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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
ALL'ARCIVESCOVO MILOSLAV VLK IN OCCASIONE
DELLA CELEBRAZIONE DEL 650° ANNIVERSARIO
DELLA FONDAZIONE DELL'ARCIDIOCESI DI PRAGA

 

Al Venerato Fratello Miloslav Vlk,
Arcivescovo di Praga

Venerato fratello, saluti e benedizione apostolica!

Il mio predecessore Clemente VI ritenne “non soltanto utile, ma anche supremamente necessario e conveniente” elevare il Vescovado di Praga alla dignità di Arcidiocesi con la Bolla Ex supernae providentia maiestatis, del 30 aprile 1344 (cf. Monumenta Vaticana res gestas bohemicas illustrantia, I, p. 209, N. 363). Egli aveva in animo “la promozione del servizio di Dio e l’aumento del profitto spirituale delle anime, che ne sarebbe certamente sorto”.

Ciò avvenne su richiesta di Giovanni di Lussemburgo, Re di Boemia, e di suo figlio Carlo. Clemente VI sottrasse, così, questa Chiesa di Praga - eretta nel 973 - alla giurisdizione dell’Arcivescovo di Mainz, e la rese Metropoli, collegando con essa la Chiesa di Olomouc e quella di Litomysl, che stava per nascere, ed anche le altre eventuali Diocesi che fossero state create successivamente nel territorio.

Fu, quello, un evento davvero significativo. Conviene pertanto che i fedeli dell’Arcidiocesi di Praga e delle Diocesi con essa collegate degnamente ne ricordino le ricorrenze centenarie. Non si poté farlo cinquanta anni fa, allo scadere del 600 giubileo. Si era nel tumulto della guerra e, dopo la scomparsa del Pastore, il Cardinale Karel Kaspar di venerata memoria, la Sede di Praga, rimasta orfana, non poté avere un nuovo Pastore, a causa delle circostanze sfavorevoli. Appare pertanto opportuno celebrare ora il 650 anniversario di quel fausto avvenimento.

È trascorso da allora un periodo senz’altro lungo, durante il quale l’Arcidiocesi di Praga è divenuta madre di nuove Diocesi, sue figlie: Hradec Králové, Litomerice, Ceské Budejovice e soltanto recentemente Plzen. La Chiesa praghese è stata sempre molto vicina a tutti i suoi fedeli, condividendone le gioie e le speranze, non meno che i momenti di dolore. Superati finalmente i recenti tempi difficili, essa vuole ritrovare nuovo slancio di vita, contribuendo anche alla ripresa civile del popolo, desideroso di sanare le piaghe del passato. Un influsso benefico in tal senso svolgerà sicuramente il corrente settimo anno del Decennio, che l’allora Arcivescovo, il compianto Cardinale Frantisek Tomásek, indisse per il rinnovamento spirituale della Nazione. Questo anno, che si svolge sotto la protezione del Duca della vostra terra San Venceslao, deve ricordare a tutti i fedeli le loro responsabilità verso la società. Il passato dell’Arcidiocesi possiede singolari ricchezze culturali e religiose, la cui riscoperta non mancherà di recar giovamento sia alla Chiesa che alla stessa società. Quest’ultima infatti non può ritenere che il senso del suo servizio ai cittadini si riduca all’aspetto esclusivamente economico e temporale (cf. Giovanni Paolo II, Lettera del Papa ai Vescovi italiani, del 6 gennaio 1994, p. 5), perché ciò, oltre a mortificare l’uomo nelle sue esigenze più profonde, scatenerebbe facilmente gli egoismi privati a scapito del bene comune.

I cristiani, chiamati dalla loro fede ad essere il sale della terra, la luce del mondo, la città costruita sul monte, non possono rimanere indifferenti di fronte alle situazioni di ingiustizia e di prevaricazione senza divenirne in qualche misura corresponsabili (cf. Lettera a Diogneto, VII, 10). Le attuali celebrazioni anniversarie coincidono col periodo in cui l’Europa, desiderosa di progredire verso l’auspicata unità, sta cercando di valorizzare gli elementi che sono comuni alle sue diverse parti. La città di Praga, chiamata anche “cuore d’Europa”, e con essa anche la sua Arcidiocesi, occupano un posto del tutto particolare in questo processo di unificazione. Esse affondano le loro radici originarie nella tradizione cristiana cirillo-metodiana, e cioè orientale, ma attingono anche dalla tradizione latina dell’Occidente europeo. Così Praga è diventata il luogo di incontro di due correnti religioso-culturali. Come non vedere in ciò un felice auspicio per l’avvenire?

Insieme all’Arcidiocesi, anche la Cattedrale - il suo luogo più sacro - celebra il giubileo. Il Re Giovanni e suo figlio Carlo, conosciuto dai boemi col nome di “Padre della Patria”, il 21 novembre 1344, insieme con Arnost di Pardubice, primo Arcivescovo di Praga, posero la prima pietra di quella che sarebbe poi diventata la prima Cattedrale nel luogo dove si ergeva la chiesa fondata da San Venceslao in onore delle reliquie di San Vito. Per sei secoli s’è continuato a lavorare a questa nuova arca di Dio. Terminata finalmente grazie alle devote offerte dei fedeli, fu solennemente consacrata il 12 maggio 1929, nel Millennio del martirio di San Venceslao.

Certamente nessun luogo sulla terra è inadatto alla venerazione del Creatore. Tuttavia una chiesa di pietra è, in modo particolare, immagine del popolo “adunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (S. Cipriano, De Orat. Dom., 23). In mezzo alla città terrena è un segno visibile della città celeste; è un luogo dove il popolo santo, porzione del Corpo mistico di Cristo, si raduna, prega, canta le lodi a Dio, Lo adora e riceve da Lui la purificazione e la santificazione per mezzo dei Sacramenti. Dalla Cattedrale le grazie e le benedizioni divine scorrono in tutta la Chiesa locale. Dalla Cattedrale metropolitana, poi, l’azione della grazia fluisce anche verso le Chiese particolari con essa collegate. Nella Cattedrale di Praga sono conservate le spoglie dei santi Patroni dell’Arcidiocesi e della Boemia, dei Santi Vito, Venceslao ed Adalberto. Inoltre, essa custodisce anche la Corona Reale, “dedicata” dall’Imperatore Carlo IV a San Venceslao, “Erede della Boemia”: nel remoto passato, gli Arcivescovi di Praga la imponevano sulla testa dei sovrani boemi. Le torri della Cattedrale, che dominano dall’alto la città, sembrano collegare cielo e terra. Lungo i secoli hanno proclamato - specialmente nei tempi in cui la voce dei Pastori taceva - che è meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo, poiché quelli che cercano Dio, non mancheranno di alcun bene (cf. Sal 33, 11).

Possano anche oggi i Santi sepolti nella Cattedrale ascoltare le preghiere rivolte dalla popolazione al Trono celeste. Possano con la loro intercessione amorevole proteggere i cittadini, affinché vivano sempre illuminati dallo Spirito Santo, rimangano saldi nella carità, amino la verità, bramino l’unità e camminino così insieme verso l’eternità (cf. S. Agostino, Sermo CCLXVII, IV, 4).

A tutti voi, venerati fratelli nell’Episcopato della Boemia e della Moravia, ai Sacerdoti e a quanti nelle vostre Diocesi si preparano al servizio della Chiesa, ai Religiosi e Religiose e a tutti coloro che sono affidati alle vostre cure pastorali, imparto la mia apostolica benedizione, pegno delle grazie celesti.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 23 aprile, Festa di Sant’Adalberto, Patrono dell’Arcidiocesi di Praga, dell’anno 1994, XVI di Pontificato.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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