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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO
II AL VESCOVO DI PAVIA, GIOVANNI VOLTA, IN OCCASIONE DEL VI CENTENARIO
DELLA CERTOSA DI PAVIA
Al Venerato Fratello Monsignor GIOVANNI VOLTA Vescovo di Pavia
Il VI Centenario della Certosa di Pavia, che codesta Diocesi solennemente
ricorda in questo anno di grazia, costituisce una provvida occasione di
approfondimento della fede e di rinnovamento spirituale. Iniziate il 4 maggio
dello scorso anno col conferimento del titolo di Basilica Minore alla chiesa del
Monastero, dedicata a Maria, Madre di tutte le grazie, le manifestazioni
giubilari sono proseguite con il Convegno pastorale diocesano sul tema: “Ascolto
e adorazione nella carità”. Momento centrale del VI Centenario sarà il prossimo
27 agosto, giorno anniversario della posa della prima pietra e vigilia della
memoria liturgica di sant’Agostino, le cui spoglie sono custodite nella basilica
di San Pietro in Ciel d’Oro. Il Convegno sul tema “La preghiera nella città
dell’uomo”, che si svolgerà presso la Certosa, concluderà le celebrazioni.
Le vicende secolari dell’insigne monumento confermano che “una costante della
storia del popolo” di codesta Città è “lo stretto vincolo tra fede cristiana e
progresso civile” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. VII, 2 [1984]
1105). Il 27 agosto di sei secoli fa il duca di Milano, Gian Galeazzo Visconti,
pose la prima pietra dell’imponente costruzione, la cui fama per le bellezze
artistiche in essa custodite si è diffusa in tutto il mondo. Il duca - secondo
l’Historia di Milano di Bernardino Corio - volle tale opera per adempiere al
voto sotto forma di testamento che la moglie Caterina aveva fatto l’8 gennaio
1390 per la nascita di un figlio. I lavori, la cui direzione venne affidata al
priore della Certosa, il beato Macone, proseguirono con la presenza dei monaci
Certosini, ma la morte di Gian Galeazzo, avvenuta il 3 settembre 1402, ne
rallentò i progressi fino all’anno 1450, quando, con l’avvento del duca
Francesco Sforza e di suo figlio Ludovico il Moro, intorno alla Certosa si
svolse un periodo di serena operosità. Con il mutare delle condizioni politiche,
si alternarono momenti di intenso lavoro ed altri in cui questi languirono. A
partire dal 1782, anno della soppressione dei Certosini, e fino al 1810 si
avvicendarono alla Certosa, con diverse pause, i Cistercensi e i Carmelitani. In
seguito la Certosa, devastata dalle truppe di Napoleone Bonaparte, nel 1843 vide
il ritorno dei Certosini, i quali vi rimasero fino al 1881, per poi tornarvi di
nuovo dal 1932 al 1946. Dopo una breve presenza dei Carmelitani Scalzi dal 1949
al 1962, la Certosa dal 1968 è affidata ai monaci Cistercensi, che vi
testimoniano, mediante la vita monastica, l’invito di san Benedetto a nulla
anteporre all’amore di Cristo (cf. San Benedetto, Regula, 4, 21 e 72, 11).
La venerazione della Madre di Dio occupa un posto singolare nella Certosa
anche per il voto di Caterina Visconti, che fu all’origine della sua
costruzione. La nascita di un figlio, dopo una gravidanza particolarmente
travagliata, venne infatti da lei accolta quale segno della materna protezione
della Vergine. Le numerose opere d’arte, che - soprattutto nella stupenda
Basilica - descrivono i misteri della vita di Maria, manifestano la speciale
devozione che si respira in tutto il grandioso complesso.
La Certosa, oltre a rivestire un interesse culturale, artistico e turistico,
costituisce per la Chiesa pavese un eminente segno di Dio, la cui particolare
benevolenza è assicurata dalla comunità di monaci a Lui consacrati che spendono
la loro vita nel lodarlo e ringraziarlo anche a nome dei fratelli. Nelle sue
varie forme, la vita monastica, essenzialmente orientata alla contemplazione di
Dio, ha come dimensione fondamentale la preghiera intensa ed assidua,
espressione visibile di amore a Dio e ai fratelli. Proprio per questo la vita
dei monaci si svolge nel silenzio e nella solitudine, elementi particolarmente
atti a disporre la mente e il cuore al colloquio costante con Gesù Cristo. Molto
opportunamente, pertanto, il prossimo Convegno pastorale, con cui la Diocesi
concluderà le celebrazioni centenarie, ha scelto come tema “La preghiera nella
città dell’uomo”. È necessario, infatti, ed urgente opporsi a quel sentire,
purtroppo oggi diffuso, che accantona i valori dello spirito per seguire le
fallaci attrattive del mondo. La Certosa è un costante richiamo a Dio e ai
valori spirituali, perché “senza Dio, non si costruisce la città terrena a
servizio dell’uomo” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. VII, 2
[1984] 1105).
Le parole di Gesù: “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi,
chiedete quel che volete e vi sarà dato” (Gv 15, 7), indicano con
chiarezza che nell’orazione s’alimenta un particolare rapporto con Dio. Quanto
maggiormente entriamo in comunione con Gesù, tanto più forte si fa il desiderio
di essere messi a parte del suo colloquio col Padre nello Spirito Santo. La
preghiera umana viene così a partecipare in qualche modo alla stessa potenza di
intercessione che è propria del Figlio.
Ma l’efficacia dell’orazione dipende anche dal grado di comunione fraterna
che in essa s’esprime. Ha detto Gesù: “Se due di voi sopra la terra si
accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la
concederà” (Mt 18, 19). Il Maestro ce ne presenta il motivo: “Perché dove
sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,
20). È dunque indispensabile coltivare la comunione fraterna, nella quale
soltanto si crea il clima spirituale in cui può fiorire l’autentica preghiera
cristiana, che sa fondere insieme verità e carità, correzione fraterna e
perdono, verità e amore. L’orazione apre così i nostri occhi al vero e ci
immerge nella misericordia amorosa di Dio.
Auspico vivamente che le celebrazioni centenarie spingano ulteriormente la
Chiesa pavese a trarre frutto dalla presenza della Certosa, “monumento insigne
con una storia a parte, luogo di preghiera e di pura contemplazione, che ancora
oggi, nel nostro mondo secolarizzato, esercita una straordinaria forza di
attrazione” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. VII, 2 [1984] 1106).
Con questi sentimenti, venerato Fratello nell’episcopato, mentre invoco sulla
sua persona e sul popolo cristiano affidato alle sue cure pastorali la materna
protezione di Maria, invio di cuore a Lei, al Clero, ai Monaci, ai Religiosi ed
alle Religiose e a tutti i fedeli della Chiesa pavese la mia speciale
Benedizione.
Da Castel Gandolfo, 15 Agosto, Assunzione della Beata Vergine Maria,
dell’anno 1996, diciottesimo di Pontificato.
IOANNES PAULUS PP. II
© Copyright 1996 - Libreria
Editrice Vaticana
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