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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II 
PER LA GIORNATA MONDIALE DELLE MIGRAZIONI

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Vorrei riflettere con voi in occasione della giornata mondiale delle migrazioni su un problema che diventa sempre più preoccupante: il rischio, cioé, a cui sono esposti molti migranti di perdere la propria fede cristiana ad opera di sètte e di nuovi movimenti religiosi in continua proliferazione. Alcuni di questi gruppi si definiscono cristiani, altri si ispirano alle religioni orientali, altri ancora risentono delle ideologie, per lo più rivoluzionarie, del nostro tempo.

2. Pur essendo difficile individuare una linea di contenuti comuni che li attraversi tutti, è possibile tuttavia delinearne la tendenza generale. In tali movimenti la salvezza è considerata per lo più come appannaggio di un gruppo minoritario, guidato da personalità superiori, le quali credono di avere un rapporto privilegiato con un Dio, di cui solo essi pretendono di conoscere i segreti. Anche la ricerca del sacro presenta contorni ambigui. Per alcuni si tratta di un valore superiore, verso cui l'uomo tende senza mai poterlo raggiungere, per altri invece esso è situato nel mondo della magia, e si cerca di attirarlo nella propria sfera per manipolarlo e ridurlo al proprio servizio.

3. Le sètte e i nuovi movimenti religiosi pongono oggi alla Chiesa una notevole sfida pastorale sia per il disagio spirituale e sociale in cui affondano le loro radici, sia per le istanze religiose, di cui sono strumento. Tali istanze, estrapolate dal contesto della dottrina e della tradizione cattolica, sono spesso portate a conclusioni ben lontane da quelle originarie. Il diffuso millenarismo, per esempio, evoca le tematiche della escatologia cristiana ed i problemi relativi al destino dell'uomo; il voler dare risposte di carattere religioso a questioni politiche o economiche denuncia la tendenza a manipolare il vero senso di Dio, cadendo di fatto nell'esclusione di Dio dalla vita degli uomini; lo zelo quasi aggressivo, con cui taluni ricercano nuovi adepti andando di casa in casa o fermando i passanti agli angoli delle strade, è una contraffazione settaria dell'ansia apostolica e missionaria; la attenzione che si riserva al singolo e l'importanza che si attribuisce al suo apporto per la causa e lo sviluppo del gruppo religioso, oltre che rispondere al desiderio di valorizzare la propria vita sentendosi utile alla comunità di appartenenza, costituisce un'espressione deviata del ruolo attivo, proprio dei credenti, membra vive del corpo di Cristo, chiamati a operare per la diffusione del Regno di Dio.

4. L'espansione delle sette e dei nuovi movimenti religiosi ha di fatto alcuni settori strategici in cui concentra i suoi sforzi: fra questi vi sono le migrazioni. Per la situazione di sradicamento sociale e culturale e per la precarietà, in cui versano, i migranti si trovano ad essere facili prede di metodi insistenti ed aggressivi. Esclusi dalla vita sociale del Paese di origine, estranei alla società in cui s'inseriscono, costretti spesso a muoversi al di fuori di un ordinamento oggettivo che tuteli i loro diritti, i migranti pagano il bisogno di aiuto e il desiderio di uscire dall'emarginazione, in cui sono di fatto confinati, con l'abbandono della loro fede. È un prezzo che ogni uomo, rispettoso dei diritti umani, dovrebbe ben guardarsi dal chiedere o dall'accettare. Del migrante viene ad essere intaccata non solo la dignità umana, ma anche la positiva e rispettosa collocazione nell'habitat sociale che lo accoglie. E non danno certo prova di onestà e di sensibilità coloro che, pur avendo il dovere di attenuare per il migrante il trauma e il disorientamento derivante dall'impatto con un mondo estraneo alla propria cultura, si avvicinano a lui in un momento di profondo disagio, per circuirlo e strumentalizzarlo.

5. I punti deboli, sui quali i nuovi movimenti religiosi fanno leva, sono la precarietà e l'incertezza. Su questi cercano di appoggiare la loro strategia di approccio. Si tratta di un insieme di attenzioni e di servizi, resi al fine di far abbandonare all'emigrante la fede che professa affinché aderisca a una nuova proposta religiosa. Presentandosi come unici detentori della verità, essi asseriscono la falsità della religione che il migrante professa e pretendono da lui un brusco ed immediato cambiamento di rotta. A nessuno sfugge che qui si tratta di una vera aggressione morale, alla quale non è facile sottrarsi in forme civili, poiché la loro foga ed insistenza sono assillanti.

6. L'insegnamento delle sètte e dei nuovi movimenti religiosi, cari migranti, si oppone alla dottrina della Chiesa cattolica, per cui aderirvi significherebbe rinnegare la fede nella quale siete stati battezzati ed educati. Il Vangelo, se esorta ad essere semplici come colombe, invita anche ad essere prudenti ed accorti come serpenti. La stessa vigilanza che ponete nel trattare gli affari materiali, al fine di non rimanere vittime dei raggiri di eventuali profittatori, deve guidarvi per non cadere nella rete delle insidie di chi attenta alla vostra fede. «Fate attenzione e non lasciatevi ingannare da nessuno» – ammonisce il Signore. «Molti verranno e cercheranno di ingannare molta gente; ... allora se qualcuno vi dirà: ecco il Cristo è qui, ecco è là ! Non fidatevi. Perché sorgeranno falsi profeti e falsi cristi» (Mc 13, 6-7. 21-22.). Ed ancora: «Attenti ai falsi profeti ! Che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti» (Mt 7, 15-16).

7. Altri motivi, che possono indurre ad accogliere le proposte di tali nuovi movimenti religiosi, sono la poca coerenza con cui alcuni battezzati vivono il loro impegno cristiano; e anche il desiderio di una vita religiosa più fervorosa, che si pensa di sperimentare in una determinata setta, quando la comunità che si frequenta sia scarsamente impegnata.

Ma è un inganno. Dal disagio interiore sopra accennato si esce infatti mediante una vera conversione, secondo il Vangelo, e non aderendo acriticamente a gruppi del genere adottando riti religiosi che col rumore delle parole, nascondono l'inerzia del cuore. Occorre dunque un serio rinnovamento spirituale ed una coerente adesione alla volontà di Dio, alla sequela di Cristo, mentre invece è fuorviante osservare un qualche isolato e stravagante precetto, dal quale si fa dipendere il proprio destino di vita o di morte.

8. La Chiesa è chiamata a svolgere un ruolo di accoglienza e di servizio verso i migranti. La condizione di sradicamento in cui essi vengono a trovarsi e la refrattarietà con cui l'ambiente reagisce verso di loro tendono a relegarli di fatto ai margini della società. Proprio per questo la Chiesa deve rendere più intensa la sua azione, accrescere la sua vigilanza, mettere in atto con intelligenza e intuizione tutte le opportune iniziative per contrastare tale tendenza ed ovviare ai rischi che ne conseguono. suo compito permanente contribuire a far cadere tutto quanto l'egoismo umano erige contro i più deboli.

9. Il migrante cattolico, ovunque arriva, si trova ad essere parte integrante della Chiesa locale. È di essa membro effettivo, con tutti i doveri e i diritti conseguenti. L'accoglienza che questa gli riserva è una testimonianza ed una verifica della sua cattolicità. Non vi sono stranieri nella Chiesa. Con il battesimo, infatti, il cristiano appartiene a pieno titolo alla comunità cristiana del territorio nel quale egli risiede. Essa deve rivendicare tale appartenenza, non tanto per far valere diritti, ma per rendere servizio agli umili. La difficile situazione del migrante dilata il cuore all'accoglienza e spinge a rispondere con maggiore attenzione alle sue esigenze. Gli aspetti di precarietà, su cui puntano le sètte e i movimenti religiosi per tendere insidie alla fede del migrante, devono costituire per la Chiesa altrettanti motivi per accordare carattere prioritario all'attenzione e all'assistenza al migrante. Le prestazioni, che egli paga non raramente con la rinuncia alla sua fede, devono essergli offerte dalla Chiesa con gratuita sollecitudine, lieta di poter rendere servizio a Cristo stesso. Come Gesù è la trasparente immagine dell'amore del Padre, così la Chiesa deve essere immagine della tenerezza del Redentore per cui dovrebbe apparire evidente che la comunità, presso la quale il migrante arriva, è una comunità capace di accogliere e di amare. Che la comunità dei credenti in Cristo non mostri mai il volto triste di chi si sente disturbato nei suoi impegni e progetti quotidiani, ma esprima il volto gioioso di chi ha incontrato Cristo, atteso e riconosciuto nello straniero.

10. L'impegno promozionale è solo una delle componenti dell'azione pastorale. Non meno importante è la formazione cristiana mediante la proclamazione delle verità di fede e l'annuncio di quelle realtà ultime su cui punta la speranza cristiana. Il migrante ne ha diritto e la Chiesa ha dovere di venire a lui incontro anche in questo. Non si tratta di una pastorale ordinaria, comune alla generalità dei fedeli, ma di una pastorale specifica, adatta alla situazione di sradicato, tipica del migrante che si trova costretto a vivere lontano dalla comunità di origine; una pastorale che deve tener conto della sua lingua e, soprattutto, della sua cultura nella quale esprime la sua fede; una pastorale che, come esige la Costituzione Apostolica Exsul Familia, «deve essere proporzionata alle necessità (dei migranti) e non meno efficace di quella di cui godono i fedeli della diocesi» (Titulus primus, pars I).

11. Unica è la fede, ma il modo di viverla può variare a seconda delle diverse tradizioni culturali. Essa non può essere comunicata e sviluppata se non attraverso i molteplici canali della cultura umana. Ignorare tale esigenza e costringere il migrante a vivere la propria fede in forme che egli non sente come proprie, significa costringerlo all'autoemarginazione, con le conseguenze ed i pericoli che ne derivano anche per la fede. Ciò vale non solo per le singole persone, ma anche per i gruppi, poiché la dimensione comunitaria è indispensabile all'esperienza della fede. E giova la presenza di comunità etniche trainanti, all'interno delle quali ogni individuo vive e si esprime.

12. Diversi sono gli strumenti operativi di cui la Chiesa dispone per rispondere a tale esigenza pastorale. Fra questi certamente il più importante e raccomandato è la parrocchia personale, della quale la stessa Costituzione Apostolica Exsul Familia esprime un giudizio positivo. «Tutti sanno il profitto che tali parrocchie, frequentate assiduamente dai migranti, hanno recato alle anime ed alle diocesi e tutti le hanno in grande e meritata stima» (Ibid., pars. III). Da un'analisi comparata fra i Paesi di lunga tradizione d'immigrazione risulta che le parrocchie personali hanno contribuito, più di altre iniziative, a salvaguardare la fede dei migranti dai tanti pericoli con i quali sono venuti in contatto. Le comunità etniche sviluppatesi con il tempo hanno notevolmente contribuito al rinnovamento ed al consolidamento della Chiesa di accoglienza. Cosicché si potrebbe affermare che una sapiente impostazione della pastorale dei migranti contribuisce a verificare le oggettive capacità della Chiesa locale di vivere nella sua integrità l'insegnamento di Cristo.

13. Cari migranti. «Siate saldi nella fede, coraggiosi e forti» (1 Cor 16,13). L'esortazione dell'Apostolo Paolo fa eco all'ammonimento del Signore che invita a stabilire la propria esistenza sulla roccia solida che è lui stesso. La salvezza è assicurata da Gesù, Figlio di Dio. Solo chi è saldamente radicato in lui può portare frutti che resistono all'usura di tutte le mode, comprese quelle delle sètte religiose. La gratitudine verso il dono di Dio, espressa mediante la risposta di una coerente vita cristiana, attira su di voi altri doni di comunione con Lui e di perseveranza nel vostro fedele impegno cristiano. «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio; anch'io lo amerò e mi farò conoscere da lui» (Gv14,21) e «a chi ha, sarà dato e vivrà nell'abbondanza» (Mt 25, 29). Quanto più vi inoltrerete nel cammino della vita cristiana, tanto più vi metterete al riparo dalle insidie che attentano alla vostra fede.

La Vergine Maria, che avete imparato a conoscere e ad amare sin da bambini nelle vostre famiglie ed alla quale certamente avete fatto ricorso tante volte nei momenti difficili, vegli su di voi e vi aiuti a percorrere con coraggio, fedeltà e costanza il cammino della perfezione cristiana intrapreso con il battesimo.

Vi benedico tutti di gran cuore nel nome della Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Dal Vaticano, 25 luglio 1990, dodicesimo anno di Pontificato.

IOANNES PAULUS PP. II

 

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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