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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
AI MEMBRI DELL'UFFICIO DI PRESIDENZA 
DEL PARLAMENTO EUROPEO
 

Giovedì, 5 aprile 1979

 

Signor Presidente, Signori.

Vi ringrazio per la vostra visita e sono colpito dall’importanza che attribuite all’incontro con il Papa. Nella parte d’Europa che voi rappresentate, la costruzione di una unità più grande quest’anno entra in una fase importante e ormai in ciascuno dei vostri paesi si sta preparando le elezioni per dotare il Parlamento Europeo di eletti scelti per questo scopo direttamente da tutti i loro concittadini. Questa consultazione è un grande campo dove il Papa interviene solamente nel quadro della sua missione, di origine religiosa e morale, tra gli altri, per invitare i cittadini a svolgere bene il loro dovere elettorale, e si associa volentieri, in questo, alle esortazioni dei Vescovi europei. La sua preoccupazione pastorale raggiunge allora effettivamente i bisogni umani e spirituali di centinaia di milioni di uomini che sono interessati da questa struttura politica.

Ciascun parlamentare europeo cerca evidentemente di orientare questa Europa nel senso che giudica più favorevole all’interesse, al progresso, al benessere dei popoli. In questo si ispira alla sua esperienza, alle sue convinzioni, ai punti di vista del suo partito politico. Se posso esprimere un desiderio, vorrei che ciascuno, superando la posizione di uno spirito partigiano o al contrario di rinuncia, a cui può essere tentato, si ponesse veramente, liberamente, in coscienza, le questioni essenziali: come accedere a una elargita fraternità, senza nulla perdere delle valide tradizioni proprie di ciascun paese e di ciascuna regione? Come sviluppare le strutture di coordinamento senza diminuire la responsabilità della base o dei corpi intermedi? Come permettere agli individui, alle famiglie, alle comunità locali, ai popoli di esercitare i loro diritti e i loro doveri, aprendosi, sia all’interno di questa Comunità europea che al resto del mondo, in particolare al resto dell’Europa e ai paesi più poveri, a un più ampio bene comune e a una più grande armonia? Più l’organismo è vasto e complesso, più occorre moltiplicare la vigilanza volendo determinare una comune linea d’azione. E più bisogna anche tener conto dei reali bisogni di ciascuno dei partners, per evitare di costruire una struttura teorica, che sprezzi questi bisogni o si lasci guidare dagli interessi di parte dei gruppi. Il test è il rispetto dei diritti fondamentali della persona.

Per comprendere bene ciò, bisogna riflettere sul significato dell’istituzione. Le istituzioni, quelle di un’Europa in via di unificazione come quelle di altre entità nazionali o internazionali, devono sempre essere al servizio dell’uomo, e non viceversa. Le istituzioni comunitarie sono sempre strumenti, strumenti certamente importanti; ma esse realizzano un lavoro fecondo solamente mettendo al centro delle loro preoccupazioni l’uomo nella sua integrità. Le istituzioni, da sole, non faranno mai l’Europa, ma potranno farla gli uomini.

Anche ricercando, come bisogna fare, tutto ciò che potrà far progredire l’unità degli uomini e allo stesso tempo assicurare il loro sviluppo, occorre sempre domandarsi – come ho recentemente indicato – “Questo progresso, il cui autore e fautore è l’uomo, rende la vita umana sulla terra, in ogni suo aspetto, più umana. La rende più degna dell’uomo... L’uomo, come uomo, nel contesto di questo progresso, diventa veramente migliore, cioè più maturo spiritualmente, più cosciente della dignità della sua umanità, più responsabile, più aperto agli altri, in particolare verso i più bisognosi e i più deboli, più disponibile a dare e a portare aiuto a tutti?” (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 15). 

Bisogna dunque, in primo luogo, situare la responsabilità morale che ciascun essere umano deve coscientemente assumere davanti alla sfida dei compiti che gli competono come cittadino di una patria, cittadino di una regione segnata da una storia e da un destino comune – e si può qui parlare, per ciò che riguarda l’Europa, di una storia cristiana – o cittadino del mondo. 

L’uomo fortificato dal senso della sua responsabilità morale, sarà in grado di entrare in comunione con gli altri, poiché il destino dell’umanità non si gioca mai nell’isolamento ma nella solidarietà, nella collaborazione, nella comunione con gli altri, attraverso gli altri, per gli altri.

Ho detto di fortificare la responsabilità morale degli uomini. Ma in questo caso gli uomini che si riuniscono appartengono già a popoli con una propria storia, proprie tradizioni, propri diritti e in particolare il diritto alla loro identità. Questi popoli sono chiamati ad unirsi più strettamente. L’associazione non dovrà perciò mai tendere a un livellamento; ma al contrario dovrà contribuire a valorizzare i diritti e i doveri di ciascun popolo, nel rispetto delle singole sovranità, e realizzare così un’armonia più ricca rendendo queste nazioni capaci di entrare in rapporto con le altre, con tutti i loro valori, in particolare con i loro valori morali e spirituali.

Del resto, i partners così riuniti non potranno evidentemente dimenticare che da soli non sono tutta l’Europa; saranno coscienti della loro comune responsabilità per il futuro dell’intero continente, questo continente che al di là delle divisioni storiche, delle tensioni e dei conflitti, vive una profonda solidarietà, cui ha largamente contribuito la comune fede cristiana. Tutta l’Europa deve dunque beneficiare dei passi oggi compiuti, e anche gli altri continenti ai quali l’Europa potrà volgersi con la sua specifica originalità. 

Sì, un grande servizio, un servizio delicato è affidato al Parlamento Europeo. Prego il Signore di illuminarvi, di assistervi, di darvi il coraggio di cercare, ad ogni costo, la giustizia e la verità il rispetto delle persone, delle situazioni, dei popoli.

 

© Copyright 1979 - Libreria Editrice Vaticana

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