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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA 43ª SETTIMANA SOCIALE
DEI CATTOLICI ITALIANI

 

"Ecco, io faccio nuove tutte le cose" (Ap 21, 5).

1. Venerati Fratelli nell'Episcopato,
carissimi Fratelli e Sorelle,

1. È questa la parola della Sacra Scrittura che ho proposto, quattro anni or sono, alla Chiesa italiana nel Convegno ecclesiale di Palermo, per infondere una speranza nuova alla comunità cristiana e a tutta la società civile. Il desiderio di ravvivare nei credenti "il Vangelo della carità per una nuova società in Italia" fece nascere in quel tempo il proposito di camminare "con il dono della carità dentro la storia". Oggi, rispondendo al desiderio della Conferenza Episcopale Italiana, sono lieto di rivolgermi a voi, partecipanti alla XLIII Settimana Sociale dei cattolici italiani, con questo messaggio, che trae forza da un'altra parola del Libro dell'Apocalisse: "La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna, perché la gloria di Dio la illumina" (Ap 21, 23). Direttamente l'affermazione riguarda la Gerusalemme celeste. Il credente, tuttavia, sa che anche la "città terrena" potrà vivere il suo vero rinnovamento, nella misura in cui accoglierà la luce della "città di Dio".

Alla vigilia del Grande Giubileo dell'Anno 2000, vorrei comunicare a voi ed a quanti sono chiamati a progettare e promuovere il progresso della società una grande fiducia in Cristo Signore della storia. E' in Lui che noi "possiamo capire pienamente l'uomo, il mondo e anche l'Italia di oggi" (Ai partecipanti al Convegno ecclesiale di Palermo, n. 1, 23 novembre 1995: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII, 2 [1995], 1195). "Questa nazione, che ha un'insigne e in certo senso unica eredità di fede, è attraversata da molto tempo, e oggi con speciale forza, da correnti culturali che mettono in pericolo il fondamento stesso di questa eredità cristiana. Percepire la profondità della sfida non significa però lasciarsi dominare dal timore" (Ivi, 2). Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha incoraggiato i responsabili della società suscitando in tutti l'ardimento dello Spirito: "La Chiesa stima degna di lode e di considerazione l'opera di coloro che per servire gli uomini si dedicano al bene della cosa pubblica e assumono il peso delle relative responsabilità" (Gaudium et spes, n.75).

2. Esprimo anzitutto il mio apprezzamento per la scelta della Conferenza Episcopale e del Comitato Scientifico Organizzatore di convocare questa Settimana Sociale nella città di Napoli, "emblema" eloquente del Mezzogiorno d'Italia. Ripenso, al riguardo, a quanto ebbi modo di affermare quattro anni fa a Palermo: le genti del Meridione potranno essere protagoniste del proprio riscatto se saranno sostenute dalla solidarietà dell'intera nazione.

Rifacendomi ancora a quel Convegno ecclesiale, desidero inoltre ripetere che "non c'è rinnovamento, anche sociale, che non parta dalla contemplazione. L'incontro con Dio nella preghiera immette nelle pieghe della storia una forza misteriosa che tocca i cuori, li induce alla conversione e al rinnovamento, e proprio in questo diventa anche una potente forza storica di trasformazione delle strutture sociali" (Ai partecipanti al Convegno ecclesiale di Palermo, n. 1, 23 novembre 1995: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII, 2 [1995], 1195). La stessa vocazione europea dell'Italia, proprio per la sua ispirazione cristiana, "può dare un contributo fondamentale all'edificazione di un' Europa dello spirito" e "può trasformare l'aggregazione politica ed economica in una casa comune per tutti gli Europei, contribuendo a formare una esemplare famiglia di nazioni"(All'Ambasciatore d'Italia, 13 settembre 1999).

Al primato della dimensione spirituale si connette anche la priorità dell'evangelizzazione della cultura, terreno privilegiato in cui la fede si incontra con l'esistenza e la storia dell'uomo. Per questo incoraggio a proseguire con fiducia nell'attuazione dell'organico Progetto culturale che la Chiesa italiana si è dato.

3. Dopo un impegnativo periodo di discernimento, che ha coinvolto i principali esperti italiani, il tema del presente appuntamento è stato formulato con un interrogativo: "Quale società civile per l'Italia di domani?". Tema stimolante ed urgente, già in qualche modo preannunciato nel Convegno ecclesiale di Loreto: "I cristiani ripropongono una partecipazione che è servizio, e che nasce dall'amore e dall'interesse per la società civile . . . con la volontà di condividere la storia degli uomini" (Nota CEI dopo Loreto, n. 36: Enchiridion CEI, 3, 1506).

Là dove è riconosciuta dallo Stato l'esistenza di quell'insieme di risorse culturali e associative, distinte dall'ambito politico ed economico, che possiedono un'originale capacità progettuale orientata a favorire l'armonica convivenza, si apre la via ad un efficace perseguimento del bene comune. Similmente, là dove vengono organicamente valorizzate quelle aggregazioni di cittadini che liberamente si mobilitano con iniziative di reciproco sostegno e cooperazione, si pongono le premesse per una convivenza armonica e feconda. L'accoglimento dei principi etici che stanno alla base della convivenza civile e, in particolare, il sincero rispetto del principio di sussidiarietà costituiscono le condizioni per una nuova maturazione dello spirito pubblico e della coscienza civica in tutti i cittadini.

E' motivo di conforto constatare come nella società civile sia presente un profondo fermento, che nasce dall'azione di molte associazioni familiari preoccupate di far sentire il peso determinante della famiglia nelle scelte sociali e politiche. A tale fermento contribuisce anche l'impegno di una moltitudine di gruppi e movimenti che variamente si dedicano alla promozione dei diritti e dei doveri di cittadinanza.

Encomiabili iniziative sono, inoltre, quelle volte alla salvaguardia del creato, al miglioramento della qualità della vita, all'opera del volontariato in ogni forma di servizio, alla formazione culturale e a quella imprenditoriale, al progresso della partecipazione democratica nel territorio. Sono movimenti che operano dal basso e che si affiancano al crescente dinamismo dell'"economia sociale" (detta anche "terzo settore"), costituendo un vasto e variegato arcipelago di formazioni sociali a base volontaria.

Sono fenomeni, questi, che ben possono qualificarsi come una sorta di "tesoro" della società civile, perché costituiscono il luogo privilegiato per l'elaborazione e la riattualizzazione dei valori.

4. La "chiave" che dovrebbe aprire alla società civile la porta della società politica è il principio di sussidiarietà. Il mio predecessore Pio XI lo definì con lungimiranza "principio importantissimo della filosofia sociale", mostrando che, "come è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le proprie forze e con l'iniziativa propria, per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere ad una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità può esser fatto"; infatti "l'oggetto naturale di ogni intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva le membra del corpo sociale, non già di distruggerle ed assorbirle" (Pio XI,  Quadragesimo anno, n. 80). Se l'autorità suprema dello Stato rispetterà e valorizzerà pienamente l'azione degli organismi minori, allora "potrà eseguire con più libertà, con più forza ed efficacia le parti che a lei sola spettano, perché essa sola può compierle" (Ivi, n. 81).

Il principio di sussidiarietà è sempre stato confermato nella sua validità dal magistero pontificio. Il Concilio Vaticano II ha auspicato che tutti i cittadini abbiano "la possibilità effettiva di partecipare liberamente sia alla elaborazione dei fondamenti giuridici della comunità politica, sia al governo della cosa pubblica, sia alla determinazione del campo d'azione e dei limiti dei differenti organismi" (Gaudium et spes, n. 75). Per questo "i diritti delle persone, delle famiglie e dei gruppi, e il loro esercizio, debbono essere riconosciuti, rispettati e promossi non meno dei doveri ai quali ogni cittadino è tenuto" (Ivi). E' esplicito l'ammonimento del Concilio: "Si guardino i governanti dall'ostacolare i gruppi familiari, sociali o culturali, i corpi o istituti intermedi, e non li privino della loro legittima ed efficace azione, che al contrario devono volentieri e ordinatamente favorire" (Ivi).

In varie occasioni ho ricordato anch'io questi principi, soprattutto nell'Enciclica Centesimus annus, rilevando come lo Stato debba creare le condizioni favorevoli al libero esercizio dell'attività economica e come una società di ordine superiore non debba interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma piuttosto sostenerla in caso di necessità ed aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune (cfr nn. 15 e 48).

5. Il Grande Giubileo dell'Anno 2000 rappresenta per la Settimana Sociale un forte stimolo alla riflessione sul contributo da dare alle attese della popolazione italiana ed alla stessa missione della Chiesa nell'evangelizzazione dei poveri. E' chiaro, infatti, che "l'impegno per la giustizia e per la pace in un mondo come il nostro, segnato da tanti conflitti e da intollerabili disuguaglianze sociali ed economiche, è un aspetto qualificante della preparazione e della celebrazione del Giubileo" (Tertio millennio adveniente, 51). In applicazione di ciò, nella Bolla d'indizione dell'Anno Santo Incarnationis Mysterium ho scritto che una delle finalità del Giubileo è di contribuire a creare "un modello di economia a servizio di ogni persona" (n. 12).

Più volte ho avuto modo di affrontare il tema della globalizzazione, grande segno dei nostri tempi. Nell'Enciclica Centesimus annus ho invitato tutti i responsabili a promuovere "organi internazionali di controllo e di guida che indirizzino l'economia al bene comune" (n. 58). Di recente ho sollecitato l'elaborazione di "codici etici" e di "strumenti giuridici" attraverso i quali si possano "affrontare le situazioni cruciali", per poter eliminare l'antico dramma per cui sono sempre "i più deboli a pagare per primi" (Alla Fondazione Centesimus annus, 11 settembre 1999).

Per loro vocazione i cristiani sono chiamati ad individuare vie percorribili per attuare questo dovere della giustizia sociale, condivisibile da tutti gli uomini che pongono al centro di ogni progetto politico la persona umana e il bene comune. Anche nel campo finanziario ed amministrativo è necessario "aver sempre come obiettivo quello di mai violare la dignità dell'uomo, costituendo per questo strutture e sistemi che favoriscano la giustizia e la solidarietà per il bene di tutti" (Ivi, n. 3). La stessa globalizzazione "avrà effetti molto positivi se potrà essere sostenuta da un forte senso dell'assolutezza e della dignità di tutte le persone umane, e del principio che i beni della terra sono destinati a tutti". Perciò "è assai opportuno appoggiare ed incoraggiare quei progetti di «finanza etica», di «micro credito» e di «commercio equo e solidale» che sono alla portata di tutti e possiedono una positiva valenza anche pedagogica nella direzione della responsabilità globale" (ivi, n. 4).

6. Il cuore della società è la famiglia. Essa, fondata sul matrimonio, è comunità stabile, santuario dell'amore e della vita, cellula essenziale dell'organismo sociale. Dalla "salute" della famiglia dipende la salute della società. Tutti gli animatori della vita pubblica hanno il compito di collaborare al bene dell'istituto familiare. Per le autorità civili questo è un sacro dovere, che comporta la tutela dell'altissima missione dei genitori.

La difesa della dignità umana sin dal concepimento, principio fondamentale del diritto naturale, "attende dalla legislazione positiva dello Stato quel pieno riconoscimento che deriva dalla consapevolezza che nella maternità si situa un valore indiscusso per la persona e la società tutta" All'Ambasciatore d'Italia, 13 settembre 1999).

L'avvenire della società è riposto soprattutto nella gioventù. "E' nell'educazione delle giovani generazioni che l'esperienza religiosa della Nazione italiana può vantare una genialità creativa di istituzioni scolastiche, in gran parte indirizzate ai meno abbienti, che merita rispetto e sostegno mediante l'effettiva parità giuridica ed economica tra scuole statali e non statali . . . In nome della particolare sollecitudine che provo verso le giovani generazioni, mi sento spinto a domandare a tutte le componenti della società italiana uno sforzo concorde per superare remore e lentezze e giungere ad assicurare alle generazioni emergenti quel lavoro che libera le personalità e arricchisce la civile convivenza" (Ivi). Purtroppo la piaga della disoccupazione ha raggiunto nel mondo dei giovani una condizione di inumanità, che attende la guarigione da una intelligente e tenace azione di giustizia.

La Chiesa, fin dalle sue origini e, nell'età contemporanea, dall'Enciclica Rerum novarum, ha proclamato e attuato l'opzione preferenziale per i poveri, considerandola una "forma speciale di primato nell'esercizio della carità cristiana" (Centesimus annus, n. 11; cfr Sollicitudo rei socialis, n. 42). Seguo con preoccupazione i dati che denotano come anche in Italia vada accentuandosi la disparità tra ricchi e poveri, e come la condizione di povertà vada estendendosi e diversificandosi. Questi dati risentono di fenomeni complessi e in parte esterni al Paese. Ad essi, però, non è lecito rassegnarsi, ma occorre rispondere con un rinnovato impegno per la solidarietà e la giustizia, cercando vie nuove che permettano di coniugare le esigenze economiche con quelle sociali.

7. Carissimi! La fede viva spinge all'impegno per edificare il bene comune nella società. La certezza soprannaturale che "nulla è impossibile a Dio" diviene umana fiducia che nel mondo è possibile la giustizia. L'Eucaristia costituisce per i cristiani la sorgente inesauribile di energia anche per il servizio sociale e politico. Il Pane del cielo è dono di Dio per il corpo e per lo spirito. Il Vangelo è luce che illumina la convivenza umana con l'amore divino.

"Beati" sono oggi e sempre gli "affamati e assetati di giustizia" (Mt 5, 6). Anche se questo loro impegno generoso può attirare su di essi la persecuzione (cfr Mt 5, 10). Il politico cristiano dovrà costantemente muoversi alla luce di questa consapevolezza, cercando di ravvivare in sé quello spirito di servizio che, unitamente alla necessaria competenza ed efficienza, è in grado di rendere trasparente e coerente la loro attività (cfr Christifideles laici, n. 42). Egli sa bene che "la carità che ama e serve la persona non può mai essere disgiunta dalla giustizia. I fedeli laici devono testimoniare quei valori umani ed evangelici che sono intimamente connessi con l'attività politica stessa, come la libertà e la giustizia, la solidarietà, la dedizione fedele e disinteressata al bene di tutti, lo stile semplice di vita, l'amore preferenziale per i poveri e per gli ultimi" (Ivi).

In questa mia "seconda Patria" che è l'Italia, non posso non esprimere l'auspicio che la società civile sia sempre animata dalla tradizione e dalla cultura cristiana. La carità attuata nella giustizia farà germogliare nella comunità l'armonia della concordia, che sant'Agostino considera la più alta risposta del Vangelo di Cristo alle aspirazioni dell'umanità: "Che cos'è una comunità di cittadini, se non una moltitudine di persone unite tra loro dal vincolo della concordia? . . . Nello Stato, quella che i musicisti chiamano armonia, è la concordia: la concordia civica non può esistere senza la giustizia" (Ep., 138, 2, 10; cfr Civ. Dei, 2, 21,1 ).

E' questo l'augurio, unito alla preghiera, che formulo per l'amata Nazione italiana, mentre a tutti voi, che la servite nel nome di Cristo, invio di cuore una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 10 Novembre 1999.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1999 - Libreria Editrice Vaticana

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