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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
A S.E.R. MONS. DOMENICO UMBERTO D'AMBROSIO
IN QUALITÀ DI DELEGATO PER IL SANTUARIO E
LE OPERE DI SAN PIO DA PIETRELCINA 

 

L’8 marzo 2003 Giovanni Paolo II ha nominato Sua Eccellenza Mons. Domenico Umberto D'Ambrosio Arcivescovo della Diocesi di Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo, trasferendolo dalla Sede arcivescovile di Foggia - Bovino, e lo ha costituito, in pari tempo, Delegato della Santa Sede per il Santuario e le Opere di San Pio da Pietrelcina. In data 22 febbraio scorso il Papa ha inviato una Sua Lettera a Mons. D'Ambrosio concernente i compiti che egli dovrà svolgere in qualità di Delegato pontificio.

Al venerato Fratello
DOMENICO UMBERTO D'AMBROSIO
Arcivescovo di Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo
Delegato per il Santuario e le Opere di San Pio da Pietrelcina

1. Il movimento spirituale suscitato dal carisma di San Pio da Pietrelcina non si è esaurito con la sua morte terrena, ma al contrario si è ampliato sempre più, divenendo di significativa importanza per la vita di tutta la Chiesa. Il segreto di così vasta risonanza è sicuramente da ricercare nella totale immersione dell'umile Cappuccino nel mistero della Croce. In tutta la sua esistenza, Padre Pio ha cercato una sempre maggiore conformità al Crocifisso, avendo ben chiara coscienza di essere stato chiamato a collaborare in modo peculiare all'opera della Redenzione.

Riscoprire il valore della Croce di Cristo per farne il centro ispiratore della propria vita: questa è stata la fondamentale caratteristica della spiritualità del santo Frate del Gargano. Egli seppe riconoscere il Cristo sofferente non soltanto nel colloquio interiore della preghiera, ma anche nell’incontro con le persone visitate dalla malattia e si adoperò per portare ad esse conforto.

Divenne così un esempio toccante di sensibilità umana, riproponendo in se stesso due peculiari caratteristiche della tradizione francescana e cappuccina: la preghiera contemplativa e la carità fattiva. Della prima sono espressione i “Gruppi di preghiera” da lui fondati; della seconda resta come singolare testimonianza la "Casa Sollievo della Sofferenza".

Preghiera e carità, ecco una sintesi quanto mai concreta dell'eredità spirituale lasciata dall’umile Frate, educato alla scuola del Poverello di Assisi. Questa sintesi deve continuare ad essere vissuta e testimoniata da quanti intendono mantenerne viva la spiritualità nel mondo di oggi.

2. Il centro dal quale si irradia il messaggio del santo Frate del Gargano è San Giovanni Rotondo, o meglio il modesto Convento cappuccino nel quale egli visse la sua esistenza terrena attorniato dai Frati dell’amata Comunità religiosa. A San Giovanni Rotondo egli è sepolto ed ivi si trova la maggior parte delle Opere da lui ispirate e volute. Da quel luogo, pertanto, l'azione evangelizzatrice promossa da Padre Pio continua a diffondersi nel mondo, suscitando nel cuore di innumerevoli persone un rinnovato slancio di amore per Dio e per il prossimo, specialmente per quello più bisognoso.

Rispondendo a questa irradiazione spirituale, numerosissime persone, provenienti non solo dall’Italia e dall’Europa, ma ormai da tutti i continenti, giungono a San Giovanni Rotondo. Non sono soltanto persone aderenti ai "Gruppi di preghiera". Vi sono anche altri fedeli, e non mancano a volte persino non credenti, che ivi giungono attirati dalla fama del santo Cappuccino.

Si può dire che oggi i confini della devozione a questo umile figlio di San Francesco siano divenuti quasi i confini stessi del mondo. La Comunità cappuccina, che per anni ha custodito nel suo seno come perla preziosa il tesoro mirabile della santità di Padre Pio, con slancio generoso si è aperta sempre più alla dimensione universale che è caratteristica della Chiesa.

A questo proposito, mi è caro rilevare l’attività pastorale svolta nel corso di questi decenni dai Frati cappuccini della Provincia di Foggia. Dando prova di zelo apostolico, essi hanno raccolto l’eredità spirituale di Padre Pio e l’hanno custodita fino ai nostri giorni, contribuendo a diffonderla nel mondo intero.

In questa prospettiva ed alla luce dell’amplissimo raggio di influenza che la devozione al Santo del Gargano ha raggiunto nel mondo, si è resa evidente con crescente chiarezza l’opportunità di un nesso più stretto tra il Santuario e la Santa Sede.

3. E’ questo il motivo per cui, venerato Fratello, nel nominarLa con Bolla dell'8 marzo 2003 Arcivescovo della Chiesa di Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo, ho giudicato conveniente costituirLa in pari tempo mio Delegato per il Santuario e le Opere di San Pio da Pietrelcina. Con la presente Lettera intendo darLe alcune più precise istruzioni, affinché possa adempiere nel modo migliore ai compiti che Le sono in proposito affidati.

In quanto Delegato per il Santuario, Ella dovrà innanzitutto dedicare speciale cura a tale luogo di culto ove annualmente affluiscono tanti pellegrini di ogni nazionalità. Se, infatti, è compito di tutta la Chiesa custodire e sviluppare l'eredità spirituale di Padre Pio, è fuori dubbio che questa resti in special modo affidata al Vescovo che ha la responsabilità pastorale dei luoghi ove visse il santo Cappuccino. A ragion veduta, pertanto, nell’Udienza del 25 marzo scorso, Le dissi: “Lei sarà il custode dell'eredità di Padre Pio da Pietrelcina”.

Come Vescovo della Chiesa di Manfredonia – Vieste - San Giovanni Rotondo, Ella ha il compito di custodire i carismi che lo Spirito ha suscitato e continua a suscitare in codesta amata porzione della Chiesa Santa di Dio. Spetterà alla Sua sollecitudine pastorale di non lasciar disperdere, ma anzi di moltiplicare i frutti di quella preziosa eredità. Ai Vescovi, infatti, secondo la disciplina della Chiesa, “è affidato l'ufficio di prendersi cura dei carismi religiosi, tanto più perché la stessa indivisibilità del ministero pastorale li fa perfezionatori di tutto il gregge (Mutuae relationes, 9 c).

4. Sotto la Sua autorità si svolgerà, perciò, quanto riguarda “il pubblico esercizio del culto divino, salva la diversità dei riti; la cura delle anime; la predicazione al popolo; l'educazione religiosa e morale dei fedeli e specialmente dei fanciulli; l'istruzione catechistica e la formazione liturgica; il decoro dello stato clericale; e, infine, le varie opere relative all'esercizio del sacro apostolato (Christus Dominus, 35).

Come Vescovo diocesano dovrà, inoltre, favorire le opere di apostolato, con particolare riguardo a quelle che sono collegate alla figura di Padre Pio, coordinandone in modo adeguato il regolare svolgimento (cfr cann. 394 § 1, 680 C.I.C.). D'altra parte, vigilerà pure affinché “non si insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica, soprattutto nel ministero della parola, nella celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali, nel culto di Dio e dei Santi e nell'amministrazione dei beni (can. 392 § 2 C.I.C.).

Suo compito precipuo, venerato Fratello, sarà la cura pastorale nei confronti dei pellegrini che giungono a S. Giovanni Rotondo. Ad essi cercherà di far annunciare la Parola consolatrice ed illuminante di Dio, provvedendo perché a ciascuno sia dato di attingere con abbondanza alle fonti della Grazia mediante la fervorosa partecipazione ai Sacramenti ed in modo particolare all'Eucaristia ed alla Penitenza.

Ella non mancherà di avvalersi, a questo proposito, dell’apporto della Comunità cappuccina, che già da molti anni con zelo e spirito di sacrificio svolge generosamente il ministero dell’annuncio della Parola e della celebrazione dei Sacramenti, e che continuerà, a titolo particolare, in questo impegno.

5. Ella, inoltre, porrà ogni cura nell’armonizzare l’attività pastorale del Santuario con le altre attività della pastorale diocesana. Ciò sarà di aiuto alla stessa Comunità cappuccina di San Giovanni Rotondo, che dall’impegno pastorale sarà stimolata a vivere in modo sempre più autentico la propria spiritualità. Infatti, come ho detto nel discorso ai Superiori Generali di Ordini e Congregazioni religiose, durante l’incontro del 28 novembre 1981, “la fedeltà al carisma della vita consacrata deve generare nei Religiosi una profonda e sentita coscienza ecclesiale e quindi uno sforzo costante a vivere con la Chiesa, per la Chiesa e nella Chiesa. Se la dottrina della vita religiosa fa parte dell'ecclesiologia, ancor più la vita religiosa vissuta è espressione della vita ecclesiale. In questo si fonda l'atteggiamento di fede, di amore e di docilità dei Religiosi verso i Pastori posti a reggere la Chiesa, come pure il dovere di inserirsi nella vita della Chiesa particolare arricchendola con i propri doni specifici, operando dentro di essa e come parte di essa e non semplicemente come forze complementari” (n. 2: Insegnamenti, IV/2, 1981, p. 771).

Ciò vale a titolo particolare per i Religiosi insigniti del carattere sacerdotale i quali, grazie alla Sua paterna guida, venerato Fratello, potranno sentire più vivamente di appartenere all’unico presbiterio operante nella Chiesa locale. Opportunamente il Concilio Vaticano II ha ricordato che i Religiosi sacerdoti “per il fatto che partecipano alla cura delle anime e alle opere di apostolato sotto l'autorità dei Sacri Pastori, sono da considerarsi in certo qual vero modo come appartenenti al clero della diocesi” (Christus Dominus, 34).

In questa prospettiva, il Decreto ora citato traccia le opportune norme di comportamento a cui i Religiosi devono attenersi (cfr n. 35). Come Vescovo, Ella non mancherà di fare a tali disposizioni costante richiamo.

6. In quanto Delegato per le Opere di Padre Pio Ella è, al momento presente, anche Presidente della Fondazione "Casa Sollievo della Sofferenza - Opera di Padre Pio da Pietrelcina" e, al contempo, Direttore generale dell'Associazione internazionale dei “Gruppi di preghiera”, con i diritti e doveri indicati dai rispettivi Statuti. A Lei spetterà, pertanto, di orientare l'apostolato di tali Gruppi dando idonee direttive ai loro assistenti spirituali, sia che si tratti di sacerdoti religiosi che di sacerdoti diocesani. Per le iniziative che oltrepassassero i confini dell’Arcidiocesi, si metterà ovviamente in contatto con gli Ordinari dei luoghi interessati, concordando con loro le attività da svolgere nelle rispettive Chiese particolari.

Confido che queste prime direttive possano consentirLe di avviare una proficua collaborazione con la cara Comunità cappuccina di San Giovanni Rotondo, tanto benemerita per il servizio che volenterosamente rende alle schiere di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo. Prego Dio, per intercessione della Vergine Maria e dello stesso Padre Pio, di concederLe il discernimento e lo zelo necessari nell’adempimento del compito affidatoLe, mentre, quale pegno di copiosi favori celesti, imparto a Lei, ai Religiosi cappuccini ed ai fedeli una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 22 febbraio 2004, Festa della Cattedra di San Pietro.

GIOVANNI PAOLO II

 

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