Messaggio per la XVI Giornata delle comunicazioni sociali, 10 maggio 1982 - Giovanni Paolo II, Messaggi-Comunicazioni Sociali

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
PER LA XVI GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

"Le comunicazioni sociali e i problemi degli anziani"

1982

 

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo.

Da sedici anni ormai la Chiesa cattolica celebra una speciale «Giornata», nella quale i fedeli sono invitati a riflettere sui loro doveri di preghiera e di impegno personale nell'importante settore delle comunicazioni sociali, rispondendo con ciò ad una precisa indicazione conciliare (cfr. Inter Mirifica, 18); e ogni anno è stato assegnato a tale Giornata un tema specifico, al quale i fedeli sono invitati a rivolgere la loro attenzione e insieme «le proprie preghiere e le proprie offerte» (Inter Mirifica, 18). Nella linea di questa tradizione, ho voluto che quest'anno la Giornata fosse dedicata agli Anziani, accogliendo volentieri il tema che l'Organizzazione delle Nazioni Unite ha preso in considerazione per il 1982.

1. I problemi degli anziani si presentano oggi con dimensioni e caratteristiche notevolmente diverse rispetto ai tempi passati. Nuovo è, innanzitutto, il problema connesso con l'elevato numero degli anziani stessi, incrementato, nei Paesi ad alto livello di vita, dai continui progressi della medicina e delle misure igienico-sanitarie, dalle migliorate condizioni di lavoro e dall'accrescimento generale del benessere.

Nuovi sono, poi, alcuni fattori propri della moderna società industriale e post-industriale, ed in primo luogo la struttura della famiglia che, da patriarcale che era nella società contadina, si è ridotta in generale ad un piccolo nucleo. Essa è inoltre spesso isolata e instabile, quando non addirittura disgregata. A ciò hanno contribuito, e contribuiscono diverse componenti, quali l'esodo dalle campagne e la corsa verso gli agglomerati urbani, a cui si sono aggiunte, ai nostri giorni, la ricerca talvolta smodata del benessere, e la corsa verso il consumismo. In tale contesto molte volte gli anziani finiscono per diventare un ingombro.

Di qui, alcuni gravi incomodi che troppo spesso pesano sugli anziani: dall'indigenza più cruda, soprattutto nei Paesi ancora privi di ogni previdenza sociale per la vecchiaia, all'inazione forzata dei pensionati, specie se provenienti dall'industria o dal settore terziario; all'amara solitudine di quanti si ritrovano privi di amicizie e di vero affetto familiare. Con l'aumentare degli anni, col declinare delle forze e col sopraggiungere di qualche debilitante malattia, si fanno così sentire, in modo sempre più grave, la fragilità fisica e, soprattutto, il peso della vita.

2. Questi problemi della terza età non possono trovare una soluzione adeguata, se non sono sentiti e vissuti da tutti come realtà appartenenti alla intera umanità, la quale è chiamata ad avvalorare le persone anziane a motivo della dignità di ogni uomo e del significato della vita, che «è un dono, sempre».

La Sacra Scrittura, che parla frequentemente degli anziani, considera la vecchiaia un dono che si rinnova e che deve essere vissuto ogni giorno nell'apertura a Dio e al prossimo.

Già nell'Antico Testamento l'anziano è considerato innanzitutto come un maestro di vita: «Come s'addice la sapienza ai vecchi, . . .! / Corona dei vecchi è un'esperienza molteplice; / loro vanto è il timore del Signore» (Sir 25, 6). Inoltre, l'anziano ha un altro importante compito: trasmettere la Parola di Dio alle nuove generazioni: «Dio, con i nostri orecchi abbiamo udito, / i nostri padri ci hanno raccontato / l'opera che hai compiuto ai loro giorni» (Sal 44, 2). Annunciando ai giovani la propria fede in Dio, egli conserva una fecondità di spirito, che non tramonta col declinare delle forze fisiche: «Nella vecchiaia daranno ancora frutti, / saranno vegeti e rigogliosi, / per annunziare quanto è retto il Signore» (Sal 92 [91], 15-16)). A questi compiti degli anziani, corrispondono i doveri dei giovani, e cioè il dovere di ascoltarli: «Non trascurare i discorsi dei vecchi» (Sir 8, 9), «Interroga tuo padre e te lo farà sapere, / i tuoi vecchi e te lo diranno» (Dt 32, 7); e quello di assisterli: «Soccorri tuo padre nella vecchiaia, / non contristarlo durante la sua vita. / Anche se perdesse il senno, compatiscilo / e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore» (Sir 3, 12-13).

Non meno ricco è l'insegnamento del Nuovo Testamento, dove san Paolo presenta l'ideale di vita degli anziani con consigli «evangelici» molto concreti sulla sobrietà, dignità, assennatezza, saldezza nella fede, nell'amore e nella pazienza (cfr. Tt 2, 2). Esempio molto significativo è quello del vecchio Simeone, vissuto nell'attesa e nella speranza dell'incontro col Messia, e per il quale il Cristo diventa la pienezza della vita e la speranza del futuro per sé e per tutti gli uomini. Preparatosi con fede ed umiltà, sa riconoscere il Signore e canta con entusiasmo non un addio alla vita, ma un inno di grazie al Salvatore del mondo, sulle soglie dell'eternità (cfr. Lc 2, 25-32).

3. Proprio perché la terza età è un momento della vita che va realizzato con impegno e amore, bisogna che si dia adeguato rilievo e aiuto a tutti quei «Movimenti», che aiutano gli anziani ad uscire da un atteggiamento di sfiducia, di solitudine e di rassegnazione, per farne dispensatori di saggezza, testimoni di speranza e operatori di carità.

Il primo ambiente, nel quale si deve svolgere l'azione degli anziani, è la famiglia. La loro saggezza e la loro esperienza è un tesoro per i giovani sposi, che, nelle loro prime difficoltà di vita matrimoniale, possono trovare negli anziani genitori i confidenti con cui aprirsi e consigliarsi, mentre nell'esempio e nelle cure affettuose dei nonni i nipoti trovano un compenso alle assenze, oggi tanto frequenti, per vari motivi, dei genitori.

Non basta: nella stessa società civile, che al consiglio delle persone mature ha sempre affidato la stabilità degli ordinamenti sociali, pur nel progresso delle necessarie riforme, gli anziani possono ancora oggi rappresentare l'elemento equilibratore per la costruzione di una convivenza, che avanzi e si rinnovi, non attraverso rovinose esperienze, ma con prudenti e graduali sviluppi.

4. In favore degli anziani, gli operatori della comunicazione sociale hanno una missione da compiere quanto mai importante, direi anzi insostituibile. Proprio gli strumenti della comunicazione sociale, infatti, con l'universalità del loro raggio d'azione e l'incisività del loro messaggio, possono con rapidità ed eloquenza richiamare l'attenzione e la riflessione di tutti sugli anziani e sulle loro condizioni di vita. Solo una società consapevole, salutarmente scossa e mobilitata, potrà procedere alla ricerca di indirizzi e soluzioni, che rispondano efficacemente ai nuovi bisogni.

Gli operatori della comunicazione sociale possono, poi, contribuire grandemente a demolire alcune unilaterali impressioni della gioventù, ridando all'età matura e alla vecchiaia il senso della propria utilità, ed offrendo alla società modelli di pensiero e gerarchie di valori che rivalutino la persona dell'anziano. Essi, inoltre, hanno la possibilità di ricordare opportunamente alla pubblica opinione che, accanto al problema del «giusto salario», esiste anche il problema della «giusta pensione», che non fa meno parte della «giustizia sociale».

Infatti, i moderni schemi culturali, che spesso esaltano unilateralmente la produttività economica, l'efficienza, la bellezza e la forza fisica, il benessere personale, possono indurre a considerare le persone anziane scomode, superflue, inutili e quindi ad emarginarle dalla vita familiare e sociale. Un attento esame in questo settore rivela che parte della responsabilità di tale situazione ricade su alcuni orientamenti dei mass-media: se è vero che gli strumenti della comunicazione sociale sono riflesso della società in cui operano, non è meno vero che essi contribuiscono anche a modellarla, e che non possono quindi esimersi dalle proprie responsabilità in questo campo.

Gli operatori sono particolarmente qualificati per diffondere quella visione genuinamente umana, e pertanto anche cristiana, dell'anziano, sopra indicata: l'anzianità come dono di Dio per l'individuo, per la famiglia e per la società. Autori, scrittori, registi, attori, mediante le meravigliose vie dell'arte, possono riuscire a rendere tale visione comprensibile ed attraente. Tutti conosciamo il successo che essi hanno riportato in altre campagne, condotte con abilità e perseveranza.

5. Questi umani e cristiani orientamenti, diffusi dai mass-media, aiuteranno gli anziani a guardare a questo periodo della vita con serenità e realismo; a porre, per quanto possibile, le loro energie intellettuali, morali e fisiche, a beneficio degli altri, affiancando iniziative di carattere umanitario, educativo, sociale e religioso; a riempire i loro lunghi silenzi mediante la cultura e nel colloquio con Dio. I figli si renderanno conto che l'ambiente ideale per gli anziani è quello della famiglia, come coabitazione non tanto fisica, quanto affettiva, che li fa sentire sinceramente accettati, amati e sostenuti. La società civile sarà stimolata ad adottare adeguati sistemi previdenziali e forme di assistenza, che tengano conto non soltanto delle necessità fisiche e materiali, ma anche di quelle psicologiche e spirituali, in modo da integrare permanentemente gli anziani e da consentire loro una vita piena. Persone generose percepiranno la chiamata a dare tempo ed energie al servizio di questa causa, avendo scorto nel fratello bisognoso Cristo stesso.

Oltre a questa benefica azione di animazione, gli operatori della comunicazione sociale, consapevoli del fatto che gli anziani costituiscono proporzioni numerose e stabili del loro pubblico, specialmente di radio-telespettatori e di lettori, cureranno che vi siano anche programmi e pubblicazioni particolarmente adatti per loro, così da offrire loro non solo uno svago distensivo e ricreativo, ma anche un aiuto per quella formazione permanente, che è richiesta a qualunque età. Particolare gratitudine tali operatori otterranno poi soprattutto da parte degli impediti ed ammalati, consentendo loro di partecipare col Popolo di Dio alle azioni liturgiche e agli avvenimenti della Chiesa. In tali trasmissioni occorrerà naturalmente tener conto delle esigenze e sensibilità speciali dell'anziano, evitando novità sconcertanti e rispettando il senso del sacro, che l'anziano possiede in alto grado e che nella Chiesa costituisce un bene da conservare.

6. In questa Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, consacrata ai loro problemi, gli anziani siano i primi ad offrire al Signore le loro preghiere e i loro sacrifici, affinché nel mondo si sviluppi la visione cristiana dell'età avanzata.

Quanti godono dell'incanto dell'infanzia, del vigore della giovinezza e dell'efficienza dell'età media, guardino con rispetto, gratitudine e amore a coloro che li precedono.

Gli operatori della comunicazione sociale siano lieti di porre le loro meravigliose risorse al servizio di questa causa tanto nobile e tanto meritoria.

Voglia il Signore benedire e sostenere tutti nei loro propositi.

Con questo augurio sono lieto di impartire a tutti coloro che lavorano nel campo delle comunicazioni sociali, a quanti responsabilmente si valgono dei loro servizi ed in special modo alle persone anziane, la mia apostolica benedizione, propiziatrice di copiosi doni di serena letizia e di spirituale progresso.

Dal Vaticano, il 10 maggio dell'anno 1982, quarto di Pontificato.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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