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 DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II 
AL MINISTRO BULGARO DEGLI AFFARI ESTERI 

Mercoledì, 13 dicembre 1978

  

Signor Ministro. 

Sono felice di dare il benvenuto a Vostra Eccellenza e alla di lei consorte e agli onorevoli membri del suo seguito. Desidero accogliervi nello spirito della promessa fatta, ormai parecchi anni fa, dal mio predecessore di venerata memoria, Papa Giovanni XXIII, al termine della sua missione di Rappresentante pontificio in Bulgaria, quando dichiarò che, ovunque si sarebbe trovato, le porte della sua casa sarebbero sempre state aperte per accogliere un Bulgaro. 

Sono anche il successore di Papa Paolo VI, e in quanto tale mi è gradito ricordare la visita che gli fece tre anni fa Sua Eccellenza il Signor Todor Jivkov, Presidente del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare di Bulgaria. Quella visita segnò l’inizio di uno scambio aperto di vedute e gettò, per così dire, le basi di una ricerca comune e non sterile di soluzioni dei diversi problemi riguardanti i rapporti tra la Chiesa e lo Stato in Bulgaria. 

È con attenzione, Signor Ministro, che seguo il progresso sociale, culturale e spirituale del nobile popolo bulgaro, giustamente legato alla propria storia e alle proprie tradizioni, che determinano la sua identità e sono la base della sua sovranità nazionale. Come pastore universale della Chiesa cattolica non dimentico che il numero dei suoi figli che si trovano in Bulgaria – di rito latino e bizantino – è molto ridotto. 

Tuttavia sono felice non solo di sapere che essi restano fedeli alla loro Chiesa, ma anche che danno l’esempio compiendo i loro doveri di cittadini, e che portano il loro efficace contributo allo sviluppo della nazione alla quale sono fieri di appartenere. Questo è ai miei occhi una conseguenza naturale della ricca eredità spirituale e culturale trasmessa al popolo bulgaro dai santi Cirillo e Metodio. Grazie ai fondamenti posti da questi due apostoli, e anche all’ammirevole testimonianza di molti altri vescovi e preti, è stato possibile mostrare che la fede cristiana e la cultura, lungi dall’essere estranee l’una all’altra o di contrapporsi, si arricchiscono a vicenda. È per questa ragione che guardo con interesse le diverse iniziative prese congiuntamente dagli organismi bulgari e vaticani designati a questo scopo, in vista di favorire atti di collaborazione concreta in campo culturale. 

Mi rallegro, Signor Ministro, dei progressi già raggiunti per dare alla Chiesa cattolica in Bulgaria la possibilità di adempiere ai compiti che le sono affidati, e mi auguro vivamente che i problemi ancora in corso di esame possano essere risolti in modo soddisfacente. Voi sapete che la Chiesa cattolica non cerca – nemmeno in Bulgaria – di ottenere dei privilegi, ma ha bisogno, come in qualsiasi altro luogo, di spazio vitale per compiere la sua missione religiosa e per poter anche lavorare – secondo la sua natura specifica e con i suoi propri mezzi – per lo sviluppo integrale e pacifico di ogni uomo e di tutti gli uomini. 

Il nostro pensiero va anche ai Pastori e ai fedeli della venerabile Chiesa ortodossa bulgara, di cui ricordo con piacere e riconoscenza la partecipazione, con l’invio di una delegazione speciale, alla cerimonia inaugurale del mio pontificato. 

Voglia, Signor Ministro, trasmettere i miei voti sinceri al Signor Presidente della Repubblica di Bulgaria. Sono anche felice di esprimerle, nei riguardi di tutto il popolo bulgaro che mi è così caro, i miei voti di pace e di prosperità materiale e spirituale, nella giustizia e nell’amore fraterno. 

   

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