CHIUSURA DELL'ANNO SANTO DELLA REDENZIONE
MESSAGGIO URBI ET ORBI
DI SUA
SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
Domenica di Pasqua, 22 aprile 1984
1. “Celebrate il Signore, perché è buono, / perché eterna è la
sua misericordia . . .; / la destra del Signore ha operato meraviglie” (Sal
118, 1.16).
Oggi, domenica di Pasqua, intoniamo questo canto di
ringraziamento, del quale è colma la sacra liturgia.
Rendiamo grazie per la risurrezione di Gesù Cristo. Rendiamo
grazie per la glorificazione di colui, che spogliò se stesso e si fece
obbediente fino alla morte, e alla morte di croce (cf. Fil 2, 8).
Ecco, l’opera della redenzione del mondo si compie nella sua
risurrezione. Dalla pietra del sepolcro è tolto il sigillo della morte. Sui
cuori degli uomini viene impresso il sigillo della vita.
2. Cristo è stato immolato in sacrificio come nostra Pasqua
(cf. 1 Cor 5, 7).
Rendiamo grazie per il sacrificio di Gesù Cristo, che raggiunge
la maestà del Padre.
Ringraziamo per l’amore del Padre, che s’è rivelato nella
risurrezione del Figlio.
Ringraziamo per il soffio dello Spirito, che dà la vita; questo
soffio lo ricevono gli apostoli, riuniti nel Cenacolo. Cristo verrà a porte
chiuse e dirà loro: “Ricevete lo Spirito Santo! a chi rimetterete i
peccati saranno rimessi” (Gv 20, 22-23).
Dalla risurrezione di Cristo prende inizio la remissione dei
peccati: nella sua croce è la nostra conversione, nella risurrezione è la
vittoria sul peccato. Cristo ci ha riscattati, liberandoci dal male; ha
perdonato i nostri peccati; ci ha riconciliato con Dio e con i fratelli; ci ha
donato la sua vita, aprendoci le porte della vita che non ha fine.
“Rendiamo grazie al Signore, perché è buono”. Il nostro bene,
l’opera della redenzione, concepita nella Trinità che dà la vita,
scende verso di noi mediante la croce e la risurrezione dell’Agnello di Dio.
3. La Chiesa di Gesù Cristo rende oggi solenni grazie per la
particolare esperienza della redenzione, a noi offerta dall’anno ormai
trascorso: l’Anno Santo, l’Anno Giubilare straordinario, che iniziò col
ricordo dell’incarnazione del Verbo, il 25 marzo 1983, e si chiude oggi nella
solennità della risurrezione.
“Victimae paschali laudes immolent christiani. / Agnus
redemit oves, Christus innocens / Patri reconciliavit peccatores”.
Ringraziamo per l’Anno Giubilare della Redenzione, “tempo
della grazia del Signore”: la sua grazia dura in eterno.
4. Roma rende grazie, il Vescovo di Roma rende grazie,
presso le tombe degli apostoli, presso le catacombe dei martiri, che segnano
l’inizio terreno della Chiesa e, al tempo stesso, costantemente dischiudono
il mistero della comunione dei santi: con questi martiri e con i santi di
tutta la storia noi siamo in comunione di vita, perché tutti partecipiamo della
medesima vita del Cristo risorto.
Roma ringrazia e rendono grazie tutte le Chiese
sull’intero orbe terrestre. Nella comunità universale della Chiesa ci è stato
dato di iniziare quest’Anno Giubilare della Redenzione, e di viverlo insieme.
La Chiesa, infatti, è la comunità delle comunità, fuse
insieme nell’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Ringraziamo Dio, dunque, oggi per tutto ciò che, a motivo di
quest’Anno Giubilare, si è compiuto in ogni comunità, per tutto ciò che si è
compiuto in ogni uomo. La Sede di Pietro ringrazia tutti i pellegrini che
l’hanno visitata in questo tempo sacro. Anch’essa è andata spiritualmente in
pellegrinaggio presso tutti coloro che hanno udito la chiamata: “Aprite le
porte al Redentore”.
E le porte, dell’Anno Santo, aperte nelle basiliche romane,
sono state aperte ovunque sono giunti i confessori di Cristo, affinché
tutti potessero attingere “alle sorgenti della salvezza” (Is 12, 3) cioè
all’abbondanza della sua redenzione.
5. Oggi queste porte verranno chiuse, come vogliono la
tradizione e lo stesso simbolismo del rito; ogni tempo forte conosce
necessariamente dei ritmi. Ma proprio oggi, una volta per sempre, è stata
aperta la porta del sepolcro di Cristo! Egli che è la risurrezione e la vita
(cf. Gv 11, 25) non accetta la pietra sepolcrale, e non conosce porte
chiuse.
6. Pertanto, nel nome della risurrezione, mentre la pietra viene
rotolata via dal sepolcro del Signore, noi chiudiamo la Porta santa del Giubileo
straordinario, affinché non si cessi mai di gridare: Aprite le porte al
Redentore. Cristo è risorto e sta davanti al cuore di ogni uomo, chiedendo
di entrare: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi
apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,
20).
Si aprano a Cristo le porte del cuore dell’uomo, che rimane per
se stesso un incomprensibile enigma (“l’uomo, questo sconosciuto”), finché
Cristo non viene a illuminarlo.
Aprite, o uomini, le porte al Redentore! Apritegli
le porte delle famiglie e di ogni ambiente umano, le porte delle società, delle
nazioni e dei popoli! Apritegli le porte di questa nostra difficile età
contemporanea, di questa civiltà dai crescenti contrasti:
- nella quale si combattono l’ardente desiderio della
pace e la febbrile preparazione dei mezzi distruttivi di guerra;
- nella quale si combattono la ricchezza che viene dal
progresso materiale e tecnico e l’estrema penuria e indigenza pagata con la
morte per fame e per sete di milioni di bambini, di uomini e di donne;
- nella quale si combattono l’universale desiderio della
dignità dell’uomo e dei suoi diritti e la violazione degli stessi diritti, fino
alle brutali forme di prepotenza e di violenza, di oppressione delle coscienze,
delle torture e del terrorismo;
- nella quale si combattono gli sforzi miranti a
garantire e a prolungare la vita umana, e la distruzione di questa stessa vita
in diverse forme, che non risparmiano i non-nati e i sofferenti che ancora hanno
respiro di vita;
- nella quale si combattono la speranza alimentata dalle
meravigliose conquiste della scienza e della tecnologia e la disperazione
suscitata dalla prospettiva degli usi nefasti che, in ogni campo, l’uomo è
tentato di farne.
7. Aprite, dunque, a Cristo le porte della nostra difficile età
moderna, di questa civiltà dai crescenti contrasti; permettetegli di
innestare in essa la Redenzione e la civiltà dell’amore.
Verrà il giorno in cui quest’impresa sarà definitivamente
compiuta. Chi crede, lo sa: su Cristo infatti la morte non ha avuto l’ultima
parola. Risorgendo, egli ha trionfato di essa e del peccato. Ne ha trionfato
anche per l’uomo, nella cui carne è morto e risorto. All’uomo, a tutti gli
uomini, egli vuole comunicare la vita conquistata sulla croce. Dall’uomo, da
tutti gli uomini, egli attende la libera adesione di un cuore purificato
nell’esperienza del pentimento e del perdono. Si aprano i cuori umani ad
accogliere il dono di Cristo! Si lasci al Redentore di guidare l’umanità verso
un futuro migliore, al di là della soglia che separa il secondo dal terzo
millennio.
8. O Cristo crocifisso e risorto!
Ti ringraziamo!
Ti
chiediamo perdono:
per ogni male che si afferma
nel cuore umano e nel
mondo;
per ogni bene trascurato in questo Anno Santo della
Redenzione:
ti chiediamo perdono!
Ti adoriamo nella tua risurrezione!
Come l’apostolo
Tommaso,
che all’inizio non credette alla tua risurrezione,
tocchiamo i segni
della nostra redenzione
sulle tue mani, sui tuoi piedi,
nel tuo costato,
mentre
con viva fede esclamiamo:
“Mio Signore o mio Dio!” (Gv 20, 28).
Accogli questo grido:
questo messaggio pasquale della Chiesa.
Che esso risuoni con una vasta eco
nei saluti di gioia
pronunciati nelle
diverse lingue,
nelle quali i tuoi seguaci
per tutto l’orbe terrestre
professano
e proclamano la fede nella risurrezione.
A quanti ci ascoltano:
- di espressione italiana:
Buona Pasqua in Cristo Risorto, Redentore dell’uomo.
- di espressione francese:
Bonne fête de Pâques, dans le Christ ressuscité,
Redempteur de l’homme.
- di espressione inglese:
A blessed Easter: in the joy of Jesus Christ, the Lord of the
Redeemer of the world!
- di espressione spagnola:
Felices Pasquas en la alegría de Cristo Resucitado!
- di espressione tedesca:
Frohe und gesegnete Ostern! Der Friede des Auferstandenen sei
mit euch!
- di espressione portoghese:
Feliz e santa Páscoa em Cristo, Redentor do homem e nossa paz!
- di espressione polacca:
Wszystkim moim Rodakom w Kraju i na całym
świecie składam w tę
Wielkanocną Niedzielę
najserdeczniejsze życzenie, by zmartwychwstały
Chrystus “przybliżył
się i szedł
z Wami” tak, jak przybliżył
się do uczniów na drodze do Emaus
(Lc 24, 15). On zwyciężył
wszystko co na świecie jest przeciw Bogu i
przeciw człowiekowi, bo zwyciężył
grzech i śmierć.
Niech “słowa tego
życia” (At 5, 20) będą
dla wszystkich światłem
i mocą.
Surrexit Dominus vere, Alleluia.
© Copyright 1984 - Libreria
Editrice Vaticana
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