III GIORNATA MONDIALE DEL MALATO, 21 novembre 1994 - Giovanni Paolo II
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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
PER LA III GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

 

1.I gesti di salvezza di Gesù verso «tutti coloro che erano prigionieri del male» (Mess. Rom., Pref. Com. VII) hanno sempre trovato un significativo prolungamento nella sollecitudine della Chiesa per i malati. Ai sofferenti essa manifesta questa sua attenzione in molti modi, tra i quali riveste grande rilievo, nell' attuale contesto, l' istituzione della Giornata Mondiale del Malato. Tale iniziativa, che ha incontrato larga accoglienza presso quanti hanno a cuore la condizione di chi soffre, intende imprimere nuovo stimolo all' azione pastorale e caritativa della Comunità cristiana così da assicurarne una presenza sempre più efficace ed incisiva nella società.

E', questa, un' esigenza particolarmente sentita nel nostro tempo, che vede intere popolazioni provate da enormi disagi in conseguenza di crudeli conflitti, il cui prezzo più alto è spesso pagato dai deboli. Come non riconoscere che la nostra civiltà «dovrebbe rendersi conto di essere, da diversi punti di vista, una civiltà malata, che genera profonde alterazioni nell' uomo» (Giovanni Paolo II, Lettera alle Famiglie, n. 20)?

E' malata per l' imperversante egoismo, per l' utilitarismo individualistico spesso proposto come modello di vita, per la negazione o l' indifferenza che, non di rado, viene dimostrata nei riguardi del destino trascendente dell' uomo, per la crisi di valori spirituali e morali, che tanto preoccupa l' umanità. La «patologia» dello spirito non è meno pericolosa della «patologia» fisica, ed entrambe si influenzano a vicenda.

2. Nel messaggio per la Giornata del Malato dello scorso febbraio ho voluto ricordare il decimo anniversario della pubblicazione della Lettera Apostolica Salvifici doloris, che tratta del significato cristiano della sofferenza umana. Nella presente circostanza vorrei attirare l' attenzione sull' approssimarsi del decennale di un altro evento ecclesiale particolarmente significativo per la pastorale degli infermi. Con il Motu proprio Dolentium hominum, dell' 11 febbraio 1985, istituivo infatti la Pontificia Commissione, divenuta poi Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari, che, attraverso molteplici iniziative, «manifesta la sollecitudine della Chiesa per gli infermi aiutando coloro che svolgono il servizio verso i malati e i sofferenti, affinché l' apostolato della misericordia, a cui attendono, risponda sempre meglio alle nuove esigenze» (Giovanni Paolo II, Pastor Bonus, art. 152).

L' appuntamento più importante della prossima Giornata Mondiale del Malato, che celebreremo l' 11 febbraio 1995, si svolgerà in terra africana, presso il Santuario di Maria Regina della Pace di Yamoussoukro, in Costa d' Avorio. Sarà un incontro ecclesiale spiritualmente collegato all' Assemblea Speciale per l' Africa del Sinodo dei Vescovi; sarà, al tempo stesso, un' occasione per partecipare alla gioia della Chiesa ivoriana, che ricorda il centenario dell' arrivo dei primi missionari.

Ritrovarsi per una così sentita ricorrenza nel Continente africano e, in particolare, nel Santuario mariano di Yamoussoukro invita ad una riflessione sul rapporto tra il dolore e la pace. Si tratta di un rapporto molto profondo: quando non vi è pace, la sofferenza dilaga e la morte allarga il suo potere tra gli uomini. Nella comunità sociale, come pure in quella familiare, il venir meno della pacifica intesa si traduce in un proliferare di attentati alla vita, mentre il servizio alla vita, la sua promozione e la sua difesa, anche a prezzo del sacrificio personale, costituiscono la premessa indispensabile per un' autentica costruzione della pace individuale e sociale.

3. Alle soglie del terzo Millennio la pace è, purtroppo, ancora lontana, e non sono pochi i sintomi di un suo possibile ulteriore allontanamento. L' identificazione delle cause e la ricerca dei rimedi appaiono non di rado faticose. Perfino tra cristiani succede che siano talora consumate sanguinose lotte fratricide. Ma quanti si pongono con animo aperto in ascolto del Vangelo non possono stancarsi di richiamare a se stessi ed agli altri l' impegno del perdono e della riconciliazione. Sull' altare della quotidiana, trepida preghiera essi sono chiamati, insieme ai malati di ogni parte del mondo, a presentare l' offerta della sofferenza che Cristo ha accettato come mezzo per redimere l' umanità e salvarla.

Sorgente della pace è la Croce di Cristo, nella quale tutti siamo stati salvati. Chiamato all' unione con Cristo (cfr Col 1, 24) e a soffrire come Cristo (cfr Lc 9, 23; 21, 12-19; Gv 15, 18-21), il cristiano, con l' accettazione e l' offerta della sofferenza, annuncia la forza costruttiva della Croce. Infatti, se la guerra e la divisione sono frutto della violenza e del peccato, la pace è frutto della giustizia e dell' amore, che hanno il loro vertice nell' offerta generosa della propria sofferenza spinta - se necessario - fino al dono della propria vita in unione con Cristo. «Quanto più l' uomo è minacciato dal peccato, quanto più pesanti sono le strutture del peccato che porta in sé il mondo d' oggi, tanto più grande è l' eloquenza che la sofferenza umana in sé possiede. E tanto più la Chiesa sente il bisogno di ricorrere al valore delle sofferenze umane per la salvezza del mondo» ( Giovanni Paolo II, Salvifici doloris, n. 27).

4. La valorizzazione della sofferenza e la sua offerta per la salvezza del mondo sono già di per sé azione e missione di pace, poiché dalla testimonianza coraggiosa dei deboli, dei malati e dei sofferenti può scaturire il più alto contributo alla pace. La sofferenza, infatti, sollecita una più profonda comunione spirituale favorendo, da una parte, il ricupero di una migliore qualità della vita e promovendo, dall' altra, l' impegno convinto per la pace tra gli uomini.

Il credente sa che, associandosi alle sofferenze di Cristo, diventa un autentico operatore di pace. E' questo un mistero insondabile, i cui frutti sono però rilevabili con evidenza nella storia della Chiesa e, in particolare, nella vita dei santi. Se esiste una sofferenza che provoca la morte, c' è però anche, secondo il piano di Dio, una sofferenza che porta alla conversione e alla trasformazione del cuore dell' uomo (cfr 2 Cor 7, 10): è la sofferenza che, in quanto completamento nella propria carne di «ciò che manca» alla passione di Cristo (cfr Col 1, 24), diventa ragione e fonte di letizia, perché generatrice di vita e di pace.

5.Carissimi Fratelli e Sorelle che soffrite nel corpo e nello spirito, auguro a voi tutti di saper riconoscere ed accogliere la chiamata di Dio ad essere operatori di pace attraverso l' offerta del vostro dolore. Non è facile rispondere ad una chiamata così esigente. Guardate sempre con fiducia a Gesù «Servo sofferente», chiedendo a Lui la forza di trasformare in dono la prova che vi affligge. Ascoltate con fede la sua voce che ripete a ciascuno: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati ed oppressi, e io vi ristorerò» (Mt 11, 28).

La Vergine Maria, Madre Addolorata e Regina della pace, ottenga ad ogni credente il dono di una fede salda, della quale il mondo ha estremo bisogno. Grazie ad essa, infatti, le forze del male, dell' odio e della discordia saranno disarmate dal sacrificio dei deboli e degli infermi, unito al mistero pasquale di Cristo Redentore.

6.Mi rivolgo ora a voi, medici, infermieri, membri di associazioni e gruppi di volontariato, che siete al servizio dei malati. La vostra opera sarà autentica testimonianza e concreta azione di pace, se sarete disposti ad offrire vero amore a coloro con i quali venite a contatto e se, come credenti, saprete onorare in essi la presenza di Cristo stesso. Questo invito è rivolto in modo del tutto speciale ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose che per carisma del loro Istituto o per particolare forma di apostolato sono direttamente impegnati nella pastorale sanitaria.

Mentre esprimo il mio vivo apprezzamento per quanto fate con abnegazione e generosa dedizione, auspico che quanti intraprendono le professioni mediche e paramediche lo facciano con entusiasmo e generosa disponibilità e prego il Padrone della messe che mandi numerosi e santi operai a lavorare nel vasto campo della salute, così importante per l' annuncio e la testimonianza del Vangelo.

Maria, Madre dei sofferenti, sia al fianco di quanti sono nella prova e sostenga lo sforzo di coloro che dedicano la loro esistenza al servizio dei malati.

Con tali sentimenti imparto di cuore a voi, carissimi ammalati, e a tutti coloro che in qualsiasi modo vi sono accanto nelle molteplici vostre necessità materiali e spirituali, una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 21 Novembre dell' anno 1994, diciassettesimo di Pontificato.

 

© Copyright 1994 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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