Messaggio per la XXV Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 24 gennaio 1991 - Giovanni Paolo II, Messaggi-Comunicazioni Sociali
The Holy See
back up
Search
riga

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
PER LA XXV GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

"I mezzi di comunicazione per l'unità e il progresso della famiglia umana"

[Domenica, 12 maggio 1991]

 

Cari fratelli e sorelle,

In occasione della celebrazione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, torniamo al tema che ha costituito il messaggio centrale della Istruzione Pastorale Communio et Progressio, approvata da Papa Paolo VI nel 1971 e relativa all'applicazione del Decreto del Concilio Vaticano II sugli strumenti della Comunicazione Sociale. Formulata in conformità ai desideri dei Padri Conciliari, la Istruzione individuava nell'unità e nel progresso della famiglia umana gli obbiettivi principali della comunicazione sociale e di tutti i mezzi di cui essa si serve. Nel ventennale di questo importante documento, desidero richiamare tale fondamentale considerazione per invitare i membri della Chiesa a riflettere, una volta di più, sui gravi problemi e sulle nuove, ricche opportunità che i continui sviluppi degli strumenti della comunicazione originano, soprattutto in relazione all'unità ed al progresso di tutti i popoli.

Da molto tempo la Chiesa ritiene che i media (stampa, radio, televisione e cinema) sono da considerare dei «doni di Dio» (cfr. Pio XII, Miranda Prorsus, AAS, 24, [1957], p. 765). Da quando venne pubblicata l'Istruzione Pastorale l'elenco dei «doni», comprensivo dei mezzi di comunicazione, ha continuato ad allungarsi. Ora, l'umanità dispone di mezzi quali satelliti, computer, videoregistratori e sempre più avanzati metodi di trasmissione ed informazione. Il fine di questi nuovi doni è lo stesso dei mezzi di comunicazione più tradizionali: avvicinarci l'un l'altro più intimamente nella fratellanza e nella mutua comprensione, ed aiutarci a progredire nella ricerca del nostro destino umano, come diletti figli e figlie di Dio.

Il legame tra questa considerazione d'ordine generale e la riflessione che vorrei offrirvi in questa occasione è chiaro e diretto: l'uso di mezzi di comunicazione così potenti, oggi a completa disposizione dell'uomo, richiede in tutti coloro che ne sono coinvolti un alto senso di responsabilità. Nelle parole della Istruzione Pastorale del 1971, i media sono «mezzi di comunicazione sociale inanimati». Se essi adempiono oppure no allo scopo per il quale ci sono stati dati, dipende in larga misura dalla saggezza e dal senso di responsabilità col quale se ne fa uso.

Dal punto di vista cristiano, gli strumenti di comunicazione sono dei meravigliosi mezzi a disposizione dell'uomo per allacciare, con l'aiuto della Divina Provvidenza, rapporti sempre più stretti e costruttivi fra gli individui e nell'intera umanità. Infatti, grazie alla loro diffusione, i media sono in grado di creare un nuovo linguaggio che mette in grado gli uomini di conoscersi e capirsi con maggior facilità, e quindi di lavorare meglio assieme per il bene comune (cfr. Communio et Progressio, 12).

Tuttavia, se i media sono chiamati ad essere veicoli efficaci di amicizia e di autentica promozione dell'uomo, essi devono essere canali ed espressione di verità, di giustizia e pace, di buona volontà e carità fattiva, di mutuo aiuto, di amore e comunione (cfr. Communio et Progressio, 12 e 13). Se i media servano poi ad arricchire o ad impoverire la natura dell'uomo, questo dipende dalla visione morale e dalla responsabilità etica di coloro che sono coinvolti nel processo di comunicazione e di coloro che sono destinatari del messaggio dei media.

In questo quadro, ogni membro della famiglia dell'uomo, dal più semplice consumatore al più importante produttore di programmi, hanno una responsabilità individuale. Mi appello dunque ai Pastori della Chiesa ed ai fedeli cattolici che sono impegnati nel mondo della comunicazione, affinché rinfreschino la loro conoscenza dei principi e delle linee direttrici così chiaramente enunciati nella Communio et Progressio. Che possano capire dove è il loro dovere e possano trarne incoraggiamento per portare avanti i loro doveri come servizio fondamentale per l'unione ed il progresso della famiglia dell'uomo.

Mi auguro che questa XXV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali sia un'occasione affinché le parrocchie e le comunità locali rinnovino la loro attenzione verso le realtà dei media e la loro influenza sulla società, sulla famiglia e sugli individui, soprattutto i bambini ed i giovani.

Vent'anni dopo la Communio et Progressio è possibile aderire interamente al monito espresso nel documento ed alle sue aspettative sugli sviluppi della comunicazione: «Sono quindi aumentate d'improvviso, in maniera vertiginosa, le responsabilità e i doveri del popolo di Dio di fronte ai nuovi impegni, poiché sono anche aumentate, come non mai in passato, le sue possibilità di influire positivamente perché gli strumenti della comunicazione sociale diano una spinta efficace al duraturo progresso dell'umanità, . . . alla collaborazione fraterna fra i popoli ed anche all'annuncio del Vangelo di Salvezza, che porti fino ai confini della Terra la testimonianza del Salvatore» (Communio et Progressio, n. 182).

Prego ardentemente Dio affinché vi guidi e vi aiuti nella realizzazione di questa grande speranza, di questo grande compito!

Dal Vaticano, 24 gennaio 1991.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

top