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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE SUORE FRANCESCANE OSPEDALIERE
DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE
IN OCCASIONE DEL 125.mo ANNIVERSARIO
DI APPROVAZIONE PONTIFICIA

    

Reverenda
Suor MARIA ISILDA DE FREITAS
Superiora Generale delle
Francescane Ospedaliere dell'Immacolata Concezione

Centoventicinque anni fa, il Beato Papa Pio IX accordava a codesta congregazione l'approvazione pontificia, tramite il rescritto «Sanctissimus Dominus» del 27 marzo 1876; la significativa ricorrenza mi offre l'occasione di testimoniarLe la mia viva riconoscenza per lo stupendo solco evangelico aperto dalla Famiglia religiosa di Suor Maria Clara do Menino Jesus lungo tutti questi anni con il suo molteplice servizio di carità. Non ha deluso la fiducia accordata dal mio venerato Predecessore!

Nella seconda metà del diciannovesimo secolo, i venti della storia soffiavano contrari e burrascosi, facendo naufragare speranze senza numero e costringendo il buon Dio ad assumere dei «salvagenti» tra gli stessi naufraghi: così Suor Maria Clara. Nata nel 1843, fu battezzata col nome di Libânia do Carmo; visse i primi anni nel suo focolare, beato e nobile in ogni senso della parola; un'epidemia, però, le strappò via la mamma a sette anni di età, e perdette il padre quando ne aveva soltanto tredici. Si trovò così senza genitori, raccolta insieme ad altri nell'«Asilo da Ajuda», dove poté godere ed ammirare le premure materne delle Figlie della Carità di san Vincenzo de' Paoli, dedite all'opera di far ripartire la crescita di quei germogli di vita spaventati. Giunge, però, improvvisa una persecuzione religiosa che caccia via quelle Suore dal Portogallo, e Libânia vede crollare di nuovo il «tetto di famiglia» che la custodiva.

Trovò allora riparo nel palazzo di una famiglia amica. Là è testimone del lusso e dei piaceri della vita mondana, che le appaiono tanto rumorosi quanto vuoti; e, nel vuoto da essi lasciato, Libânia sente sempre più forte risuonare dei richiami segreti, che si levano come un mormorio dall'intimo del suo cuore. Intorno ai venticinque anni, dopo aver vinto diverse opposizioni, lascia il palazzo e si dedica al servizio di Dio nel «Pensionato de S. Patrício»; questo era sorto dal cuore apostolico di Don Raimundo dos Anjos Beir o, con la doppia finalità di favorire l'educazione della gioventù e venir incontro alla penuria di mezzi economici in cui versa il vicino monastero delle Cappuccine di Nostra Signora della Concezione. Esse erano nate nel 1710 col rango di Suore Terziarie di san Francesco di Assisi; tra i loro voti c'era quello di pubblicamente e particolarmente confessare l'Immacolata Concezione della sovrana Madre di Dio. Libânia fu accolta nella Comunità ricevendo il nome di Maria Clara do Menino Jesus.

Restando in vigore la persecuzione che vietava la professione religiosa in Portogallo, Maria Clara insieme ad altre due consorelle si recarono in Francia a fare il noviziato nella casa dell'Ordine Terziario Regolare di san Francesco di Assisi che c'era a Calais. «Avendo esaminato e conosciuto le grandi opere di carità» che là si realizzavano, Suor Maria Clara e le sue compagne, appena rientrate in Portogallo, «hanno voluto adottare con la più grande perfezione possibile la medesima Regola, le stesse usanze ed anche un abito uguale»: così dice la supplica di approvazione presentata dalla Fondatrice alla Santa Sede; e la supplica fu accolta favorevolmente essendo conferiti alle Suore Ospedaliere di Portogallo «gli stessi privilegi spirituali di cui legittimamente gode la sopranominata congregazione francese» (Rescritto pontificio).

Agli occhi delle leggi portoghesi, malati allora di miopia, la nuova entità appare soltanto come un'«associazione di beneficenza» in più; ma, nella prospettiva di Dio, quella è «la presenza amorevole e salvifica di Cristo, (...) un prolungamento della sua umanità» (Esort. apost. post-sinodale Vita consecrata, 76), poiché «le persone che seguono Cristo per la via dei consigli evangelici anche oggi intendono andare dove à andato Cristo e fare ciò che Egli ha fatto» (Ibid., 75). E cosa ha fatto Gesù? - « venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19, 10), e lo ha fatto a costo della sua stessa vita. Questo disegno eterno, che perdura lungo le successive generazioni umane, è visibile nel carisma dell'ospitalità offerta ai poveri e agli abbandonati: vite troncate che bramano vita.

Nella Bibbia esiste una pagina, riguardante i tempi dei Patriarchi, che può essere letta come una parabola della missione delle Suore Ospedaliere, a modo quasi di contrappunto dell'itinerario e del carisma di Suor Maria Clara. Così dice: «Isacco tornò a scavare i pozzi d'acqua, che avevano scavati i servi di suo padre, Abramo, e che i Filistei avevano turati dopo la morte di Abramo (...). I servi di Isacco scavarono poi nella valle e vi trovarono un pozzo di acqua viva. Ma i pastori di Gerar litigarono con i pastori di Isacco, dicendo: "L'acqua è nostra!". Allora, egli chiamò Esech il pozzo, perché quelli avevano litigato con lui. (...) Allora si mosse di là e scavò un altro pozzo, per il quale non litigarono; allora egli lo chiamò Recobot e disse: "Ora il Signore ci ha dato spazio libero perché noi prosperiamo nel paese"» (Gn 26, 18-22).

Questo testo ci fa pensare alla forza di Dio, che ha mosso Suor Maria Clara a strappare dallo stato di abbandono in cui si trovava la comunità delle Cappuccine di Nostra Signora della Concezione e promuoverle ad Istituto religioso, «con lo scopo di unirsi più intimamente a Dio che chiamava loro a cose più alte» (Supplica di approvazione, 28-XI-1875); oppure a quando la congregazione decise di riprendersi, come nome ed anche sfida di santità, l'impegno assunto dalle suddette Cappuccine: e cioè confessare l'Immacolata Concezione che nel suo grembo ospitò il Verbo di Dio; o ancora a quando, morta l'ultima religiosa trinitaria nel «Convemto das Trinas», Suor Maria Clara dovette lottare indefessamente per vedere riconosciuta la proprietà di quell'immobile, come peraltro promesso molto tempo prima dal Governo, diventando poi la seconda Casa Madre della congregazione; o infine a quando, a Goa nell'India, il vaiolo seminò il terrore fra la popolazione della città, che non seppe fare altro se non scaricare nel «Lazareto dos Reis Magos» quanti finivano contagiati: nessuno osava avvicinarsi agli appestati tranne le Suore Ospedaliere, che si offrirono volontarie al Governatore locale per trattare quegli infelici, obbedienti alla norma che si erano date: «Dove ci sia bene da fare, sia fatto».

Questa fiducia senza limiti nella provvidenza del Padre celeste manterrà la pace nel cuore delle Suore Francescane Ospedaliere dell'Immacolata Concezione, impegnate oggi come ieri a risanare «i pozzi umani» che la vita ha maltrattato. Esse sanno che Dio ha voluto questi «pozzi» aperti verso il Cielo, e desidera che «abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10, 10). Di fronte ai numerosi problemi ed urgenze che sembrano talvolta compromettere e persino travolgere la vita consacrata, le figlie di Suor Maria Clara cerchino di «cogliere in profondità i disegni della provvidenza [di Dio]. Egli chiama la vita consacrata ad elaborare nuove risposte per i nuovi problemi del mondo di oggi. Sono sollecitazioni divine, che solo anime abituate a cercare in tutto la volontà di Dio sanno raccogliere fedelmente e poi tradurre coraggiosamente in scelte coerenti sia col carisma originario che con le esigenze della situazione storica concreta» (Vita consecrata, 73). Tra le occasioni propizie a tale lettura vi sono i Capitoli Generali, ed è ormai vicino il XXIV di codesta congregazione: su tutte le Suore capitolari imploro abbondanti doni e luci dall'Alto in vista di un lavoro fraterno, coraggiosoe fecondo secondo Dio.

Mentre ringrazio il Signore per l'immenso bene che Egli ha seminato lungo questi centoventicinque anni tramite le Suore Francescane Ospedaliere dell'Immacolata Concezione, rinnovo all'intera congregazione la fiducia del Successore di Pietro e imparto ad ognuna delle sue componenti, e a quanti sono oggetto delle loro premure, la mia Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 27 marzo 2001.

GIOVANNI PAOLO II

          

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