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VIAGGIO APOSTOLICO
A CAPO VERDE, GUINEA BISSAU, MALI, BURKINA FASO E CIAD

MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
PER LA GIORNATA MONDIALE DEI MALATI DI LEBBRA

Cumura (Guinea Bissau) - Domenica, 28 gennaio 1990

 

1. L’annuale celebrazione della Giornata mondiale contro il flagello della lebbra ripropone alla riflessione di tutti gli uomini di buona volontà e, in modo particolare, di quanti portano il nome di cristiani, il dovere di un’azione urgente ed efficace per sconfiggere questa gravissima infermità, da cui sono, ancora oggi, colpiti milioni di esseri umani, che uniscono quasi sempre, alla condizione di malattia, quella di un’esistenza segnata dalla povertà, dall’insufficiente assistenza sanitaria, dall’emarginazione e dall’abbandono.

Richiamando il profeta Isaia (cf. Is 35, 5), il Vangelo ci ricorda che grazie all’azione di Gesù i ciechi vedevano, i sordi udivano e i lebbrosi erano mondati (Mt 11, 5). Gli apostoli, per parte loro, sapevano di adempiere un esplicito comando del loro Maestro, quando nelle loro peregrinazioni missionarie si dedicavano a curare e a sanare i lebbrosi (cf. Mt 10, 8).

La Chiesa, che in tutta la sua storia ha considerato la sollecitudine verso chi soffre come parte integrante della propria missione, da secoli opera in prima persona sia per l’assistenza a quanti sono colpiti dalla lebbra in ogni parte del mondo, sia per creare condizioni di idonea prevenzione contro i rischi di questo temibile contagio.

2. Tra le iniziative che associano evangelizzazione e promozione umana, la doverosa attenzione e la cura verso i colpiti dalla lebbra possono ancora oggi considerarsi prioritarie. In questa speciale Giornata, desidero ricordare i pastori, i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i laici consacrati e la schiera di volontari che, nelle aree più difficili e spesso in situazioni di vera e propria emergenza, hanno scelto di essere vicini ai malati di lebbra, per assisterli e per favorire condizioni più umane di vita nei lebbrosari, impegnandosi in una azione sanitaria volta a contenere e circoscrivere la diffusione di questa malattia endemica.

Insieme con tutti costoro, io non posso dimenticare il contributo delle Comunità ecclesiali dei Paesi del mondo non toccati da questo flagello: esse dimostrano di avvertire in maniera crescente le dimensioni e la gravità del problema e, con esemplare generosità, sostengono iniziative pubbliche e private, istituzioni ed organizzazioni specificamente impegnate nella lotta alla lebbra. Grazie a questa prova tangibile di solidarietà e di carità cristiana, si è riusciti a limitare in modo decisivo la diffusione del contagio anche nelle aree a più alto rischio, sicché ora è legittimo intravedere, almeno in prospettiva, la possibilità di una sconfitta definitiva di questa malattia.

Non esistono ormai problemi di un Paese che non chiamino in causa la responsabilità di tutti gli altri. Ciò vale anche per questa malattia. L’odierna Giornata Mondiale ha innanzitutto lo scopo di ricordare che non si opera pienamente per la salute di nessun Popolo, se non ci si impegna al tempo stesso per la salute di tutti. Anche di fronte al problema dei lebbrosi, le cui immagini devastate, in un mondo contrassegnato dall’ampiezza e tempestività delle comunicazioni, sono davanti agli occhi di tutti, la solidarietà internazionale costituisce la prima e più urgente risposta. D’altra parte, le cifre della diffusione della calamità, confrontate con la modesta entità delle risorse necessarie per sconfiggerla definitivamente, non possono non essere considerate come uno scandalo per l’intera comunità internazionale.

3. Urge, pertanto, risvegliare la sensibilità delle singole persone e delle pubbliche istituzioni nei confronti di questo problema. Infatti, “le istituzioni sono molto importanti e indispensabili; tuttavia, nessuna istituzione può da sola sostituire il cuore umano . . ., l’iniziativa umana, quando si tratti di farsi incontro alla sofferenza dell’altro. Questo si riferisce alle sofferenze fisiche, ma vale di più se si tratta delle molteplici sofferenze morali, e quando, prima di tutto, a soffrire è l’anima” (cf. Lett. ap. Salvifici doloris, 29). È quindi importante recepire, in tutta la sua vastità fisica, morale e spirituale, il dolore indotto dalla lebbra nei milioni di persone che ne sono vittime.

Nell’antica tradizione biblica la guarigione dalla lebbra è costantemente associata al concetto di purificazione, quasi a volerci ricordare che, per essere interamente mondata da questa malattia, l’umanità deve purificarsi dalle molteplici forme di egoismo e di indifferenza al dolore altrui che deturpano lo spirito. Quando il cuore di ciascuno si sarà aperto più generosamente alle necessità del fratello, saranno certamente abbreviati i tempi della definitiva sconfitta anche di questo morbo. Sì, lo straordinario progresso della scienza e della tecnica, se sarà posto senza riserve a servizio dell’uomo, mediante i doni divini dell’intelligenza e della grazia, si farà strumento della virtù sanante di Gesù, medico delle anime e dei corpi.

4. In questa Giornata di riflessione, di preghiera e di rinnovato impegno, il mio pensiero si volge con profondo affetto a tutti coloro che, in ogni parte del mondo, vivono nella propria carne il dramma della lebbra. Tornano alla mente le parole indirizzate dal lebbroso al Signore Gesù e la consolante risposta che ne ricevette: “Se vuoi, puoi guarirmi!”. E Gesù: “Sì, lo voglio, sii sanato” (cf. Mc 1, 40-41).

Amati fratelli, che soffrite di questa dolorosa infermità, non cessi la vostra preghiera al Signore e non si spenga mai la speranza. Dallo scrigno prezioso della vostra sofferenza scaturisce, se saprete accettarla con fiducioso abbandono in Dio e speranza nella Vergine Madre, una sorgente di grazia per la Chiesa e per l’umanità. Sappiate “nell’amore . . . trovare il senso salvifico del vostro dolore e risposte valide a tutti i vostri interrogativi” (Lett. Ap. Salvifici doloris, 31).

A coloro che, in varie forme, sono al servizio dei malati di lebbra, vada il doveroso riconoscimento di tutta la Chiesa, la quale, grazie anche alla loro azione articolata e diffusa, avverte ancor più l’impegno di farsi sollecitatrice di interventi più estesi ed efficaci. L’azione pastorale della Chiesa nel campo della sanità e della salute - come già ho più volte ripetuto - si pone sotto il segno della speranza, poiché essa, mentre assiste l’uomo che soffre nel corpo, opera per consolare e dare fiducia al suo spirito.

La “Giornata Mondiale contro la lebbra” sia, quindi, per tutti occasione di preghiera e di rinnovato concreto impegno. Ogni vittoria contro i mali fisici è vittoria dello spirito, perché raggiunta mediante lo sforzo della mente, la dedizione della volontà, la sollecitudine partecipe del cuore.

In questo giorno, io invoco ben volentieri su quanti sono afflitti da questa malattia, sugli operatori sanitari, sulla schiera sconosciuta dei servitori dei lebbrosi, sulle istituzioni ed organizzazioni impegnate contro la lebbra, la speciale benedizione di Dio e la protezione di Colei che, in Cristo suo Figlio, guarda a ciascuno con cuore di madre.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

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