vittime della guerra nei Balcani, tuttora in corso, guerra che agli occhi di tutto il mondo miete vittime in maniera così sanguinosa e crudele.

Testimone e guida particolare di tale preghiera sarà San Massimiliano, martire di Auschwitz. Lui, mediante il suo atto eroico di amore del prossimo, non cessa di incoraggiarci tutti: “Vinci con il bene il male” (Rm 12, 21). In queste parole di San Paolo, che Massimiliano rese motto della sua vita, si trova il messaggio più profondo dell’anniversario che viene celebrato.

Cara Eccellenza, la prego di voler trasmettere il contenuto di questa lettera ai partecipanti alle celebrazioni di Oswiecim, insieme con la mia cordiale benedizione a tutto il popolo dei Rom in Polonia e nel mondo.

Dal Vaticano, il 7 aprile 1993.  

GIOVANNI PAOLO PP. II

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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