Carissimi.
Come nelle scorse settimane, sono presenti a quest’incontro col
Papa moltissimi giovani appartenenti ad associazioni cattoliche o a gruppi che
collaborano con i propri parroci. Vedo presenti anche numerose religiose venute
a Roma per partecipare al Convegno della Federazione Italiana Religiose
Educatrici, e partecipano, inoltre, numerosi pellegrinaggi, fra i quali merita
una particolare menzione quello della diocesi di Molfetta, guidato dal proprio
Vescovo. A tutti rivolgo il mio cordiale benvenuto, il mio affettuoso saluto e
il mio vivo ringraziamento per la loro visita.
La soave stagione liturgica, iniziata con la Notte Santa, ci dà
la possibilità di riflettere su qualche aspetto del mistero del Verbo Incarnato;
e oggi vogliamo accentrare la nostra attenzione sulla Famiglia di Nazaret, la
cui festa abbiamo recentemente celebrato.
Famiglia santa, quella di Gesù, Maria e Giuseppe, soprattutto
per la santità di Colui per il quale essa fu formata famiglia umana, perché in
essa riconosciamo presenti elementi propri di tante altre famiglie.
È veramente povera, come ci viene additata dal Vangelo, questa
famiglia, sia al momento della nascita del Figlio di Dio, sia nel periodo
dell’esilio in Egitto a cui fu costretta, sia a Nazaret dove vive modestamente
col lavoro delle proprie mani.
In Gesù, Maria e Giuseppe è mirabile l’esempio di solidarietà
umana e di comunione con tutte le altre famiglie, nonché d’inserimento nel più
largo contesto umano, che è la società. A quel divino modello deve rifarsi ogni
altra famiglia umana, e vivere insieme con essa, per risolvere i non facili
problemi della vita coniugale e familiare. Tali problemi, profondi e vivi,
richiedono di essere affrontati con azione solidale e responsabile.
Come a Nazaret, così in ogni famiglia Iddio si fa presente e si
inserisce nella vicenda umana. La famiglia, infatti, che è l’unione dell’uomo e
della donna, è per sua natura diretta alla procreazione di nuovi uomini, i quali
vanno accompagnati nell’esistenza attraverso una diligente opera educativa nella
loro crescita fisica, ma soprattutto spirituale e morale. La famiglia è,
pertanto, il luogo privilegiato e il santuario dove si sviluppa tutta la grande
ed intima vicenda di ciascuna irripetibile persona umana. Incombono, quindi,
sulla famiglia doveri fondamentali, il cui generoso esercizio non può non
arricchire largamente i principali responsabili della famiglia stessa facendo di
essi i cooperatori più diretti di Dio nella formazione di uomini nuovi.
Ecco perché la famiglia è insostituibile e, come tale, va difesa
con ogni vigore. Bisogna far di tutto affinché la famiglia non sia sostituita.
Ciò è richiesto non soltanto per il bene “privato” di ogni persona, ma anche per
il bene comune di ogni società, Nazione e Stato. La famiglia è posta al centro
stesso del bene comune nelle sue varie dimensioni, appunto perché in essa viene
concepito e nasce l’uomo. Bisogna far tutto il possibile affinché questo essere
umano sin dall’inizio, dal momento del suo concepimento, sia voluto, atteso,
vissuto come un valore particolare unico e irripetibile. Egli deve sentire che è
importante, utile, caro e di grande pregio, anche se invalido o minorato; anzi
per questo ancor più caro.
Questo è l’insegnamento che scaturisce dal mistero
dell’Incarnazione.
Un’ultima considerazione desidero presentare alla vostra
riflessione, prendendo lo spunto dalla sofferta difficoltà – angosciosissima per
una madre – in cui Maria viene a trovarsi per non essere in grado di offrire un
tetto al suo nascituro. Il grande misterioso evento della maternità in tante
donne può suscitare motivi di sofferenza, di dubbio e di tentazione. Il “sì”
generoso, quello che la donna deve dire di fronte alla vita che le è sbocciata
in seno – un “sì”, accompagnato spesso dal timore di mille difficoltà – comporta
sempre un atto interiore di confidenza in Dio e di fiducia nell’uomo nuovo che
deve nascere. Con senso fraterno di carità e di solidarietà non dobbiamo mai
lasciare sola, specie se vacillante e dubbiosa, una donna che si prepara a dare
alla luce un nuovo uomo che sarà, per ciascuno di noi, un nuovo fratello.
Dobbiamo cercare di darle ogni aiuto necessario nella sua situazione: dobbiamo
sorreggerla e offrirle coraggio e speranza.
A tutti esprimo i miei più fervidi auguri di ogni bene
all’inizio di questo nuovo anno, mentre di cuore invoco su tutti la protezione
del Signore e imparto la Benedizione Apostolica.