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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
PER L'INAUGURAZIONE DELL'OSPEDALE DONATO DAL SANTO
PADRE AL POPOLO ARMENO DOPO IL TERREMOTO DEL 1988

 

“Oggi esultano i celesti e danzano nelle altezze. Oggi la superna Sion modula canti serafici. Oggi gli astri e la luna col sole gioiscono, lodando il Raggio che dal Padre promana” (dall’Ufficio armeno della Natività della Santa Vergine Maria Madre di Dio).

Davvero il gaudio di questo giorno pervade il cielo e la terra, perché i fratelli in Cristo, figli dell’unico Padre, celebrano insieme l’unica fede e l’unica speranza.

In questo tripudio spirituale il mio saluto e il mio ricordo orante vanno a Sua Santità Vazken I, Catholicos di tutti gli Armeni, diletto e venerato fratello. Possa il Signore custodire la Sua Persona e donare copia di frutti apostolici al Suo ministero pastorale.

Un pensiero di alta considerazione desidero rivolgere all’Onorevole Signor Levon Ter Petrossian, Presidente del Consiglio Supremo della Repubblica di Armenia: Dio onnipotente Gli infonda saggezza e coraggio per condurre il Suo amato popolo sui passi della nascente libertà.

A Lei, Signor Cardinale, che ho voluto inviare in terra d’Armenia a rappresentare la mia persona e ad inaugurare nel mio nome l’Ospedale “Redemptoris Mater”, dono di carità e di solidarietà a una nazione tanto cara a Dio, il mio riconoscente saluto.

Una preghiera ed una benedizione particolare intendo assicurare al Rev.mo P. Nerses Der Nersessian, dei Mechitaristi di Venezia, cui è affidata in questa terra la cura pastorale dei fedeli armeni, che si trovano in piena comunione con questa Sede di Pietro. A tutti loro il saluto grato e affettuoso di un padre, che sempre in questi anni li ha portati nel cuore, affidandoli incessantemente all’amore provvidente del Salvatore e alla materna protezione della Santissima Madre di Dio. Con loro esultano in questo giorno di festa tutti gli Armeni cattolici, che dalla diaspora seguono con trepidazione una tale aurora di speranza. Per questi carissimi figli invoco da Dio una costante fedeltà alla loro origine e alla loro fede, mentre rinnovo spiritualmente l’abbraccio di fraternità e di pace con Sua Beatitudine Giovanni Pietro XVIII, Patriarca di Cilicia, loro “caput et pater”.

Un ricordo grato e benedicente desidero far pervenire agli Arcivescovi, ai Vescovi, ai Prelati, ai Sacerdoti, ai Religiosi e alle Religiose, ai Seminaristi, alle Autorità civili, a tutti i fedeli laici e agli uomini di buona volontà, presenti a questa solenne celebrazione.

La mia più viva gratitudine giunga a tutte le Istituzioni che si sono adoperate per la realizzazione di questa casa di sollievo alla sofferenza e, in modo tutto particolare, alla Caritas Italiana che, sempre presente dove l’uomo soffre, ha reso possibile quest’opera, con l’apporto delle maestranze italiane e armene e di quanti le hanno guidate con dedizione e competenza.

Dilettissimi fratelli in Cristo, l’Ospedale “Redemptoris Mater”, insieme alle altre opere che la Chiesa cattolica ha voluto offrire agli Armeni, colpiti dal drammatico terremoto del 1988, è l’espressione dell’amore dei credenti. Perché questa è la Chiesa: una comunità generata dall’amore di Dio; una comunità che trova nell’amore la sua ragione di esistere, il suo unico interesse, il suo solo scopo.

In questi anni, come del resto in tutta la vostra storia di popolo cristiano, voi avete percorso dietro a Cristo la via della Croce. Quanto sangue armeno è stato versato per la fede! Ebbene, quel sangue, misticamente unito a quello santissimo dell’Agnello, il Figlio di Dio immolato sul Golgota, completa “quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24). “La vostra storia di sofferenza e di martirio - già ebbi modo di dirlo (Ioannis Pauli PP. II, Homilia in divinam liturgiam secundum ritum armenium, 3, die 21 nov. 1987: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 3 (1987) 1177) - è una perla preziosa di cui va fiera la Chiesa universale”.

Nei travagli e nelle prove mai voi avete perduto la fiducia in Colui che, solo, è il Salvatore universale. All’indomani di quel terribile sisma avete ricominciato a lottare e a sperare, sicuri che, con l’aiuto divino, il bene vince ogni male e la luce trionfa su ogni tenebra.

Avete assistito al crollo di un’ideologia che aveva preteso di cancellare la fede in Dio, e sono ancora aperte nel vostro cuore le ferite che derivano da quell’illusione. Ora siete chiamati a costruire un’era nuova. Sia Cristo ad illuminare col suo messaggio e la sua parola il vostro cammino e il vostro sforzo.

Edificate la nuova Armenia nella verità: la Chiesa vuole insegnarvi ad apprezzare la grandezza dell’uomo, a difendere la sua dignità, a rafforzarlo nella sua fragilità, a tutelarne i diritti contro ogni forma di schiavitù, a promuovere la sua vocazione all’eternità, a garantirne la libertà, e in particolare quella di professare la fede religiosa senza limitazioni o restrizioni.

Edificatela nella carità: abbiate cura che tutti possano godere di una vita pienamente umana, che non si creino ingiuste discriminazioni, che ognuno si adoperi per il fratello, soprattutto se è povero, solo e malato. È anche questa la ragione per cui ho scelto di farvi dono di un ospedale: testimoniare che nel sofferente risplende la gloria di Dio, perché egli è un figlio prediletto del Padre celeste.

Edificatela nell’unità: cercate in ogni modo il bene comune, senza laceranti divisioni, che possono compromettere il vostro cammino verso la piena libertà.

Vi assicuro che la Chiesa cattolica mai tralascerà di levare la sua voce per la difesa dei vostri diritti, come dei giusti diritti di ogni popolo. Questo ospedale vuole essere il simbolo di tale impegno.

“Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6), dice Gesù Cristo. Cercate il Signore, accogliete la sete di verità che vi sale dal cuore; studiate l’insegnamento cristiano, contenuto soprattutto nella Scrittura Santa; pregare insieme, come popolo, con la stupenda Liturgia che i vostri Padri vi hanno trasmesso e che costituisce un tesoro per tutta la Cristianità; siate docili all’insegnamento dei vostri Pastori, che il Signore ha preposto al vostro gregge.

E ricordatevi nella vostra preghiera anche del Papa di Roma, che ha imparato ad amare il popolo armeno, sin da quando lo ha incontrato e stimato nella sua terra d’origine, la Polonia. Sappiate che egli ogni giorno prega per voi, perché siate degni del vostro passato glorioso e aperti a costruire un luminoso futuro.

Questo ospedale, dedicato alla Vergine Santissima, si pone in continuità con quanto scrissi nell’Enciclica Redemptoris Mater: “Nel suo panegirico della Theotokos, san Gregorio di Narek, una delle più fulgide glorie dell’Armenia, con potente estro poetico approfondisce i diversi aspetti del mistero dell’incarnazione, e ciascuno di essi è per Lui un’occasione per cantare ed esaltare la dignità straordinaria e la magnifica bellezza della Vergine Maria, Madre del Verbo incarnato” (Ioannis Pauli PP. II, Redemptoris Mater, 31).

Io affido il vostro popolo a tutti i Santi, di cui è giustamente orgogliosa la nazione armena: da Gregorio Illuminatore, a Mesrob-Mashtotz, a Gregorio di Narek, a Nerses Shnorhali, a Nerses di Lambron, e fino a quanti si sacrificarono col martirio e a coloro che, uomini, donne, bambini, il terremoto ha già portato tra le braccia del Padre. Essi ora pregano per voi e con voi.

In particolare a Lei, la Santa Vergine di Narek, vostra patrona, io elevo ancora una volta la mia preghiera:

Santa Madre di Dio,
che nel Cenacolo di Pentecoste
ricevesti l’effusione dello Spirito,
unico nella diversità delle sue fiamme,
tu che ami i piccoli,
perché Dio ha guardato alla tua umiltà
e ti ha fatto grande per grazia,
benedici il popolo armeno:
Gregorio di Narek ti canta come Colei
“che non si immolò per opera di coltello,
 ma bruciando in olocausto
una vita di austero travaglio” (S. Gregorio di Narek, Panegirico alla Vergine, 9):
volgi il tuo sguardo sulla terra d’Armenia,
sulle sue montagne,
ove vissero schiere immense
di monaci santi e sapienti;
sulle sue chiese,
rocce che sorgono dalla roccia,
penetrate dal raggio della Trinità;
sulle sue croci di pietra,
ricordo del tuo Figlio,
la cui passione continua in quella dei martiri;
sopra i suoi figli e le sue figlie,
che sempre portano nel cuore
il canto del trisagio e le lodi di te,
che sei per loro Madre di tenerezza:
proteggili per le strade del mondo;
sostieni il ricordo,
tante volte dolente, degli anziani,
l’impegno di uomini e donne,
spesso ormai cittadini del mondo,
 ispira i desideri e le speranze dei giovani,
perché restino fieri della loro origine.
F'a che, dovunque vadano,
ascoltino il loro cuore armeno,
perché in fondo ad esso ci sarà sempre
una preghiera rivolta al loro Signore
e un palpito di abbandono a te,
che li copri col tuo manto di protezione.
O Vergine dolcissima,
o Madre di Cristo e Madre nostra, Maria!”
(Ioannis Pauli PP. II, Homilia in divinam liturgiam secundum ritum armenium, 3, die 21 nov. 1987: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 3 (1987) 1177).

Dato a Roma, presso San Pietro, il 2 ottobre dell’anno 1991, decimoterzo di pontificato.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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