Messaggio per la XIX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 15 aprile 1985 - Giovanni Paolo II, Messaggi-Comunicazioni Sociali
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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
PER LA XIX GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

"Le comunicazioni sociali per una promozione cristiana della gioventù"

[Domenica, 19 maggio 1985]

 

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo, uomini e donne che avete a cuore la causa della dignità della persona umana, e voi, soprattutto, giovani del mondo intero, che dovrete scrivere una nuova pagina di storia per il duemila!

1. La Chiesa, come ogni anno, si appresta a celebrare la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Un appuntamento di preghiera e di riflessione, in cui deve sentirsi coinvolta l'intera comunità ecclesiale, chiamata all'annuncio e alla testimonianza del Vangelo (Mc 16, 15), affinché i mass-media, con la collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, possano veramente contribuire «all'attuazione della giustizia, della pace, della libertà e del progresso umano» (Communio et Progressio, 100).

Il tema della Giornata - «Le comunicazioni sociali per una promozione cristiana della gioventù» - intende far eco all'iniziativa delle Nazioni Unite, che hanno proclamato il 1985 Anno internazionale della gioventù. Gli strumenti della comunicazione sociale, «capaci di estendere quasi all'infinito il campo di ascolto della parola di Dio» (Evangelii Nuntiandi, 45), possono in effetti offrire ai giovani un notevole contributo per realizzare, mediante una scelta libera e responsabile, la loro personale vocazione di uomini e di cristiani, preparandosi così ad essere i costruttori e i protagonisti della società di domani.

2. La Chiesa - con il Concilio Vaticano II, del quale ricorre quest'anno il XX anniversario della conclusione, e poi con il successivo magistero - ha chiaramente riconosciuto la grande rilevanza dei mass-media nello sviluppo della persona umana: sul piano dell'informazione, della formazione, della maturazione culturale, oltre che del divertimento e dell'impiego del tempo libero. Essa ha però anche precisato che essi sono strumenti al servizio dell'uomo e del bene comune, mezzi, e non fini.

Il mondo della comunicazione sociale è impegnato oggi in un vertiginoso quanto complesso e imprevedibile sviluppo - si parla già di un'epoca tecnotronica, per indicare la crescente interazione fra tecnologia ed elettronica - ed è attraversato da non pochi problemi, connessi con l'elaborazione di un nuovo ordine mondiale dell'informazione e della comunicazione, in rapporto con le prospettive dischiuse dall'impiego dei satelliti e dal superamento delle barriere dell'etere. Si tratta di una rivoluzione che non solo comporta un cambiamento nei sistemi e nelle tecniche di comunicazione, ma coinvolge l'intero universo culturale, sociale e spirituale della persona umana. Essa, di conseguenza, non può rispondere semplicemente a proprie regole interne, ma deve trarre i propri criteri di fondo dalla verità dell'uomo e sull'uomo, formato a immagine di Dio.

Secondo il diritto all'informazione, che ogni uomo ha, la comunicazione deve sempre rispondere, nel suo contenuto, a verità, e, nel rispetto della giustizia e della carità, deve essere integra. Ciò vale, a maggior ragione, quando ci si rivolge ai giovani, a coloro che si stanno aprendo alle esperienze della vita. Soprattutto in questo caso l'informazione non può restare indifferente a valori che toccano in profondità l'esistenza umana, quali il primato della vita fin dal momento del suo concepimento, la dimensione morale e spirituale, la pace, la giustizia. L'informazione non può essere neutra di fronte a problemi e situazioni che, a livello nazionale e internazionale, sconvolgono il tessuto connettivo della società, come la guerra, la violazione dei diritti umani, la povertà, la violenza, la droga.

3. Da sempre il destino dell'uomo si decide sul fronte della verità, della scelta che egli, in forza della libertà lasciatagli dal Creatore, compie tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre. Ma è impressionante e doloroso vedere, oggi, un sempre maggior numero di uomini impediti di fare liberamente questa scelta: perché soggiogati da regimi autoritari, soffocati da sistemi ideologici, manipolati da una scienza e una tecnica totalizzanti, condizionati dai meccanismi di una società fomentatrice di comportamenti sempre più spersonalizzati.

La libertà sembra essere la grande sfida che la comunicazione sociale dovrà affrontare, per conquistare spazi di sufficiente autonomia, là dove essa deve tuttora sottostare alle censure di regimi totalitari o alle disposizioni di potenti gruppi di pressione culturali, economici, politici.

Fattori di comunione e di progresso, i mass-media devono superare le barriere ideologiche e politiche, accompagnando l'umanità nel suo cammino verso la pace e favorendo il processo di integrazione e di solidarietà fraterna tra i popoli, nella duplice direzione Est-Ovest e Nord-Sud. Veicoli di formazione e di cultura, i mass-media devono contribuire al rinnovamento della società e, in particolare, allo sviluppo umano e morale dei giovani, facendo prendere loro coscienza degli impegni storici che li attendono alla vigilia del terzo millennio. A tal fine i mass-media devono aprire alla gioventù nuovi orizzonti, educandola al dovere, all'onestà, al rispetto dei propri simili, al senso della giustizia, dell'amicizia, dello studio, del lavoro.

4. Queste considerazioni mettono in chiara evidenza l'immenso potenziale di bene che gli strumenti della comunicazione sociale possono far sprigionare. Ma, allo stesso tempo, lasciano anche intuire le gravi minacce che i mass-media - se piegati alla logica di poteri o di interessi, se usati con obiettivi distorti, contro la verità, contro la dignità della persona umana, contro la sua libertà - possono portare alla società, e, in primo luogo, ai membri di essa più fragili e indifesi.

Il giornale, il libro, il disco, il film, la radio, soprattutto il televisore, e adesso il videoregistratore, fino al sempre più sofisticato computer, rappresentano ormai una fonte importante, se non l'unica, attraverso la quale il giovane entra in contatto con la realtà esterna e vive la propria quotidianità. Alla fonte dei mass-media, peraltro, il giovane attinge sempre più abbondantemente, sia perché s'è ampliato il tempo libero, sia perché i ritmi convulsi della vita moderna hanno accentuato la tendenza allo svago come pura evasione. Inoltre per l'assenza di entrambi i genitori, quando la madre sia anch'essa obbligata a un lavoro extra domestico, s'è allentato il tradizionale controllo educativo sull'uso che vien fatto di tali mezzi.

I giovani, così, sono i primi e più immediati recettori dei mass-media, ma sono anche i più esposti alla molteplicità di informazioni e di immagini che, attraverso questi, arrivano direttamente in casa. Non è, d'altra parte, possibile ignorare la pericolosità di certi messaggi, trasmessi perfino nelle ore di maggior ascolto del pubblico giovanile, contrabbandati da una pubblicità sempre più scoperta e aggressiva o proposti da spettacoli, dove sembra che la vita dell'uomo sia regolata soltanto dalle leggi del sesso e della violenza.

Si parla di «videodipendenza», un termine entrato ormai nell'uso comune, per indicare il sempre più vasto influsso che gli strumenti della comunicazione sociale, con la loro carica di suggestione e di modernità, hanno sui giovani. Bisogna esaminare a fondo questo fenomeno, verificarne le reali conseguenze su recettori che non abbiano ancora maturato una sufficiente coscienza critica. Non è, infatti, questione soltanto di un condizionamento del tempo libero, cioè di una restrizione degli spazi da riservare quotidianamente ad altre attività intellettuali e ricreative, ma anche di un condizionamento della stessa psicologia, della cultura, dei comportamenti della gioventù.

All'educazione trasmessa dai formatori tradizionali, e in particolare dai genitori, tende infatti a sostituirsi un'educazione unidirezionale, che salta il fondamentale rapporto dialogico, interpersonale. A una cultura impostata sui valori contenuti, sulla qualità delle informazioni, subentra così una cultura del provvisorio che porta a rifiutare gli impegni a lungo termine, con una cultura massificante che induce a rifuggire da scelte personali ispirate a libertà. A una formazione orientata a far crescere il senso di responsabilità individuale e collettiva, si contrappone un atteggiamento di passiva accettazione delle mode e dei bisogni imposti da un materialismo che, incentivando i consumi, svuota le coscienze. L'immaginazione, che è propria dell'età giovanile, espressione della sua creatività e dei suoi slanci generosi, si inaridisce nell'assuefazione all'immagine, cioè in un'abitudine che diventa indolenza e spegne stimoli e desideri, impegni e progettualità.

5. E' una situazione che, se non va generalizzata, deve comunque indurre quanti operano nella comunicazione sociale a una seria e profonda riflessione. Essi hanno un compito esaltante e, insieme, tremendamente impegnativo: dall'impiego che essi faranno delle loro risorse di ingegno e di professionalità dipende in larga misura la formazione di coloro i quali, domani, dovranno migliorare questa nostra società impoverita dei suoi valori umani e spirituali e minacciata dall'autodistruzione.

Un compito ancor più impegnativo hanno i genitori e gli educatori. La loro testimonianza, sostenuta da una condotta culturalmente e moralmente coerente, può infatti rappresentare il più efficace e credibile degli insegnamenti. Il dialogo, il discernimento critico, la vigilanza sono condizioni indispensabili per educare il giovane a un comportamento responsabile nell'uso dei mass-media, ristabilendo in lui il giusto equilibrio, dopo l'eventuale impatto negativo con questi strumenti.

L'Anno internazionale della gioventù, anche in questo campo, interpella l'intero mondo degli adulti. E' dovere di tutti aiutare i giovani a entrare nella società come cittadini responsabili, uomini formati, coscienti della propria dignità.

6. Qui, appunto, assume pieno significato la XIX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Il tema della prossima celebrazione va al cuore della missione della Chiesa, che deve recare la salvezza a tutti gli uomini, predicando il Vangelo «sui tetti» (Mt 10, 27; Lc 12, 3). Grandi possibilità, oggi, sono offerte alla comunicazione sociale, nella quale la Chiesa riconosce il segno dell'opera creatrice e redentrice di Dio, che l'uomo deve continuare. Questi strumenti possono quindi diventare potenti canali di trasmissione del Vangelo, a livello sia di pre-evangelizzazione sia di approfondimento ulteriore della fede, per favorire la promozione umana e cristiana della gioventù.

Ciò evidentemente richiede: una profonda azione educativa, nella famiglia, nella scuola, nella parrocchia, attraverso la catechesi, per istruire e guidare i giovani a un uso equilibrato e disciplinato dei mass-media, aiutandoli a formarsi un giudizio critico, illuminato dalla fede, sulle cose viste, udite, lette (Inter Mirifica, 10.16; Communio et Progressio, 67-70.107); un'accurata e specifica formazione teorica e pratica nei seminari, nelle associazioni dell'apostolato dei laici, nei nuovi movimenti ecclesiali, specie quelli giovanili, non solo per conseguire un'adeguata conoscenza degli strumenti della comunicazione sociale, ma anche per realizzare le indubbie potenzialità in ordine al rafforzamento del dialogo nella carità e dei legami di comunione (Communio et Progressio, 108.110.115-117); la presenza attiva e coerente dei cristiani in tutti i settori della comunicazione sociale, per portarvi non solo il contributo della loro preparazione culturale e professionale, ma anche una testimonianza viva della loro fede (Communio et Progressio, 103); l'impegno della comunità cattolica perché, quando si renda necessario, denunci spettacoli e programmi che attentano al bene morale dei giovani, rivendicando l'esigenza di un'informazione più veritiera sulla Chiesa e di trasmissioni più positivamente ispirate ai valori autentici della vita (Inter Mirifica, 14); la presentazione del messaggio evangelico nella sua integralità: preoccupandosi cioè di non tradirlo, di non banalizzarlo, di non ridurlo strumentalmente a visioni socio-politiche; ma anche, sull'esempio di Cristo perfetto comunicatore, adeguandosi ai recettori, alla mentalità dei giovani, al loro modo di parlare, al loro stato e condizione (Catechesi Tradendae, 35.39.40).

7. Ed è in particolare ai giovani che desidero rivolgermi a conclusione di questo messaggio: ai giovani che hanno già incontrato Cristo, a quanti sono venuti a Roma, all'inizio della settimana santa, in comunione spirituale con milioni di loro coetanei, per proclamare, assieme al Papa, che «Cristo è la nostra pace»; ma anche a tutti i giovani che, seppur confusamente, tra incertezze, angosce e passi falsi, aspirano a incontrare questo «Gesù chiamato Cristo» (Mt 1, 16), per dare un senso, uno scopo alla loro vita.

Carissimi giovani! Finora mi sono indirizzato al mondo degli adulti. Ma, in realtà, siete voi i primi destinatari di questo messaggio. L'importanza e il significato ultimo degli strumenti della comunicazione sociale dipendono, in definitiva, dall'uso che ne fa la libertà umana. Dipenderà quindi da voi, dall'uso che ne farete, dalla capacità critica con cui saprete utilizzarli, se questi strumenti serviranno alla vostra formazione umana e cristiana, o se invece essi si rivolteranno contro di voi, soffocando la vostra libertà e spegnendo la vostra sete di autenticità.

Dipenderà da voi, giovani, a cui spetta costruire la società di domani, nella quale l'intensificarsi delle informazioni e delle comunicazioni moltiplicherà le forme di vita associativa, e lo sviluppo tecnologico abbatterà le barriere fra gli uomini e le nazioni; dipenderà da voi, se la nuova società sarà una sola famiglia umana, dove uomini e popoli potranno vivere in più stretta collaborazione e vicendevole integrazione, o se invece nella società futura si acuiranno quei conflitti e quelle divisioni che lacerano il mondo contemporaneo.

Con le parole dell'apostolo Pietro, ripeto qui l'augurio che ho rivolto nella mia lettera ai giovani e alle giovani del mondo (n. 16): ad essere «pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1 Pt 3, 15). «Sì, proprio voi, perché da voi dipende il futuro, da voi dipende il termine di questo millennio e l'inizio del nuovo. Non siate, dunque, passivi; assumetevi le vostre responsabilità in tutti i campi a voi aperti nel nostro mondo!».

Carissimi giovani! Il mio invito alla responsabilità, all'impegno, è prima di tutto un invito alla ricerca della «verità che vi renderà liberi» (Gv 8, 32), e la verità è Cristo (cfr. Gv 14, 6). E' perciò un invito a mettere la verità di Cristo al centro della vostra vita; a testimoniare questa verità nella vostra storia quotidiana, nelle scelte decisive che dovrete compiere, per aiutare l'umanità a incamminarsi sui sentieri della pace e della giustizia.

Con questi sentimenti a tutti imparto, propiziatrice di lumi celesti, la mia apostolica benedizione.

Dal Vaticano, 15 aprile 1985.

 IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

 

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