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LETTERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
AL CARDINALE ANTONIO MARĶA ROUCO VARELA 
IN OCCASIONE DELL'INCONTRO DI PREGHIERA 
PER IMPLORARE LA FINE DEL TERRORISMO

         

Al Signor Cardinale
ANTONIO MARÍA ROUCO VARELA
Arcivescovo di Madrid Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola

Ho saputo che i fedeli della Diocesi di San Sebastián, Bilbao e Vitoria, così come dell'Arcidiocesi di Pamplona, presieduti dai loro Pastori, si riuniranno, insieme ad altri uomini e donne di buona volontà, sabato 13 gennaio per un Incontro di preghiera a Campas de San Prudencio (Vitoria) per implorare da Dio la pace e la fine del terrorismo. In questa occasione mi unisco spiritualmente a tutti i convenuti in quel luogo, elevando la mia preghiera per la radicale e sincera conversione di tutti alla legge santa di Dio, fondamento della convivenza pacifica e del rispetto dei diritti di ogni persona, affinché si ristabilisca così l'intesa giusta e concorde fra gli uomini, le famiglie e gli abitanti nei Paesi Baschi, in Navarra e in tutta l'amata Nazione spagnola, profondamente colpiti dalla drammaticità della situazione presente dovuta alla violenza terroristica che si protrae da anni.

La tanto desiderata pace sociale è, prima di tutto, un dono del Salvatore, il cui avvento abbiamo appena celebrato, in particolare nel Natale:  il Natale dell'Anno del Grande Giubileo della sua Incarnazione. In questi giorni, riprendendo l'annuncio degli angeli a Betlemme (cfr Lc 2, 14), noi credenti abbiamo espresso la nostra convinzione che solo Cristo è "nostra pace" (Ef 2, 14), riaffermando così che Egli è un dono di pace del Padre a tutta l'umanità. Distruggendo il peccato e l'odio, ed esortando tutti alla concordia e alla fraternità, venne per unire ciò che era diviso; perciò Egli è "il principio e il modello di questa umanità rinnovata permeata di amore fraterno, di sincerità e di spirito di pace, alla quale tutti vivamente aspirano" (Ad gentes, n. 8).

In questa circostanza desidero incoraggiare le comunità cristiane, che con la loro vita e la loro azione rendono Gesù Cristo presente, ad accrescere la propria unione con Lui, intensificando la preghiera fiduciosa e perseverante per la pace. Le nostre suppliche faranno di tutti noi strumenti di pace, seminatori di concordia, artefici del perdono. In una società segnata da forti tensioni, le Chiese particolari dei territori che purtroppo subiscono con tanta frequenza la ferita del terrorismo, hanno la missione di promuovere l'unità e la riconciliazione, rifiutando ogni tipo di violenza, di terrore e di ricatto, poiché con queste tristi situazioni è tutta l'umanità a soffrire.

Prima di tutto è necessario levare, ancora una volta, la voce a favore del valore della vita, della sicurezza, dell'integrità fisica, della libertà. In effetti, la vita umana "non può essere vista come oggetto di cui disporre arbitrariamente, ma come la realtà più sacra e intangibile che sia presente sulla scena del mondo. Non ci può essere pace quando viene meno la salvaguardia di questo fondamentale bene. Non si può invocare la pace e disprezzare la vita" (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2001, n. 19).

Le comunità cristiane devono essere luoghi privilegiati di accoglienza e di impegno generoso per la pace autentica, contribuendo a rimuovere ostacoli, ad abbattere muri, a favorire iniziative e progetti, in collaborazione e dialogo sociale con tante persone e gruppi interessati a raggiungerla.

In questo compito, è necessario tenere presenti i giovani, che bisogna educare sempre e in ogni luogo, nelle scuole e università, negli ambienti di lavoro, nel tempo libero e nello sport, alla cultura della pace. Pace dentro e fuori di loro, pace sempre, pace con tutti, pace per tutti. Ad essi, e a tutta la società desidero dire:  indarkeria ukatuz, pake zale, pake eskale ta pake egile izan zaitezte (rifiutando la violenza, siate amici della pace, oranti per la pace e costruttori della pace).

Che Dio misericordioso conceda la pace sociale ai Paesi Baschi, alla Navarra, a tutta la Spagna! Che con un rinnovato stile di vita possiamo meritare questo dono divino! La mia benedizione e il mio affetto accompagnano sempre tutti coloro che s'impegnano in questo straordinario e necessario compito di raggiungere la pace, di porre fine al terrorismo e alla violenza, di promuovere lo sviluppo e la convivenza in giustizia e verità.

Dal Vaticano, 6 gennaio 2001, Solennità dell'Epifania del Signore e chiusura del Grande Giubileo.

GIOVANNI PAOLO II

        

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