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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
PER LA III GIORNATA MONDIALE DEL TURISMO
(27 SETTEMBRE 1982)

 

Illustri Signori.

1. Vi ringrazio per questa visita resa tanto significativa, sia dalla vostra qualificata presenza di operatori pubblici e privati del settore turistico, sia dalla felice coincidenza della data odierna, in cui si celebra la Giornata Mondiale del Turismo. Avete desiderato questa Udienza per rendere omaggio, mediante la mia persona, alla Sede Apostolica ed alla Chiesa che dedicano viva attenzione e continue premure ai molti problemi del turismo, realtà a respiro planetario; mentre volete, al tempo stesso, analizzare le vostre particolari responsabilità in ordine ad un fenomeno sociale, il cui retto sviluppo non può prescindere dal rispetto di valori morali e spirituali.

La Santa Sede, mentre si riconosce non direttamente competente circa gli aspetti tecnico-professionali, è abilitata a seguire la dialettica dei vostri dibattiti ed a pronunciare una parola orientativa in proposito, proprio perché il turismo, assurto a tale importanza da essere indicato come uno dei “segni dei tempi”, è realtà capace di modificare profondamente le condizioni sociali, la mentalità ed i costumi della presente generazione. Per tale motivo, sono lieto di svolgere insieme con voi alcune riflessioni.

2. Importante componente del tempo libero, il turismo, nei suoi molteplici aspetti, comporta - sia da parte di chi ne usufruisce, come da parte di quanti lo organizzano - libere scelte, le quali saranno moralmente positive se conformi al retto uso della libertà. Un turismo degno dell’uomo non può mai essere evasione dai doveri morali; ed il cristiano è tenuto a realizzare l’ideale evangelico “in” e “mediante” tutti i momenti dell’esistenza (cf. Eb 12, 15). A ben riflettere, anche il tempo libero, come tutto il tempo instaurato da Cristo, è escatologico in quanto è tempo ultimo e definitivo (cf. 1 Cor 10, 11); esso deve essere quindi ordinato alla salvezza eterna (cf. Lumen Gentium, 48) con impegno costante, perché “unico è il corso della vita terrena” (Ivi.).

Perciò alla vostra consapevolezza compete favorire la promozione del tempo libero in tempo di valorizzazione delle risorse naturali e spirituali a vantaggio dell’intera comunità (cf. Direttorio Gen. Peregrinans in terra Ecclesia, per la Pastorale del Turismo, 1969, 4).

3. Il turismo, inoltre, è riconosciuto fattore d’incontro e di pace tra i popoli (cf. Dichiarazione di Manila, 1980). Da parte vostra, si richiede quindi l’impegno di accostare tale fenomeno sociale con l’intendimento di costruire quella pace che è frutto del rispetto e dell’amore per i fratelli, mediante cristiana coerenza d’intenti e di opere. Anzi, siete già benefattori dell’umanità se, in spirito di servizio, vi proponete di incrementare il turismo quale concausa di quella diffusa trasformazione socio-culturale, per cui ciascuno oggi più che mai si sente “cittadino del mondo” (cf. Gaudium et Spes, 43). Si deve infatti anche al turismo se questa nostra Terra - intrisa del sangue di Cristo per la salvezza universale - appare sempre più “la casa di tutti” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad Secretarium Generalem Consilii Nationum Unitarum, die 2 oct. 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II, 2 [1979] 521).

Di qui la tensione positiva verso una certa comunità universale che il turismo può sviluppare in quanto mezzo di rigenerazione psicofisica, di promozione di nuove fonti di lavoro, e soprattutto di umana comprensione e di incontro di culture.

4. Il fine ultimo dello sviluppo turistico non consiste dunque in un vantaggio economico anche se di scala nazionale, ma bensì nel servizio proteso al bene della persona integralmente considerata, tenendo cioè conto delle sue necessità sia di ordine materiale che spirituale. Si comprende, allora, che il turismo sia considerato non solo una “conquista” ma anche un “diritto”, la cui retta fruizione postula una adeguata preparazione, come è stato riconosciuto dalla recente “Riunione Mondiale del Turismo”: (Acapulco, 1982); preparazione che tutte le istanze educative (Famiglia - Scuola- Chiesa - Stato) sono tenute ad impartire per la parte che loro compete, affinché la consapevolezza di un diritto “sia alleata della coscienza” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad UNESCO habita, die 2 iun. 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III, 1 [1980] 1636 ss).

Se è giusto infatti che l’“homo faber” abbia la possibilità di divenire - in determinati momenti - “homo ludens”, non va dimenticato che l’uno e l’altro si completano nell’“homo sapiens” (cf. S. Tommaso, Summa Theologiae, II-IIae, q. 164, aa. 2-4). Solo mediante una valida formazione personale che metta in guardia da manipolazioni deteriori, il turismo si tradurrà in un “otium” veramente creativo e non conoscerà il pericolo di dissipare il tempo, né di tradurre lo svago in intemperanza, il desiderio culturale in curiosità malsana, il bisogno di socialità in incontri privi di idealità; il tutto in un’assenza squallida, talora ostentata, di preoccupazione religiosa e morale.

In questa ottica di autentico umanesimo cristiano, non si potrà non prestare solerte attenzione, affinché le spese sostenute per il turismo non costituiscano un oltraggio alla povertà, ma giovino bensì allo sviluppo dei valori che esso può realizzare a vantaggio del singolo e della società.

Incombe poi ai responsabili promuovere un sano “turismo sociale” non solo a favore dei giovani, dei meno abbienti e degli handicappati, organizzandolo in modo da sviluppare i valori fondamentali della persona, ma anche come strumento di educazione permanente per la Terza Età (cf. UNESCO, III Conferenza sull’Educazione degli Adulti, Tokyo, 25 Luglio-7 Agosto 1972), in sintonia con le esigenze di una autentica “democratizzazione” dell’impegno educativo.

A conclusione di queste mie considerazioni, mi sia consentito esprimere un desiderio che sgorga dal mio cuore di Pastore. Se si vuole che l’uomo sia davvero il “protagonista delle sue vacanze”, come è stato auspicato anche dall’Italia nella citata Conferenza di Manila, è opportuno tra l’altro, che si addivenga, anche mediante il vostro impegno, ad una più stretta collaborazione tra le Autorità civili ed ecclesiastiche circa alcuni settori del turismo, in vista del raggiungimento dei superiori traguardi sopra accennati. Tale collaborazione dovrà essere stretta e continua per risultare feconda di bene.

Rinnovando la viva espressione del mio compiacimento per questa vostra visita, formo il vivissimo e cordiale auspicio che il turismo, anche per l’opera saggia dei Responsabili e degli Organizzatori, contribuisca sempre più a glorificare Dio, Creatore dell’universo, ad avvalorare l’umana dignità ed a incrementare la conoscenza reciproca, l’affratellamento spirituale, il ristoro del corpo e dello spirito.

Con questi voti ed in pegno dei favori della divina assistenza, imparto a voi ed a quanti voi rappresentate, come pure alle rispettive famiglie, la mia cordiale benedizione apostolica. 

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

         

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