Messaggio per la XXII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 24 gennaio 1988 - Giovanni Paolo II, Messaggi-Comunicazioni Sociali
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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
PER LA XXII GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

"Comunicazioni sociali e promozione della solidarietà
e della fraternità fra gli uomini e i popoli"

[Domenica, 15 maggio 1988]

 

Fratelli e sorelle, cari amici del mondo dell'informazione e della comunicazione.

1. Se si potesse dire un giorno che «comunicare» equivale veramente a «fraternizzare», che «comunicazione» significa veramente «solidarietà umana», non sarebbe questo il più bel traguardo raggiunto dalle «comunicazioni di massa»? Ciò vorrei proporre alla vostra riflessione in questa XXII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

Parlando di fraternità, penso al significato profondo di questo termine. E' Cristo infatti il «primo nato d'una moltitudine di fratelli» (Rm 8, 29), che ci fa scoprire in ogni persona umana, amica o nemica, un fratello o una sorella. Venuto «non per giudicare il mondo, ma per salvarlo» (cf Gv 3, 17), Cristo chiama tutti gli uomini all'unità. Lo Spirito di amore che egli dona al mondo è anche Spirito di unità: san Paolo ci mostra il medesimo Spirito che elargisce doni diversi, che agisce nelle diverse membra di uno stesso corpo: ci sono «diversità di doni . . . ma è lo stesso Dio che opera tutto in tutti» (1 Cor 12, 4-6).

2. Penso anzitutto al fondamento spirituale della fraternità e della solidarietà, perché questo significato cristiano non è estraneo alla primaria realtà umana di tali concetti. La Chiesa non considera la fraternità e la solidarietà come valori esclusivamente suoi. Viceversa, abbiamo sempre presente il modo in cui Gesù ha lodato il buon Samaritano, che ha riconosciuto un fratello nell'uomo ferito, meglio che il sacerdote e il levita (cfr. Lc 10, 29-37).

Similmente l'apostolo Paolo invita a non disprezzare i doni degli altri, ma a rallegrarsi dell'opera dello Spirito in ciascuno dei nostri fratelli (cfr. 1 Cor 12, 14-30).

La fraternità e la solidarietà sono fondamentali e urgenti: dovrebbero oggi contrassegnare i popoli e le culture. La scoperta, nella gioia, di rapporti felici tra popoli e tra culture non sarebbe la più bella «festa» offerta dalle comunicazioni di massa, il loro «spettacolo» più riuscito nella migliore accezione di questi termini?

Dato che oggi le comunicazioni di massa si sviluppano vertiginosamente, i legami che esse instaurano tra popoli e culture rappresentano il loro apporto più prezioso. Ma io so che voi stessi, i comunicatori, avete coscienza, degli effetti perversi che rischiano di snaturare questi rapporti tra popoli e tra culture. L'esaltazione di sé, il disprezzo o il rifiuto di coloro che sono diversi possono aggravare le tensioni o le divisioni. Generando violenza, tali atteggiamenti distorcono e distruggono la vera comunicazione, rendendo impossibile ogni relazione fraterna.

3. Affinché possano esistere una fraternità e una solidarietà umana, e a più forte ragione affinché si accentui la loro dimensione cristiana, bisogna riconoscere i valori elementari ad essa sottesi. Ne ricordo qui alcuni: il rispetto dell'altro, il senso del dialogo, la giustizia, la liceità etica della vita personale e comunitaria, la libertà, l'uguaglianza, la pace nell'unità, la promozione della dignità della persona umana, la capacità di partecipazione e di condivisione.

La fraternità e la solidarietà superano ogni spirito di clan, di corporazione, ogni nazionalismo, ogni razzismo, ogni abuso di potere, ogni fanatismo individuale, culturale o religioso.

Spetta agli artefici della comunicazione di massa utilizzare le tecniche e i mezzi a loro disposizione con costante riferimento ad una coscienza chiara di questi valori primari. Eccone alcune applicazioni concrete:

- le agenzie di informazione e l'insieme della stampa manifestano il loro rispetto verso gli altri tramite un'informazione completa ed equilibrata;

- la diffusione radiofonica della parola raggiunge meglio il suo scopo se viene offerta a tutti la possibilità di dialogare;

- i media che sono l'espressione di gruppi particolari contribuiscono a rafforzare la giustizia, allorché fanno ascoltare la voce di coloro che ne sono privi;

- i programmi della televisione riguardano quasi tutti gli aspetti della vita e le reti si prestano a innumerevoli interconnessioni: quanto più si considera la loro influenza, tanto più si impone ai loro responsabili l'istanza etica, per offrire alle persone e alle comunità delle immagini che favoriscano l'integrazione delle culture, senza intolleranza né violenza, al servizio dell'unità;

- le possibilità di comunicazioni personali per telefono, la loro estensione telematica, la loro diffusione sempre più estesa attraverso i satelliti fanno ipotizzare un supplemento di uguaglianza tra le persone, in quanto facilitano l'accesso a questi mezzi del maggior numero di esse, consentendo veri scambi;

- l'informatica si diffonde sempre più nelle attività economiche e culturali, le banche dati accumulano una quantità finora inimmaginabile di informazioni diverse: si sa che la loro utilizzazione può comportare ogni sorta di pressioni o di violenze sulla vita privata o collettiva, mentre una gestione saggia di questi mezzi diviene una vera condizione di pace;

- concepire «spettacoli» da diffondere attraverso i vari audiovisivi implica il rispetto delle coscienze degli innumerevoli «spettatori»;

- la comunicazione pubblicitaria risveglia e sviluppa dei desideri e crea dei bisogni: coloro che la commissionano o che la realizzano devono ricordarsi delle persone meno favorite per le quali i beni proposti restano irraggiungibili.

Quale sia il modo di intervento, è necessario che i comunicatori osservino un codice d'onore, che siano consapevoli della responsabilità di diffondere la verità sull'uomo, che contribuiscano a un nuovo ordine morale dell'informazione e della comunicazione.

4. Di fronte alla rete sempre più fitta e attiva delle comunicazioni sociali attraverso il mondo, la Chiesa si preoccupa soltanto, quale «esperta di umanità», di ricordare incessantemente i valori che fanno la grandezza dell'uomo. Per il cristiano la rivelazione di Dio in Cristo è una luce sull'uomo stesso. La fede nel messaggio della salvezza costituisce la più profonda delle motivazioni a servire l'uomo.

I doni dello Spirito Santo impegnano a servire l'uomo in una solidarietà fraterna.

Ci si potrà domandare: non siamo forse troppo fiduciosi circa l'aprirsi di tali prospettive? E le tendenze che si delineano nel settore della comunicazione di massa ci autorizzano a nutrire tali speranze?

Ai cuori turbati per i rischi delle nuove tecnologie della comunicazione io risponderei: «Non abbiate paura». Non ignoriamo la realtà nella quale viviamo, ma leggiamola più in profondità. Distinguiamo, alla luce della fede, i segni dei tempi autentici. La Chiesa, preoccupata dell'uomo, conosce l'aspirazione profonda del genere umano alla fraternità e alla solidarietà, aspirazione sovente rifiutata, sfigurata, ma indistruttibile perché scolpita nel cuore dell'uomo dallo stesso Dio, che ha creato in lui l'esigenza della comunicazione e della capacità per svilupparla su scala planetaria.

5. Alla soglia del terzo millennio, la Chiesa ricorda all'uomo che la fraternità e la solidarietà non possono essere soltanto condizioni di sopravvivenza: esse sono caratteristiche della sua vocazione; una vocazione che gli strumenti della comunicazione sociale gli consentono di realizzare liberamente.

Lasciatemi dunque dire a tutti, specialmente in questo anno mariano: «Non abbiate paura». Maria non rimase ella stessa spaventata davanti all'annuncio che recava il segno della salvezza offerta all'umanità intera?

«Beata tu che hai creduto», come testimonia Elisabetta (Lc 1, 45). Proprio in virtù di questa sua fede la Vergine Maria accoglie il disegno di Dio, entra nel mistero della comunione trinitaria e, diventando Madre di Cristo, inaugura nella storia una nuova fraternità.

Beati quelli che credono, coloro che la fede libera dal timore e apre alla speranza, portandoli a plasmare un mondo dove, nella fraternità e nella solidarietà, c'è ancora posto per una comunicazione della gioia!

Animato da questa gioia profonda per i doni della comunicazione, ricevuti per l'edificazione di tutti, in questa solidale fraternità, invoco su ciascuno di voi la benedizione dell'Altissimo.

Dal Vaticano, 24 gennaio 1988, festa di san Francesco di Sales.

 IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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