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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II 
AI GIOVANI RIUNITI NELLA BASILICA VATICANA

Mercoledì 14 febbraio 1979 

 

Ragazze e ragazzi carissimi. 

Oggi vi vedo molto numerosi ed entusiasti come sempre. Vi saluto tutti insieme con molto affetto. So che provenite da varie scuole e appartenete a diversi gruppi, ma per me siete tutti ugualmente cari. Siate sempre certi che il Papa vi è particolarmente vicino e attende molto da voi, dal gioioso impegno della vostra testimonianza cristiana e dalla serietà con cui vi preparate a partecipare responsabilmente alla costruzione di un avvenire migliore per tutto il mondo. 

Voi sapete certamente del viaggio che ho fatto giorni fa in Messico, per incontrare a Puebla i rappresentanti di tutti i Vescovi dell’America Latina. Ebbene, voglio invitare anche voi a rivolgere il vostro pensiero di giovani cristiani ai lavori, che là quei Vescovi hanno compiuto in questi giorni sul tema della evangelizzazione nel presente e nel futuro di quel Continente. 

Evangelizzare vuol dire annunciare il Vangelo, e il Vangelo si riassume tutto nella persona di Gesù Cristo: in quello che egli ha detto e fatto, anzi in quello che egli personalmente significa per noi come radicale liberazione da ogni forma di male. 

Cari ragazzi! A voi, come ai popoli dell’America Latina, ho quest’unico messaggio da rivolgere: ponete come stimolo della vostra vita proprio quel Gesù Cristo che, secondo la lettera agli Ebrei, “è lo stesso ieri, oggi e per sempre” (Eb 13,8). 

È questo Gesù che i primi missionari annunciarono in America, quando vi approdarono per la prima volta più di quattrocento anni fa. È questo Gesù, che tuttora costituisce la ragion d’essere di milioni di uomini di quei Paesi, i quali in lui non hanno abbandonato, ma hanno nobilitato, le antiche tradizioni dei loro antenati. È questo Gesù che dà loro forza nell’attuare l’impegno concreto per l’edificazione di una società più giusta e più umana. E sarà ancora sempre questo Gesù, Figlio di Dio e nostro Signore, che nel futuro non abbandonerà mai la sua Chiesa diffusa nel mondo, ma mediante il suo Spirito le infonderà sempre capacità per far scoprire agli uomini ognor più la bellezza di essere cristiani. 

Per questo è necessario che tutti noi rafforziamo maggiormente i vincoli della nostra comunione ecclesiale. Tutti insieme dobbiamo sentirci di più “chiesa” e “popolo di Dio”. I miei cari Fratelli nell’Episcopato del Continente latinoamericano danno questa testimonianza di unità: “è l’amore di Cristo che li spinge” (cf. 2Cor 5,14) ad impegnarsi per il Vangelo in favore dei loro popoli; e in questo sono coadiuvati validamente dai membri più maturi di quelle chiese, cioè da un gran numero di preti, di religiosi e di laici che spendono la propria vita, per formare un Popolo di Dio fondato sulla giustizia, sulla verità e sull’amore. Però, dobbiamo pregare perché il Signore susciti vocazioni sempre più numerose e qualificate per la promozione evangelica di quelle dilette comunità. 

Cari ragazzi, presto o tardi dovete pensare anche voi a come potervi rendere utili per migliorare la società umana e il mondo in cui viviamo. Allora penserete anche a ciò che potrà servire di più e meglio a questo scopo. Ebbene, ricordatevi che solo col Vangelo di Gesù Cristo sarete in grado di liberare veramente l’uomo da ogni schiavitù e di donargli la felicità più profonda. Infatti il Vangelo pone al centro l’amore e non l’odio, l’uguaglianza di tutti e non l’oppressione da parte di pochi, il dialogo nella pace e non lo scontro nelle lotte, la persona umana e non un’ideologia astratta, la promozione della vita in tutte le sue manifestazioni e non mai la sua mortificazione. 

Questo è ciò che, con l’aiuto di Dio e con la protezione della Madonna di Guadalupe, stanno facendo i veri cristiani nell’America Latina in unione e in sintonia con i loro Vescovi. Questo è anche ciò che io auguro a voi di gran cuore, mentre paternamente vi benedico tutti, insieme ai vostri cari. 

 

A un gruppo di Vescovi e di Sacerdoti 

Il mio cordiale saluto va oggi al gruppo di 40 Confratelli nell’Episcopato, di Continenti e Paesi diversi: si tratta di Vescovi “amici” del Movimento dei Focolari, riuniti in questi giorni nel Centro Mariapoli di Rocca di Papa, per iniziativa del Vescovo di Aquisgrana, Monsignor Klaus Hemmerle, al fine di vivere insieme una esperienza di spirituale comunione. A voi, venerati Fratelli, l’augurio che possiate realizzare – in questo periodo di meditazione, di preghiera, di riflessione comune – quella unità di mente e di cuore che, per i suoi discepoli, Gesù invocò intensamente dal Padre durante l’ultima cena: “Tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21). 

Un affettuoso e paterno saluto desidero indirizzare anche ai 350 Sacerdoti di varie diocesi europee, i quali partecipano anch’essi ad un convegno promosso dal Movimento dei Focolari nel Centro di Mariapoli. Sono certo che questi sono per voi, figli carissimi, giorni di grazie divine, che renderanno più impegnato e più fecondo il vostro ministero. Perciò – con San Paolo – “prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio” (Fil 1,9ss.), e possiate portare Gesù alle anime. Vi benedico paternamente. 

 

Ai malati 

Desidero riservare una parola speciale e un saluto affettuoso agli infermi qui presenti. Domenica scorsa, nel suggestivo rito pomeridiano in San Pietro, gli ammalati hanno avuto il primo posto. Sempre tutti coloro che soffrono, nel corpo o nell’anima, sono al primo posto nel cuore del Papa. Per voi, dunque, cari ammalati, la mia preghiera perché la fortezza cristiana non vi venga meno in nessuna circostanza, e perché vi sia sempre di interiore conforto appoggiare la vostra sofferenza sulla croce di Gesù. Con l’augurio di ogni aiuto divino e umano, cordialmente vi benedico, e con voi benedico i vostri congiunti e quanti vi sono vicini.

 

Al pellegrinaggio della parrocchia di Portomaggiore di Ravenna 

Sono lieto ancora di esprimere un cordiale benvenuto al folto pellegrinaggio della parrocchia di Portomaggiore, in diocesi di Ravenna, che reca in questa aula la “prima pietra” della erigenda Casa di riposo, che la carità cristiana intende costruire per gli anziani di tale parrocchia. Carissimi, benedico ben volentieri l’iniziativa della nuova Casa e con essa la prima pietra, che ne è il segno tangibile e che nella allegoria biblica rappresenta il Cristo, divenuto con la sua risurrezione “pietra angolare” del nuovo Popolo di Dio (cf.1Pt 2,4-9). Vi esprimo il mio plauso per la testimonianza di cristiana solidarietà che voi oggi offrite e, in segno di paterno affetto, benedico voi tutti promotori di questo pellegrinaggio, insieme col vostro zelante Arcivescovo, Monsignor Ersilio Tonini, e col vostro Arciprete, mentre, invocando eletti doni del Signore e la celeste protezione della Madonna, imparto a voi e ai vostri cari rimasti a casa la propiziatrice Benedizione Apostolica. 

 

Al IX Convegno Nazionale 
organizzato dal Centro Nazionale 
Economi di Comunità 

Desidero ora rivolgere un particolare saluto ai religiosi e alle religiose qui presenti, che partecipano in questi giorni al loro annuale Convegno, organizzato dal Centro Nazionale Economi di Comunità. Conosco bene i gravosi compiti a voi affidati nella delicata amministrazione delle vostre Case religiose, degli ospedali, dei ricoveri per anziani, degli asili infantili, dei centri per handicappati, eccetera. Vi assicuro la mia comprensione e, soprattutto, la mia preghiera perché sappiate unire l’azione alla contemplazione e così compiere sempre meglio il vostro dovere, tanto ricco di benemerenze e di utilità davanti agli uomini, e tanto prezioso davanti a Dio. A questo fine vi sia di conforto la mia speciale Benedizione, che di cuore ora imparto a voi convegnisti e a ciascun membro dei vostri Istituti. 

 

Alle coppie di giovani sposi 

E siate benedetti anche voi, carissimi sposi novelli. Grazie per la vostra presenza. La vostra nuova vita ha avuto inizio presso l’altare del Signore, con il sigillo del rito sacramentale: non dimenticate mai di essere sposi cristiani, elevati alla dignità di collaboratori di Dio nella procreazione e nell’educazione dei figli che il Signore vi darà. Il Papa prega per voi e vi accompagna con l’augurio di una serena e vittoriosa esistenza familiare e con una cordiale benedizione. 

       

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