XVIII GIORNATA MONDIALE PER LE VOCAZIONI, 28 aprile 1981 - Giovanni Poalo II
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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
PER LA XVIII GIORNATA MONDIALE PER LE VOCAZIONI

 

Venerati fratelli nell'Episcopato,
Carissimi figli e figlie di tutto il mondo.

La celebrazione della XVIII Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni coincide quest'anno con un importante avvenimento: l'inaugurazione di un Congresso internazionale di Vescovi, delegati dalle Conferenze Episcopali, e di Superiori e Superiore religiosi, Moderatori di Istituti secolari, nonché di altri responsabili, per trattare l'argomento della cura pastorale in favore delle vocazioni ecclesiastiche nelle Chiese particolari.

Desidero esprimere, anzitutto, il mio vivo compiacimento e la mia profonda gratitudine ai Vescovi di ogni parte del mondo, che, in riferimento a tale Congresso internazionale, hanno voluto aggiornare e pubblicare i rispettivi programmi a servizio delle sacre vocazioni. Ammiro questa nobile testimonianza di premura pastorale, rivolta al bene delle proprie diocesi e mi compiaccio, nello stesso tempo, perché questo lodevole sforzo è stato compiuto con cuore aperto ed attento agli interessi generali della Chiesa.

Riflettendo sul tema del prossimo convegno dei Vescovi: «Chiese particolari e vocazioni», il nostro pensiero e la nostra fede si incontrano col mistero della santa Chiesa di Cristo, la quale è presente in ogni Chiesa particolare, ove vive e opera una parte del Popolo di Dio, affidata alle cure pastorali del Vescovo, coadiuvato dal suo presbiterio. In ciascuna di queste Chiese si annuncia il Vangelo, si celebra l'Eucaristia, si dispensano i Sacramenti, si loda il Signore, si esercita il servizio della carità, si difende la dignità dell'uomo, si offre al mondo la testimonianza cristiana. E lo Spirito Santo, come nella prima Pentecoste, come nelle prime comunità credenti, si effonde in ciascuna Chiesa particolare, la unifica nella comunione, perché sia «un cuore solo e un'anima sola» (At 4, 32), la guida nella verità, la arricchisce di ministeri e doni diversi, la rinnova continuamente, la conduce all'unione sempre più perfetta con Cristo Signore (cfr. Lumen Gentium, 4, 23. 26).

Lo stesso tempo liturgico tra la Pasqua di Risurrezione e la Pentecoste, che stiamo ora vivendo con rinnovato fervore, ci invita ed aiuta a tenere fisso lo sguardo della fede su questo grande mistero della Chiesa, una nella sua universalità, e tutta presente nella molteplicità delle Chiese particolari e «fino agli ultimi confini della terra» (cfr. At 1, 8). Da questo sguardo di fede discendono spontaneamente alcune riflessioni ed esortazioni, che desidero rivolgere con cordiale affetto e stima ad ogni Chiesa particolare e ad ogni comunità locale, compresa nel suo spazio vitale.

1. Ogni Chiesa particolare deve prendere sempre di più coscienza di ciò che essa è, alla luce del mistero della Chiesa universale. E' infatti, in questa luce di fede che la Chiesa particolare trova la forza di vivere, di lottare, di crescere. A questo riguardo, è forse necessario, per alcuni credenti, un supplemento di conoscenza. Si deve ben comprendere, in tutta chiarezza, qual è la vocazione e la missione del Popolo di Dio, pellegrinante nel mondo e diretto verso la patria eterna. Si deve comprendere, con eguale chiarezza, chi è il Vescovo, il sacerdote, il diacono; qual è la loro precisa e insostituibile missione a servizio del Popolo di Dio; che cosa distingue queste persone, consacrate mediante l'Ordine Sacro, dagli altri membri del Popolo di Dio. Si deve comprendere, con altrettanta chiarezza, chi sono, che cosa fanno, le altre persone, uomini e donne, anch'esse consacrate a servizio del Popolo di Dio, non mediante il Sacramento dell'Ordine, ma per mezzo dei voti religiosi o di altri sacri legami. Questa più chiara comprensione, alla luce della fede, ci porterà a ringraziare e a lodare il Signore per l'abbondanza dei ministeri e dei doni, con i quali ha voluto arricchire la sua Chiesa. E sarà, ancora, di grande aiuto, affinché ciascun membro della Chiesa rifletta sulle proprie responsabilità, scopra la propria personale vocazione, accetti di prestare generosamente il suo servizio alla comunità ecclesiale con la forza e con la grazia dello Spirito Santo.

2. Ogni Chiesa particolare, ricca di fede e cosciente della sua missione, deve offrire a Cristo Signore tutta la collaborazione di cui è capace, per vivere, per crescere e per rigenerare continuamente le sue forze apostoliche. Il Concilio Vaticano II ha giustamente sottolineato che il dovere di promuovere le vocazioni spetta all'intera comunità cristiana (cfr. Optatam totius, 2). Se il Signore ha voluto renderci tanto responsabili della vita e dell'avvenire della Chiesa, possiamo noi rifiutare l'onore che ci fa e la fiducia che ci accorda?

Qui sorge un problema di coscienza. Nessuno, di fronte a Dio, può dire: Ci pensino gli altri! Certo, chi ha ricevuto di più dovrà dare di più: i sacerdoti e le altre persone consacrate si trovano in prima linea. Essi, infatti, riguardo alle vocazioni, hanno particolari responsabilità, che non possono ignorare o trascurare o delegare. Con la vita, con l'esempio, con la parola, con la gioia e la qualità del loro lavoro apostolico, essi devono, perciò, educare gli altri, specialmente i giovani, a scoprire il gusto di servire la Chiesa. Tutto ciò per un ministro di Dio, per una persona consacrata, è una questione di onore, è un atto di fedeltà alla propria vocazione, è una prova di «autenticità» della propria esistenza. Ma anche le famiglie e gli altri educatori hanno i propri doni di grazia e le conseguenti responsabilità. Anch'essi, pertanto, devono saper creare un clima di fede, comunicare il gusto di aiutare il prossimo e di servire la Chiesa, coltivare le buone disposizioni ad accogliere e a seguire la volontà del Signore. In tal modo i giovani incontreranno minori difficoltà nel cercare e trovare la propria strada.

3. Ogni Chiesa particolare senta in queste mie parole rinnovarsi l'invito del Signore a pregare il Padrone della messe «affinché mandi operai nella sua messe» (Mt 9, 38; Lc 10, 2).

Allora, fratelli e figli carissimi,
con la nostra comune preghiera,
ampia come il mondo, forte come la nostra fede,
perseverante come la carità
che lo Spirito Santo ha diffuso nei nostri cuori,

lodiamo il Signore,
che ha arricchito la sua Chiesa col dono del sacerdozio,
con le molteplici forme di vita consacrata
e con innumerevoli altre grazie,
per l'edificazione del suo popolo
e per il servizio dell'umanità;

rendiamo grazie al Signore,
che continua a dispensare le sue chiamate,
alle quali numerosi giovani e altre persone,
in questi anni e in varie parti della Chiesa,
rispondono con crescente generosità;

chiediamo perdono al Signore
per le nostre debolezze e infedeltà,
che forse scoraggiano altre persone
nel rispondere alle sue chiamate;

domandiamo con fervore al Signore,
che conceda ai pastori di anime,
ai religiosi e alle religiose,
ai missionari e alle altre persone consacrate
i doni della sapienza, del consiglio, della prudenza
nel chiamare altri al servizio totale di Dio e della Chiesa;
e conceda, altresì, a un numero crescente di giovani,
e di altri meno giovani,
la generosità e il coraggio
nel rispondere e nel perseverare.

Innalziamo questa nostra umile e fiduciosa preghiera,
affidandola all'intercessione di Maria santissima,
Madre della Chiesa, Regina del clero,
splendido modello per ogni anima consacrata
a servizio del Popolo di Dio.

28 aprile 1981.

 

© Copyright 1981 - Libreria Editrice Vaticana

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