XXVI GIORNATA MONDIALE PER LE VOCAZIONI, 2 febbraio 1989 - Giovanni Paolo II
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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
PER LA XXVI GIORNATA MONDIALE PER LE VOCAZIONI

 

Venerati fratelli nell'Episcopato, carissimi fratelli e sorelle di tutto il mondo!

Con fervore cristiano, il 16 aprile prossimo celebreremo la ventiseiesima Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Nella liturgia il Vangelo ci presenta Gesù Buon Pastore nel gesto supremo della sua carità: quello di dare la propria vita (Gv 10,15) per la salvezza del mondo. Nel contesto di questo mistero d'amore, i discepoli di Gesù invocano da Dio con insistenza gli operai necessari per la messe (Mt 9, 38; Lc 10, 2) perché tutti gli uomini, secondo il disegno del Padre, abbiano la vita in abbondanza (Gv 10, 10) e raggiungano la conoscenza della verità (1 Tm 2, 4).

1. Quest'anno voglio dedicare la riflessione alle vocazioni che possono e devono fiorire nel clima educativo della scuola, in particolare di quella cattolica. Questa, infatti, ha il mandato, da parte della Chiesa, di contribuire alla formazione integrale dell'uomo e del cristiano e, per ciò stesso, è chiamata a favorire i germi di vocazione che lo Spirito depone nell'animo dei giovani; e per sua natura deve, altresì, contribuire a preparare persone capaci di annunziare il Vangelo in termini accessibili alla cultura di oggi, caratterizzata da una preoccupante estraneità o disattenzione ai valori evangelici.

Nel rivolgermi alle istituzioni educative di ispirazione cattolica, desidero confermare l'alta considerazione che ho per le loro responsabilità formative nei confronti dell'intera comunità ecclesiale e la stima e la fiducia che nutro per esse. Ma le mie riflessioni si estendono anche all'ampia schiera di educatori cristiani che lavorano in istituzioni educative non cattoliche, dove portano, oltre alle doti di competenza e di professionalità, la loro personale testimonianza di fede.

2. La scuola cattolica ha un compito da svolgere anche ai nostri giorni, come è stato ribadito dal Concilio Vaticano II (cfr. Gravissimum Educationis, 8) e da successivi documenti del Magistero. La molteplicità e la contraddittorietà dei messaggi culturali e dei modelli di vita, che permeano l'ambiente in cui vive oggi la gioventù, rischiano di allontanarla dai valori della fede, anche quando cresce in famiglie cristiane. La scuola cattolica, che non si limita a dare una formazione puramente dottrinale, ma si propone quale ambiente educativo in cui è possibile vivere esperienze comunitarie di fede, di preghiera e di servizio, può avere un ruolo importante e decisivo nell'assicurare ai giovani un orientamento di vita ispirato alla sapienza del Vangelo. La testimonianza convergente di una comunità educativa e il clima di fede, che in essa si respira, costituiscono il peculiare servizio che la scuola cattolica deve rendere alla formazione cristiana della gioventù, La sua azione attingerà particolare efficacia, quando sarà coordinata a quella della famiglia, stabilendo con questa un diretto collegamento.

3. Ma l'educazione impartita nella scuola cattolica, dovendo formare al senso cristiano della vita, non potrà eludere il problema della scelta vocazionale. Che cosa significa preparare alla vita se non aiutare a prender coscienza del progetto divino, che ciascuno porta come iscritto dentro di sé? Educare significa aiutare a scoprire la propria vocazione nella Chiesa e nell'umana società. Una scuola che educa deve parlare di vocazione non solo in forma generica, ma indicando le diverse modalità nelle quali si concretizza la fondamentale chiamata al dono di sé, compresa quella di una totale dedizione alla causa del Regno di Dio. Tutti gli educatori della scuola cattolica, religiosi e laici, con saggia gradualità pedagogica e con discernimento di fede, sappiano far risuonare, in forma anche individuale, l'appello di Cristo e della sua Chiesa. Questo farsi eco della chiamata divina tanto più sarà positivo, quanto più sarà avvalorato dalla testimonianza della loro stessa vita e sostenuto dalla preghiera.

4. Aiutare a prender coscienza della propria vocazione è necessario, ma non è sufficiente. Non basta sapere per avere la forza di agire. Oggi i giovani trovano spesso intorno a sé non solo false immagini di vita, ma allettamenti e condizionamenti che possono ostacolare una scelta libera e generosa. La scuola cattolica darà un contributo prezioso alla scelta vocazionale, fornendo motivazioni, favorendo esperienze e creando un ambiente di fede, di generosità e di servizio, che può liberare i giovani da quei condizionamenti che fanno apparire «insipiente» o impossibile la risposta alla chiamata di Cristo.

5. Mediante questa sua azione, la scuola si mette al servizio della vera crescita dei giovani e risponde alle loro legittime attese per un orientamento di vita cristianamente ispirato. Nello stesso tempo, essa adempie le proprie responsabilità nei confronti della comunità ecclesiale. Bisogna, infatti, sottolineare con chiarezza la natura ecclesiale della scuola cattolica: è la Chiesa che le riconosce la capacità di educare cristianamente la gioventù. E' la Chiesa che, per mezzo di essa, si fa madre di vita e maestra di fede per tante generazioni di giovani. Per questo la scuola cattolica, nel rispetto delle libere scelte dei giovani e dell'autonomia delle discipline scolastiche, nella globalità del suo progetto educativo, deve tener sempre presenti le necessità e attese della comunità ecclesiale, tra le quali, in primo luogo, ci sono le vocazioni sacerdotali e religiose.

6. Il mio pensiero va anche ai genitori che si affidano, per l'educazione dei figli, alla scuola cattolica. Io li invito a fondare sempre sulle ragioni di fede la loro scelta. Questa è pienamente coerente, quando s'ispira, sì, a finalità culturali e formative, ma soprattutto alle esigenze della vita cristiana. Li esorto a diventare una componente sempre più responsabile e attiva all'interno della comunità educativa della scuola cattolica. Sappiano essi dare un contributo efficace, perché questa scuola consegua sempre meglio i propri intenti di educazione integrale, umana e cristiana; e sappiano collaborare alla crescita dei loro figli, nella fede, rispettando e sostenendo le loro scelte, anche quando si ispirano alla generosità radicale del Vangelo. Non dimentichino che la felicità dei loro figli, come persone, è legata alla risposta coerente all'intima chiamata del Signore. E ricordino che un figlio o una figlia donati al Signore non sono mai perduti, ma guadagnati, sia per la Chiesa che per la loro stessa famiglia.

7. Rivolgo ancora un pensiero speciale ai giovani che frequentano le scuole cattoliche, pur tenendo presente il vasto campo della gioventù cristiana, chiamata a scelte coraggiose di fede, quale che sia il tipo di scuola cui appartiene.

A voi che avete la possibilità e la fortuna di crescere in una scuola cristianamente ispirata, dico che la vostra è una condizione privilegiata. La Chiesa investe forze pastorali preziose nella vostra scuola e proprio per questo ha bisogno della vostra collaborazione. Arricchite la vostra intelligenza con lo studio critico e approfondito delle varie discipline. Ciò darà forza alla vostra fede e vi abiliterà per una testimonianza cristiana più efficace di fronte al mondo. Imparate dalla vostra scuola quell'integrazione tra fede e cultura, così difficile da conseguire in un ambiente sociale non sempre penetrato da valori cristiani. Imparate soprattutto a realizzare una sintesi costruttiva tra fede e vita.

Troverete molte proposte di vita cristiana nell'ambito della vostra scuola; certamente più che altrove. Sta alla vostra generosità non lasciarle cadere, ma accoglierle in un terreno ben disposto, perché diano frutti salutari. Apritevi alla preghiera e alla Parola che nutre la fede; addestratevi all'esercizio della carità; collaborate alle iniziative di servizio, specie in favore degli «ultimi». Siate testimoni di Cristo di fronte ai vostri coetanei. In questo modo darete vigore alla vostra vita di credenti, sicuri di impegnarvi per una causa grande, e potrete avvertire meglio la voce dello Spirito. E se questa voce vi chiama a un amore più alto e generoso, non abbiate timore.

Coraggio giovani: il Cristo vi chiama e il mondo vi attende! Ricordatevi che il Regno di Dio ha bisogno della vostra dedizione generosa e totale. Non siate come il giovane ricco che, invitato da Cristo, non seppe decidersi e rimase con i suoi beni e la sua tristezza (Mt 19, 22), lui che era stato interpellato da un suo sguardo d'amore (Mc 10, 21). Siate come quei pescatori che, chiamati da Gesù, lasciarono tutto prontamente e divennero pescatori di uomini (Mt 4, 18-22).

Signore Gesù Cristo,
pastore delle nostre anime,
che continui a chiamare con il tuo sguardo d'amore
tanti giovani e tante giovani
che vivono nelle difficoltà del mondo odierno,
apri la loro mente a riconoscere,
tra le tanti voci che risuonano intorno ad essi,
la tua voce inconfondibile,
mite e potente,
che anche oggi ripete: «Vieni e seguimi».

Muovi l'entusiasmo della nostra gioventù
alla generosità e rendila sensibile
alle attese dei fratelli
che invocano solidarietà e pace,
verità e amore.
Orienta il cuore dei giovani
verso la radicalità evangelica,
capace di svelare all'uomo moderno
le immense ricchezze della tua carità.

Chiamali con la tua bontà,
per attirarli a te!
Prendili con la tua dolcezza,
per accoglierli in te!
Mandali con la tua verità,
per conservarli in te!
Amen!

Mentre confido che il Signore Gesù, sommo ed eterno sacerdote, vorrà accogliere le suppliche della sua Chiesa, invoco l'abbondanza delle grazie divine su tutti voi, venerati fratelli nell'Episcopato, sui sacerdoti, sui religiosi, sulle religiose e su tutto il popolo cristiano, in particolare su quanti si stanno preparando agli ordini sacri e alla vita consacrata, e di cuore imparto la benedizione apostolica, con speciale pensiero per quanti promuovono l'incremento delle sacre vocazioni.

Dal Vaticano, il 2 febbraio - festa della Presentazione del Signore - dell'anno 1989, undicesimo del mio Pontificato.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana 


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